XVIII - IMPORTANZA E CONDIZIONI DELLA VITICOLTURA, ECC. 229

140 giornate-uomo di 8 ore per il vigneto specializzato del Mezzogiorno continentale
 e di 110 giornate per l’analoga coltura fatta nelle Isole, dove predomina
 il vigneto specializzato di pianura. Dette giornate vengono richieste
per le operazioni di potatura secca e verde, di concimazione, di vangatura,
di zappatura, per i trattamenti antiparassitari e per la vendemmia e per
quelle altre operazioni, che vengono periodicamente eseguite nel vigneto,
quali la manutenzione del capitale fondiario (sostituzione di piante e di
sostegni, sistemazioni del terreno e della viabilità, ecc.) e i trasporti dei
prodotti e dei mezzi di produzione da e per l’azienda.
Qualora si volesse tener conto anche della mano d’opera richiesta per
la vinificazione dell’uva, alle cifre prima riferite dovrebbero essere
aggiunte altre 120 ore per ettaro rappresentate da lavori di scarico
delle uve, di pigiatura, di rimontaggi, di travasi, di torchiatura, di manutenzione
 dei fabbricati, dei macchinari e dei recipienti (1).
Ad una rilevazione compiuta nel 1938-39 (2) risultò nel Mezzogiorno
il seguente numero di famiglie di vinificatori: famiglie di agricoltori 672.928;
di commercianti 3.737; di industriali 1.741; di altri privati 4.141. In complesso
 682.547 famiglie, cui corrispondevano 3.827.000 componenti, erano
interessate. in misura più o meno intensa. alle vicende dell’industria in esame.

2. - Alla produzione nazionale di vino il Mezzogiorno partecipa in
media con una quota oscillante tra il 385% ed il 40%; le singole regioni fornirono,
 nei quadrienni 1936-39 e 1948-51, rispettivamente le seguenti percentuali:
 Abruzzi e Molise 4% e 2,5%; Campania 7,9% e 5,9%; Puglia 9,8% e
13,7%; Basilicata 0,9% e 0,9%; Calabria 1,4% e 2,4%; Sicilia 8,5% e 11.1%;
Sardegna 1,1% e 1,1%. .
Il valore lordo della produzione vinicola meridionale si valuta attorno
ai 65 miliardi di lire, che rappresentano l’8% circa del valore lordo della
intera produzione agricolo-forestale realizzata nella circoscrizione.
Per dare una idea di come si ripartisce detto valore, servono alcuni
dati dell’Istituto Nazionale di Economia Agraria: del prodotto netto, che
nelle aziende viticole studiate rappresenta dal 70% all’80% del valore della
produzione lorda vendibile, il lavoro manuale assorbe un’aliquota oscillante
tra il 55% e il 70%; il compenso al lavoro direttivo ne assorbe tra il 5% ed
il 15% e il compenso al capitale fondiario e agrario oscilla tra il 20% e
il 40%.
Il prodotto netto del vigneto assume poi un significato di particolare
interesse sociale nelle zone dove predomina la piccola proprietà. In questo

(1) Vedasi: P. G. GarocnLIo, Trattato di enologia, vol. I, Roma 1941.
(2) A cura della cessata Federazione dei consorzi provinciali dei produttori
agricoli - Settore della viticoltura (Vedasi: GAarocLIO, op. cit.). L’indagine, diretta a
rilevare il numero di famiglie aventi a capo una persona addetta al processo di trasformazione
 dell’uva, non consente, neppure indirettamente, di valutare il numero di
cantine, in cui detta trasformazione venne compiuta, nè è valida per indicare tutto
il complesso degli addetti all’attività vitivinicola, in quanto che molti viticoltori non
sono vinificatori e viceversa.