XXIII - LE INDUSTRIE DI PRIMA LAVORAZIONE DELLA CANAPA

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maceri: operazioni tutte e due assai gravose e per le quali non è facile trovare
 maestranze adatte.
Una delle cause, che concorrono alla decadenza della coltivazione della
canapa, è la difficoltà di trovare operai disposti a sottoporsi, per un salario
modesto, alle dure fatiche della macerazione e del successivo espurgo dei
maceratoi.
Per quanto riguarda la stigliatura (1), mentre nel Nord ci si avvia
sempre più decisamente verso la meccanizzazione della operazione, con
l’impiego di macchine scavezzatrici e decanapulatrici, in Campania l’introduzione
 ‘di dette macchine urta contro gravi ostacoli d’ordine sociale e di
ordine tecnico. Da una parte, vi è un problema di collocamento della mano
d’opera, specializzata per le operazioni di stigliatura, che perderebbe una
delle poche occasioni di lavoro, che le si offrono per integrare il bilancio
familiare, dall’altra, i risultati fin’ora conseguiti con le lavorazioni meccaniche
 non soddisfano pienamente dal punto di vista della qualità, che rimane
inferiore a quella delle canape stigliate a mano.
V’è da aggiungere che la stigliatura può essere compiuta direttamente
sulla canapa semplicemente essiccata: con ciò viene eliminata la fase della
macerazione, ma si ottengono fibre dure, che possono diventare succedanee
della juta negli impieghi grossolani, cui per l’appunto questa fibra esotica
sì presta: le condizioni di mercato non aprono d’altra parte prospettive agli
stigliati verdi e nel Mezzogiorno non se ne producono.
La selezione viene eseguita in massima parte a mano da maestranze
del Consorzio nazionale canapa (2): qui il problema attuale non è tanto di
trovare strumenti per la meccanizzazione delle varie fasi operative, quanto
di allestire locali di lavoro e magazzini di deposito adeguati ai bisogni, dato
che quelli esistenti, specie nel Casertano, hanno ripetutamente dimostrato
notevoli insufficienze di capienza, di ubicazione e di stato di manutenzione
 (3). Si tratta inoltre di raggiungere il massimo affinamento nelle ope-(1)

 In generale, la stigliatura comprende tre operàzioni successive e precisamente:
la « scavezzatura » per ridurre in frammenti il fusto legnoso; la « gramolatura &gt;» per comoletare
 la prima operazione e per separare la fibra dai frammenti di fusto, detti canapuli;
a « spatolatura » per affinare la separazione del tiglio dagli ultimi frammenti rimasti.
Mentre per la canapa del Nord occorre compiere tutte e tre le operazioni suddette,
per la canapa meridionale basta compiere soltanto la gramolatura e la spatolatura, in
quanto la rottura del fusto legnoso, che si realizza con relativa facilità, non comporta
in’operazione a sè ma si compie contemporaneamente alla gramolatura.
Va inoltre rilevato che nel Nord la scavezzatura è ormai quasi del tuito eseguita a
macchina, mentre la gramolatura e la spatolatura sono ancora largamente eseguite a mano.
Può essere sottoposta alla stigliatura sia la canapa macerata che la canapa non
macerata.
(2) Il Consorzio provvede anche, con macchinario proprio, alla stigliatura di qualche
 partita, specie quando si tratta di canapa danneggiata dalla grandine.
(3) Un indice delle accennate deficienze di locali di lavoro è fornito dalla seguente
notizia riportata dall’Annuario dell’agricoltura italiana (I.N.E.A. vol. VI, 1953): « Nel Sud,
soltanto poco più della metà della produzione ammassata nel 1952 è stata sottoposta a
selezione (q.li 110.579), mentre q.li 106.877 di fibra sono stati venduti allo stato sfuso,
a monti. I monti sono costituiti da grosse partite di fibra grezza, la cui composizione qualitativa
 viene stimata a vista dai tecnici del Consorzio; trattasi di un metodo empirico, che
non consente la piena valorizzazione del prodotto ».