XIX - RISULTATI DI UN'INDAGINE SULLE POSSIBILITÀ DI SVILUPPO, ECC. 255

processo di vinificazione, malamente condotto, porti ad un’abbondanza di
vini difettosi. Nelle annate ad andamento normale questi rappresentano non
meno del 15% della produzione. Il nuovo stabilimento, la cui ubicazione
potrebbe essere scelta a Vittoria, che è bene collegata con gli altri centri,
dovrebbe indirizzare la produzione, attraverso una opportuna tecnica, verso
i vini da taglio (uve del Calabrese) a caratteristiche costanti e uniformi e
verso i vini adatti alla preparazione del Marsala e del Vermouth (uve del
Frappato): alcune partite potrebbero essere destinate all’invecchiamento
per ottenere vini da dessert.
Al centro di Riposto fanno capo tutti i vini che vanno in commercio
col nome di vini dell’Etna (circa 450.000 hl.) e che comprendono, più specificatamente:
 quelli della piana di Mascali, quelli di Calatabiano, i vini del
Feudo, i vini di Nicolosi, di Pedara, di Viagrande. I vitigni più diffusi sono
il Nerello e il Calabrese per le uve nere; il Cataratto e il Carricante per
le uve bianche. Le caratteristiche delle uve consentirebbero la produzione
di vini pregiati, mentre attualmente le condizioni dell’industria trasformatrice,
 analoghe a quelle precedentemente descritte, ne annullano completamente
 il valore in un’unica massa di prodotto grossolano, poco serbevole
e variabile ogni anno nella sua composizione.
Il nuovo impianto, anche senza dedicarsi fin dall’inizio a produzioni
particolarmente fini, potrebbe inviare sul mercato ottimi vini per il comune
consumo, distinguendoli in alcuni tipi fondamentali, a seconda delle caratteristiche
 più apprezzate dalla popolazione. Dall’indagine è apparso opportuno
 lasciare la pratica della vinificazione (1), migliorata però attraverso una
assidua assistenza, ai singoli produttori, a causa della deficiente viabilità,
che, ritardando i trasporti, determinerebbe nelle uve urn’iniziale e pregiudizievole
 alterazione, ancor prima di giungere allo stabilimento. Questo lavorerebbe
 quindi i vini raccolti, stabilizzandoli in partite omogenee, relative
alle singole zone di origine. Nella zona di Riposto troverebbe pure conveniente
 sede un impianto per la integrale utilizzazione dei sottoprodotti, data
la loro ricchezza in alcool e in tartrati: la razionalità del processo produttivo,
 unita alla più stretta economicità dell’esercizio, ne assicurerebbe l’esito
finanziario.
Alla zona di Barcellona fanno capo i comuni di Castroreale, Condrò,
Falcone, Milazzo, Monforte San Giorgio, Pace del Mela, Roccavaldina.
S. Filippo del Mela, $. Pier Niceto, Santa Lucia del Mela, Spadafora, Torregrotta,
 Villafranca Tirrena, con una produzione che si aggira sui 250.000 hl.
di vino. Anche qui si tratta di standardizzare e di valorizzare integralmente
i tipi da taglio che vengono prodotti con il Nocera, rendendone le caratteristiche
 più costanti nel tempo, e di produrre buoni vini per il consumo. Le
condizioni dell’attrezzatura enologica ripetono in identica forma quelle descritte
 per Vittoria: la deficiente capacità in vasi vinari e in macchinario
costringe i piccoli produttori a ricorrere a cantine. che lavorano per conto

(1) Si potrebbe pensare anche alla creazione di alcuni centri di ammostamento,
 distribuiti nelle zone dei vigneti.