XXV - L'INDUSTRIA MOLITORIA NEL MEZZOGIORNO

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sia stato contenuto in limiti non molto ampi; si potrebbe inoltre ammettere
che, a differenza degli incrementi, i decrementi nel potenziale di alta macinazione,
 che si avvertono in alcune regioni (1), possano essere accolti anche
nei loro valori assoluti in quanto è da scartarsi l’ipotesi che tale potenziale,
connesso a grandi e grandissimi impianti, sia stato semplicemente declassato
 alla categoria inferiore.
Fatte queste premesse, si tratta ora di trovare un elemento di collegamento
 che possa, sia pure in via approssimata, permettere di confrontare la
situazione dei molini di alta macinazione, rilevata dall’Alto Commissariato
dell’alimentazione nel 1953, e la situazione di quei molini per i quali, almeno
sotto certi aspetti, si può ritenere che le caratteristiche e le condizioni di
lavoro fossero nel 1940 analoghe a quelle oggi valide per i molini di alta
macinazione.
Tale elemento di collegamento può essere fornito dalla lavorazione del
grano di Stato che nel 1940, come anche oggi, soltanto determinati molini
potevano eseguire.
[In base al decreto del 1938 i molini autorizzati a ricevere assegnazioni
di grano statale erano quelli che lavoravano esclusivamente per il commercio
 e tutti quelli che, svolgendo una lavorazione promiscua, avessero dimostrato
 di avere già lavorato, all’atto della entrata in vigore del decreto, grano
di ammasso.
In via pratica, venne però richiesto alle aziende che optassero, al fine
di essere ammesse alle assegnazioni, per l’uno o l’altro tipo di lavorazione:
il potenziale, che in questo modo venne compreso negli elenchi provinciali
per la distribuzione del grano ammassato, risultò pari a q.li 256.903 giornalieri
 interessanti 1.027 molini (2).
Analogamente, dopo l’emanazione della legge del 1949, venne stabilito,
in via amministrativa, che soltanto i molini ad alta macinazione potessero
avere assegnazioni di grano statale. Essendo risultato all’indagine dell’Alto
Commissariato dell’Alimentazione che nel 1953 tale categoria di molini comprende
 q.li 403.276 di capacità lavorativa giornaliera interessante 1855 unità,
si avrebbe che in tredici anni il potenziale rifornibile con frumento statale
sarebbe aumentato del 57% (3).

(1) Nel solo Golfo di Napoli, su 46 molini di prima categoria, per una capacità
lavorativa giornaliera di q.li 25.390, esistenti prima della guerra, 10, per una capacità
lavorativa giornaliera di q.li 5.425 risultavano nel 1952 inattivi dopo aver subito danni
dellici.
(2) 1 dati, forniti dall’Associazione nazionale degli Industriali mugnai e pastai
di Roma, si riferiscono alla situazione del luglio 1938.
(3) Secondo altre indagini (vedasi: M. De PascaLgE, Lo sviluppo produttivo dell’industria
 molitoria, in « Molini d’Italia », n. 3, Roma 1953) l’alta macinazione avrebbe subito
tra il 1938 e il 1953 un incremento aggirantesi attorno al 54% con una punta massima
dell’82 % per l’Italia centrale ed una punta minima del 12 % per l’Italia meridionale
continentale e con valori medi per il Mezzogiorno e per il Nord rispettivamente pari
al 24% e al 72%.
In valori assoluti il potenziale giornaliero sarebbe passato per l’Italia da quinrali
 259.920 a q.li 400.643; per il Nord da q.li 163.099 a q.li 280.377; per il Mezzogiorno
continentale da g.li 65.509 a q.li 73.245: per le Isole da q.li 31.312 a q.li 47.021.