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INDUSTRIE AGRARIE NEL MEZZOGIORNO - PARTE QUARTA

giuoco della riesportazione degli stessi prodotti, dopo averli convenientemente
 selezionati e composti in partite adatte al consumo diretto.
Anche per il terzo gruppo, che comprende i derivati di piante officinali,
non sussistono grandi possibilità di equilibramento del traffico, salvo per
alcune essenze di cui siamo tuttora importatori, mentre esisterebbe la
possibilità di un conveniente approvvigionamento all’interno.
Bisogna infatti ricordare che le industrie nazionali ricorrono ai mercati
 esteri per numerosi olii essenziali, che potrebbero ottenersi da piante
presenti nella nostra flora spontanea o da altre che trovano favorevoli
condizioni di coltura nel nostro Paese. Tra le prime vanno ricordate
l’assenzio, la camomilla, il mirto, il rosmarino, lo spigo, il timo, il muschio
quercino; tra le piante, le cui coltivazioni hanno già dato risultati favorevoli
 nel Mezzogiorno, sono comprese la rosa, la gaggia, la tuberosa, il
geranio, il basilico, il coriandolo, l’anice, la salvia sclarèa.
La identificazione di nuovi centri di vegetazione delle piante spontanee
 da essenza che offrano le condizioni più economiche di sfruttamento,
 il potenziamento della sperimentazione ed una più decisa affermazione
 delle colture officinali nelle rotazioni agrarie potranno dare un
notevole contributo a migliorare la partita commerciale relativa a questo
gruppo.

4, - Uno sviluppo industriale di molti dei settori, che impiegano piante
officinali nel loro processo produttivo, può essere considerato con tranquillità,
 solo che si pensi agli incrementi produttivi ottenibili il giorno in
cui la trasformazione intensiva dei vasti territori ad economia cerealicolopastorale
 del Mezzogiorno diverrà un fatto compiuto.
Per le nuove aziende industriali i principi contenuti nella flora officinale
 spontanea e coltivata potranno costituire preziosi elementi per
caratterizzare le rispettive produzioni. Così nel campo liquoristico, già fin
d’ora il Mezzogiorno vanta alcuni prodotti di eccezionale qualità, che traggono
 appunto da un intelligente impiego dei principi floristici il motivo
che li distingue. Nè si può escludere che nuove inziative possano battere
questa stessa strada e con altrettanto successo anche nel settore dei vini
aromatizzati e, in genere, di tutte le bevande, degli alimenti e dei condimenti,
 cui si richiede una particolare preparazione in grado di conferire
loro aroma e sapore particolari.
Altrettante possibilità sussistono nel campo dei profumi e dei saponi e,
per la stessa industria farmaceutica, si può dire che l’avvenire sia orientato
sempre più verso un decisivo impiego delle piante e delle erbe.
E’ dato infatti di riscontrare che la chimica farmaceutica, dopo essere
passata per la fase dell’impiego dei principi attivi isolati dalle droghe o,
addirittura, di quelli ottenuti per sintesi, tende ora a rivedere le proprie
posizioni. Si’ è potuto tra l’altro osservare che gli elementi attivi isolati
sotto forma di alcaloidi, glucosidi, tannini, terpeni, ecc. non sempre riflettono
 l’azione della pianta medicinale, presa nel suo insieme. La constaazione
 della differenza di azione tra il principio singolo e quell’insieme