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INDUSTRIE AGRARIE NEL MEZZOGIORNO - PARTE TERZA

Per ottenere tale cospicuo valore si stima che, mediamente, vengano
impiegati 70 milioni di giornate lavorative, di cui 50 milioni nel Mezzogiorno.

Se tali e tanti sono gli elementi che caratterizzano la funzione bonificatrice
 dell’olivo, non bisogna però dimenticare una serie di fattori negativi
che, per il loro ripetuto manifestarsi nel corso del tempo, hanno menomato
lo slancio iniziale della coltura, la quale ristagna, da circa mezzo secolo,
sulle posizioni raggiunte in passato. Di che fanno fede, più che le statistiche
ufficiali annue della superficie, le statistiche della produzione le quali, anche
se frutto di valutazioni e di aggiornamenti più che di rilevamenti diretti,
non possono tuttavia ripudiarsi, specie nel caso dell’olivo, come elemento
segnaletico dell’andamento produttivo di una coltura, che appare tutt’altro
che in fase evolutiva.
Le ragioni di ciò sono molteplici: le frequenti alternanze della produzione;
 gli attacchi parassitari scarsamente contenibili; la lentezza dell’olivo
nell’entrare in produzione, sono tra le principali.
Negli ultimi venticinque anni, il raccolto segna scarti percentuali positivi
 e negativi, rispetto alla produzione media del periodo, varianti tra
il 50% in più e il 50% in meno in rapporto al complesso italiano; il che
significa, quando dal dato nazionale si passi ai singoli dati aziendali, che in
certe annate molte aziende non raccolgono neppure un’oliva.
Gli attacchi di mosca, come ha documentato un’indagine appositamente
condotta dall’UNSEA nel 1947-48, che fu annata di grave, ma non eccezionale,
 infestione dacica, arrivano a annullare in certe zone anche tutto il
raccolto di una campagna e si può ritenere che, in media, ne annullino sempre
 una quota non indifferente.
Se a tutto ciò si aggiungono la lentezza, con cui le nuove piantagioni
entrano in produzione — dai dieci ai quindici anni e più — e l’onerosità
degli investimenti, richiesti per realizzare un ettaro di oliveto, data la
natura dei terreni destinati all’olivo, per lo più acclivi e abbisognevoli di
costose sistemazioni preliminari, si avrà la chiara percezione del perchè il
costo di produzione dell’olio sia sempre elevato e del come sia stato relativamente
 facile agli olii di seme concorrenti impossessarsi anche dei mercati
più affezionati all’olio di oliva. |
La progressiva restrizione dei tradizionali mercati a sua volta fa sì
che una copiosa offerta, dovuta ad un abbondante raccolto, ne saturi rapidamente
 il fabbisogno e determini quindi quelle cadute di prezzo, che non
consentono più alla produzione di colmare il deficit delle annate di
« scarica ».
Così la coltura non si espande, pur potendosi contare a centinaia di
migliaia gli ettari in giacitura acclive e in terreni pietrosi, che soltanto
l’olivo potrebbe redimere creando nuove sedi di vita rurale. Inoltre — il che
è ancora più grave — essa si degrada e si debilita, venendole a mancare
tutte quelle cure colturali, intese a mantenere in efficienza le antiche piantagioni.
