306 INDUSTRIE AGRARIE NEL MEZZOGIORNO - PARTE QUARTA

nel massimo abbassamento dei costi il margine per sostenere l’onere del suo
potenziale in larga misura inutilizzato, deve poter disporre di attrezzature
di grande efficienza e deve quindi provvedere a rinnovarle con ritmo frequente.

C’è da aggiungere che, in questo processo di rinnovamento, l’industria
 in esame si è trovata affiancata dall’industria meccanica, la quale ha
intensamente sviluppato i suoi studi e le sue progettazioni, per cui oggi è
in grado di fornire ottime attrezzature per molini anche di non granci
dimensioni;
c) l’industria molitoria è stata, nei suoi impianti maggiori situati in
grandi centri abitati, molto colpita dalla guerra e quindi ha notevoli bisogni
finanziari per provvedere alla propria ricostruzione;
d) l’industria molitoria è uno dei pochi settori che trova nel Mezzogiorno
 un substrato pronto ad offrire all’iniziativa imprenditoriale quel
complesso di « fattori agglomerativi », difficilmente reperibili per altri seîtori:
 maestranze preparate, imprese sussidiarie costituite e la stessa capacità
 di iniziativa robusta e, per discendenza familiare o aziendale, agguerrita
 e sensibile ai problemi del mercato e della produzione cerealicola. Sì
aggiunga a tutto ciò un forte corpo di mediatori e di sensali, tramite i quali
il problema del rifornimento della materia prima — che per tante altre
industrie meridionali costituisce una delle preoccupazioni più assillanti
— è risolto mediante una rete di canali d’afflusso costituita e sperimentata
da tempo.
Indubbiamente ad eccitare l’iniziativa in questo settore devono avere
giocato anche elementi contingenti di speculazione. In conseguenza delle
condizioni e delle bardature impostele, era fatale che l’industria esprimesse
un movimento, non sempre del tutto marginale, inteso a cogliere l’Occasione
per sfuggire dalle maglie del dispositivo e assicurarsi sopraprofitti di congiuntura.
 Ad ogni modo, come si vedrà, l’esame di fondo della situazione
consente di cogliere una serie di elementi che giustificano in buona parte
quell’attivismo dimostrato dal settore molitorio nella acquisizione dei fondi
messi a disposizione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno.

2. - Gli aspetti della evoluzione dell’industria molitoria nel tempo si
concretano essenzialmente in una progressiva riduzione del numero degli
‘impianti e nel graduale aumento della loro capacità lavorativa unitaria.
Risulta infatti che nel 1882 i molini erano, in Italia, 30.414, dei quali
quelli con una potenzialità giornaliera superiore ai 100 q.li erano appena 152;
nel 1940 (1), sullo stesso territorio del 1882 (2), gli impianti erano 22.626 dei

(1) Vedasi: Istat, Annuario statistico dell’agricoltura italiana 1939-1942. Impianti
molitori esistenti al 1° gennaio 1940 (Indagine statistica sulla macinazione, circolare
n. 34-11211 del 26 marzo 1940), Roma 1948.
(2) Escluse cioè la Venezia Giulia e la Venezia Tridentina; nei confini del 1940 i
molini erano 25.371; nei confini attuali, esclusa cioè la Venezia Giulia e Zara e inclusa
la provincia di Gorizia (dati approssimati per la non corrispondenza dell’attuale terri-:orio
 provinciale a quello del 1940) i molini sarebbero stati 25.068.