XXVII - LA VALORIZZAZIONE DELLE PIANTE OFFICINALI NEL MEZZOGIORNO 331

di timo. Aggiungendo il su riportato quantitativo a quello rilevato in complesso
 presso gli esercizi erboristici si avrebbero q.li 310.758 di piante
officinali indigene lavorate e oggetto di commercio. -
A una cifra non troppo discosta dalla precedente si arriva dall’esame dei
quantitativi rilevati dallo stesso Censimento presso l’industria essenziera,
l’industria degli estratti, l’industria della liquirizia e gli esercizi erboristici
 dal cui complesso furono lavorati, nel 1937, circa q.li 242.800 di materia
 prima prodotta in Italia; se ad essi si aggiungono i 112.405 quintali
di piante officinali indigene esportate nello stesso anno si ha un quantitativo
 pari a q.li 355.205. In questo caso si deve però tener conto di una certa
dose di errore in eccesso, essendovi duplicazione per alcuni prodotti che,
dopo essere passati per gli esercizi erboristici, sono stati successivamente
destinati alla esportazione e alle industrie, specialmente a quella degli
estratti. Supponendo che metà del quantitativo attribuito agli esercizi
erboristici sia da detrarre, la produzione del 1937 potrebbe valutarsi in
330.000 quintali (1) di materia prima allo stato secco.
[n definitiva, tenendo conto del modo approssimato, con cui sì è giunti a
determinare i diversi valori globali prima riportati, si può ritenere che il
raccolto di specie officinali, oggetto di mercato oscillasse nel 1937 attorno
ai 320.000 q.li. Dal 1937 ad oggi non sono intervenuti fattori tali da far
ritenere che la valutazione debba essere sensibilmente modificata.

2. - Non esiste in Italia un mercato erboristico bene caratterizzato,
quale è dato di riscontrare in altri paesi, dove si è andata sempre più
consolidando attorno alle piante officinali una vera e propria organizzazione
 commerciale, con l’accentramento delle domande e delle offerte su
determinate piazze, alle quali affluiscono gli acquirenti, locali e stranieri,
e dove le trattative si svolgono sulla base di ben assortiti campionari, cui
è rigorosamente garantita la rappresentatività delle partite oggetto di
scambio.

La raccolta delle erbe è rimasta generalmente compito di piccoli erboristi
 che lavorano su ordinazione, ricorrendo all’opera intermediaria di
modesti ammassatori, i quali si valgono di raccoglitori occasionali e quasi
sempre tecnicamente impreparati. Le spese di raccolta vengono così ad
aggravarsi e talora, per non realizzare in perdita la fornitura, gli operatori
sono tentati a non curarla eccessivamente, lasciando nella massa un elevato
 tenore d’impurità, mescolandovi partite di età e di stagionatura
diversa, se non addirittura ricorrendo anche a sofisticazioni.
La nostra produzione risulta perciò screditata e il limitato collocamento,
 e la conseguente modestia ed incertezza dei prezzi, pongono in un
circolo chiuso questo settore: da un lato l’industria ricorre all’importa-(1)

 Una valutazione fatta sulla base dei quantitativi raccolti (Tab. 1), tenendo
presente che il raccolto medio annuo di rizomi di liquirizia oscilla in media intorno
ai 45.000 quintali allo stato secco e sostituendo quindi tale quantitativo a quello rilevato
dall’Inchiesta (quintali 1.159), porterebbe a un quantitativo globale pari a q.li 240.305:
quantitativo però che può essere ritenuto in difetto, dopo quanto si è venuto esponendo
 nel testo.