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XXV - L'INDUSTRIA MOLITORIA NEL MEZZOGIORNO 313

a) nella distinzione dei molini in due categorie caratterizzate sostanzialmente,
 in base agli elementi tecnici dell’impianto, dalla facoltà o meno
di molire grano della gestione statale (di ammasso o di importazione) e,
fino al 1950, dalla autorizzazione o meno a lavorare in proprio o soltanto
per conto di terzi; |
b) nella instaurazione della cosiddetta formula del « franco molino »,
per la quale il grano della gestione statale viene conferito all’industria ad un
unico prezzo, ovunque essa sia ubicata.
I] primo di tali strumenti determinò, prima del 1950, modifiche di ordine
qualitativo nelle attrezzature dei singoli impianti che aspiravano al passaggio
 dalla categoria dei molini a resa integrale e a lavorazione per conto a
quella dei molini produttori di farina abburattata da potersi immettere in
commercio; oggi, le determina in quelle unità che aspirano a ricevere grano
statale. Il secondo comporta cambiamenti di ordine ubicazionale in quanto
il franco molino, che annulla i costi differenziali di trasporto, ha sviluppato
negli imprenditori la tendenza a spostare, O, più in generale, a sviluppare
gli impianti prossimi ai centri di consumo.
Tale tendenza si è particolarmente acuita dopo che la disciplina del settore,
 passata dall’ammasso totale a quello per contingente, si è limitata a
regolamentare i prezzi di conferimento della materia prima dallo Stato ai
molini, lasciando invece liberi i prezzi di conferimento delle farine dai molini
 al consumo.
Se il primo effetto, quello cioè delle modifiche nelle attrezzature è da
considerarsi in linea generale positivo, in quanto che concorre ad una razionalizzazione
 delle attrezzature, tra l’altro resa necessaria dalla crescente
propensione delle popolazioni rurali, specie di quelle che non vivono sparse
in campagna ma riunite in centri abitati, a consumare farine abburattate,
sul secondo effetto, provocato dall’intervento dello Stato mediante l’applicazione
 del « franco molino », si potrebbero avanzare delle riserve, se fosse
lecito fare previsioni circa il carattere continuativo o meno di tale intervento.
Nel caso che esso venisse meno, lo sviluppo dell’industria in alcune zone
potrebbe infatti essere artificioso e molte unità sarebbero costrette, data la
già esuberante disponibilità di attrezzature, a scomparire. '

4. - La mancanza di dati statistici non consente la misurazione precisa
dell’indicato sviluppo. Occorre infatti avvertire che le rilevazioni del dopoguerra
 (1) non hanno più considerato l’intero settore ma soltanto gli impianti
 di cosiddetta « alta macinazione », trascurando quelli di bassa macinazione
 e cioè tutti i molini a palmenti e quelli a laminatoio non attrezzati in
conformità alle prescrizioni di legge.
Nella tab. 2 è messa in evidenza la situazione di tutta: l’industria nel
1940. Per rendersi conto delle denominazioni usate nella tabella, occorre

(1) Fa eccezione il Censimento industriale 1951, di cui però, nell’ottobre 1953, non
“1 conoscono ancora i dati.