XIX - RISULTATI DI UN'INDAGINE SULLE POSSIBILITÀ DI SVILUPPO, ECC. 263

9. - Quando fossero risolti nel senso indicato i problemi relativi alle
cantine sociali, continuerebbero però a sussistere nel Mezzogiorno zone
ove non si riscontrano le condizioni rivelatrici del luogo economico per la
costituzione di imprese a forma cooperativa; il che può verificarsi in conseguenza
 della eccessiva frammentazione della proprietà; dell’assoluta deficienza
 di capitali; dell’incapacità, per i contadini, di addossarsi oltre ai rischi
della propria impresa rurale anche quelli di un’impresa di trasformazione,
della impossibilità di rintracciarvi tutti quegli altri elementi, che costituiscono
 la base di avviamento per la costituzione di un’industria da parte di
viticoltori associati.
In questi casi sarebbe per lo meno prematuro pensare che possa sorgere
la cooperativa: forma di impresa che potrebbe prospettarsi semmai in un
secondo tempo, quando interventi di altra natura avessero risollevato la
economia di quelle zone e rafforzati negli agricoltori quei fattori di carattere
 morale, oltrechè economico, indispensabili per fare loro assumere la
gestione dell’impresa.
E’ ben vero che tentativi fatti nel recente passato di un’attrezzatura a
carattere pubblico (enopoli) hanno sortito risultati negativi: ma si deve
riconoscere ad essi l’attenuante dell’intervenuta interferenza di fattori
legati al periodo di guerra e dell’errata impostazione, a carattere funzionaristico
 e burocratico, data alla gestione degli impianti.
L'istituzione degli enopoli avrebbe dovuto, essenzialmente, risolvere:
a) il problema del finanziamento dell’impianto, non risolvibile con
le disponibilità dei singoli nè con la loro capacità di garanzia di fronte ad
eventuali mutui;
b) il problema della gestione dell’impianto neppur esso risolvibile
con il solo concorso dei singoli impreparati tecnicamente ed amministrativamente.


Risolti quei due problemi, si sarebbero raggiunti i seguenti fini: sottrarre
i piccoli produttori alle forti oscillazioni dei prezzi e conseguentemente
alla speculazione; ridurre i costi della vinificazione delle uve; migliorare
il rendimento quantitativo; riunire le molteplici, piccole, difformi partite di
vino in masse tipiche, accrescendone il loro valore commerciale. Detti scopi
non furono raggiunti, per cui i problemi afferenti alla costituzione di
impianti di trasformazione in certe zone del Mezzogiorno permangono
tuttora insoluti, mentre se ne rende sempre più urgente la soluzione.
L’esistenza di situazioni, che, per l’azione di riforma fondiaria,
andranno ulteriormente estendendosi nel Mezzogiorno — dove la piccola
impresa non è in grado, per motivi di natura diversa, di creare impianti
cooperativi — fa pensare che l’intervento diretto di enti pubblici quali gli
enti di colonizzazione ed i consorzi di bonifica — cui dovrebbero essere concesse
 facoltà di iniziativa nel campo delle industrie agrarie più ampie di
quanto non siano loro concesse dai vigenti ordinamenti istitutivi — sia al
momento attuale l’unico modo per risolvere tali situazioni e per dare vita
ad un efficiente complesso industriale.