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LE INDUSTRIE DI PRIMA LAVORAZIONE DELLA CANAPA (*)

1. - Tra le industrie agrarie, che lavorano materia prima fornita dalle
cosiddette piante industriali — tabacco, barbabietola, cotone, ecc. — assume
 nel Mezzogiorno particolare rilievo quella che, concentrata in Campania,
si dedica alla prima trasformazione della canapa.
Il prodotto, così come viene raccolto, ha bisogno infatti di subire una
serie di trattamenti preliminari per raggiungere quel grado di maturazione
commerciale richiesto dall’industria manifatturiera.
Tra la fase agricola e la fase industriale vera e propria di filatura e
tessitura della fibra si inserisce quindi una fase intermedia, complementare
 della prima, cui si possono riconoscere i caratteri specifici delle industrie
 agrarie (1).
In questa fase, le operazioni fondamentali che si compiono sono quelle
della macerazione, della stigliatura, della selezione e della pettinatura della
fibra. Ciascuna di tali operazioni impegna maestranze specializzate e attrezzature
 apposite che, a seconda dei luoghi, della tradizione e delle condizioni
di mercato, possono fare capo a imprenditori appartenenti a categorie agricole
 o extragricole, private o anche pubbliche, come è nel caso della selezione
 che, in regime di ammasso, viene compiuta nei magazzini consorziali.
Inoltre, a seconda delle circostanze di luogo e di tempo le varie operazioni
 vengono compiute con mezzi meccanici o a mano, secondo indirizzi
tradizionali oppure solo di recente acquisiti, in sedi ancora strettamente
rurali o negli stabilimenti industriali.
In Campania, la macerazione veniva compiuta, fino a non molti anni
fa, quasi esclusivamente in impianti non appartenenti ai canapicultori ma
ad altri imprenditori, che gestivano il maceratoio per conto terzi (2); nelle
aree canapicole settentrionali invece la macerazione ha prevalentemente
carattere aziendale e si svolge con i mezzi a disposizione dello stesso agricoltore.
 Negli ultimi decenni. si sono andati diffondendo anche in Cam-(*)

 Da: « Informazioni Svimez », n. 37 del 16 settembre 1953.
(1) Vedasi il cap. I: Il concetto di industria agraria, ecc.
(2) Alcuni maceratoi, che in Campania vengono chiamati « fusari », presentano
un bacino di 5 ettari circa. Da un’indagine compiuta dall’Osservatorio di economia agraria
di Portici risulta che i maceratoi della Campania ammontano a 986, di cui 914 in provincia
 di Caserta e 72 in provincia di Nanvoli