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        <title>Le crisi industriali</title>
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            <forname>Camillo</forname>
            <surname>Supino</surname>
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        Biblioteca délia Université Popo lare Milanese 
e della Federazione Italiana deile Bibl. Popolari 
Serie A: corsi organici d’insegnamento 
NOZIONI di SCIENZE ECONOMICHE 
LE CRISI 
INDUSTRIAL! 
del 
Prof. GAMILLO SUPINO 
C. mi 90 
(Per ríduzioui di prezzo. ecc 
vederc inlern o copertinaL
        <pb n="2" />
        CASSA NAZIONALE DI PREVIDENZA 
La Cassa Nationale di Previdenza, Istituto fondato con logge 
17 Luglio 1898, N. 350, ha lo scopo di assicurare una pensione agii 
operai nella vecchiaia o nel caso di precoce inabilita a proficuo 
lavoro. 
La pensione di vecchiaia viene liquida ta al com pi 
mento del 60° anno d’ età per gli uoiuini o al 55° per lo donne o 
per alcune spécial! categorie di lavoratori. In ogni caso T inscri- 
zione deve durare 10 muni almeno. Le pension! vcngono liquidate 
in base a tariffe approvate per decreto reale. 
La pensione d* invalidité può essore liquidât» ancbo 
dopo solo 5 anni d’inserizione. — À coloro che miaño in ordine 
col pagamento dei contributi, che si siano inscritti in été inferiore 
ai 50 anni, e purchè la inabilita al lavoro sia sopravvenuta dopo 
T inserizione, la Cassa integra con i propri fondi la pensione &lt;li 
invalidité sino al raggiungimento di 120 lire annue. 
A gli inscritti che versino almeno 6 lire all’ anno la Cassa as- 
segna come integrazione dei versamenti una anota di con« 
corso annuale, che fc stata sino ad ora di 10 lire. Special! quote 
di concorso vcitgono assegnate agi! inscritti anziani. 
A favore della Cassa sono state stabilité per legge varie en 
trate annual!, tra le quali va menzionata, come più importante, 
quella costituita dai 7 /io degli utili netti délie Casse postal! di 
risparmio. 
La Cassa fruisce di special! esenzioni da imposte e tasse ; il 
complcsso dei fondi della Cassa, ehe alla fine del 1899 (primo anno 
di sua at ti vité) ammontava a L. 12.328.820, aveva raggiunto al 
30 dicembre 1913 L. 263.842.000. — Gli inscritti, che alla 
fine del 1899 erauo 978, avevnno raggiuito alla fine del 1913 il 
numero di 476,729, e al 30 maggio 1914 il loro numero era di 
510.000. 
La Cassa gcslisce pure un ramo special; di Assicurazioni 
popolari di rendiie vitaliza* — sia immediate, nia 
d lifer ite — per coloro che non sono operu.
        <pb n="3" />
        Volume#i già usciti o in 
pr^parazione 
SERIE A : Corsí organic! à* ínsegnamento. 
Nozioni dl Astronomia e Geologia: 
Prof. Giovanni Coloria — Elementi di Astronomia. 
Prof. Emilio Reposai — L'origine della Terra. 
» » » — Le miniere. 
» » » — Ghiacciai ed epoche glaciali. 
Prof. Luigi De March! — Lu vita física del nostro globo. 
Nozioni di Física: 
Prof. Gaetano Vician! — Le prineipali leggi della meccanica. 
Prof. Ternis tóele Calzeccbi — I liquidi e i gas. 
» » » — II calore e le sue leggi. 
» » » — Il suono e la luce. 
Prof. Francesco G rassi — L’elettricità. 
Nozioni dl ChimIcB : 
Pro ff. Molinari-Fenaroli — Le prineipali sor, tanze gaseóse, liq uide 
e solide. 
» » » — 1 metalli piü importanti t t loro 
dtrivali. 
* » » — Le prineipali sostanze organiche in 
relatione eon la vita végétait. 
» » * — Le prineipali sostanze organiche in 
. relatione eon la vita animale. 
Nozioni di Scienze Biologiche: 
Prof. Paolo Enriques — I mammiferi e gli uccelli. 
Prof. Alceste Arcaugeli — Dai rettili all’ameba. 
Prof. Luigi Montemartini — Vita e utilità sociale dclle piante 
Prof. Alceste Arcángel! — L’origine delle specie animait e 
, vegetali. 
Nozioni di Igienc: 
D.r Francesco Ferrari — Struttura, funsionamento e igienc 
del nostro organismo. 
Prof. Ernesto Bertarelli — Igienc Sociale. 
» » » — La política sanitaria. 
Prof. Pio Fob — Igienc sessuale. 
D.r Giuseppe Vigevani — Igiene della generaztone. 
D.r Alessandro Cleric! — Iaiene del eervello e dei nervi. 
D.r Giuseppe Fornario — Come preservarmi dalla tubercolosi. 
D.r Luigi Raimundo — Igienc dell’alimentatione. 
D.r Eugenio Baila — Igiene professionals. 
D.r Francesco Ferrari — L’alcoolismo.
        <pb n="4" />
        Nozioni di Scienze Economiche 
Prof. Ulisse Gobbi — Element* di Economía politico. 
Prof. Achille Loria — L’evoluzione económica. 
D.r Paolo Bonetti — Macchine e salari. 
r ^ ^ Prof. Camillo Supino — Le crisi industriali. 
Prof. Carlo Cassola — I Sindacati industrialx. 
^ Prof. Antonio Graziadei — Il movimento operaio. 
Prof. Roberto Michels — Il Socialismo. 
Prof. Francesco Coletti — Stalistica e fatti social*. 
Prof. Augusto Graziaui — Le enirate e le spese dello Stuto. 
Prof. Ivauoe Bonomi — Le éntrate e le spese delle Pros, e dei 
Prof. Elíseo Porro — La pro K 
Avv. Enrico Gonzales — Che cos’e lo Stato f 
Avv. Fausto Costa — Le leggi. 
Prof. Eliseo Porro — Che cos’è il bilancio dello Stuto f 
Prof. Luigi Rava — Corne si amministra lo Stato. 
Avv. Emilio Caldara — Corne si amministra il Comune. 
Avv. Enrico Gonzales — Delitti e pene. 
Prof. Francesco Carnelutti — La legislazione del lavoro. 
Prof. Eliseo Porro — Il contratto rit lavoro. 
Avv. Edoardo Maino — Le leggi per la donna e per il/annullo 
Nozioni di Sloria: 
Prof. Niccolò Rodolico — Le civiltà antiche (l’Oriente e l’Egilto). 
» » » — Le civiltà antiche (Crecía e Roma). 
Prof. Gioacchino Volpe — Medio evo ed et à moderna. 
» » » — Il regime feudale. 
» » » — I Comuni. 
» » » — Il Rinascimento. 
Prof. Guido Mondolfo — La Rivoluzione frúncese. 
Prof. Leone Cactani — L’lslamismo. 
Prof. Ettore Fabietti — 1 grandi benefattori dell’ umanità. 
Nozioni di Geografia 
Prof. Giuseppe Ricchieri — L’ltalia. 
Prof. » » — La Libia. 
Prof. Carlo Errera — L’Europa Occidentale. 
Prof. Giacinto Carbonera — I grandi tiaggi di scoperta. 
Nozioni di Tecnologia e di Storia delle grandi invenzioni: 
lug. 1 giuo Saraceni — Uno sgnardo generale alle più grandi 
Comuni. 
Nozioni di Diritto: 
Prof. Pietro Bonfante — La 
» 
» — Movimenti nazionali e rivolunom 
del secolo XIX. 
Prof. Augusto Michieli — L'America del Sud. 
» » » — L’Europa Centrale. 
» » » — L’Europa Orientale. 
» » » — L’America del Nord. 
» » » — L’Africa. 
» » » — L’A sia. 
» » » — L’Australia e le terre polar*. 
invenzioni. 
— L’A. B. C. della mace hi na.
        <pb n="5" />
        Ing. Prof. Comoro Sold ini — Primr notiont dt filatura. 
» » » » — La filatura delle fibre vegetuli. 
» » » » — La filatura delle fibre, animali. 
Ing. Angelo Barbagelata — L’illuminazione. 
Ing. Guido Saldini — Ln stampa. 
Ing. Prof. Giuseppe Belluzzo — La macehina a rapore. 
Ing. Prof. Filippo Taj on i — Le ferrovie. 
Ing. Gustavo Pínchenle — Ponti, gallerie e tagli degli ist mi. 
Ing. Ettore Cardani — Come si solleva Vacqua. 
» » » — Il « carbone bianco ». 
Ing. Giorgio Supino — I motori a combuslione interna. 
Ing. Umberto Quintavalle — L’elettricità industriale. 
» » » — La posta, il telegrafo e il telefono, 
Nozioni sui grandi sistemi filosotlri e scienUfici : 
Prof. Rodolfo Mondoifo — 7 pin importanti sistemi di critica 
* e di rinnotazione sociale. 
Prof. Guglielino Salvador! — La dottrina delVevolucione. 
Prof. Conrado Barbagallo — Il materialismo storico. 
Prof. Giovanni Marchesini — I principali sistemi di morale. 
SERIE B * Question! sociali d'attualità. 
Prof. Luigi Luzzatti — Previdenza e legislazione sociale. 
Prof. Francesco Coletti — Il caro-riteri. 
Dott. Mario Casalini — Cooperazione e mutualità agraria. 
Prof. Riceardo Bachi — Le abiluzioni operate. 
» » » — La disoccupazione. 
Prof. Angiolo C'abrini — L’emigrazione. 
Gisellu Michels Lindner — La municipalistasione dei serrisi 
pubblici. 
Prof. Gaetano Salveimni — La questione del Mezzogiorno. 
SERIE C: Lettere ed Arti. 
Leiferatura 
Prof. Francesco Flamin! — 1 principali scrittori itahum del 
trecento. 
Prof. Regina Terruzzi — 1 principan scrittori italiuni del set- 
tecento. 
Prof. Mario Funai — 1 pvineipali scrittori italiuni dell'ottocento. 
Belle Aril: 
Prof. Paolo d’Ancona — L'Arte tn Italia dal periodo delle on- 
gini al Rinas cimento. ^ 
Prof. Igino Supino — L’Arte del Rinascimento in Italia. 
Prof. Seratino Ricci — Leonardo, Raffacllo, Michelangelo.
        <pb n="6" />
        «■Bi 
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r-CA M A, ^ 
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        <pb n="7" />
        Prof. CAMILLO SUPINO 
LE CRISI 
INDUSTRIAL! 
Presso la 
Federazíone Italiana delle Biblíoteche Popolarí 
MILANO - Via Pace, I 
f/í Cf A H-)
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        PR O PRIETA LETTERAR IA RISERVATA 
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:: Stabilimento d’Arti Grafiche “ LA SOCIALE „ Ostiglia - 1914
        <pb n="9" />
        LEZIONE PRIMA. 
Che cos e una crísi industríale. 
L r Equilibrio tra produzione e consumo. — Tutti 
noi, uomini e donne, giovani e vecchi, ricchi e 
poveri, non possiamo vivere se non riusciamo a 
soddisfare una certa quanti ta più o meno grande 
di bisogni. Dobbiamo, ogni giorno, mangiare per 
nutrirei, portare dei vestiti o abitare dentro una 
casa per r i pararei dalle intemperie; siamo co- 
stretti, negli anni dell’adolescenza, ad istruirci per 
imparare un mestiere o una professione; e non 
possiamo fare a meno, di tanto in tanto, di pren 
derei qualche divertimento o qualche svago. 
Per provvedere i mezzi necessari alia soddi- 
sfazione di questi 'svariati bisogni, sorgono tante 
industrie diverse, esercitate da un gran numero 
d’individu i, che vi trovano impiego, o dirigendole, 
o mettendovi i loro capí tali, o eonsacrandovi il 
loro lavoro, sia intellettuaR che materiale. 
