252

INDUSTRIE AGRARIE NEL MEZZOGIORNO - PARTE TERZA

6. - La produzione vinicola della Sicilia è una delle più cospicue tra
quelle dei vari compartimenti italiani e l’economia della regione è largamente
 influenzata dai notevoli interessi legati alla viticoltura, alla industria
enologica ed al commercio dei vini. In questo dopoguerra, l’impulso all’estendimento
 dei vigneti è stato, anche nell’Isola, molto intenso, tanto che
non pochi sono coloro che, pensosi dell’avvenire di questo importante settore,
 propugnano l’emanazione da parte del Governo di norme atte a disciplinare,
 secondo precise norme di carattere tecnico ed agronomico, la ricostituzione
 e il nuovo impianto di vigneti, la formazione e la gestione di
vivai di viti, e ad intensificare la propaganda delle buone regole di viticoltura
 e di vinificazione. Le preoccupazioni sono tanto più giustificate per il
fatto che, all’incremento nel campo agricolo non fa riscontro un adeguato
potenziamento del settore industriale il quale, per quanto possa segnare al
suo attivo nell’ultimo triennio la creazione e il rimodernamento di non pochi
stabilimenti enologici, resta tuttavia inadeguato alle necessità di una
integrale valorizzazione della materia prima.
L’indagine compiuta aveva lo scopo di individuare quelle zone dove lo
stato della viticoltura e della relativa industria trasformatrice manifestassero
 le possibilità più immediate per la creazione di nuovi stabilimenti.
Diverse sono infatti le condizioni dell’enologia nelle singole provincie
siciliane: si passa da Trapani ove, prima della guerra, il 68,86% del vino
venne lavorato in stabilimenti aventi una capacità di almeno 500 hl., a
Messina ove soltanto il 5,42% del vino fu prodotto in cantine di tale capacità.
Il dato diventa ancor più significativo allor quando si pensi che questa
provincia è la quarta dell’Isola per l’estensione di vigneti. Anche la provincia
 di Catania, che in certe annate, come ad es. nel 1947, ha una produzione
 superiore a quella di Trapani, presentava all’atto del Censimento
industriale una percentuale di vino prodotta negli stabilimenti delle dimensioni
 sopra specificate di appena il 30,27%.
Questo stato di scarso sviluppo dell’attrezzatura enologica ha riflessi
immediati sulla qualità dei vini, i quali perdono una parte del loro valore
economico non solo quando, anzichè presentarsi sui mercati come prodotti
finiti, servono semplicemente come materia prima per successive lavorazioni,
 ma anche e specialmente quando, per le alterazioni che in essi compaiono,
 vengono quotati come prodotti di scarto.
I problemi più urgenti da risolvere, che si prospettano per questa industria,
 riguardano, pertanto, prima ancora che la creazione di tipi superiori,
la produzione di massa di buoni vini per il consumo comune e la standardizzazione
 di quelle partite da taglio che, per le intrinseche qualità dei vitigni
e delle condizioni climatiche e pedologiche della Sicilia, non possono non
trovare la migliore valorizzazione nella complementarietà che li lega ai
vini delle altre regioni. Si tratterà semmai per i vini da taglio di far sorgere,
attraverso un’industria siciliana tecnicamente e commercialmente organizzata,
 una duvlice e reciproca corrente di scambio fra il Settentrione e la