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INDUSTRIE AGRARIE NEL MEZZOGIORNO - PARTE TERZA

Questo tipo di impresa prevale ormai nettamente sugli altri due in
Puglia, che è anche la regione che denuncia per la propria industria frantoiana
 una situazione abbastanza soddisfacente, sia per quanto riguarda il
concentramento degli impianti sia per quanto riguarda le diverse attrezzature
 in essi installate.
Sui 332.000 quintali circa di capacità lavorativa giornaliera del Mezzogiorno,
 il 22% è ormai gestito dall’impresa industriale, che è riuscita inoltre
a realizzare per tutte le sue unità, complessivamente considerate, una
dimensione media doppia di quella realizzata dalle altre due imprese per
la rispettiva unità media.
Il grado di meccanizzazione, che è direttamente proporzionale alla potenzialità,
 alla quale a sua volta si ricollega lo stato dei macchinari, fa
intravvedere come il frantoio industriale possegga indubbi elementi di
superiorità sugli altri due tipi e non solo dal punto di vista tecnico ma anche
in relazione a quelle possibilità di difesa del prodotto, attuabili da una
partita più consistente, che meglio sfugge alle manovre della speculazione.
Questi titoli, che l’oleificio industriale si è saputo conquistare nel risanamento
 del settore, gli danno, perdurando la carenza di volontà associativa
tra gli olivicoltori e la struttura antiquata dell’azienda che lavora per conto,
giusto titolo ad una affermazione sempre più decisiva.
Nè, d’altro canto, in quelle zone ove condizioni avverse della più varia
natura non consentono all’oleificio produzioni qualificate ma soltanto produzioni
 di massa, è assolutamente il caso di mantenere delle preferenze tra
tipo e tipo di imprenditore, ma occorre sopratutto cercare di aiutare quello
che dà maggiore garanzia di efficienza economica.
Se a tale fine dimostra praticamente di saper corrispondere, meglio
degli altri, il frantoio industriale, bisognerà spregiudicatamente riconoscere
che anch’esso rappresenta strumento valido per salvaguardare gli interessi
del settore allo studio.
Per difendere le categorie rurali occorrerà cercare altra strada: occorrerà
 cioè instaurare rapporti contrattuali — attraverso cui la materia prima
passa dalle aziende agricole a quelle di trasformazione — capaci di valutare
nel loro giusto peso gli interessi delle parti contraenti e tali da non sacrificare
 invece quelli della parte più debole, con cui troppo spesso, fino ad oggi,
si sono identificati gli agricoltori.

5. - La necessità di potenziare una produzione di rilevante importanza
per l’economia meridionale — la quale trae in media da essa il 7,3% di
tutto il valore lordo dell’agricoltura, con massimi per alcune zone che superano
 anche il 20% — solleva problemi di finanziamento di dimensioni così
imponenti (1), che sarebbe vano attenderne la risoluzione con il solo concorso
 del capitale privato.

(1) Per un primo approssimato dimensionamento di un parziale programma di
sviluppo dell’industria olearia vedasi: Svimez, Effetti economici di un programma di
investimenti nel Mezzogiorno. Roma 1951.