XXIII - LE INDUSTRIE DI PRIMA LAVORAZIONE DELLA CANAPA 295

Questo insieme di elementi ha come risultante l’alto prezzo, che la
canapa deve richiedere per poter coprire i costi di produzione e che il
mercato, d’altra parte, tende sempre più a rifiutare sotto la pressione di una
concorrenza progressivamente crescente di vecchie e nuove fibre succedanee.

Non da oggi, perciò, si è posta l’alternativa sulla convenienza a continuare
 o meno a produrre canapa. Ma la difficoltà a trovare nuove occupazioni
 per maestranze, specializzatesi attraverso una secolare attività;
l’onere di disinvestimento di una somma di capitali immobilizzati in maceratoi,
 in magazzini, in macchinario vario e valutabili a parecchi miliardi; il
bisogno sempre più urgente di armonizzare la composizione della produzione
 agricola del Mezzogiorno inserendovi colture industriali, insieme alle
colture foraggere, per rendere meno aleatorio un reddito già minato dalla
monocoltura cerealicola e continuamente esposto alle crisi, che colpiscono
vino, olio, frutta e ortaggi, inducono a rivedere l’alternativa per trasformarla,
 piuttosto, in un programma di riforme strutturali attraverso le quali
siano riveduti gli indirizzi produttivi, i metodi di lavorazione e i rapporti
tradizionalmente intercorrenti tra i diversi operatori economici.
La cronica crisi, in cui si dibatte da molti decenni la canapa e nei confronti
 della quale i saltuari periodi di congiuntura favorevole non hanno
dimostrato nessun potere risolutivo, giustifica un tale programma il quale,
a sua volta, deriva dalla necessità di mantenere ancora in vita una coltura
che ha, attraverso il tempo, caratterizzato profondamente di sè il regime
fondiario di estesi territori. La modifica di quel regime fondiario, che conseguirebbe
 alla scomparsa della canapa, riuscirebbe probabilmente assai più
onerosa ed aleatoria delle accennate riforme. Per avviare le quali è pregiudiziale
 che la ricerca scientifica metta a punto idonei ed economici processi
per il trattamento della canapa. Senza entrare nel merito di quelli che
potranno essere gli orientamenti e i risultati di tale ricerca, si vuole sottolineare
 che l’adozione di un nuovo sistema di produzione porrà problemi di
revisione di tutta la struttura in precedenza delineata per adeguare ai
nuovi indirizzi le dimensioni dell’unità di lavorazione e, in conseguenza, i
rapporti tra le diverse categorie di operatori economici, interessati all’industria
 in esame. In particolare, si tratterà di individuare i nuovi limiti
all’azione delle diverse categorie nel ciclo di prima lavorazione della canapa
e cioè sarà necessario valutare il grado di convenienza dei produttori agricoli
 a svolgere o meno, in forme singole o associate, con mezzi propri o
ricorrendo a terzi, determinate fasi di trasformazione e, conseguentemente,
il grado di convenienza di altri operatori ad accogliere o meno dette fasi.
Non è pensabile che problemi del tipo su esposto possano essere risolti
in assenza di un’attiva partecipazione dello Stato che sostenga, in un primo
tempo, la fase di ricerca sperimentale e, successivamente, la fase di riconversione
 dell’industria tanto con una adeguata politica commerciale, con