VITI

PER UNA LEGGE A FAVORE DELLA OLIVICOLTURA
E DELL’INDUSTRIA OLEARIA (*)

1. - In Italia, circa 2,2 milioni di ettari sono stati bonificati mediante
l’olivo: per più di 800 mila ettari di coltura specializzata, questo albero, da
solo, ha fatto di terreni un tempo incolti, degradati, franosi, malarici, una
attiva fonte di reddito; per circa altri 1,3 milioni di ettari l’olivo, accompagnandosi
 coi seminativi o con altri alberi, ha consentito alle famiglie
contadine quello stabile insediamento sul fondo, che è garanzia di intensa
vita rurale, quale è appunto quella che si riscontra laddove la coltura ha
assunto la forma promiscua.
Nel Mezzogiorno, tale capacità migliorataria si è estrinsecata maggiormente,
 tanto da concentrarvi il 78% dell’oliveto in coltura pura e il
60% di quello in coltura consociata, per cui, oggi, il 71% dell’olio — mediamente
 — proviene dalle regioni meridionali, per un quantitativo annuo,
che è stato pari, nell’ultimo ventennio, ad 1,6 milioni di quintali sui 2,2 milioni
 circa che costituiscono la media produzione italiana.
E ancora va rilevato che più dei quattro quinti di quella produzione
si ottengono nelle regioni di’ collina e di montagna, dove cioè il terreno
agrario è più povero e dove difficilmente altre colture saprebbero trarre,
da una scarsissima disponibilità di principi nutritivi, un valore di produzione
 così elevato, come è quello dell’olivo, nelle annate favorevoli.
A circa 80 miliardi di lire si valuta oggi la produzione lorda vendibile,
che si ricava da questa coltura, la quale si fraziona in una miriade di aziende,
 soprattutto contadine, dove il patrimonio arboricolo consta spesso. di
poche diecine di piante. In Puglia, il 66% delle ditte, iscritte nei ruoli di contribuenza
 dei cessati consorzi provinciali degli olivicoltori, non possedeva
più di 50 olivi per ciascuna; e, come si sa, la Puglia è la regione maggiore
produttrice di olio, fornendo in media il 27.5% del raccolto italiano.
Nel 1929, il 27% della popolazione agricola risultò presente in comuni
del Mezzogiorno, ove la produzione olearia rappresentava dal 10% al 20%
ed oltre il 20% del valore di tutta la produzione agricola, zootecnica e forestale
 realizzata in quegli stessi comuni.

*} Da: « Informazioni Svimez ». n. 10. dell’11 marzo 1953.