XVIII - IMPORTANZA E CONDIZIONI DELLA VITICOLTURA. ECC. 235
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4. - Da un’indagine di orientamento compiuta dal citato Settore della viticoltura
 nel 1940 si possono rilevare alcuni elementi quantitativi che permettono
 di meglio rendersi conto della situazione dell’industria enologica nel
Mezzogiorno:

CAPACITA’ IN VASI VINARI DEL MEZZOGIORNO

Cantine in possesso di industriali e commercianti .
Cantine in possesso di agricoltori:
cantine sociali, consortili ed enopoli . . .
cantine private, in buone condizioni . . .
cantine private, in mediocri: e pessime condizioni .

Migliaia di hl

DI

&gt; 100

18

325 3
1.863 16
7.210 63
11.498 100

Le cifre sopra riportate, sulla capacità d’invaso delle cantine, non
essendo il risultato di un censimento preciso, debbono ritenersi approssimate
 per difetto; la maggior aliquota sfuggita all’indagine riguarda, con
tutta probabilità, l’attrezzatura mediocre o pessima in possesso degli agricoltori
 e di coloro che vinificano per conto di terzi e l’attrezzatura di fortuna
(fustame di scarto, locali normalmente adibiti ad altri usi) che le aziende
utilizzano, sotto la pressione. della necessità. nelle vendemmie di abbondante
 raccolto.
I dati complessivi sono però sufficienti a mettere in evidenza il carattere
 strutturale di questa industria che ancora si attarda in forme primitive,
isolate nelle singole aziende agricole e con attrezzature scadenti.
Lo stato di arretratezza di così forte quota delle attrezzature del settore
spiega la scarsa diffusione degli impianti di media e grande capienza,
rilevata dal Censimento industriale: l’attività vinicola, mantenendosi ancora
in prevalenza nell’ambito dell’azienda rurale, non può infatti adeguarsi
che con estrema lentezza ai nuovi ritrovati della tecnica. Solo riunendo le
partite di più fondi si potrebbe formare quella massa di materia prima
sufficiente a sfruttare in pieno il macchinario moderno, raggiungendo altresì
il risultato di tipicizzare la produzione e farla conoscere sui mercati.
Per tali motivi, nella gestione associata di un impianto razionalmente
 concepito si deve vedere l’unica possibilità offerta agli agricoltori
di prendere efficacemente posizione sul piano industriale. Purtroppo, invece,
 le cantine gestite in forma associativa, che rappresentano in Italia
appena il 7% della totale capacità di attrezzatura censita, nel Mezzogiorno
toccano i valori minimi con un 3%.
Oltre agli effetti negativi che il generale stato di arretratezza dell’industria
 enologica arreca all’economia meridionale (elevata percentuale
di vini scadenti e deteriorati, emigrazione della materia prima dalle zone
di produzione, forte variabilità nelle rese di vinificazione) merita di essere
considerata anche la diversità dei costi di produzione che si riscontra nelle
diverse cantine.