XXI - PROSPETTIVE DI SVILUPPO DELLE INDUSTRIE TRASFORMATRICI, ECC. 277

i fatti accennati danno a tutti gli indici esposti un significato strutturale
che permane anche all’infuori di ogni contingente influenza di mercato.
L’agricoltura meridionale è infatti fatalmente portata a rivedere le proprie
 posizioni, per informarle ad una più moderna condotta agronomica, imposta
 dalle crescenti necessità alimentari del Paese. Se a tale tendenza
soccorreranno una azione di sostegno, di stimolo e di orientamento e l’assicurazione
 di una stabile politica dei prezzi (1), si può ritenere che gli incrementi,
 verificatisi durante il periodo considerato nella consistenza del
patrimonio zootecnico, continueranno a moltiplicarsi, per raggiungere
— come alcune situazioni, per ora localizzate, dimostrano possibile —
livelli unitari sempre meno discosti da quelli raggiunti dal Nord.
A loro volta, crescenti quantitativi di carne e latte, propongono un processo
 di industrializzazione in quei settori che di essi si alimentano per
fare sì che le nuove disponibilità trovino sbocchi adeguati e pronti a riceverle
 e capaci a loro volta di agire quali fattori di ulteriore espansione
produttiva.

A questo riguardo, tra i vari settori interessati, il primo ad essere
investito dai problemi di una revisione di fondo e di un potenziamento delle
proprie attrezzature e dei criteri imprenditoriali finora seguiti sarà quello
lattiero-caseario; e ciò perchè esso, tra le industrie trasformatrici dei
prodotti animali, è quello che ha già raggiunto la maggiore consistenza sia
come numero di unità sia come numero di addetti (2) e inoltre perchè la
materia prima da trasformare sarà per esso sempre disponibile in misura
molto maggiore di quanto potrà esserlo la carne per le industrie delle conserve
 animali.
Se infatti, attraverso una attiva politica di investimenti, si riuscirà ad
aumentare il potere di acquisto delle popolazioni meridionali e quindi a
migliorarne la dieta, c’è da ritenere che tale miglioramento avverrà, per
quanto concerne la carne, soprattutto attraverso un maggiore consumo diretto
 di prodotto fresco.
D’altra parte, anche gli indirizzi produttivi che stanno per essere dati
alle nuove zone sottoposte a bonifica non potranno non tener conto, nell’impostare
 i programmi di sviluppo zootecnico, della peculiare necessità che
specie le aziende contadine hanno di poter disporre di circolante nel corso
dell’anno, con cui provvedere alle spese correnti di gestione: a questo scopo
la vendita giornaliera del latte potrebbe essere un fattore determinante
anche in quell’azione che gli enti di riforma stanno tentando per disimpegnare
 il contadino meridionale dagli oneri di interessi passivi, che oggi lo
gravano per tutto il periodo intercorrente tra due raccolti cerealicoli. Non
altrettanta efficacia allo scopo suddetto avrebbe l’allevamento indirizzato

(1) Vedasi: P. ALBErTARIO, La produzione della carne bovina in Italia, in « Atti
del Convegno nazionale sui problemi attuali della produzione della carne », Bologna 1952;
vedasi anche la mozione conclusiva, redatta dello stesso A., al Convegno nazionale
lattiero-caseario, Lodi 1952.
(2) Vedasi tab. 1 del cap. II: La struttura delle industrie agrarie.