XIX - RISULTATI DI UN'INDAGINE SULLE POSSIBILITÀ DI SVILUPPO, ECC.

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Pietradefusi, Torre le Nocelle, Mirabella Eclana, Sant’Angelo all’Esca,
Luogosano, Grottaminarda, Bonito, Fontanarosa, Gesualdo, Paternopoli,
dove la vite è maritata all’olmo in consociazione con le colture erbacee.
Questo tipo di vigneto prende nome di « starsèta » ed è caratteristico dell’Avellinese.

in tutti i comuni sopra citati la proprietà fondiaria è molto frazionata e
di frequente la stessa azienda è costituita da più corpi di terreno distanti gli
uni dagli altri alcuni chilometri; la media proprietà oscilla tra i 10 e i 50 ha.
al massimo.
Il vitigno più diffusamente coltivato è l’Aglianico che dà in genere un
vino da mezzo taglio molto colorato, largamente consumato come tale sui
luoghi di produzione e, per la restante parte, avviato alle industrie enologiche
 del Veneto, della Lombardia e del Piemonte.
Nel comune di Avellino e in tutta l’alta valle del Sabato si coltiva il
Sanginoso o Sciascinuso perchè si adatta bene ai terreni sciolti e freschi;
 esso dà un vino poco alcoolico, spesso molto tannico e che non
si presta all’invecchiamento ma che, vinificato convenientemente, potrebbe
 diventare un gradevole tipo da pasto. Tra le uve bianche, il Fiano.
che si produce ad Avellino, Atripalda e Lapio, potrebbe dare, invecchiandolo
 per due-tre anni, un buon vino paglierino, di sapore leggermente fresco,
armonico, leggero con 11-13 gradi di alcool e col 18-20% d’estratto, secondo
quanto hanno dimostrato le esperienze di vinificazione condotte presso lo
Istituto enologico di Avellino; il Greco di Tufo si presta anche alla fabbricazione
 di buoni spumanti.
Il territorio di Taurasi comprende la tipica zona delle « starsete »; le
uve provengono in massima parte dall’Aglianico, il quale, lavorato con
cura (diraspamento e contatto non prolungato con le vinacce) può dare
un pregevolissimo vino da pasto, di gusto gradevole e di bellissima tinta.
suscettibile anche di invecchiamento.
La creazione di un impianto enologico a Taurasi risponderebbe ad una
duplice funzione: quella di valorizzare la produzione già in atto e quella di
ravvivare l’iniziativa degli agricoltori verso la ricostituzione dei propri
vigneti fillosserati, per raggiungere nuovamente le abbondanti vendemmie
di un tempo. Il che oltre a rappresentare un indubbio beneficio per l’economia
 di tutta la zona, costituirebbe inoltre l’unico strumento tecnicamente
possibile per valorizzare quei terreni collinari non altrettanto adatti ad
altre colture come invece lo sono per la vite.
La potenzialità iniziale della cantina potrebbe aggirarsi sui 10-15.000 hl.
in vasi vinari, per consentire un regolare processo di invecchiamento, per
2 o 3 anni, ad un sufficiente quantitativo di vino. Dall’indagine è apparsa
anche la convenienza per il nuovo impianto di lavorare, oltre alle uve, anche
i vini già fermentati nelle cantine dei singoli produttori, allo scopo di conferire
 ad essi una duratura stabilità e una costante omogeneità di caratteristiche