Ora tutti noi, in quanto abb i am o dei bisogni 
da soddisfare, siamo consumatori; in quanto coope- 
riamo alia formazione dei mezzi occorrenti per
        <pb n="10" />
        4 
queste soddisfazioni, siamo dei produttori. II con 
sumo non sarebbe possibile senza produzione, ma, 
d’altro lato, la produzione mancherebbe di scopo 
se non ci fosse il consumo. Da questo ricevono 
I’ indirizzo e l’impulso tutte le industrie, che con- 
tribuiscono alia produzione sociale, le quali per 
vivere e prosperare devono esser sicure di poter 
vendere i loro prodotti ai consumatori. 
Ma perché la vendita sia sicura è necessário 
che ad ogmi oferta dei produttori corrisponda 
sempre un’uguale domanda dei consumatori. E 
per ció soltanto quando esiste un perfetto equi 
librio tra offerta e domanda, tra produzione e 
consumo, tutte le industrie si trovano nella loro 
condizione normale. 
L'equílíbrío nell'economía primitiva. — Questo 
equilibrio si raggiunge spontaneamente ed in 
modo automático nei tempi antichissimi, quando 
ogni individuo produce da sé quanto occorre per 
il suo consumo, senza 1'ai uto dei suoi simili, 
quando ognuno coglie da sé i frutti selvatici, 
caccia da sé gli animali, e si fabbrica da sé le 
arm i e gli strumenti. Allora produzione e con 
sumo si trovano riuniti nella stessa persona, la 
quale é spinta al lavoro dai bisogni che sente, 
produce soltanto quanto può consumare per conto 
suo e dirige ora in un senso ed ora nell’altro la 
sua attività, le dà maggiore slancio o la fa ces- 
sare, secondo il variare dei propri desideri di ogni 
istante. 
Uequílíbrío neglí scambí ín natura. — Col pas- 
saggio da questa attività económica isolata, agli 
scambi in natura di prodotti con prodotti, senza
        <pb n="11" />
        5 
intervento della moneta, la produzione si separa 
dal consumo, ma non per ció diventa assai più 
difficile lo stabilire un perfetto equilibrio tra 
quella e questo. Chiunque domanda un prodotto 
fabbricato da al tri deve offrirne uno proprio in 
corrispettivo, onde dall'offer ta del prodotto proprio 
vien determinata la domanda del prodotto altrui. 
I desideri di ciascun individuo danno l’indirizzo 
alla domanda, ma l’estensione di essa deriva di- 
rettamente dall’offerta, ed ognuno produce sol- 
tanto quel béni, che a lui servono, o che può 
destinare ad acquistarne altri, di cui abbia bisogno. 
Se, dunque, nello stadio precedente la produ 
zione ed il consumo erano sempre in equilibrio, 
perché entrambi si trovavano riuniti presso la 
stessa persona, in questo seconde stadio sono in 
equilibrio, perché la produzione sociale sotto un 
aspetto è offerta e sotto un altro è domanda, per 
cui è nello stesso tempo offerta e domanda. 
^equilíbrio nei mercati locali. — In un terzo 
stadio, quando gli scambi si fanno più frequenti, 
esigono T intervento della moneta ed avvengono 
entro una cerchia limitata ad ogni città col suo 
territorio circostante, i produttori si staccano più 
nettamente dai consumatori e diventano più nu 
méros!. Allora le arti e i mestieri, che provve- 
dono ai bisogni di una clientela ristretta, trovano 
nelle corporazioni il modo di organizzarsi, allô 
scopo precipuo di mantenere in equilibrio la pro 
duzione col consumo. 
A taie scopo miravano i regolamenti di queste 
corporazioni, che proibivano agli stranieri di ve 
nire a far concorrenza agli artieri della città, che
        <pb n="12" />
        6 
mf 
limitavano il numero dei maestri in ogni arte, 
che impedivano di formare compagnie tra vari 
maestri, che inibivano il lavoro di notte o in 
giorno festivo, e che ponevano limiti precisi al 
numero di apprendisti, alla quantità di strumenti 
e di materie prime adoprate e perfino alla quan- 
tità di merci da prodursi in ogni dato tempo. 
Cosí i produttori erano sempre sicuri di perce- 
pire un onesto guadagno, di esitare le loro merci 
e di produrre soltanto ció che pote va essere ri- 
chiesto dai consumatori. 
L/equilibrio nell'economia moderna. — Ma quando 
lo sviluppo dei trasporti estende i mercati e li 
rende mondial!, quando la produzione si accresce 
enormemente e si suddivide in molteplici rami, 
questi vincoli non sono piú possibili ; vengono 
abolit! e sostituiti con la concorrenza piú sfre- 
nata. Allora l’equilibrio tra prodüzione e consumo 
si ottiene per mezzo di un meccanismo delicato 
e complicatissimo, ossia per mezzo delle varia- 
zioni continue nei prezzi dei vari prodotti. 
I bisogni dei consumatori sono infinit! e mu* 
tevoli, e ad essi si provvede con una produzione 
divisa in tante branche fra loro concatenate. Ora, 
per mantenere sempre un’esatta proporzione nel- 
l’offerta di questi rami produttivi concatenad ed 
una proporzione ugualmente esatta tra l’offerta 
complessiva ed i bisogni di un’ intera popolazione, 
basta che qualunque spostamento avvenga in que 
sti due elementi dia luogo ad un cambiamento 
di prezzi, il quale servira da solo a ri stabil ire 
prontamente l’equilibrio turbato. Se da un giorno 
all’altro variano i bisogni dei consumatori, au-
        <pb n="13" />
        7 
menta o diminuisce il prezzo dei prodotti, che a 
quei bisogni devono soddisfare: aumenta il prezzo 
dei prodotti piú ricercati, e di essi la produzione 
si allarga, diminuisce il prezzo dei prodotti meno 
ricercati e di questi la produzione si ristringe. 
E cosí le variazioni dei prezzi in aumento o in 
ribasso rappresentano un salutare avvertimento 
per gli industriali, che tende sempre a ricondurre 
la produzione nei suoi limiti, a ragguagliarla 
all’ estensione dei singoli bisogni. 
Díffícoltà crescent! per equilibrare la produzione 
al consumo nell'economia moderna. — Ma se le 
variazioni dei prezzi servono a regolare la pro 
duzione per tenerla in rapporte col consumo, il 
meccanismo inteso ad ottenere questo scopo di 
venta cosí complicate, che lo scopo stesso si rag- 
giunge attraverso difficoltà sempre maggiori. È 
vero che anche ai nostri giorni la demanda è la 
causa determinante dell’offerta; ma, mentre questa 
deriva dalla produzione e non ha nulla d’incerto, 
la domanda invece scaturisce da desideri vaghi 
e da bisogni mutevoli ed ha qualche cosa di 
enigmático. E la produzione medesima, diven 
tando sempre più complessa ed esigendo talvolta 
un tempo piuttosto lungo per essere portata a 
compimento, non puó iniziarsi aspettando lo sti- 
m °lo della domanda, ma deve preparare i pro 
dotti prima che essa si manifest! e puo benis- 
simo ingannarsi sulla di lei ampiezza e direzione. 
# Oltre a ció, se anche si potessero fare previ- 
sioni esatte sulla domanda, non per questo spa- 
rirebbero le difficoltà che esistono a metter d’ac- 
cordo con essa la produzione. Certo la produzione
        <pb n="14" />
        8 
si deve estendere o ristringere seconde che i prezzi 
aumentano o ribassano, ossia secondo che la do- 
manda cresce o diminuisce. Ma il male è che 
ogni industriale agisce per conto suo, senza far 
sapere nulla agli altri e senza saper nulla di 
quello che gli altri fanno, onde non è tanto fa 
cile che questa offerta incomposta e disordinata 
riesca a mettersi all’unisono con la domanda. Si 
aggiunga che ogni industriale, per aumentare i 
suoi guadagni, allarga più che può la produzione, 
quando gli affari vanno bene, ed è restio a con 
traria, quando gli affari vanno male, per trovare 
nella maggiore cifra di vendite un compenso alla 
riduzione dei profitti unitari, per diminuiré le 
spese generali o repartirle sopra una più grande 
quantità di prodotti, e per sfruttare meglio il 
macchinario, che è un capitale, i cui interessi 
ingrossano le spese di produzione, anche quando 
non agisce. 
E, infine, a rendere sempre più incerta e va- 
riabile tanto 1’offer ta quanto la domanda influisce 
il modo con cui i prodotti si scambiano fra loro 
prima di essere destinati al consumo. Essi non 
si barattano più Tuno con l’altro, ma si vendono 
e si comprano con 1’ intervento della moneta. 
Ora, montre una volta per demandare un pro- 
dotto bisognava offrir ne un altro in corrispettivo, 
onde la stessa merce rappresentava in sé 1’offerta 
e la domanda, con l’intervento della moneta lo 
scambio si divide in due atti distinti, in una 
vendita e in una compra. Per cui può darsi che 
manchi talvolta la coincidenza fra l’una e l’altra, 
perché en tram bi avvengono in luoghi diversi, o 
perché si manifestano in tempi different!, o perché
        <pb n="15" />
        9 
alla vendita non sussegue la compra, in quanto 
il vendi tore mette in serbo la moneta che ha 
avuto in pagamento. 
Quando poi, negli scambi, al denaro si sosti- 
tuisce il credito, l’instabilità dei rapport! fra de 
manda ed offerta si accresce a dismisura, giacchè 
la possibilita di fare acquisti di materie e di 
strumenti da parte dei produttori, o di prodotti 
compiuti da parte dei consumatori, non dipende 
più dall’esistenza di una cosa concreta com’è la 
moneta, ma dipende dall’inclinazione maggiore 
° minore che hanno compratori e vendi tori di 
servirsi del credito, il quale ha un potere di 
acquisto più oscillante e molto più esteso. E con 
l'uso del credito diventa assai più stretta la di- 
pendenza fra consumatori e produttori, o fra le 
varie categorie di produttori, in quanto ognuno 
di essi trae dall’esito delle proprie merci la pos 
sibilita di far fronte agli impegni assunti verso 
gli altri industrial!, onde la mancanza di esito 
per alcuni toglie ad altri i mezzi per proseguiré 
le operazioni produttive. 
Dísequilíbrío fra produzíone e consumo e crisi 
industrial!. — Da quanto abbiamo detto risulta, 
dunque, che quell’equilibrio tra produzione e con 
sumo, che si raggiungeva quasi spontaneamente 
neU’economia isolata e negli scambi in natura 
e che richiedeva ordinamenti appositi nei mercati 
locali controllati dalle corporazioni di arti e me- 
stieri, si ottiene in modo più difficile e complicato 
nell’economia moderna, per mezzo dei movimenti 
continu! dei prezzi, e si ottiene in modo sempre 
meno perfetto cogli scambi diventati internazio-
        <pb n="16" />
        / 
10 
nali, col complicarsi della produzione, con l’eser- 
cizio di essa in imprese indipendenti e con 1'in 
tervento della moneta e del credito. Si moltiplicano 
allora le cause che possono determinare di tanto 
in tanto un disequilibrio tra produzione e con 
sumo. Succédé allora che dopo un periodo di 
tempo, in cui le industrie godono di una ecce- 
zionale attivitá, in cui gl’imprenditori guadagnano 
molto, gli operai sono tutti occupati con salari 
alti e i prezzi della massima parte dei prodotti 
sono in continuo aumento, questo disequilibrio 
si manifesta in modo violento e sensibilíssimo, 
facundo arrestare il movimento di espansione e 
provocando un brusco voltafaccia, col ristagno 
delle industrie e dei corn merci, col ribasso dei 
profitti e dei salari, colla caduta precipitosa di 
tutti i prezzi. Quando questo succédé si ha quel 
fenómeno patológico, che si chiam a cris i indu 
striale e che deriva sempre da un disequilibrio 
tra produzione e consumo. 
Determinazíone del concetto di crísí industríale. 
