XXII - BIETICOLTURA E INDUSTRIA ZUCCHERIERA NEL MEZZOGIORNO 289

menti produttivi, nei quali la capacità degli imprenditori si allei con maestranze
 rese esperte da un insegnamento professionale e dove i mezzi strumentali
 vengano impiegati da operai in grado di trarne il massimo rendimento.

Tutto questo ammesso, bisogna realisticamente riconoscere che, una
volta definiti i necessari indirizzi tecnico-economici, occorre sobbarcarsi,
per introdurre la bietola nel Mezzogiorno, a quei costi di avviamento che
qualsiasi iniziativa concreta nel Mezzogiorno richiede, sia essa di natura
agricola. che di natura industriale.
Il provvedimento richiamato all’inizio è giustificato dalla diversità dei
costi di produzione, che la novità della coltura, la primitività degli ambienti
in cui essa viene introdotta, l’impreparazione di maestranze e di conduttori
necessariamente determineranno per un certo periodo di anni.
La diversità dei costi ha un duplice aspetto: quello relativo alla fase
agricola e quello relativo alla fase industriale. Nella fase agricola, terreni
dove ancor oggi si avvicendano i cereali con i riposi, o che comunque non
sono mai stati investiti con coltura delle bietole, mano d’opera adusa ad
operazioni colturali tradizionalmente semplici, assenteismo dell’impresa e
della proprietà — che mal si adattano a quegli obblighi che una coltura
industriale comporta, quali la tempestività nelle semine e nelle lavorazioni
e la puntualità nel raccolto e nella consegna allo stabilimento — aggravano
i costi di produzione, per cui la barbabietola incontrerà nei primi anni ostacoli
 al suo insediamento.
Per quanto si riferisce ai maggiori costi industriali, occorre precisare
che essi sono determinati da fattori, i quali direttamente si collegano con
l’aspetto agricolo sopra indicato e, più genericamente, con le condizioni dell’ambiente
 meridionale.
Il ritmo discontinuo dei rifornimenti si riflette sull’attività degli zuccherifici
 alternativamente ora con carenze di materia prima, le quali, data
l’incomprimibilità delle spese generali, gravano sul costo unitario del
prodotto, ora con sovraccarico dei silos dove la bietola subisce retrogradazioni
 del tenore zuccherino, che ne abbassano le rese unitarie.
Maggiori spese nella acquisizione del prodotto sono dovute ai trasporti resi
difficoltosi dalla disagiata viabilità, dalla scarsezza di mezzi, dalla dispersione
 delle unità colturali, che, in una prima fase, non è possibile raccogliere
 in un unico territorio circostante allo zuccherificio. Inoltre il minor
grado di preparazione tecnica delle maestranze determina la necessità, nella
fase iniziale, di ricercare in altre zone e a costi elevati — come l’esperienza
del passato insegna — almeno gli operai specializzati addetti ai reparti più
complessi.
Ma è evidente come anche questi ostacoli siano di per sè rimovibili solo
che il sostegno tecnico e finanziario non venga meno ed è per questo che il
fondo di assistenza, costituito con quella lira a chilogrammo di cui si è
detto, va riguardato come uno dei più pratici provvedimenti presi in questi
ultimi anni per promuovere lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno.