XXV - L'INDUSTRIA MOLITORIA NEL MEZZOGIORNO

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con tutti i molini di prima categoria, e i dati degli elenchi ufficiali, possono
considerarsi tali da non alterare i fatti della realtà e quindi i risultati ottenuti
 possono essere ritenuti idonei a dare, sia pure in via approssimata, una
idea di come si sia modificata la struttura interna del settore.
l rapporti esposti nella tab. 3, pur presentando un carattere teorico,
possono quindi essere accolti perchè consentono di analizzare le linee secondo
 le quali l’industria molitoria si è mossa in questi ultimi anni.
Supponendo che il potenziale molitorio complessivo si sia mantenuto,
attraverso le compensazioni tra investimenti e smobilizzi, invariato tra le
due date, si avrebbe che la categoria di alta macinazione è passata a detenerne,
 dal 25,3% nel 1940, il 34,1%: il Sud avrebbe ampliato la sua quota
a carico del restante potenziale del 6.7%; il Nord, invece, l’avrebbe ampliata
del 9,6%.
Nel Mezzogiorno ad un aumento del 23% nel potenziale di lavorazione
fa riscontro un aumento pressochè identico nel numero di unità che tale
potenziale gestiscono; nel Nord ad un fortissimo aumento degli impianti
(139%) fa riscontro un aumento della potenzialità pari appena al 40%; perriò
 mentre l’unità media del Mezzogiorno mantiene nel 1953 pressochè invariate
 le dimensioni che aveva nel 1940, nel Nord, perde a.li 136 passando
da q.li 331 a q.li 195.
Facendo astrazione dalla Campania, in cui si ha un decremento sia nel
numero degli impianti che nella potenzialità, per la nota crisi dei molini
portuali, si trova che nel Mezzogiorno le dimensioni dell’unità media sono
passate nel periodo considerato da q.li 259 a q.li 263 giornalieri; per il Nord,
escludendo la Liguria, i cui molini risentono degli stessi fattori di crisi di
cui soffrono i molini napoletani, la diminuzione delle dimensioni medie dell’impianto
 viene confermata: l’unità che nel 1940 aveva q.li 316 giornalieri,
nel 1953 ne ha solo 187.
Siccome nella tab. 1 si è visto che, in media, l’unità del Mezzogiorno
ra, prima della guerra, più piccola di quella del Nord e, inoltre, che il potenziale
 meridionale si presentava in genere più frazionato di quello settentrionale,
 i dati sopra illustrati farebbero pensare che lo sviluppo dell’alta

(seguito della nola di pag. prec.)
2 riguardanti un aumento nel potenziale e una diminuzione nel numero degli impianti,
20trebbero spiegarsi perciò con il fatto che del potenziale esistente, rilevato dall’indasine
 del 1940, una certa quota risultasse inattiva alla Associazione di categoria. In
via generale le differenze vanno però attribuite al criterio che qui si è adottato per
individuare nella industria molitoria, quale risultava al 1° gennaio 1940, la parte confron-:abile
 con i molini di alta macinazione rilevati nel 1953: evidentemente non tutti i
molini promiscui da oltre 200 q.li saranno stati allora compresi negli elenchi per le asse-3nazioni
 del grano di ammasso e. viceversa. vi saranno stati compresi molini di potenziale
 minore.
Va ricordato inoltre che le periodiche rilevazioni della consistenza dei molini
ad alta macinazione vengono fatte in relazione alle assegnazioni di grano statale e che
perciò un certo numero di molini, non trovando la convenienza o la possibilità di ottenere
 tali assegnazioni, può non comparire temporaneamente negli elenchi degli impianti.
Ne consegue che le statistiche in questione, oltre ad esprimere variazioni di carattere strutturale
 nella consistenza del settore, contengono anche elementi di carattere congiuniurale,
 connessi alla chiusura o all’apertura temporanea di un certo numero di unità.