— La parola crisi viene da un verbo greco che 
significa decidere e vorrebbe dire il momento 
decisivo, in cui sorge il disequilibrio tra produ 
zione e consumo. Ma siccome questo momento 
non si puó rilevare con esattezza, siccome questo 
disequilibrio si forma con una preparazione piú 
o meno lunga e si elimina poi a poco per volta 
eon una serio di process) compensator), cosi il 
concetto di crisi si è esteso, includendovi anche 
11 periodo anteriore di preparazione e il periodo 
posteriore di liquidazione. 
Non devono confondersi con le crisi industrial!
        <pb n="17" />
        11 
quei grandi avvenimenti storici che modificano 
la costituzione economica e i rapport! fra le varie 
dass! social!, come sarebbero la Rivoluzione irán- 
cese del 1789, la scomparsa lenta e gradúale 
della tessitura a mano nella prima metà del se 
cólo XIX in Inghilterra, e Pabolizione della ser- 
vitù in Russia nel 1861. D’altro lato non si può 
chiamar crisi ogni qualunque disturbo della vita 
económica, come il fallimento di una ditta o 
1 incendio di una fabbrica. 
Le crisi industriali sono malattie che si ripe- 
tono di tanto in tanto, con una certa regolaritá, 
senza modificare l’organismo económico, e che 
colpiscono o tutte le industrie di una stessa 
specie, o le industrie in genere di un intero paese, 
° la produzione mondiale dei paesi civil!.
        <pb n="18" />
        LEZIONE SECONDA. 
Variation! nel Consumo. 
Cause delle crisi. — Se le crisi industriali di- 
pendono sempre da un disequilibrio tra produzione 
e consumo, è evidente che esse dovranno trovare 
la loro causa originaria o in cambiamenti che 
avvengono nel consumo, o in cambiamenti che 
avvengono nel!a produzione, o in fenomeni che 
influiscono sui rapporti tra l’uno e Pal tra, modi 
ficando il modo con cui si manifesta il passaggio 
dei beni dai produttori ai consumatori. 
Classífícazione deí consumí. — Si ha consumo 
ogni qual volta un oggetto, che aveva la possi 
bilita di soddisfare un bisogno, perde in tutto o 
in parte questa prerogativa. II che puó succe- 
dere o per un mutamento neU’opinione degli 
uomini rispetto all’ importanza attribuita ad un 
dato bene económico, o per un mutamento che 
avvenga nel!a forma e nella coinposizione di esso. 
Nel primo caso il consumo si dice soggctlivo, nel 
seconde oggettivo. E quest'ultimo puó essere di 
tre specie: consumo productivo, se l’utilitá di un 
bene sparisce per ricomparire accresciuta in un 
altro bene, come succédé per le materie prime, 
per il combustibile o per gli strumenti ; consumo
        <pb n="19" />
        13 
di godimento, se l’utilitá sparisce per soddisfare 
un bisogno; e consumo disiruttivo, se l’utilitá. di 
un bene non è messa a profitto per una nuova 
produzione e non serve ai godimenti di alcuno, 
uia scompare senz’altro per guerre, incendi, ter 
remoto o inondazioni. 
Cambiamenti della moda e crísí. — II consumo 
soggettivo, cioé dipendente da un mutamento 
nell’opinione degli uomini, si ha quando ci si 
accorge che un dato prodotto non possiede le 
qualitá utili che gli si attribuivano, o quando 
cambiano i bisogni e le abitudini di una certa 
classe di persone, o più in generale quando 
cambia la moda. La moda non è un nuovo bi 
sogno, ma è un bisogno nei bisogni ; non si ri- 
ferisce soltanto ai consumi di puro lusso, ma 
estende il suo potere anche su quelli più neces- 
san, arrivando ad imperare nelle varie specie di 
alimenti ; e non influisce solo sulla rapidità del 
consumo, ma anche sulla qualità dei vari pro- 
dotti adoprati per la soddisfazione dei bisogni e 
sulla quantità di ogni specie di prodotti impie- 
gati nelle singóle soddisfazioni. 
Oca, quando i cambiamenti della moda avven- 
gono con una certa rapidità e su vasta seal a, 
possono facilmente provocare una crisi in de 
terminate industrie, per effetto di uno sposta- 
uiento della demanda dei consumatori, che passa 
dalle une alie altre. E questi spostamenti della 
dom anda sono tanto più disastrosi, quanto più 
s’intensifica la divisione del lavoro, permettendo 
ad ogni classe di produttori di limitarsi alla 
Preparazione di un solo articolo, o magari an- 
2
        <pb n="20" />
        M 
che di una parte solíante di un prodotto. Pare 
una cosa indifterente che si usino cappelli di 
paglia o di feltro, vestiti di panno o di seta, 
guarnizioni di nastri, di perle o di trine, costru- 
zioni in ferro o in materiali, mobili di uno stile 
o dell’altro ; eppure tutti questi cambiamenti rap- 
presentano il sorgere e il prosperare di alcune 
industrie o la rovina e la scomparsa di altre. Al 
principio del secolo XIX i tessitori di Spitalfields 
furono piombati nella piú estrema miseria, quando 
venue la moda delle mussoline in luogo delle 
sete, e un gran numero di operai di Sheffield e 
Birmingham si trovó per molto tempo fu or i 
d’impiego. in seguito alia moda dei lacci da 
scarpe o dei bottoni di stoffa in luogo di fibbie 
o di bottoni di métallo. Una quantité grandís 
sima d’industrie, che si esercitano nei quartier! 
più poveri di Londra, come quella dei fiori arti 
ficiad, delle guarnizioni, delle frangle, della cu- 
citura di pelliccie, subiscono di continuo 1’in 
fluenza della moda. Ed è a lei che si deve la 
povertá occasionata in Irlanda dalla decadenza 
dell’industria campagnola della mussolina riea 
rn ata, o la scomparsa della manifattura di scialli 
all’uso indiano, che si fabbricavano a Paisley in 
Iscozia e che davano occupazione ad un terzo 
della popolazione di quella città. 
Cambiamenti nel consumo oggettívo e crisi. — 
Anche i consumi oggettivi possono facilmente 
esser causa determinante di crisi industrial!, sia 
quando subiscono dei semplici spostamenti, sia 
quando diminuiscono, sia infine quando aumen- 
tano temporáneamente o in modo eccessivo.
        <pb n="21" />
        15 
Spostamentí e dimínuzioní neí consumí. — Ab- 
biamo detto che il consumo oggettivo puó avere 
per iscopo o la formazione di nuovi beni o la 
soddisfazione dei bisogni. Tra i consumi produt- 
tivi e i consumi di godimento ci deve essere 
sempre una certa proporzione. Ma i desideri mu- 
tevoli dei consumatori e la stessa necessita di 
ristabilire l’equilibrio tra le due specie di con 
sumo ora fanno accrescere i consumi di godi 
mento a scapito di quelli produttivi, ora fanno 
accrescere i consumi produttivi a scapito di quelli 
di godimento. E questi spostamenti nell’indirizzo 
del consumo possono provocare delle crisi indu 
strial!, perché l’espansione dei consumi di godi 
mento fa diminuiré la domanda di materie prime, 
di strumenti e di lavoro, mentre lo sviluppo dello 
spirito d’intrapresa fa ristrirlgere i consumi di 
godimento e danneggia le industrie che fornivano 
prodotti ad essi destinati. 
E gli stessi consumi produttivi vari an o di con 
tinuo, secondo il prevalere dell’uno o dell’altro 
dei diversi rami d’ industria, che esigono materie 
e strumenti differenti e che impiegano different! 
categorie di operai. Come variano pure i consumi 
di godimento nella loro quantité per il crescere 
o il calare della popolazione e per gli sposta 
menti di questa da un luogo ad un altro, nella 
loro qualité per il continuo cambiamento dei de 
sideri individual!, e nella loro quantité e qualité 
per le variazioni nei redditi delle diverse class! 
social!, come avviene in seguito a fallimenti, che 
fanno diminuiré i consumi di lusso, o in seguito 
ad un’estesa disoccupazione, che riduce il con 
sumo dei prodotti necessari. Data questa muta-
        <pb n="22" />
        i6 
bilità del consumo, può succedere facilmente che 
certe merci sieno prodotte in quantità esuberante 
rispetto alla domanda, o che non si possano ven 
deré se non ad un prezzo inferiore al costo, ro- 
vinando le industrie che le forniscono. E vero 
che quando il consumo diminuisce la produzione 
deve ristringersi, ma prima che questo succéda 
le industrie languono e si trovano in uno stato 
di depressione, il quale è tanto più duraturo, per 
quanto più difficile è il passaggio dei capital! da 
un ramo d’industria all’altro. 
Aumenti temporanei od eccessíví nei consumí. — 
Oltre lo spostamento e la diminuzione dei consumi 
può esser causa di crisi industrial! anche Fau 
mento del consumo o della domanda, allorchè 
esso è di carattere temporáneo, mentre la mag- 
gioranza dei produttori e dei corn merci an ti lo 
crede di lunga durata ed accresce in propor- 
zione l’offerta. Allora questa si trova subito dopo 
ad essere esuberante, determinando una crisi ine 
vitable, che è tanto più disastrosa, per quanto 
la rapida discesa successiva avviene da un 
punto maggiormente elevato di prospérité eco 
nómica. Di questa specie di fenomeni abbiamo 
due esempi caratteristici. Il primo dei quali ci 
viene oíferto dalla crisi scoppiata nel 1861 nel 
Chili, quando la sua agricoltura, dopo avéré preso 
un grandissime slancio per la maggior domanda 
di derrate da parte della California, al tempo delle 
scoperte di giacimenti auriferi, si trovó comple 
tamente rovinata allorchè la California stessa 
estese in tal modo le sue coltivazioni da poter 
venders i suoi prodotti agricoli anche al Chili.
        <pb n="23" />
        E il secondo esempio ci vien dato dalla prospe 
cta temporánea della città di Brema, appena essa 
fu liberata prima di Amburgo dalla dominazione 
di Napoleone I e dal blocao continentale, la quale 
prosperità si tramutò prontamente in una crisi 
tremenda, quando Amburgo fu del pari liberata 
nel maggio del 1814 e potè far valere la supe- 
riorità naturale della sua posizione come porto 
marittimo. 
Anche l’eccesso dei consumi può essere causa 
di crisi industrial), in quanto essi distruggono 
una porzione rilevante di quella ricchezza, che 
avrebbe servito come mezzo di acquisto in molti 
scambi, o che sarebbe stata destinata a nuove 
produzioni, e la cui scomparsa determina il lan- 
guore e la rovina di molti rami d’industria. Questo 
può succedere in seguito ad un incremento straor- 
dinario di spese private e pubbliche, che rallenta 
l’accumulazione dei capital) ; o per l’immobiliz- 
zazione di capital) in impieghi svantaggiosi e 
improduttivi; o per la sottrazione, che coi prestiti 
contratti dallo Stato vien fatta a quella parte del 
capitale di un paese, che si sarebbe consacrata 
a pagamento di salari ; o infine per grandi distru- 
zioni di ricchezza cagionate dalla natura, le quali 
diminuiscono i mezzi d’acquisto a disposizione di 
un numero più o meno elevato di consumatori. 
Ma per meglio dimostrare come il consumo 
possa esser causa di crisi industrial) coi suoi 
s Postamenti, con la sua diminuzione o col suo 
aumento, esaminiamo quali sieno i rapport) tra 
crisi e consumo in certi avvenimenti gravissimi 
e d eccezionali, quali ad esempio le carestie, le 
guerre, le rivoluzioni o le epidemie.
