XXI - PROSPETTIVE DI SVILUPPO DELLE INDUSTRIE TRASFORMATRICI, ECC. 283

inferiore per entità a quello del Settentrione, dove la percentuale arrivava
all’87,7%.
Per gli esercizi non dotati di attrezzature apposite e per quelli annessi
ad aziende zootecniche transumanti, il limite di 100 hl annui, che come
si intuisce è modestissimo e del tutto insufficiente a dar vita ad unità di
lavorazione razionali, appare già tuttavia elevato e in grado di distinguere
una massa di partite ad esso superiore pari appena al 12,6% del latte affluito
agli esercizi casalinghi e al 40,2% di quello affluito agli esercizi pastorali.
In complesso, di tutto il latte passato all’industria nel 1937, il 68,4%
è stato lavorato in partite annue superiori ai 100 ettolitri per esercizio nel
Mezzogiorno; nel Nord il 90,8%.
I singoli valori regionali denunciano situazioni ancora più gravi, come
ad esempio in Abruzzo, ove appena il 55,1% del latte venne lavorato in
partite da più di hl 100, in Basilicata ove tale quota fu pari appena al 39,6%,
in Calabria, la cui quota fu del 48,7% e nella stessa Sicilia, che pure destinò
alla trasformazione più di un milione di ettolitri di latte, appena il 64,8%
della materia prima venne lavorato in quantitativi annui superiori ai cento
ettolitri per esercizio.
Ora, se è vero che il futuro dell’industria lattiero-casearia è legato
soprattutto ad un incremento nella disponibilità di materia prima — che
la necessità di fornire all’agricoltura meridionale una solida base foraggera
 e i primi sintomi di una evoluzione in atto nel senso indicato rendono
prevedibile — è anche vero che un iniziale consolidamento del settore potrebbe
 essere compiuto, qualora alla fase dispersa, che oggi lo caratterizza,
se ne sostituisse un’altra di maggiore concentrazione.
Nel movimento cooperativo si è indicato uno degli strumenti da impiegare
 a tale fine: anche se esso appare uno dei più efficaci e produttivi di
risultati, la situazione specifica dei singoli ambienti in cui si caratterizza
l’agricoltura del Mezzogiorno, non ne esclude altri ma apre invece la via
ad una serie molteplice di interventi diversi. Si tratterà di studiare i
singoli casi e di adattare ad essi le forme organizzative più idonee (1): soltanto
 così, e non in base a schemi aprioristici, sì potrà affrontare il compito
di dare al settore una sistemazione, in grado di inserirsi con efficienza nella
nuova realtà agricola che la bonifica tende a realizzare nel Mezzogiorno.
In tale realtà, una delle prime fasi dell’industrializzazione, che sembra
logico prospettare, è quella della creazione di una rete di centrali del latte,
nelle quali si deve vedere, non solo un elemento di razionalizzazione nel
processo distributivo di così delicato prodotto, ma anche, come si è avvertito,
 un elemento di propulsione allo sviluppo dei consumi, non solo del
latte, ma anche di tutti i suoi derivati.

(1) Vedasi quanto è detto nel cap. XV: Condizioni per il rinnovamento della industria
learia.