254 INDUSTRIE AGRARIE NEL MEZZOGIORNO - PARTE TERZA

Nello stesso trapanese, che pure possiede un’industria vinicola molto
sviluppata e indirizzata alla produzione del Marsala, emerge la necessità
di dotare alcune zone di moderni stabilimenti: oltre a quella precedentemente
 citata, vi è la zona di Mazara-Campobello ove si producono notevoli
quantità di vini che sarebbero adatti, se ben lavorati, al consumo diretto;
anche in questa provincia la massa dei sottoprodotti ricavabili dalla vinificazione
 è tale da potere dare vita ad una adatta industria trasformatrice.
In provincia di Agrigento, l’attrezzatura enologica manca quasi completamente
 e i vini prodotti nella zona occidentale della provincia trovano
il loro naturale collocamento nella fabbricazione del Marsala. Restano
però i vini dei comuni di Sciacca e Menfi (40.000 hl.), quelli di Siculiana
(comuni di Siculiana, Ribera. Cattolica Eraclea, Porto Empedocle, Agrigento,
 Montallegro: 50.000 h1.), quelli di Grotte e di Canicattì con i comuni
limitrofi (60.000 hl.) che meriterebbero di essere prodotti con una tecnica
migliore di quella attuale.
Data l’importanza e la diffusione che la viticoltura assume nell’Isola,
numerose sono le zone che potrebbero essere indicate per la creazione di
nuovi stabilimenti. |
Siccome è apparso chiaro nel corso dell’indagine che l’iniziativa privata
non ha le possibilità di sobbarcarsi da sola all’impresa e che pertanto è indispensabile
 un adeguato concorso da parte dello Stato, l’indagine si
limita a segnalare tre sole zone — quella di Vittoria in provincia di Ragusa,
quella di Riposto in provincia di Catania e quella di Barcellona in provincia
di Messina — allo scopo di non diluire e quindi di rendere inefficienti gli
eventuali contributi finanziari che venissero concessi.
Il distretto viticolo di Vittoria comprende, oltre al proprio territorio,
quello dei comuni di Acate, Chiaramonte Gulfi, Comiso, Santa Croce
Camerina, nel ragusano, e del comune di Gela, in provincia di Caltanissetta,
con una superficie vitata complessiva di circa 20.000 ettari e una media produzione
 annuale di vino, di 520.000 hl. I vitigni più diffusi sono il Frappato
e il Calabrese ad uva nera; in minore quantità vengono coltivati l’Albanelio
e il Moscatello, ad uva bianca. Data la scarsa razionalità dell’industria enologica
 trasformatrice, si hanno rese di vinificazione che oscillano tra estremi
molto lontani fra di loro (60-75%). I piccoli viticultori trasportano l’uva
dalla campagna in paese, dove esistono piccoli palmenti che lavorano per
conto di terzi; dal palmento il mosto, se non viene venduto sul posto come
tale, viene imbottato in recipienti mal curati e quasi sempre situati in
locali non adatti. Ed è così che i batteri patogeni, favoriti dall’alta temperatura,
 dall’alto grado zuccherino e dalla deficiente acidità, danno facilmente
 luogo alla fermentazione mannitica, acetica e lattica. Nella zona non
esistono stabilimenti veri e propri: esistono invece otto distillerie. La mancanza
 dei primi ha come conseguenza che non esiste un mercato delle uve,
dove i piccoli agricoltori potrebbero vendere il loro prodotto senza rimanere
vittime della speculazione, che, durante la vendemmia, fa larga incetta di
mosti; il numero cospicuo delle distillerie sta invece a dimostrare come il