        <pb n="24" />
        Carestie: — Le carestie fanno subiré cambia- 
menti di varie specie al consumo e sono per ció 
la causa principale di certe crisi industriali, o 
sono la spinta che determina lo scoppio finale 
in altre, per le quali si cran o giá di lunga mano 
prepárate le condizioni predisponenti. Le carestie, 
infatti, diminuendo la quantitá di derrate ali 
mentan esistenti in un paese e le operazioni 
commercial) e di trasporto, che si sogliono fare 
su i prodotti agricoli, riducono il reddito nazio- 
nale e i mezzi che il paese stesso possiede per 
comprare merci dall’estero. Oltre a ció i consu- 
matori, specialmente delle class! più umili, sa- 
ranno costretti a spendere di più per acquistare 
gli aliment! ed avranno, per conseguenza, meno 
da spendere per l’acquisto degli altri prodotti 
non indispensabili, la cui domanda dovrá dimi 
nuiré, con grave danno di molti rami d’industria, 
quando una parte più rilevante del reddito di 
ogni individuo è destinato al pagamento delle 
derrate agrarie, il cui consumo è irriducibile. Se 
in tempi normali il 6o per cento del reddito di 
una data classe di consumatori è consacrato ad 
acquisti di aliment! e se questa percentuale sale 
ad 8o per cento in tempo di carestia, è evidente 
che la porzione di reddito impiegata in alt:i 
consumi dal 40 per cento discenderà al 20 per 
cento, riducendo in proporzione l’esito del pro 
dotti meno indispensabili all’esistenza. Questa 
riduzione di esito fará diminuiré la domanda di 
lavoro in parecchie industrie, proprio nel momento 
in cui ne aumenta anche l’ofícrta, per la trasfor- 
mazione di molti piccoli produttori indipendenti 
in operai salariati ; il che déterminera un ribasso
        <pb n="25" />
        nelle mercedi, con una nuova diminuzione dei 
consumi da parte della classe lavoratrice; a cui 
si aggiungerà un’altra diminuzione di consumi 
da parte dei commercianti e degl’industriali, i cui 
profitti si assottigliano o spariscono, per la ridu- 
zione delle vendite e per la minor quantité di 
mezzi che hanno a loro disposizione, quando 
gl’invii d’oro all’estero per pagare il grano im- 
portato costringono le hanche a ri alzare il saggio 
dello sconto e a ristringere i prestiti. 
Guerre. — Anche le guerre sono spesso causa 
di crisi industriali, principalmente per le dimi 
nuzioni e per gli spostamenti che fanno subiré 
al consumo. Il reddito nazionale scema subito per 
la sottrazione di uomini e cavalli dai solid lavori 
produttivi, per il minor interesse che prendono 
agli affari tutti coloro che hanno la mente assor 
ti ta dalle vicende della guerra, per lo seorag- 
gïamento che invade gli speculatori, togliendo 
loro ogni spirito d’iniziativa, e per le perdite che 
mold realmente subiscono in se gui to al ribasso 
dei titoli pubblici e alle distruzioni cagionáte 
dalla guerra. Questa diminuzione del reddito na 
zionale puó provocare una crisi in moite industrie, 
Perché riduce l’esito di parecchi prodotti, ri- 
stringe l’attività económica, fa ribassare di valore 
1 capital) fissi e contrae la domanda di lavoro. 
E non solo in questi moment! il consumo dimi- 
nuisce, ma nello stesso tempo si sposta pure, in 
Quanto certe merci, a causa della guerra che im- 
Pedisce gli scambi, non si possono piú mandare 
all’estero ed altre non si ricevono piú dall’estero, 
e in quanto lo Stato preleva imposte e contrae
        <pb n="26" />
        prestiti, impiegando le somme cosi ricavate in 
consumi ben diversi da quelli che avrebbero fatti 
i privati da cui le ottiene. Quali cambiamenti 
radicali devono essere avvenuti nei consumi della 
nazione inglese quando le spese dello Stato, che 
ammontavano appena a 500 milioni di franchi 
nel 1792, salirono per le guerre contro Napo- 
leone a 2650 milioni di franchi nel 1814! 
Manifestazioni in senso in verso si han no col 
ritorno della pace, che essa pure può esser tal- 
volta causa di crisi. Le industrie, che form van o 
prodotti per la guerra, si trovan o tutto ad un 
tratto senza ordinazioni, o in ogni modo devono 
ridurre sensibilmente la produzione; gli operai, 
finito il servizio, tornano alie loro occupazioni e 
non trovano tutti impiego; le spese pubbliche 
diminuiscono moltissimo; eil commercio abban- 
dona le vie prese temporáneamente per seguir 
di nuovo quelle solite e naturali. Cosí in Inghil- 
terra, dopo le guerre napoleoniche, Birmingham 
è piena di disoccupati per la quasi completa ces- 
sazione di lavoro nelle fabbriche di fucili, e 
l’agricoltura è rovinata per il ripristino delle im- 
portazioni di grano dall’estero, sospese durante 
la guerra. Mentre du rano le ostilitá, una nazione 
spende più del suo reddito normale ed assomiglia 
ad uno scialacquatore, che è attorniato da appa- 
renze di ricchezza, perché sperpera anche il ca 
pitale: la rendita della terra cresce per la maggior 
domanda di derrate, molti capitalist! guadagnano 
coi prestiti, aumentano i profitti di alcuni indu 
strial! per le forniture militari; ma questa atti- 
vità económica non significa aumento della ric 
chezza sociale. Allorchè poi, col ritorno della
        <pb n="27" />
        pace, si arresta questo movimento artificíale, tutte 
le industrie risentono una grave scossa, che puó 
degenerare in una crisi vera e propria. 
Rivoluzioni. Epidemie. — E finalmente una crisi 
industriale può sorgere per effetto di rivoluzioni 
o di epidemie, perché le rivoluzioni provocano 
distruzioni di ricchezza, promuovono sperperi di 
capitali e disoceupazione degli operai, impove- 
riscono intere classi di consumatori e affievoli- 
scono la fiducia pubblica, mentre le epidemie 
influiscono a turbare l’equilibrio tra produzione 
e consumo, principalmente con la diminuzione 
di tutti i consumi, che non sono di assoluta ne 
cessita.
        <pb n="28" />
        LEZIONE TERZA. 
Variazioni nella produzione. 
II disequilibrio tra produzierte e consumo, che 
è la causa determinante di ogni crisi industriale, 
oltre derivare, come abbiamo visto nella lezione 
precedente, da variazioni del consumo, può esser 
cagionato dalle variazioni a cui è sottomesso 
pure l’altro elemento, cioè la produzione. 
Aumento della produzione per 1'aumento della 
popolazione. — E impossibile immaginare una 
produzione immobile, senza cambiamenti di sorta 
in periodi più o meno lunghi di tempo. Anche 
trascurando tutte le altre circostanze, il solo fatto 
che la popolazione dei paesi civili cresce rego- 
larmente ogni anno rende necessário un propor- 
zionale espandersi della produzione e dei mezzi 
indispensabili per attuarla. Acciocchè non si abbia 
una diminuzione nel reddito nazionale e un de- 
terioramento nel tenor di vita medio della po 
polazione, la parte di essa, che entra nuova 
ogni anno nell’arringo económico per esercitare 
i vari mestieri e le diverse profession i, deve fin 
dal principio trovare a sua disposizione mezzi 
produttivi tecnicamente efficient!, come quelli di 
cui dispone la popolazione rimanente, già da più
        <pb n="29" />
        23 
o meno tempo impiegata nella produzione so 
ciale. Come una madre, in attesa della nascita 
di un figlio, prepara e raccoglie, prima dell’aspet- 
tato evento, tutto ció che puó occorrere alia 
nuova creatura, cosí pure i mezzi produttivi, ossia 
le macchine, gli strumenti, le materie prime e 
gl’ impianti, che occorrono per ottenere i beni 
di consumo per l’aumentata popolazione, devono 
essere giá pronti nel momento in cui si estende 
la produzione di questi beni di consumo. Dal che 
deriva che nei paesi a popolazione crescente i 
mezzi produttivi sono sempre in esuberanza ri- 
spetto ai bisogni del momento e che, dovendo 
esser preparati assai prima, possono molto facil 
mente non corrispondere, per quantità o per 
qualità, alle esigenze della produzione success!va, 
facendo nascere un disequilibrio tra essa e il 
consumo. 
Mancanza di proporcione fra gli element! pro 
duttivi. — E la stessa necessita di accrescere i 
mezzi produttivi per espandere la produzione fa 
nascere nuovi disequilibri, perché è assai difficile 
che l’accrescimento di questi mezzi avvenga in 
esatta proporzione fra i singoli ele menti che li 
costituiscono, mentre taie proporzione è indispen 
sable per evitare disturb! economic! gravissimi. 
Se per una data produzione occorre riunire una 
certa quantità di lavoro e di capitale, se occorre 
che il capitale medesimo sia diviso in certe pro 
porzioni fra il capitale destinato a pagamento di 
salari, il capitale técnico circolante e il capitale 
técnico fisso, è chiaro che la produzione si arresta 
quando manca una parte del lavoro, o una parte
        <pb n="30" />
        del capitale, o quando i singoli element! di questo 
non sono fra loro nella dovuta proporzione. Ora, 
siccome le cause, che determinano Faumento 
nella quantité di lavoro e nelle singóle specie 
del capitale, non sono le stesse e non agiscono 
sempre nello stesso modo; siccome da un mo 
mento all’altro puó sorgere qualche ostacolo che 
impedisca il rifornimento di una parte del capi 
tale necessário per certe industrie, cosí è facile 
che si manifest! un’esuberanza da un lato e una 
deficienza dalFaltro nei diversi element! produt- 
tivi, che dará luogo ad un disequilibrio fra pro- 
duzione e consumo. 
Crisí nelF industria cotoníera in Inghííterra dal 
Í86&gt; al 1865. — Un esempio caratteristico di 
crisi industriale, dipendente dalla deticienza di 
uno degli element! produit!vi, si ha nella famosa 
carestia del cotone (cotton-famine) durata in In- 
ghilterra dal 1861 al 18ò5. Appena scoppiata la 
guerra civile americana, i port! degli Stati Unit! 
del Sud furon bloccati e per quattro anni l’in- 
dustria inglese della filatura e della tessitura si 
vide quasi del tutto precluso il suo mercato di 
rifornimento per il cotone. Il consumo di questa 
materia prima scende precipitosamente da 1084 
milioni di libbre nel i860 a 452 milioni nel 1862; 
il prezzo di essa aumenta moltissimo, mentre non 
aumenta in proporzione il prezzo de! prodotti di 
cotone; le piccole fabbriche, meno resistent!, fai- 
liscono e le grandi sono costrette a ridurre o a 
sospendere la produzione per mancanza di materia 
prima, licenziando un gran numero di operai. Le 
condizioni dei lavoratori, che erano ottime, pei
        <pb n="31" />
        25 
salari elevati e pei risparmi messi in serbo negli 
anni precedent!, si mutano radicalmente dopo 
il 1861 : cresce enormemente il numero dei di- 
soccupati, la miseria diventa grandíssima, nè si 
riesce di ri medi are ad essa con sottoscrizioni 
pubbliche, che si aprono dappertutto; nei distretti 
cotonieri la percentuale dei poveri da 2.90 sale 
a 13.70, arrivando in alcuni distretti perfino al 
20 o al 25 per cento della popolazione; e i salari 
degli operai che lavorano cal ano di 10 a anche 
di 20 per cento. Questa crisi industriale, che 
aveva fatto sorgere un’agitazione presso le class! 
lavoratrici, per avere aiuti pecuniar! da permet 
tes ai disoccupati di emigrare in massa, dimi- 
nuisce a misura che le importazioni di cotone 
tornano di nuovo ad affluire in Inghilterra, prima 
da altri paesi e poi anche dall’ America stessa, 
e scompare del tutto al principio del 1865. 
