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INDUSTRIE AGRARIE NEL MEZZOGIORNO - PARTE QUARTA

nale, con massimi del 22% circa in Puglia e del 19% in Sicilia, in Calabria e
in Abruzzi non rappresentano che il 3% di tutti i molini della regione (1)
Contrasta con le situazioni sopra illustrate il forte concentramento campano,
 che raccoglie il 23,89% del potenziale nella classe di molini da più di
400 q.li al giorno e un altro 44% circa nella classe dai 100 ai 400 q.li giornalieri.
 In quest’ultima classe, verso cui sembra orientata, a preferenza delle
altre, la moderna industria, le regioni meno provviste erano nel 1940 gli
Abruzzi, la Basilicata, la Calabria e la Sardegna che vi avevano una quota
di potenziale notevolmente inferiore a quel 30% che costituiva il livello
medio nazionale.
Se ora sì tiene conto delle considerazioni svolte circa la minore attività
che il piccolo molino, male attrezzato, svolge rispetto al molino meglio dimensionato
 e più moderno, si può trovare nei dati della tab. 1 uno dei motivi
per cui l’industria molitoria di alcune regioni meridionali è stata particolarmente
 attiva nel richiedere finanziamenti sui fondi della industrializzazione.

Tali investimenti sono da mettersi in relazione alla necessità di ampliare
le dimensioni degli impianti; di sanare, almeno in parte, la forte polverizzazione;
 di rivedere la situazione di alcune unità non più idonee alle mutate
condizioni del mercato granario; di colmare il divario nel grado di aggiornamento
 tecnico, rappresentato, per quelle regioni, dalla bassa frequenza
dell’uso dei laminatoi.
La tendenza ad un aggiornamento delle situazioni più arretrate appare
perciò una delle ragioni atte a giustificare gli investimenti di capitale effetiuati
 nel settore allo studio, semprechè essi abbiano effettivamente contribuito
 a rinnovarne le attrezzature più antiquate e a meglio equilibrarne,
con il concentramento delle unità polverizzate e con il decentramento e la
riduzione degli impianti di massima mole, la struttura.

3. - Ma l’attuazione di determinati miglioramenti tecnici e di un certo
ridimensionamento delle unità, per realizzare migliori coefficienti di utilizzazione
 delle attrezzature, non può essere stata ragione sufficiente a creare
quel movimento che si è avvertito nel settore in seguito ai provvedimenti
presi a favore del Mezzogiorno.
La riforma del tradizionale assetto raggiunto dalla industria molitoria
è infatti anche strettamente connessa all'indirizzo, che ormai da più di un
quarto di secolo l’Italia persegue, per alleggerire la bilancia commerciale
dall’onere delle importazioni granarie, e che ha portato, con l’aumento
della produzione, ad una revisione dei criteri ubicazionali, in base ai quali
si erano costituiti alcuni importanti centri di molitura, in prossimità dei
porti di sbarco del grano estero.

(1) L’indagine del 1940 non ha rilevato, unitamente alle unità fornite di laminatoio,
 anche il rispettivo potenziale; si sa però, in base ai dati del Censimento del 1937,
che, a quell’epoca, mediamente circa un terzo del potenziale era fornito di laminatoi
e che un altro 20 % circa si serviva contemporaneamente di laminatoi e di palmenti.