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INDUSTRIE AGRARIE NEL MEZZOGIORNO - PARTE QUARTA

pania piccoli maceratoi aziendali, alimentati da pozzi, ma con risultati che,
se da un punto di vista del tornaconto immediato sono stati spesso soddisfacenti,
 dato che si è rotto il monovolio esercitato dagli imprenditori dei
grandi maceri, non lo sono stati però da un punto di vista tecnologico, non
essendo sempre le acque, attinte dal sottosuolo. in quantità e qualità sufficienti
 per una buona macerazione.
La stigliatura, mediante la quale la fibra viene separata dalla parte
legnosa del fusto, mentre mantiene in Campania carattere nettamente
rurale, essendo compiuta direttamente dai canapicultori, nel Settentrione
ha dato vita anche ad un notevole numero di imprese, che pongono il proprio
 macchinario a servizio di terzi. Ad esse soprattutto ricorrono i piccoli
produttori; le grandi aziende, di solito, dispongono di un’attrezzatura propria.
La selezione, con cui si separano, in base ai caratteri di lunghezza,
finezza, colore e schiettezza della fibra le canape lunghe, da pettine e da
cordaggio, le canape corte e le stoppe o strappature di magazzino, è una
operazione che oggi viene compiuta nei magazzini del Consorzio
nazionale canapa, che è l’ente ammassatore di tutta la produzione.
Alla pettinatura, infine, le categorie rurali non partecipano ormai che in
modestissima misura: vi partecipano, in parte, industrie specializzate che
compiono in forma esclusiva questa operazione e, in parte maggiore, le
stesse industrie di filatura con loro appositi reparti. I semilavorati, che
risultano da quest’ultima operazione, sono i pettinati e le stoppe di pettine:
queste ultime, prima di passare alla filatura, hanno bisogno di un ulteriore
trattamento di cardatura.

2. - Da un punto di vista tecnologico si può osservare che tutte e
quattro le operazioni indicate possono essere eseguite a mano o a macchina.
Circa la macerazione, in tutte le zone canapicole è diffuso il « sistema
rustico » che si svolge attraverso l’azione di microorganismi sulla canapa
sommersa in acqua lentamente fluente, come nei grandi « fusari » della
Campania. o stagnante, come nell’Emilia e nel Veneto.
L’operazione, compiuta naturalmente all’aperto, pone una serie di problemi,
 in gran parte non ancora risolti e che tendono, da un lato, a diminuire
 il grado di aleatorietà — cui la macerazione è soggetta sia per eventuali
 bruschi cambiamenti di stagione sia per non infrequenti inquinazioni
delle acque maceranti — e, dall’altro, ad abbassare i costi di lavorazione, che
sono particolarmente elevati per il forte concorso di mano d'opera richiesto
dal sistema.
Verso il primo scopo mirano le ricerche per realizzare un metodo di
macerazione controllata, da eseguire mediante l’impiego di colture selezionate
 di microorganismi maceranti in vasche appositamente costruite (1).
Verso il secondo scopo mirano i tentativi per costruire macchine che
eseguano la lavatura delle bacchette macerate e la estrazione di esse dai

(1) In Italia, funziona un unico modesto impianto di macerazione industriale. ubicato
in Polesella (Rovigo)