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INDUSTRIE AGRARIE NEL MEZZOGIORNO - PARTE TERZA

gna 1949-1950 si sono comparati i costi rilevati da ur’indagine riguardante
 (1) la campagna 1939-1940.
Dai confronti, che la tab. 1 consente di fare, risulta che gl’indici delle
voci del passivo superano sistematicamente gl’indici dei prezzi dei vini, per
cui si spiega lo stato di disagio che gli operatori denunciano.
Tale stato di disagio determina un ristagno della iniziativa rivolta a
potenziare l’industria in questione: occorre perciò che un organico intervento
 creditizio, specificatamente indirizzato a sostenere il settore, sopperisca
 in parte al capitale occorrente ai nuovi impianti.
L’apporto di capitale privato — per quanto sia da auspicare che sia il
maggiore possibile anche perchè l’iniziativa non si ponga fin dai suoi inizi
in una posizione debitoria eccessivamente onerosa — non potrà essere che
limitato: e ciò specialmente se l’impresa è costituita da piccoli e medi
viticoltori riuniti, date le loro scarse disponibilità finanziarie.
Per consentire alle nuove iniziative di consolidarsi bisognerebbe che i
mutui fossero concessi con ammortamento trentennale, in analogia a quanto
già viene praticato per i mutui di miglioramento fondiario, e ad un tasso
non superiore al 4%. Inoltre dovrebbe essere evitato che le quote di ammortamento
 del mutuo, accumulandosi agli interessi, costituissero un onere
nel periodo dell’avviamento: a tal fine potrebbe stabilirsi che l’ammortamento
 dell’esposizione verso gli istituti finanziatori iniziasse con quote
uguali o progressivamente crescenti a partire non prima del quinto anno,
quando cioè l’azienda abbia consolidato la sua posizione economica (2).
Oltre a ciò si dovrebbero mantenere le particolari provvidenze, già
disposte dalla vigente legislazione (contributi statali a fondo perduto, concorso
 nel pagamento degli interessi nel caso di impianti a carattere aziendale
 e di cooperative agricole. garanzia statale agli istituti sui mutui concessi
 agli imprenditori meridionali) eventualmente anche in forma cumulativa,
 allorchè si volessero realizzare, attraverso l’intervento pubblico,
determinate finalità, quale ad esempio la costituzione di un forte complesso
cooperativo meridionale.
Vi sono infatti zone in cui l’iniziativa, che volesse costituire uno stabilimento
 per lavorare uve acquistate, non troverebbe sufficienti garanzie
per costituirsi: la resistenza del piccolo proprietario a cedere le uve a
terzi rende difficili per siffatti impianti i rifornimenti delle uve. In tali
zone, dove la proprietà privata, anche se piccola, è restia a chiudere la
propria cantina malamente attrezzata, la forma di impresa che può apparire
veramente risolutiva agli effetti di una radicale trasformazione dell’industria
 enologica è quella cooperativa.

(1) P. G. GarocLIO, 1 costi di produzione dell’uva, in «Tratto di enologia »,
vol. I, Roma 1941.
(2) Vedasi il cav. IV: Credito. ecc.