Spostamentí del lavoro o del capitale tra le varíe 
industrie. — L’esuberanza o la deficienza di 
lavoro e di capitale nelle diverse industrie, 
oltre dipendere dall’ andamento differente, che 
hanno quest! due elementi della produzione nel 
loro espandersi, puó manifestarsi anche in se 
gui to agi i spostamenti continui della domanda 
di prodotti, che renderebbero necessário un cor- 
rispondente spostamento nei mezzi produttivi da 
un ramo alPaltro dell’attività económica. Infatti, 
si puô avere disoccupazione nella classe lavora- 
trice, non solo quando c’è sproporzione tra l’of- 
ferta di lavoro e di capitale, ma anche quando 
da un lato c’è esuberanza d’offerta, mentre dal- 
l’altro ci sono molti posti disponibili da assor-
        <pb n="32" />
        i6 
birla tutta, se la demanda e l’offerta di lavoro 
non riescono ad incontrarsi e a mettersi in esatta 
corrispondenza, o se il lavoro non può facilmente 
passare da un’industria alPaltra. Quanto ai capi 
tal!, data la perfetta organizzazione del loro mér 
cate, non esistono difficoltà all’incontro della do- 
manda e dell’offerta, ma ne esistono talvolta di 
gravissime al passaggio da un impiego all’altro, 
mentre questo passaggio può esser necessário 
per rimediare ad errori commessi nella destina- 
zione data al capitale, o per sottrarlo aile con- 
seguenze disastrose dérivant! da un mutamento 
avvenuto nel consumo, che ha reso poco proficuo 
o addirittura improduttivo il capitale impiegato. 
Di fronte ad errori possibili e a variazioni con 
tinue nel consumo, il capitale dovrebbe potersi 
sempre trasformare, ossia passare da un’industria 
all’altra, con la massima facilita e rapidità. Ma* 
questa trasformazione dei capitali è sempre ugual- 
mente facile e pronta? 
Processi con cuí si trasformano i capitali. — 
Quando il capitale è disimpiegato, si presenta 
di solito sotto forma di moneta, la quale, essendo 
l’intermediario degli scambi, può essere indife 
rentemente impiegata in qualunque specie d’in- 
dustria; ed allora è facile fare affluire il capitale 
là dove più occorre, eliminando le disuguaglianze 
che fossero sorte nella sua distribuzione tra i vari 
impieghi. Ed è ugualmente facile far passare il 
capitale da un’ impresa all’altra, quando esso è 
composto di elementi che servono a divers! usi 
o che possono cambiar destinazione senza cambiar 
forma, come avviene nel capitale-salari, che ri-
        <pb n="33" />
        27 
muñera il lavoro in qualunque industria sia im- 
piegato, o nel combustibile e negli edifici, che 
si adoprano indiferentemente in parecchie specie 
di produzioni. Ma più difficile diventa la tras- 
formazione dei capí tali, quando si compie con 
T intervento del credito, che permette all’impren- 
ditore, i cui affari vanno bene, di prender capi 
tal! a prestito per allargare le sue operazioni, 
e all’imprenditore, i cui affari vanno male, di 
contrarre le sue operazioni, limitandosi all’uso 
del proprio capitale e prestandone perfino una 
parte ad altri. E le difficoltà crescono quando il 
passaggio dei capital i dali'una all'altra impresa 
si attua aspettando che il capitale si consumi o 
abbia compiuto il suo ciclo produttivo, perché 
anche nei capital! circolanti ci vuole un po’ di 
tempo prima che essi abbiano cessato di esistere 
sotto una forma e possano assumerne un’altra 
differente, mentre nello stadio intermedio il capi 
tale deve ri torn are sotto veste monetaria, il che 
non è possibile se viene a mancare l’esito dei 
prodotti ottenuti per mezzo di esso. 
Allorchè, poi, si tratta di capital! fissi, la cir- 
colazione che essi devono com pi ere perché si 
consumino e si trasformino, è molto più lenta e 
piena di ostacoli, onde il loro passaggio da un 
impiego all’altro non avviene se non con gravi 
danni pecuniar! per l'industria. I capitali fissi, 
infatti, perdono a poco per volta il loro valore 
e lo trasmettano ai prodotti che vengono ven- 
duti, onde a poco per volta si trasformano in 
capitale monetario, che può essere impiegato in 
qualunque altro modo e che ricostituisce il va 
lore distrutto, solo dopo che la trasformazione si
        <pb n="34" />
        28 
è interamente compiuta. E poichè ció esige un 
tempo piuttosto lungo, puó accadere facilmente 
che il ritiro dei capital! dalle imprese, diventate 
meno produttive o improduttive del tutto, non si 
faccia se non con perdi ta. Se un capitale fisso 
dura per io anni, dando origine a 1000 prodotti 
ogni anno, il suo valore passa ad Vioooo a ^ a 
volta nel prodotto, e se dopo un anno il prez- 
zo dei prodotti ribassa, questo ribasso influisce 
sulle 9000 porzioni di valore, che devono ancora 
trasformarsi in den aro, a misura che il capitale 
fisso deperisce e scompare, per cui esso pure 
subisce una riduzione duratura di valore, in quanto 
la di lui forma permane per altri 9 anni. Se il 
capitale fisso, che abbiamo preso come esempio, 
c una macchina che costa 100.000 franchi, ogni 
prodotto che se ne ottiene deve ricostituire 10 
franchi del valore di essa, facendo per semplicitá 
astrazione dalle spese di riparazione e dagl' in- 
teressi, perché 1000 prodotti all’anno per 10 anni 
a 10 franchi l’uno fanuo appunto 100.000 franchi. 
Dopo un anno la macchina vale 90.000 franchi, 
dopo due 80.000, dopo tre 70.000 e cosi di se- 
güito. Ma se, passato un anno, per l’ipotesi da 
noi fatta, i prodotti sono ribassati di prezzo, in 
modo che ciascuno di essi non possa contribuiré 
che per 8 franchi alla ricostituzione del valore 
della macchina, allora questo si riduce alla fine 
del primo anno a L. 72.000 invece che a L. 90.000, 
con una perdi ta di L. 18.000, che non puó esser 
in alcun modo eliminata. 
A misura, dunque, che da capital! disimpie 
gati o destinabili a divers! usi si passa a capitali 
circolanti e da questi a capitali fissi, la trasfor-
        <pb n="35" />
        29 
3 
mazione diventa sempre più difficile o meno van- 
taggiösa, onde la necessita che spesso incombe 
di effettuare questa trasformazione, alio scopo di 
metiere in equilibrio la produzione col consumo, 
diventa una causa sempre più frequente di crisi 
industrial!. E siccome il progresso della produ 
zione tende a far prevalere in essa capital! spe- 
cializzati, che non possono cambiar destinazione, 
e capital! fissi, rappresentati da strumenti costos!, 
da macchine complicate e da impianti colossal!, 
cos! si capisce come questo progresso medesimo 
abbia reso le crisi industrial! più frequent!, più 
profonde e di più lunga durata. 
Progress! tecnící e crísí industrial!» — E anche 
indipendentemente da questo prevalere dei capi 
tal! fissi in ogni industria, tutti i progress! tecnici 
possono per loro medesimi esser causa di crisi. 
Anzitutto chi li adotta per il primo ottiene dei 
guadagni eccezionali, i quali attirano altri im- 
prenditori sulla stessa via, onde la produzione 
si accresce moltissimo, mentre il consumo non 
puó espandersi subito nelle stesse proporzioni. 
Cosi dopo l’introduzione del sistema Bessemer, 
la produzione mondiale dell’acciaio arriva nel 1875 
a 2 8 / 6 milioni di tonnellate all’anno, mentre il 
consumo si mantiene ad un milione di tonnellate 
per parecchi anni successivi. L'apertura del ca- 
nale di Suez rese più brevi alcuni itinerari ma- 
rittimi ed accrebbe í’offerta di tonnellaggio navale 
molto al di sopra della domanda, perché i piro- 
scafi poterono far più viaggi di prima in uno 
stesso periodo di tempo, mentre il traffico non 
aumentó in proporzione. Ed anche nell’epoca delle
        <pb n="36" />
        prime costruzioni ferroviarie, gli utili eccezionali 
che davano le imprese di tal genere fecero affluire 
verso di esse una tal massa di capitali, da Ten 
dere esuberanti le linee costruite, rispetto al 
movimento dei trasporti allora esistenti. E vero 
che i progress! tecnici fanno ribassare, e spesso 
anche in mi sura assai sensibile, il prezzo dei 
prodotti e devono per ció provocare, o prima o 
poi, una espansione nella domanda; ma non si 
deve credere che tale espansione si manifest! 
subito, appena è avvenuto il ri basso dei prezzi, 
perché questo non basta a far cambiare da un 
momento all’altro le abitudini de! consumatori, 
e finché le abitudini non sono mutate, il consumo 
rimane inferiore alla produzione accresciuta. 
Ma, prescindendo da questa circostanza e am- 
mettendo per i potes! che il ribasso de! prezzi 
faccia immediamente aumentare il consumo, non 
è tanto facile che, per esempio, ad un raddoppia- 
mento della quantité prodotta faccia riscontro 
una riduzione a metà dei prezzi o un raddoppia- 
mento dei salar! o del reddito in genere dei con 
sumatori. E se i progress! tecnici aumentano la 
produzione, senza accrescere nelle stesse propor- 
zioni la capacité d’acquisto dei consumatori, ven- 
gono ad essere anche per questa ragione causa 
di un disequilibrio tra produzione e consumo. 
Né dobbiamo tacere che a nuovi disturb! eco 
nomic! adducono i progress! tecnici anche perché 
rovinano gli altri industrial!, che hanno mezzi 
produttivi arretrati e che non sono in grado di 
resistere alla concorrenza di coloro che adottarono 
mezzi più perfetti. Sono ben note le condizioni 
miserabili in cui si trovarono i fabbricanti che
        <pb n="37" />
        31 
avevano telai a mano, quando furono adottati 
i telai a macchina, i proprietari di bastimenti 
a vela allorchè divenne piú generale 1’uso dei 
piroscafi, o i vetturali con le loro diligenze quando 
si estesero le costruzioni ferroviarie. In tutti que- 
sti casi il vantaggio, che ottengono i consuma- 
tori col sorgere d’ industrie più progredite, è 
raggiunto colla rovina, sempre dolorosa, ma ne 
cessária, delle industrie arretrate, che sono costrette 
a soccombere.
        <pb n="38" />
        LEZIONE QUARTA. 
Varíazíoní nella círcoíazíone. 
Se ogni crisi industriale deriva, come abbiamo 
detto, da un disequilibrio tra produzione e con 
sumo, questo disequilibrio alla sua volta, oltre 
dipendere da variazioni dirette nel consumo e nella 
produzione, puô dipendere anche da una altera- 
zione che subiscono i rapport! tra Tuno e l’altra, 
o da un cambiamento che si manifesta nei pro 
cessi di circolazione, per mezzo dei quali le merci 
passano dai produttori ai consumatori. 
Crisi industrial! per modification! negli scambi. 
— Quando gli scambi avvenivano entro un mér 
cate locale, non ci pote vano essere interruzioni 
nei rapport! fra produzione e consumo ed era 
facile osservare i cambiamenti di esso, per adat- 
tare a questi 1’offer ta delle varie industrie. Ma 
col mercato di venta to mondiale, la produzione si 
compie in un paese ed il consumo in un al tro, 
e siccome i prodotti ester! si pagano in fin de! 
conti con prodotti nazionali, cosi ogni paese pro 
duce per il consumo altrui e consuma gli altrui 
prodotti. Un mercato cosí vasto non è facilmente 
controllabile; infinite sono le cause che possono 
far variare la domanda, rendendo, tutto ad un
        <pb n="39" />
        33 
tratto ed in modo imprevedibile, esuberante 
l’offerta di qualche prodotto, montre ogni inter- 
ruzione nel commercio internazionale turba ne 
cessariamente ¡’equilibrio tra produzione e con 
sumo nei paesi che sono tra loro in relazione di 
affari. Cosi, ad esempio, qualche anno fa la ri- 
voluzione in Russia ha diminuito in essa le im- 
portazioni dall’estero, danneggiando moite indu 
strie tedesche e gli esportatori di agrumi della 
Sicilia, che di solito fornivano il mercato mo 
scovita. Anche le guerre, come abbiamo giá avuto 
occasione di notare, alterano l’ordine abituale 
de gli scambi, impedendo il consumo di certi 
prodotti esteri, o rovinando le industrie nazionali, 
che all’estero vendevano i loro prodotti. 
