XV - CONDIZIONI PER IL RINNOVAMENTO DELLA INDUSTRIA OLEARIA 197

che lavora per conto può continuare (1) a trovare il suo luogo economico,
a patto che migliori decisamente le sue attuali attrezzature, che sono in
genere tra le più arretrate.
Accade infatti raramente che l’imprenditore che molisce le olive per
conto, anche se è originariamente un olivicoltore, sappia resistere a quegli
incentivi di speculazione che lo portano a diventare una delle figure più
retrograde nella categoria dei frantoiani, giacchè ad esso più non interessano,
 per evidenti motivi, nè le rese di lavorazione, nè la qualità del prodotto,
 ma solo il massimo tornaconto che; nel caso in cui il conferente lasci
ad esso le sanse, spesso si realizza attraverso il più esoso sfruttamento delle
categorie produttrici.
Nei confronti del frantoio agricolo, cui, per le modalità stesse di rifornimento
 della materia prima, dovrebbe logicamente essere connesso il maggior
 numero di impianti di potenziale minimo, il frantoio per conto terzi
non sa assumere quella superiorità, che si dovrebbe esprimere con una
maggiore dimensione unitaria degli impianti (2) e con il più avanzato riassorbimento
 della quota polverizzata in unità di maggior mole: aspetti
entrambi che sarebbe logico attendersi di vedere ormai realizzati, data la
possibilità che tale frantoio ha di ampliare l’area dei suoi rifornimenti solo
che voglia mettersi sulla via di un deciso miglioramento del servizio
prestato.

La situazione attuale, anche se da caso a caso può trovare giustificazione
in particolari condizioni di ambiente, nei suoi aspetti generali non può
perciò essere interpretata altrimenti che con l’influenza di vieti motivi
tradizionalistici, i quali trovano nella speculazione alimento al loro perpetuarsi.

Aspetti nettamente opposti a quelli offerti dal frantoio che lavora
per conto presenta il frantoio industriale, cioè quello che si alimenta con
materia prima esclusivamente o prevalentemente acquistata.

(1) La messa a disposizione di terzi del proprio impianto appare come uno degli
strumenti di più facile e consuetudinario impiego che l’impresa rurale ha posto in
atto per cercare di mantenere a sè le industrie di trasformazione: in tal modo la
limitatezza della partita di materia prima fornita dal fondo trova un correttivo nella
integrazione con le partite di altri conferenti.
Gli olivicoltori gestiscono oggi il 33,7 % dei frantoi mentre nel 1937 ne gestivano
 ancora il 46,2 %. Appare perciò in atto un progressivo abbandono da parte del
frantoio della sua primitiva sede e delle sue originarie forme di gestione legate alla
azienda rurale: al posto lasciato dal frantoio agricolo subentra il frantoio che lavora
per conto. Il processo storico del frazionamento della proprietà terriera spiega, insieme
“on altri fattori direttamente connessi con la gestione dell’oleificio — necessità di rinnovamento,
 riduzione dei costi di esercizio, ecc. — tale fatale abbandono cui, d’altra
parte, quell’inerzia e quella incapacità di organizzazione degli agricoltori per affrontare
 in forma associata gli oneri imposti dall’evolversi della situazione non oppongono
la benchè minima resistenza. Il frantoio, che si limita a fornire il semplice servizio
di molitura o che comunque lo fornisce in prevalenza sulle altre forme di lavorazione,
è così passato a detenere, dal 42,6 % degli impianti nel 1937, il 53,8 % nel 1948.
(2) La capacità lavorativa giornaliera media del frantoio per conto è pari a
d.li 13,3. quella del frantoio agricolo a a.li 14,6, quella del frantoio industriale a q.li 27,7.