XIX - RISULTATI DI UN'INDAGINE SULLE POSSIBILITÀ DI SVILUPPO, ECC. 253

Sicilia in modo che entrambi i territori possano produrre bene e localmente
i vini necessari alle rispettive popolazioni.
Prospettate così le esigenze più immediate del settore enologico, l’indagine
 della « Svimez », pur avendo riscontrata per molte zone l’esistenza delle
condizioni necessarie a creare in Sicilia dei vini fini, oltre a quelli che già
si producono, si è indirizzata ad esaminare le possibilità di far sorgere, in
determinati distretti, degli stabilimenti capaci di migliorare l’attuale produzione.
 Questo orientamento verso la qualificazione della produzione di
massa giustifica, nell’attuale momento di crisi, l’interesse rivolto a questo
settore, perchè è evidente che un vino bene confezionato e non suscettibile
di alterarsi col passare del tempo può ampliare la propria area di collocamento
 e meglio superare i periodi di stasi dei mercati. In rapporto al prevedibile
 incremento della produzione, derivante dall’estendersi dei vigneti,
va richiamata anche l’attenzione degli industriali sulla possibilità di trasformare
 l’uva, anzichè in vino, in succhi: un’appropriata tecnica potrebbe
fornire prodotti che una ben condotta propaganda potrebbe far largamente
conoscere e apprezzare nel giusto valore in Italia e soprattutto all’estero. Si
può prospettare, in proposito, la possibilità di abbinare nello stesso stabilimento
 la preparazione dei succhi di uva a quella dei succhi di agrumi, allo
scopo di ampliare il periodo utile di impiego delle attrezzature: si ritiene
che in questo campo l’avvenire apra larghi orizzonti.
Per la provincia di Palermo, vengono segnalati come suscettibili di sviluppo
 industriale i centri vinicoli di Balestrate e di Partinico, caratteristici
per la produzione di vini molto alcoolici, attualmente usati per la fabbricazione
 del Marsala e del Vermouth, e il comune di Bagheria dove confluisce
buona parte dei vini bianchi e cerasuoli da pasto provenienti dalle zone
orientali interne della provincia.
Nei primi due centri si concentra in larga misura la produzione del
palermitano e quella dei comuni di Alcamo, Castellammare e Camporeale,
che pur facendo parte del trapanese gravitano economicamente sul capoluogo
 della regione.
Nel Siracusano, la zona suscettibile di un intenso sviluppo industriale,
data l’assoluta deficienza delle attrezzature esistenti, comprende tutta la
parte meridionale della provincia con i comuni di Siracusa, Avola, Noto e
Pachino dove complessivamente si ha una produzione che supera i 300.000 hl.
di vino, quasi tutto destinato al taglio, che sarebbe suscettibile di notevoli
miglioramenti come tale e anche per il consumo diretto. Attualmente ogni
anno una non piccola percentuale del prodotto si guasta e passa alle quattro
distillerie esistenti nella zona. E’ interessante rilevare a questo proposito
come le vinacce siano scarsamente trattate in tali impianti (circa 70.000 q.li);
il che denota il largo disperdimento che si verifica di questo sottoprodotto.
In tutta la zona indicata non esiste un solo stabilimento bene attrezzato
ove, partendo dall’uva, si arrivi a un prodotto ben definito per il consumo
diretto.