Cambíamentí nei dazí e nei trasporté — Un’al- 
terazione simile succédé pei cambiamenti nel 
regime doganale: i dazi provocano uno sposta- 
mento nei capitali impiegati nella produzione, i 
quali si ritirano da certe industrie per fame 
sorgere delle altre, che spontaneamente non sa- 
rebbero sorte; mentre l’abolizione dei dazi espone 
alia concorrenza estera delle imprese industrials 
il cui esito diminuisce, come diminuisce del pari 
per l’impedimento che i prodotti di esse trovano 
nell’introdursi in un paese estero, che ha adot- 
tato un regime doganale fortemente protezionista. 
Di ció si ha un esempio nella crisi vinícola, che ha 
imperversato nelle Puglie, dopo la denunzia del 
trattato di commercio fra 1’ Italia e la Francia. 
E conseguenze non molto dissimili resultano pure 
dai cambiamenti nelle vie di trasporto. Le in- 
terruzioni nel servizio ferroviario e nella navi-
        <pb n="40" />
        34 
gazione, per disastri, per deficienza di materiale 
mobile o per iscioperi, danneggiano molti rami 
di produzione, che non possono più ricevere le 
materíe prime e il combustibile, di cui hanno 
bisogno e che facevano venire da lontano. E 
d’altro lato lo sviluppo dei trasporti rovina altre 
industrie, portando sul luogo in cui esse vivono 
prodotti simili a quelli che esse fabbricano e che 
prima non vi potevano affluire. Cosi l’apertura 
del can ale di Suez accrebbe le importazioni di 
riso indiano in Italia, con danno gravíssimo di 
molti nostri coltivatori, e lo sviluppo della na- 
vigazione a vapore, facilitando enormemente i 
trasporti di grano dall’ America, fu una delle 
principal! cause della tremenda crisi agraria, che 
colpi P Europa dopo il 1875. 
Aumento nella quantítá di moneta encolante. 
— Una nuova fonte di disequilibrio fra produzione 
e consumo si ha per Faumento o perla diminuzione 
nella quantitá di moneta metallica e di carta cir- 
colante in ogni paese. L’aumento della moneta 
metallica, dipendente dalla scoperta di miniere 
d’oro o d'argento in qualunque regione della 
terra, non avviene subito in modo uniforme in 
tutto il campo económico e non fa risentire la 
sua influenza in modo uguale in tutte le industrie. 
Di solito la moneta accresciuta di quantitá, che 
proviene dai paesi di miniere, entra nel paese 
che si considera o in pagamento di certe merci 
special! spedite all'estero, o affluendo verso le 
maggiori banche, che se ne servi ran no per au 
mentare le operazioni di prestito. In un modo o 
nell’altro la nuova moneta accorrerá da principio
        <pb n="41" />
        35 
soltanto verso quelle industrie che l’hanno rice- 
vuta in pagamento dall'estero o che l’lianno avuta 
a prestito dalle hanche. E queste industrie ne 
rimarranno doppiamente beneficate: in quanto 
possono vendere i loro prodotti ad un prezzo più 
alto, e in quanto pagano i salari in una mi sura 
non ancora accresciuta ed acquistano le materie 
prime ai prezzi soli ti da altre industrie, che non 
hanno ancora subita 1’influenza delle nuove cor 
ren ti monetarie. Queste ultime industrie, invece, 
sopportano subito delle perdite, perché pagano 
di più il lavoro e le materie prime, mentre ven- 
dono i loro prodotti agí i stessi prezzi di una volta. 
Ma anche le industrie favorite, che si espandono 
sotto la spinta dei guadagni eccezionali, perdono 
la loro posizione privilegiata, appena le correnti 
monetarie si sono sparse ovunque e in modo 
uniforme, e vengono colpite da una crisi, che le 
obbliga a ristringere la produzione al livello di 
prima. 
Fenomeni uguali si hanno quando lo Stato 
emette una grande quantité di carta moneta a 
corso forzoso. Essa, con la sua quantité eccessiva, 
provoca un aumento diretto nei prezzi, insieme 
ad un aumento indiretto, derivante dall’aggio 
sui metalli preziosi, che rincara i prodotti ve 
ri uti dall’estero. Questi soltanto, dunque, subi- 
scono I'aumento indiretto, mentre Faumento di 
retto colpisce soltanto le merci acquistate dallo 
Stato con le nuove emission! di carta. Allora, 
accanto a gravi perdite per alcune industrie, si 
avranno guadagni eccezionali per tutte quelle che 
hanno risentito per le prime Faumento di prezzi; 
ma questi guadagni eccezionali non saranno di
        <pb n="42" />
        36 
lunga durata e si risolveranno in veri disastri, 
quando la carta accresciuta si sarà sparsa in 
modo uniforme sopra tutti i prodotti. 
Crisi mondiale del Í857, — Un esempio di crisi 
industriale, dipendente da un grande aumento di 
moneta metallica circolante, ci vien fornito dalla 
crisi che colpi i paesi più civili del vecchio e 
del nuovo mondo nel 1857. In seguito alla sco- 
perta di giacimenti auriferi nell’ Australia e nella 
California, la produzione mondiale dell’oro si ac- 
crebbe in proporzioni veramente straordinarie : 
dal 1848 al 1856 il valore del nuovo oro scavato 
ammonta a 6055 milioni di franchi, e quello del- 
rargento a 2171 milioni, ossia in totale a 8226 
milioni di franchi, con una media annuale di 913 
milioni, mentre la media degli anni precedent! 
era appena di 220 milioni. Dali’ Australia e dalla 
California le correnti monetarie affluiscono verso 
T Inghilterra, che le contracçambia con esporta- 
zioni di merci, ció che fa estendere molti rami 
d’industria, sviluppa lo spirito d’intrapresa, da 
incremento alie costruzioni di navi e di ferrovie 
e provoca un aumento prima parziale e poi ge 
nerale dei prezzi. Questo movimento di espan- 
sione è favorito dalle banche, che possono lar- 
gheggiare nei prestiti, valendosi delle riserve 
tanto accresciute in seguito appunto alie impor- 
tazioni metalliche, e si propaga poi anche negli 
Stati Uniti d’ America, che esportano in Europa 
in grande quantitá grano e altre derrate agrario 
e che risentono 1’influenza benéfica di una forte 
immigrazione di capital! proveniente dall’Europa. 
Ma nel nuovo mondo la speculazione è presto
        <pb n="43" />
        37 
spinta all’eccesso, le banche fanno credito al di 
là dei loro mezzi disponibili e quando nell’agosto 
del 1857 la prosperita pareva giunta al suo cul 
mine, cominciano alcune hanche a sospendere i 
pagamenti; in un momento i fallimenti si mol- 
tiplicano, il saggio dello sconto sale a 25, a 60, 
a 100 per cento, quattordici societá ferroviario 
falliscono, i prezzi ribassano da 10 a 35 per cento, 
e moite fabbriche sono costrette a chiudere. Dal- 
1’America poi la crisi dilaga in Inghilterra e in 
tutti gli altri paesi del continente europeo, che 
avevano risentito Pinfluenza eccitante delle nuove 
correnti monetario. 
Dímínusíone nella quantítá di moneta círcolante. 
— Anche la diminuzione nella quantitá di mo 
neta circolante in un paese è causa frequente di 
gravi crisi industriali. La moneta puó diminuiré 
sensibilmente, quando le importazioni di merci 
dall’estero sono eccessive e in misura assai su- 
periore al normale, come, ad esempio, allorché 
la mancanza di raccolto ohbliga un paese a far 
venire di fuori rilevanti partite di grano, che 
difficilmente daran no origine ad un equivalente 
aumento delle esportazioni di merci e che do- 
vranno per ció esser pagate in contan ti ; o quando 
le importazioni dall’estero provengono da paesi 
different! dai soliti, coi quai i non si han no rela- 
zioni di aflari stabilité, e non si possono per con- 
seguenza contraccambiare con l’invio di merci 
nazionali; o quando influe si tratta di fare grandi 
pagamenti all’estero, non per merci ricevute, come 
nei due casi precedenti, ma per sborsare una 
forte indennitá di guerra, o per un prestito di
        <pb n="44" />
        38 
somma rilevante, che la nazione che si considera 
fa ad un’altra. Ora la diminuzione nella quantità di 
moneta circolante in un paese, che si manifesta 
per una di queste circostanze, ristringe i mezzi 
d’acquistoe riduce l’esito di molti prodotti, contrae 
le disponibilità delle hanche e riduce i prestiti 
che esse possono concederé ad industriali e a 
commercianti, e determina facilmente una crisi 
in moite o anche in tutte le industrie del paese 
stesso. 
Crisi inglese del Í864. — E quelle che è acca- 
duto in Inghilterra nel 1864, in seguito alla 
chiusura del mercato americano del cotone, di 
cui abbiamo fatto cenno nella lezione precedente. 
Quando nel 1861 diminuirono sensibilmente le 
importazioni di cotone americano in Inghilterra, 
si cercó di rimediare alia deficienza, col far ve 
nire cotone dall’Egitto e dall’ India. Ma questo 
cambiamento subitáneo nella provenienza di certe 
importazioni inglesi non poteva esser susseguito 
da un cambiamento ugualmente rápido nelle 
esportazioni; giacché non era presumibile che 
gP Indiani e gli Egiziani sentissero un maggior 
bisogno di merci fabbricate nella Gran Brettagna, 
per il solo fatto che essa demandava del cotone 
in più gran quantità. Per ció questo prodotto 
doveva esser pagato in moneta, la quale, uscendo 
dalle r i serve delle banche, provocó un ristrin- 
gimento del credito ed una crisi industriale di 
pendente da difetto di medio circolante. E difatti, 
mentre nel quinquennio dal 1856 al i860 le im 
portazioni di cotone in Inghilterra ammontarono 
a 1933 milioni di libbre, di cui 1633 dall’Ame-
        <pb n="45" />
        39 
rica, 207 dali’India e 57 dall’Egitto, invece nel 
quinquennio 1861-65 I e importation) totali di 
cotone si riducono a 1265 milioni di libbre, ma 
di queste sole 531 vengono dall’America, mentre 
ne vengono 491 dall’India e 191 dall’Egitto. In 
conseguenza di ció le esportazioni di metalli pre- 
ziosi per 1’ Oriente salgono a 250 milioni di 
franchi nel 1861, a 450 milioni nel 1862 e a 575 
milioni tanto nel 1863 come nel 1864; la riserva 
di oro della Banca d’ Inghilterra, che ammontava 
nel 1859 a 447 milioni di franchi, discende nel 
1864 ad una media annua di 337 milioni, e gli 
industriali trovano difficoltà ad aver prestí ti, sui 
quali devono pagare un saggio di sconto fin 
del 10 per cento. 
Esportaziçne di prodottí e rítorno della moneta 
uscita. — E vero che l’esportazione di moneta, 
in quanto ta ribassare i prezzi dei prodotti na 
tional!, è sempre temporánea, perché, facilitando 
l’esportazione di questi, permette che i metalli 
preziosi usciti ritornino entro breve tempo. Ma 
anche quando all’esportazione di moneta si so- 
stituisce l’esportazione di prodotti si possono ave re 
gravi disturb) economic) per moite industrie. Il 
prestito, che una nazione fa ad un’altra, se mo 
mentaneamente dà luogo ad un passaggio di 
metalli preziosi, determina in fin dei conti delle 
vendite di merci, che il paese mutuante spedisce 
a quelle mutuatario, e che questo paga coi mezzi 
fornitigli dal primo. La maggior demanda di 
certi prodotti dà impulso ad alcune industrie 
presso la nazione créditrice ; ma, allorchè cessano 
le disponibilità del prestito, quelle industrie sono
        <pb n="46" />
        rovinate, perché la nazione debitrice non può 
più continuare a comperare nelle proporzioni di 
prima. 
