XVI - VICENDE DI UN FINANZIAMENTO AI FRANTOI DA OLIVE

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concorrenza di moderni frantoi, capaci di rese maggiori e di costi di esercizio
 minori, riuscirà sicuramente a far chiudere, nella zona su cui si esercita
 la loro influenza, quegli esercizi che non possono più sostenere il confronto.
 Tutto fa poi ritenere che la libera concorrenza, aiutando il nuovo
impianto meglio attrezzato, che produce migliore qualità di olio, in quantità
maggiore e a costi minori, convoglierà verso di esso quella materia prima
che si disperdeva tra una numerosa serie di esercizi.
Gli studi più aggiornati in materia mostrano come non si possa parlare
di ciclo di lavorazione conveniente nella frangitura delle olive se la materia
prima che passa giornalmente per il frantoio non arriva almeno ai 100 q.li.
Si deve quindi dedurre che l’industria deve bensì rinnovarsi, ma a patto
di risolvere quello stato di inferiorità che le deriva dal suo eccesso di
frammentazione.
In altri termini, si deve chiaramente affermare che il rinnovamento
degli impianti per la molitura delle olive ha ragione di attuarsi nel Mezzogiorno
 a condizione che le singole unità siano dotate di un’attrezzatura più
potente di quella installata nei vecchi tradizionali frantoi, in modo da raggiungere
 una economia dei costi di esercizio, un maggiore sfruttamento
della materia prima, ed un miglioramento qualitativo del prodotto finito.
Occorre, però, tenere ancora presente che il costo del macchinario per
impianti della potenzialità minima ottimale necessaria a modificare strutturalmente
 la costituzione del settore, si aggira attualmente intorno ai 25 milioni
 di lire, per cui, data la modestia in genere delle imprese che si dedicano
alla lavorazione delle olive, tale fabbisogno finanziario non è sempre facilmente
 acquisibile, se non tramite uno strumento creditizio adeguato e particolarmente
 sensibile.

Se si volessero veramente stabilire delle linee direttrici per un rinnovamento
 dell’industria olearia, si dovrebbe pertanto pretendere che l’attrezzatura
 corrisponda ad una potenzialità oraria non inferiore ai 4-5 q.li
di olive e si dovrebbero predisporre modalità di finanziamento tali da consentire
 agli imprenditori il realizzo di impianti rispondenti alle esigenze
tecniche ed economiche.
Purtroppo, tutto ciò la legge sopra citata non ha previsto e, per di più,
nella sua attuazione, le aziende olearie sono state portate ad orientarsi verso
i finanziamenti sino a lire 10 milioni, per i quali non incontravano le difficoltà
 della fidejussione. Sono state cioè orientate verso limiti finanziari
che non soddisfano nessuna delle esigenze richieste da una razionale politica
industriale nel settore oleario.
Allo stato attuale delle cose, non resta quindi che auspicare che, per
l’avvenire, si abbia a tener presente che al rinnovamento strutturale delle
industrie agricole non si potrà pervenire con la indiscriminata applicazione
dei provvedimenti agevolativi emanati per le industrie in genere, ma solo
attraverso provvedimenti specifici che diano il dovuto peso ai criteri tecnici.