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INDUSTRIE AGRARIE NEL MEZZOGIORNO - PARTE QUARTA

di molini. Dall’analisi delle classi distinte dal Censimento in relazione alla
quantità di materia prima lavorata nel 1936, si vede che i molini a palmenti
sono quasi interamente (97,69%) compresi nella classe che ha per limite
massimo i 5.000 q.li annui e già nella classe, che ha per limite i 1.000 g.li, ne
è compreso il 67,8%. I molini dotati di laminatoi costituiscono viceversa 1a
totalità degli impianti nelle classi di maggiore lavorazione.
Dal Censimento si rileva inoltre la maggiore utilizzazione degli impianti
con il crescere della loro potenzialità: per i molini fino a 10 q.li di capacità
lavorativa giornaliera l’utilizzazione del potenziale installato sarebbe stata
nel 1936 pari al 17,8%; per quelli compresi nella classe da 11 a 50 q.li l’utilizzazione
 sarebbe stata pari al 19,2%; per quelli da 51 a 100 q.li il coefficiente
sale al 21%; per quelli da 101 a 500 q.li a 45,6%; per quelli da 501 a 1000 q.li
giornalieri l’utilizzazione del potenziale in quell’anno fu pari al 73,7%. Per
i molini da oltre 1000 q.li il coefficiente subisce un'inversione di tendenza
e si abbassa al 68%. Per le stesse classi indicate ma con riferimento ai soli
molini a laminatoio, i coefficienti diventano pari rispettivamente a 29,6%;
26,2%; 28,1%, rimanendo invariati per le tre classi maggiori, dove non esistono
 se non per eccezione molini sprovvisti di laminatoi.
A tali rapporti non si può attribuire un significato pratico sia perchè
si riferiscono ad una sola annata sia perchè è da escludersi che, nella realtà,
l’imprenditore di un piccolo molino sì comporti, nel preventivare il proprio
bilancio, in modo analogo ad un imprenditore di un grande molino.
Si può addirittura dire che la potenzialità massima non costituisce per
le piccole unità un termine di confronto; nel caso che lo costituisca, essa non
può essere commisurata sulla base delle 24 ore — si pensi, ad es., ad una
azienda a carattere familiare — e sulla base di 280-300 giorni lavorativi —
si pensi, ad es., ad un molino azionato ad acqua — non essendo praticamente
attuabili, nel primo caso, turni giornalieri continuativi e, nel secondo, periodi
 di lavorazione molto prolungati, per il cessare, in relazione a gelate O
a inaridimenti estivi, della corrente d’acqua motrice. In simili situazioni
c’è da ritenere che i coefficienti di utilizzazione vengano, semmai, valutati,
ai fini di un calcolo di convenienza, sulla base di un terzo, della metà e
anche meno del valore teorico della potenzialità installata.
In particolare è poi da escludersi che l’imprenditore che esercita la molitura
 per conto possa valutare le possibilità del proprio impianto in modo analogo
 ad un imprenditore che esercita la molitura in proprio, acquistando la
materia prima e vendendo poi gli sfarinati. I fattori che influiscono sull’uno
e sull’altro tipo di gestione sono infatti di natura completamente diversa. I
coefficienti prima indicati starebbero comunque a dimostrare come, a parità
di condizioni, con l’aumento fino a un certo limite della potenzialità e con
il miglioramento delle attrezzature, crescano le probabilità di una maggiore
utilizzazione della capacità lavorativa dell’impianto.
Se dai confronti tra Nord e Sud non emergono, nel settore allo studio,
grandi differenze strutturali, l’esame della situazione regionale mette invece
in evidenza alcuni divari di notevole ampiezza.