Crisi inglese dei 1890. — Anche di questo fe 
nómeno si trova un esempio in Inghilterra, che 
è il paese delle grandi esperienze economiche, 
nella crisi scoppiata nel 1890, in seguito al fal- 
limento della casa bancaria Baring. Per mezzo 
di questa casa la repubblica Argentina aveva 
contratto prestiti rilevanti in Inghilterra, por 
tando il suo debito pubblico da 250 milioni di 
franchi, come era nel 1874, a un miliardo e mezzo 
nel 1890. Le esportazioni inglesi in Argentina 
salgono da 117 milioni di franchi nel 1885 a 267 
milioni nel 1889, ed avvengono sotto forma di 
binari per ferrovie, ponti, macchine e articoli di 
lusso, pagati col ricavo dei prestiti, con grande 
vantaggio delle industrie, che forniscono questi 
prodotti e che si espandono in vista di taie ec- 
cezionale domanda. Ma questa domanda non 
poteva essere di lunga durata e cessa infatti bru 
scamente, provocando una tremenda crisi indu 
striale nella Gran Brettagna, allorchè il crack 
argentino determina il fallimento della casa Ba 
ring e la cessazione dei prestiti che si facevano 
col di lei intervento. 
Crédito e crisi industrials — E siccome i pro 
dotti possono essere richiesti anche da coloro 
che non hanno mezzi per pagarli e che li otten- 
gono a credito, una nuova causa di disequilibri 
fra produzione e consumo é data dalle espansioni 
e dalle contrazioni che il credito stesso subisce.
        <pb n="47" />
        41 
In certi moment! i commercianti prevedono che 
alcune merci aumenteranno di prezzo per maggior 
domanda, per impediment! all’ importazione o 
per qualunque altra causa e si mettono a fare 
acquisti a credito, spingendo gl’industriali ad 
estendere la produzione. E l’aumento de! prezzi 
si manifesta, infatti, dapprima per la richiesta 
più intensa di alcuni commercianti e poi per 
l’intervento di nuovi speculatori, convint! che i 
prezzi seguiteranno a crescere e disposti a com 
prare per trar profitto dall’aspettato aumento. Più 
le merci rincarano, più la speculazione fa acquisti, 
dando un ulteriore impulso alla produzione ; 
onde Faumento dei prezzi, che in principio era 
giustificato da motivi ragionevoli, diventa ecces- 
sivo, supera ogni aspettativa e non trova più 
alcuna giustificazione. Di questo si accorgono o 
prima o poi gli speculatori più prudenti, che 
cominciano a vendere; i prezzi cessano di aumen 
tare e lentamente calano; allora tutti vogliono 
liquidare per evitare perdite maggiori, mentre 
pochi sono disposti a comprare ora che la ten- 
denza è verso il ribasso; e cosi il ribasso con 
tinua e si fa sempre più precipitoso, provocando 
un gran numero di fallimenti presso gli specu 
latori e arrestando le vendite e la produzione 
presso gl’ industrial!. 
Questi aumenti e questi ribassi di prezzi po- 
trebbero avvenire ugualmente anche se il credito 
non esistesse, ma accadrebbero in poche merci 
soltanto ed in misura più modesta e ristretta, 
qualora i prodotti si dovessero pagare in contanti. 
Col credito, invece, la speculazione può esten- 
dersi sopra una gran quantité di merci e Fau-
        <pb n="48" />
        42 
mento dei prezzi può esser spinto piú oltre, poichè 
la demanda è alimentata da un mezzo d’acquisto, 
che si espande spontaneamente, senza spesa, 
senza sacrifizio; mentre nel momento della rea- 
zione il ribasso è più violento, perché non è 
possibile aspettare a vendere, come si aspette- 
rebbe se si fosse cómprate a contanti, ma tutti 
devono vendere ad ogni costo e subito, per far 
fronte agli impegni assunti in vista di un esito 
immediate. E cosí il credito, riuscendo a spin gere 
più oltre Faumento e il ribasso dei prezzi, ren 
dendo più sensibile la differenza tra i prezzi mas- 
simi e i prezzi minimi, è per necessita causa 
determinante o aggravante di crisi industrial!.
        <pb n="49" />
        LEZIONE QUINTA. 
Andamento delle Crisi« 
I tre stadi di cgni ctisi. — In ogni crisi si nci 
tano sempre due stadi caratteristici, ossia un pe 
riodo di preparazione e un periodo di liquidazione, 
Ira mezzo ai quali sorge un terzo stadio, che 
dura piú o meno tempo e che rappresenta lo 
scoppio della crisi. Ma mentre nelle crisi di 
credito o di borsa questo stadio intermedio è 
brevissimo, è chiaramente visibile e col nome di 
crack costituisce un momento veramente terribile 
per la vita económica dei popoli, nelle crisi in 
dustrial;, invece, il crack non esiste o si mani 
festa in altri ambienti, quando esse scoppiancx in 
segui to a speculazioni ecccssive o al fallimento 
di grandi banche, mentre di solito 1’ arresto del 
periodo di preparazione e 1’ inizio del periodo di 
liquidazione avvengono lentamente, senza fracasso 
e per una serie di eventi sfavorevoli alle indu 
strie di un paese. 
Período di preparazione« Aumento dei prezzí. — 
Quando esiste un perfetto equilibrio tra produ- 
zione e consumo, tutte le industrie, come abbiamo 
visto nella lezione prima, si trovano nel loro 
stato normale. Ma questo stato di equilibrio per-
        <pb n="50" />
        44 
fetto non dura mai a lungo, ed appena s’inizia 
un movimento di espansione eccezionale in lutta 
T attività económica, comincia il periodo di pre- 
parazione della crisi. 
Il primo segno visibile di esso è dato dall’ au 
mento dei prezzi di moite merci; non di tutte, 
perô, perché in tal caso sarebbe puramente nomi 
nale, modificherebbe nelle stesse proporzioni i 
prezzi ed il costo, i redditi e le spese e influi- 
rebbe soltanto sulle espressioni monetarie dei 
valori. Non è possibile che tutti i rami d’industria 
prosperino nello stesso tempo e nella misura stessa: 
la speculazione prende un dato indirizzo, si dirige 
in particolare sopra certe merci o sopra certe 
specie di attività económica, e a queste soltanto 
è limitato l’aumento dei prezzi. D’altronde, poi, 
le stesse cause influiscono su di essi in modo 
diverso, seconde che la produzione segue più o 
meno rapidamente il movimento di espansione 
verificatosi nella demanda, secondo che Faumento 
dei prezzi limita più o meno F esito, o secondo 
che F accresciuta produzione diminuisce od ac- 
cresce il costo di ogni prodotto. Ed un aumento 
cosi disuguale dei prezzi danneggia le industrie 
che non l’hanno subito, in quanto consumano 
prodotti rincarati, danneggia tutti coloro che 
hanno redditi fissi, diminuendo la loro capacita 
di consumo, ed in generale sposta i rapport! tra 
prezzi e costi, tra redditi e spese. 
Aumento della produzione. — Come conseguenza 
di questo aumento di prezzi, cosí irregolare e 
che provoca efietti cosí differenti sulle varie classi 
social!, si ha un rilevante incremento nella produ-
        <pb n="51" />
        45 
4. 
zione complessiva. Ma in che modo si manifesta 
un tale incremento? Naturalmente si espanderanno 
soprattutto quei rami d’ industria, in cui ha avuto 
luogo il rialzo dei prezzi, mentre gli altri rami 
d’industria rimarranno invariati. E questa espan- 
sione unilaterale della produzione non puó a mono 
di trovare o prima o poi un limite nella quantitá 
di capitale esistente, nel numero di operai disponi- 
bili e nel tempo di lavoro ad essi assegnato. 
E vero che in questi periodi di grande attivitá 
gli elementi necessari alia produzione si accre- 
scono e agiscono con piú eflicacia, perché s’im- 
piegano capitali che prima erano inoperosi, e 
operai che prima erano disoccupati, e s’ impie- 
gatio con la maggiore intensité possibile. Ma se 
ció dimostra che c’ è un certo margine per esten- 
de^e la produzione, ció non toglie che gli ele 
menti di essa sieno sempre aumentabili solo entro 
dati limiti, al di là dei quali il maggior impiego 
di lavoro e di capitale in alcuni rami d’industria 
significa necessariamente minor impiego di lavoro 
e di capitale in altri rami. In altri termini, 1’ e- 
spansione della produzione, nei periodi che alcuni 
chiamano di prospérité e che noi chiamiamo di 
preparazione alla crisi, è in parte un semplice 
spostamento nell’indirizzo della produzione stessa. 
Aumento dei mezzí produttíví. — E per ottenere 
questo spostamento, per dare uno sviluppo ec- 
cezionale ad alcuni rami d’industria, è necessário 
che essi allarghino i loro impianti, che facciano 
una maggior domanda di macchine, di costru- 
zioni ecc., onde le industrie, che forniscono mezzi 
produttivi, devono di contraccolpo espandersi
        <pb n="52" />
        46 
anch’esse. Ecco un nuovo elemento di prosperità, 
che è un nuovo elemento di preparazione alia 
crisi. Giacchè c’ è una grande diíFerenza tra la 
demanda di beni destinad al consumo e la do- 
manda di beni destinad a nuove produzioni : quella 
puó progredire sempre, questa invece è necessa 
riamente di breve durata; 1’una si riferisce a 
prodotti che devono essere di continuo rinnovati, 
T altra a prodotti che durano per molti anni. Chi 
compra oggi una macchina, o costruisce una 
fabbrica o una casa, non ha bisogno di un’ altra 
macchina, di un’ altra fabbrica, di un’ altra casa 
doman i o doman 1’altro, come chi compra pane 
o vestiti ; ma ne avrà bisogno forse tra dieci o 
vend anni; per cui l’espansione avvenuta nelle 
industrie, che forniscono beni produttivi, é sempre 
pcricolosa per esse, in quanto esse non possono 
contare sopra una domanda continuata, mentre 
in vece avrebbero bisogno di una domanda cre 
scente, per utilizzar meglio gl’ impianti colossali, 
fatti nei momenti di maggiori richieste, o per 
evitare le perdite inerenti alla contrazione troppo 
rapida della produzione. E la domanda di beni 
produttivi è sempre di breve durata, non solo 
perché essi soddisfano a bisogni che non si rin- 
novano ogni anno e la cui soddisfazione dura 
per molto tempo, ma anche perché sono acqui- 
stati col capitale e non col reddito. Ora il red- 
dito è una corrente continua, che sempre scompare 
e sempre si ricostituisce, mentre il capitale si 
esaurisce presto e si ri form a lentamente. 
Spostamenti nel consumo* — Oltre a cié, 1’ au 
mento nell’attività económica, che si manifesta
        <pb n="53" />
        47 
in questi periodi, avviene sempre nelle vie meno 
vantaggiose per la società. Mentre tutti coloro 
che hanno redditi fissi sono costretti a ristringere 
le loro spese, gli speculator! spiegano il massimo 
lusso e fanno en or mi sprechi. E questo lusso e 
quest! sprechi, concentrât! in poch! luoghi e presso 
ristrette categorie di persone, danno l’apparenza 
esterna delia prosperità, mentre sono soltanto la 
copertura ipocrita della malattia económica, che 
cova neirinterno dell’organismo sociale. Ed anche 
la ricchezza, che non vien consumata, ma si con 
sacra a scopi produttivi, è impiegata nel peggior 
modo possibile da capitalist!, da commercianti o 
da industriali, mal guidât! dall 'aumento dei prezzi 
di alcuni prodotti, tratti in errore dalla prospe 
rità passeggera di alcune industrie, accecati dal 
successo di certe imprese. 
