XV - CONDIZIONI PER IL RINNOVAMENTO DELLA INDUSTRIA OLEARIA

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prima e degli olii ottenibili ecc.) per raggiungere i voluti risultati — ma
anche tra i tipi di impresa che appariranno, in quel determinato momento,
più pronti e più sensibili alle sollecitazioni del programma impostato.
E’ evidente che questo dovrebbe adeguarsi alle naturali tendenze presenti
 nella realtà, preoccupandosi soltanto di indirizzarle verso forme di
interesse collettivo e non esclusivamente di speculazione. La varietà dell’ambiente
 agricolo italiano è così grande e così complessa che sarebbe,
oltrechè vano, pericoloso pensare a soluzioni univoche applicabili automaticamente:
 nella varietà di esse e nel loro sensibile adattarsi alle condizioni
esistenti in ciascun luogo dovranno invece trovare conveniente incentivo
tutte quelle forme di impresa, agricola e industriale, singola e associata,
in cui si articola il settore oleario.
Nei confronti del quale va aggiunto che, se lo studio della esistente
struttura ci ha fin’ora condotto a porre l’accento sulle necessità di un sostanziale
 rinnovamento e quindi sui luoghi dove concentrare l’azione, non
vanno neppure trascurate le possibilità di creazione di nuovi nuclei industriali
 in zone che ne sono sprovviste.
Il problema, per quanto di notevole interesse, non sembra, almeno in
via generale, attuale; esso però sicuramente si porrà nel prossimo futuro
allorchè nei comprensori di riforma e di bonifica sarà raggiunto un nuovo
ordinamento produttivo, in cui l’olivo non potrà non trovare una sua
propria e diffusa sede.
La deficiente documentazione su quelle che saranno le direttive
 della trasformazione agraria in tali comprensori e quindi sull’ampiezza
che assumerà in essi la coltura olivicola. non consente di prevedere i futuri
sviluppi dell’industria.
Se nelle nuove proprietà contadine e nelle altre proprietà, migliorate
in seguito all’azione di bonifica integrale, trovasse applicazione il Programma
 decennale di sviluppo dell’olivicultura schematizzato dall’ Associazione
nazionale degli olivicoltori e da essa presentato nel 1949 al Ministero di
Agricoltura (1), sui 400.000 ettari di nuovi oliveti, previsti in quel documento
 prevalentemente per le regioni meridionali, troverebbero il loro
luogo economico nuovi nuclei di industria, per una capacità lavorativa giornaliera
 che sì può stimare pari complessivamente a circa 30.000 q.li di olive.
Come è facile intuire, la creazione di un così notevole nuovo potenziale
di trasformazione porrà problemi di natura tecnica ed economica — per
quanto riguarda la scelta delle attrezzature, delle dimensioni e della ubicazione
 degli impianti, dei cicli di lavorazione e delle forme di gestione con cui
condurli, nonchè per quanto riguarda, anche in questo caso, le possibilità
di una parziale utilizzazione di impianti già esistenti e convenientemente
potenziati — che la natura del presente studio non consente neppure di
sfiorare, ma che in sede responsabile dovranno essere meditati e studiati

(1) Vedasi: Proposte per l’incremento della produzione d’olio d’oliva, in « Olivicoltura»,
 n. 1, Roma 1950.