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INDUSTRIE AGRARIE NEL MEZZOGIORNO - PARTE TERZA

dei frantoi è gestito da imprese industriali, queste, nella regione di pianura,
ne gestiscono il 21,4 per cento.
Ora, la necessità di un miglioramento generale dell’industria in questione,
 non consente interventi sezionali ma implica invece che tutte le
categorie di imprenditori siano messe in condizioni di migliorare le proprie
attrezzature o di crearne di nuove, mediante il credito di favore.
Questo massimo estendimento della cerchia degli operatori, se non
contrasta con gli orientamenti seguiti dagli Istituti che esercitano il credito
industriale, urta però con l’ordinamento statutario di quelli che esercitano
il credito agrario di miglioramento, dai quali soltanto determinate categorie
di mutuatari privati — soprattutto in funzione delle garanzie terriere che
detti istituti esigono — o di enti pubblici, vengono ammesse al finanziamento,
per cui la domanda di mutuo, per creare un frantoio gestito da un industriale,
 non potrebbe di per sè essere accolta. Per altro, la necessità che tali
mutui presentino condizioni di particolare favore anche per quanto riguarda
la durata del periodo di ammortamento, non si concilia con gli ordinamenti
degli istituti che esercitano il credito a medio termine; il provvedimento in
questione dovrebbe quindi disporre che le iniziative industriali, da esso
promosse, vengano finanziate da quegli istituti che possono avvalersi delle
norme che regolano il credito agrario di miglioramento.

8. - E’ evidente che tutte le forme di intervento per la riorganizzazione
 produttiva, di cui si è discorso, non possono andare disgiunte da una
concomitante azione a sostegno del mercato.
Senza volere, per questi aspetti dell’intervento, addentrarci nei particolari
 di attuazione, ci basti qui precisare che un regime protettivo diverrebbe
 assurdo ove venisse concesso con eccessiva larghezza e senza
essere correlato con le altre provvidenze, di cui si è fatto cenno, volte
a procurare attivamente la trasformazione della struttura del settore. In
tal caso infatti la protezione agirebbe in senso conservativo delle disfunzioni
 esistenti piuttosto che come condizione e stimolo di rinnovamento.
L’attuazione di un’oculata politica delle importazioni dei prodotti concorrenti
 dovrebbe tendere alla instaurazione di un conveniente rapporto tra
consumo interno di olio di dliva e degli altri grassi e tra consumo interno ed
esportazione di olio di oliva e verrebbe quindi combinandosi con una coordinata
 volitica di prezzi.

In correlazione con tale politica — che non potrebbe ovviamente prescindere
 da una conforme condotta in materia di imposte di fabbricazione
sugli olii di seme e di esenzione dai dazi di consumo degli olii di oliva —
un altro strumento fondamentale di intervento, per il sostegno del mercato
oleario. riguarda l’organizzazione degli ammassi.
Occorre infatti provvedere a stabilizzare il rapporto tra produzione e
consumo, che le irregolari oscillazioni del raccolto rendono invece attualmente
 quanto mai instabile, con ripercussioni sull’economia meridionale
non meno gravi di guelle provocate dalla concorrenza degli olii di seme.