XXxIV - PROBLEMI DELLA COLTURA E DELL'INDUSTRIA DEL TABACCO 299

minor pregio delle razze impiegate, anche al fatto che i Levantini venivano
a mano a mano introdotti in ambienti non confacentisi alle loro esigenze.
Questo espandersi dei Levantini dalla penisola Salentina nel tarantino
e nel brindisino, in primo tempo, e poi nel barese, nel foggiano, nel cosentino
 e nel materano è il portato di un complesso di condizioni economiche e
sociali, di antica origine, ma che durante e dopo l’ultima guerra si sono acutizzate.

Nel leccese, dove i terreni sono più ingrati per la coltura agraria, perchè
 costituiti da un sottilissimo strato arabile poggiante su tufo che spesso
affiora, il frazionamento della proprietà è notevole e la popolazione, che vi
si addensa, è tra le più misere d’Italia. L’impresa lavoratrice — piccola proprietà
 e raramente piccolo affitto — trova nel tabacco una delle poche se
non l’unica pianta capace di fornirle, insieme con un certo reddito, anche
l’opportunità di impiegare la sua esuberante forza di lavoro. Prendono vita
così quegli ordinamenti colturali in cui il tabacco, sporadicamente avvicendandosi
 con il grano, segue in genere a sè stesso per lunga serie di anni. E’
questa la fisionomia della fascia adriatica, che va dal Capo di Leuca a Otranto.
Più a nord, il regime fondiario si modifica, migliorano i terreni, l’ordinamento
 colturale si fa più complesso; si coltiva il pomodoro, compare il
vigneto insieme ad altre colture arboree come l’olivo, il fico, ecc.; l’azienda
e, in essa, gli appezzamenti investiti a tabacco aumentano di ampiezza.
Attraverso questi ordinamenti, propri soprattutto del brindisino e del
basso tarantino, si passa a quelli estensivi dell’alto tarantino e della Basilicata.
 nei quali prevale l’impresa capitalistica a carattere latifondistico.
Queste zone rappresentavano pertanto, per le caratteristiche del loro
regime fondiario e per la natura stessa dei terreni, favorevole alla tabacchicoltura,
 la naturale area di sfogo a quei territori dove la coltura aveva da
tempo superato i limiti massimi della espansione, con il conseguente absassamento
 delle rese e del tenore qualitativo.
Il tabacco vi è perciò entrato, occupando parte del terreno destinato
un tempo al maggese; alla sua coltura attendono in prevalenza famiglie di
compartecipanti, che immigrano dal territorio di Lecce e che, ultimati i
lavori per il tabacco, rientrano ai luoghi di origine per partecipare, come
mano d’opera avventizia, ad altre attività rappresentate soprattutto dalla
vendemmia e dalle operazioni richieste dalla cantina e dall’oleificio. Solo
poche unità si sono trasferite stabilmente, prendendo alloggio in abitazioni
costruite dopo lo sviluppo assunto dalla tabacchicoltura.
Non vi è dubbio che uno spostamento della coltura dalla provincia di
Lecce alle finitime zone del materano, del brindisino e del tarantino, molto
adatte allo Xanti Yakà, potrebbe avviare verso una razionale soluzione il
problema di qualità dei Levantini, contribuendo nel contempo alla riuscita
della riforma agraria in quei territori, dato che verrebbe offerta ai nuovi
imprenditori contadini la possibilità di adottare una sarchiata di notevole
interesse anche ai fini di un razionale ordinamento delle proprie aziende. La
realizzazione di siffatta prospettiva potrà però essere perseguita, e in forma