XIX - RISULTATI DI UN'INDAGINE SULLE POSSIBILITÀ DI SVILUPPO, ECC. 261

Purtroppo però il movimento cooperativo stenta a farsi strada. La
prova di tale lentezza di realizzazioni è data dal confronto tra le due
consistenze, d’anteguerra e attuali. delle cantine sociali in attività:

TAB. 2. — CANTINE SOCIALI IN ATTIVITÀ NEL 1938 E NEL 1951

'IRCOSCRIZIONI

Settentrione ...
Centro .....
Meridione ...
Isole ...

ITALIA sissi ass a

[mpiantiì

17
.0

1938 (1)

Soci
n.

13.970
1.322
2.290
1.238

18.820

Capacità
degli
impianti
(1000 hi)

1.297
50
164
e

1 566

Impianti

i:

|

1951 (2)

Soci
n

Capacità
degli
impianti
(1000 hi)

(1) Dati desunti da: IsTAT, Annuario statistico dell’agricoltura italiana, Roma, 1940.
(2) Dati desunti da: G. FRIEDMAN. Le cantine sociali in Iialia, relazione all’Accademia italiana della vite e del vino
(tornata di ottobre, Asti) in « Asti », informazioni economiche a cura della C.C.I.A., n. 6, 1951. ] dati relativi al numero dei
soci ed alla capacità degli impianti non sono disponibili per il 1951.

Due sono gli ostacoli fondamentali che si sono finora opposti al moltiplicarsi
 di questa forma d’impresa, che pure in alcune zone dello stesso
Mezzogiorno ha dato buoni risultati; l’esasperato individualismo e la deficienza
 di capitali.
Non è questo il luogo per discutere sui rapporti di causalità che legano
tra di loro i due fattori sopra accennati: da un semplice punto di vista
improntato a praticità si può però affermare che, entro certi limiti, la risoluzione
 dell’uno comporta automaticamente o quasi la risoluzione dell’altro.
Poichè sul primo elemento di natura psicologica, gli interventi non sono nè
facilmente schematizzabili nè tanto meno attuabili con prospettive di risultati
 a tempi determinati, la strada che rimane aperta per dare incentivo al
sorgere di nuove cooperative nel Mezzogiorno appare quella di una politica
di assoluto favore verso le iniziative del genere.
Occorre soprattutto che le operazioni di credito vengano congegnate in
modo adeguato alla natura delle imprese cooperative, e in relazione a
rigorose garanzie di carattere tecnico e funzionale; la garanzia finanziaria,
invece, dovrebbe, in prevalente misura, essere assunta dallo Stato, il quale,
per assicurarsi che la destinazione del denaro pubblico vada ad iniziative
sane e sicuramente produttrici di reddito, dovrebbe subordinare il proprio
intervento all’impegno, da parte della cooperativa, di attenersi nell’impianto