XV - CONDIZIONI PER IL RINNOVAMENTO DELLA INDUSTRIA OLEARIA 199

L’inerzia, che pervade il settore nell’affrontare quel rinnovamento
strutturale, su cui viene fatto affidamento per migliorare le condizioni
produttive e per rafforzare la posizione dell’olio di oliva sul mercato mondiale
 dei grassi, e la imprescindibile necessità, che ha una politica di sollevamento
 delle aree depresse del Mezzogiorno, di poter contare, e in larga
misura, sull’olivo, come strumento di intensificazione colturale di estesi
territori collinari, ove difficilmente altre piante darebbero efficienti risultati,
 postulano a loro volta un chiaro intervento, da parte dello Stato, di
difesa e di assistenza tecnica, finanziaria e creditizia a tutto il settore, per
liberarlo da quel gravame di crisi, che ormai ricorre nel corso del tempo con
frequenza sempre più allarmante.
Ma perchè tale intervento, almeno per la parte che ha più diretta
influenza sulla industria di trasformazione, possa sortire risultati efficaci
e tempestivi, soprattutto nei riguardi del risanamento del settore da quella
sua frazione più polverizzata e più arretrata, occorre non solo che esso si
indirizzi decisamente a sostenere quelle iniziative conformi ai più volte
raccomandati criteri tecnici di dimensioni e di indirizzi produttivi e ad
escludere tutte le altre, ma anche che esso scelga i punti della sua applicazione
 con particolare cura. E ciò al duplice scopo di non disperdere i mezzi
e di attivare il processo di ricomposizione dell’industria in quelle zone
ove, per l’importanza assunta dall’oleificio, l’intervento risulterà necessariamente
 più massiccio e quindi più produttivo di benefici riflessi generali e
da dove gli riuscirà quindi più facile, per la funzione pilota da tali zone
esercitata, muoversi successivamente nel restante territorio, per completare
l’opera di risanamento.
La individuazione delle zone di concentramento dell’industria frantoiana
 (1), oltre a mettere in evidenza le linee strutturali su cui si è venuta
costituendo, col tempo, la fittissima rete dei frantoi da olive, ha in sè, gli
elementi di uno schema che, convenientemente affinato, potrebbe fornire
i necessari criteri di scelta per un intervento organizzato e inteso a raggiungere
 gli scopi di cui si è fin’ora discorso.
Basti infatti pensare che nel complesso di tali zone è inserito solo il
29 4% della superficie agraria e forestale ma che, nel contempo, vi si ritrovano
 il 60% di tutta la capacità di molitura e il 68% di tutte le olive del
Mezzogiorno, per cui il ridimensionamento delle unità lavorative può essere
notevolmente facilitato anche dalla abbondante presenza, su territori
ristretti, della materia prima. E’ evidente che, anche se si volesse limitare
l’intervento ai soli frantoi ivi concentrati, i risultati raggiunti sarebbero
già di tale rilievo da mutare radicalmente l’intera fisionomia del settore
2a]lo studio.

Ma al vantaggio di carattere generale di avere concentrato gli investimenti
 in quelle zone, ove, per il peso che ha la produzione olearia nella
formazione del loro reddito complessivo, essi possono sortire effetti di

‘.) Vedasi volume dell’Infa-SvimMmez. cit.