Crédito e speculazíone. — Tutti credono alia 
durata di questo periodo di prosperità, pensano 
che i prezzi continueranno a crescere ancora, e 
impiegano i capitali nelle produzioni e nei traf- 
fici, dove I'aumento è maggiore e dove più tre 
menda si prepara la rovina. Chi non ha mezzi 
se li fa prestare e trova facilmente credito; i 
sostituti della mon eta circolano rapidamente e 
sono accolti con favore; ogni impresa, anche la 
meno solida, trova i capitali a prestito per im- 
piantarsi e per estendersi. Cosi la disorganizza- 
zione manifestatasi nelle industrie e nei commerci 
si propaga al mercato monetario e investe anche 
gli istituti di credito. Per mezzo di questi la spe- 
culazione trova alimento continuo, ed essa fa 
sorgere hanche, fabbriche, imprese di ogni genere,
        <pb n="54" />
        48 
destínate ad una vita efAmera; mentrepoi, quando 
precipita questo castello di carte innalzato dagli 
speculatori, essi subiscono perdite ingenti, e le 
loro perdite si ripercuotono in distruzione di ric- 
chezza, in rovina per gl’industriali, in disoccupa- 
zione per gli operai. 
Fine del período di preparazíone e cracfâ — Que 
st! movi menti nei prezzi, nella produzione, nel 
consumo, negl' impieghi del capitale, nell’uso del 
credito e nella speculazione sono tante cause che 
influiscono a provocare un disequilibrio fra pro 
duzione e consumo. Esso è la conseguenza ine 
vitable del periodo di espansione, perché non è 
possible che questa avvenga, lasciando che gli 
elementi economic! mantengano le stesse propor- 
zioni che avevano prima di espandersi ; e la disu- 
guaglianza nell’aumento dei prezzi dei sin gol i pro- 
dotti, nella domanda di beni di consumo e di boni 
produttivi, nella potenza d’acquisto delle varie 
class! social!, nello sviluppo delle diverse imprese 
e nelTindirizzo della speculazione, non fa che pre 
parare il terreno favorevole per lo scoppio di una 
cris!, che avverrá al presentarsi della prima oc- 
casione. Il capitale si è investito in impianti di 
lunga durata e in forme fisse su larga scala; il 
capitale disponible diventa scarso, provocando 
fort! rialzi nel saggio dello sconto ; la specula 
zione non puó piú fare acquisti, vuole vendere 
e, non potendo realizzare, chiede proroghe ai cre 
ditor! ; le merci si accumulano nei magazzini e 
i prezzi calano; il ciclo della produzione e della 
circolazione si arresta, e in mancanza di mezzi 
di pagamento, si ricorre a mille espedienti per
        <pb n="55" />
        49 
averli a propria disposizione. E il momento cri 
tico. Il bisogno di espertare moneta metallica 
per fare ingenti pagamenti all’ estero, il ritiro di 
una grande quantitá di depositi dalle banche, che 
le costringe a ridurre i prestiti ai commercianti 
e agli speculator), il fallimento di un importante 
istituto di credito sono le circostanze più fre 
quent) che determinano il cracf. 
Caratteri economic) dei cracks. — Il cracfc è il 
momento di pánico, col quale termina il periodo 
preparatorio della cri si, e che dura, fino a che 
non s’inizia il periodo di liquidazione, per tutto 
il tempo in cui non si sa come questa potra farsi. 
Esso, come abbiamo detto, non si manifesta mai 
direttamente nel campo industriale, ma scoppia 
dapprima in quegli organism) più délicat), che 
sono le banche e le borse, e da qui ripercuote 
i suoi efietti disastrosi sopra tutte le industrie. 
La durata del crack non è sempre uguale. Quello 
scoppiato a Londra nel 1866 si puô dire sia du- 
rato un solo giorno; quello di Vienna del 1873 
duró tre giorni, l’8, il 9 e il 10 di maggio; nella 
crisi americana del 1857 il crack si prolungo dal 
-4 agosto al 13 ottobre, e in quella precedente 
ancor più grave duró tre anni dal 1837 al 1839, 
col fallimento di 618 banche nel 1837 e di 959 
nel 1839. Ma il crack più breve può anche essere 
il più terribile, corne è stato infatti quello di 
Londra del 1866, che ci viene descritto tre mesi 
dopo dal Wolowski in tali termini: 
Il venerdi nero di Londra VH maggio 1866. — 
L’11 maggio 1866 la grande metrópoli del com-
        <pb n="56" />
        50 
mercio mondiale sembrava colpita da stupore: 
un’angoscia orribile si era impadronita dei cuori 
più ferm i e turbava gli animi piú risoluti. Onde 
di gente passavano dal corso principale per in- 
vadere il centro della città, e la folla composta 
di uomini dallo sguardo cupo, diventava sempre 
più compatta, a misura che si avvicinava alla 
via dove hanno la loro sede le grandi banche e 
i banchieri. In mezzo a queste file serrate non 
un grido: la costernazione contraeva i volti, la 
disperazione si traduceva in un triste silenzio. 
Tutti si precipitavano verso alcune case, le cui 
porte assediate lasciavano passare il flusso e ri- 
flusso di queste onde viventi. Si vedevano da 
ogni parte nelle mani impazienti dei portafogli, 
dei memorial!, degli chèques, delle carte di ogni 
forma sovraccariche di cifre, símbolo spaventoso 
di una crudele catástrofe. Si sarebbe detto che 
la nave che porta lTnghilterra e la sua fortuna 
si fosse squarciata con un terribile scricchiola- 
mento e che la massa dei naufraghi si precipi 
tasse sui rottami in cerca di mezzi di salvataggio. 
Il ricordo di questa convulsione non si cancel 
lera mai dalla memoria di Tondra. La data del 
venerdi ñero vi restera incisa per sempre: questo 
giorno ha seminato l’angoscia e lo spavento, ha 
fatto risuonare il segnale della rovina universale: 
nessuno si fidava più di nessuno, nè di sè stesso, 
dal momento in cui si era saputo che la casa 
Overend, Gurney e C. aveva chiusi gli sportelli 
il giorno avant! aile 2 l / i del pomeriggio e si era 
dichiarata insolvibile. 
Trasformazioni dei cracks. — Ma anche nello
        <pb n="57" />
        51 
stesso campo del credito i cracks si attenuano e 
tendono perlino a scomparire. Difatti nella crisi 
inglese del 1890, di cui abbiamo giá parlato, non 
si è avuto crack, ad onta che la casa Baring 
abbia sospeso i pagamenti con un passivo di 525 
milioni di franchi, montre il passivo della ditta 
Overend, Gurney e C. era soltanto di 250 milioni. 
E non si è avuto, perché la Banca d’Inghilterra, 
avendo saputo per tempo delle cattive condizioni 
finanziarie dei Baring, si fece prestare delle forti 
somme dalla Francia e dalla Russia e si trovó 
in grado di largheggiare nelle operazioni di sconto 
quando il disastro fu noto a tutti, di modo che 
la hducia non venne scossa, non ci fu pánico, 
né crack. E nel campo industriale le ripercussioni 
dei cracks si rendono meno sensibili o spariscono, 
a misura che, da crisi determinate da specula- 
zioni eccessive in certe categorie di merci, si 
passa a crisi determinate dalla fondazione di nuove 
imprese, che poi non reggono, e infine a crisi 
dipendenti principalmente da un’espansione esa- 
gerata della produzione. Nelle crisi di specula- 
zioni e di fondazioni il crack colpisce le industrie 
in modo più diretto ed è il momento più disa 
stroso, passato il quale può dirsi dileguata la 
tempesta; nelle crisi di produzione, invece, la 
malattia dura più a lungo, ma il passaggio dal 
Periodo di preparazione al periodo di liquidazione 
avvicne gradatamente e con meno fracasso. 
Período di liquidazione. — Ma in qualunque 
modo avvenga tale passaggio, quando è trascorso 
quello stadio d’incertezza e di perplessitá, in cui 
le persone di affari non sanno come far fronte
        <pb n="58" />
        52 
ai loro impegni, in cui la moneta scarseggia, nè 
può sostituirsi coi titoli di credito perché manca 
la fiducia, incomincia il terzo periodo, che è quello 
della liquidazione. In esso il ribasso dei prezzi 
prepara lentamente il ritorno delP equilibrio tra 
produzione e consumo, gli affari languono, gli 
eccessi precedenti distolgono da nuove imprese 
e da ogni iniziativa, i capitali disponibili si de- 
positano presso le ban che o si tengono inoperosi, 
quelli già impiegati sono immobilizzati in ferrovie, 
in navi, in fabbriché, in case o in macchine che 
non danno reddito, le industrie riducono la pro 
duzione e licenziano un gran numero di operai. 
Le perdite di ricchezza, i fallimenti e la diminu- 
zione dei profitti e dei salari deprimono il con 
sumo, la diminuzione del consumo fa ribassare 
i prezzi, il ribasso dei prezzi ristringe ancora la 
produzione e il ristringimento della produzione 
diminuisce di nuovo salari e profitti. 
Depressíone e rítorno alio stato normale. — Se 
tutti i ra.ni d’industria, che forniscono beni d’uso 
immediato, si potessero accordare di riprendere 
il lavoro e di scambiarsi reciprocamente le loro 
merci come in tempi normal!, troverebbero presto 
il modo di ristabilire i profitti e i salari ad un 
livello possibile. Ed anche le industrie, che for 
niscono beni produttivi, dopo aspettato un pó 
piú di tempo, riattiverebbero le loro vendite, ap- 
pena il rinato spirito d’ intrapresa facesse riau 
mentare gl’investimenti di capitale. La fiducia si 
propagherebbe in tutto il campo economice, il 
credito darebbe mczzi accresciuti d’ acquisto e i 
prezzi tornerebbero a salire. Ma invece di solito
        <pb n="59" />
        53 
l’intera economia sociale dopo una crisi piomba 
in una depressions più o meno lunga, lo scorag- 
giamento più profondo invade tutti gli uomini 
di affari, e nei più diversi rami d’ industria si 
propaga una disorganizzazione, che non si puó 
eliminare tanto facilmente e che dura anche dopo 
compiuta la liquidazione della crisi. 
Intanto con questa liquidazione il mercato si 
sbarazza delle imprese dubbie, degli operatori 
poco solidi, dei crediti incerti. Gli affari a cré 
dito sono diminuid e a contanti si liquidano gli 
affari vecchi e s’iniziano i nuovi. Quando poi la 
liquidazione stessa è ben avviata, si conoscono 
le case commercial! che hanno resistito e quelle 
che sono cadute, tutto ció che si reggeva male 
in piedi sprofonda, ed il mercato si purifica come 
l’aria dopo la tempesta. E il processo di risana- 
J nento comincia: spariscono le illusion!, tutti di- 
ventano più prudent!, almeno finche ri mane il 
ri cor do della catástrofe passata, si preferiscono 
gl’impieghi solidi, si cerca col lavoro e col ri- 
sparmio di rifare la ricchezza perduta, e moite 
Perdite si dimostrano più piccole di quelle che 
si fosse creduto dapprima.
        <pb n="60" />
        LEZIONE SESTA 
Pcríodícítà delle crísú 
Modo d'íntendere la períodícítà. — E’ stato os- 
servato che le crisi industrial! di carattere gene- 
rale ritornano con una certa periodicità. Dal 
principio del secolo XIX fino ai nostri giorni 
si sono avute crisi in Europa negli anni 1815, 
1825, 1836-39. 1847, 1857, i860, 1873, 1882, 1890, 
1901 e 1907. La periodicità, come si vede, non 
deve intendersi in un senso esattamente matemá 
tico, perché fra una crisi e l’altra non c’é un 
intervallo fisso di 10 anni, come si credeva una 
volta, ma un intervallo ora maggiore ed ora mi 
nore; e non deve riferirsi a tutte le specie di 
crisi industriad, perché queste possono derivare 
da cause svariatissime, che non si comportan© 
tutte alio stesso modo. 
Cause organíche ed ínorganiche delle crisi. — 
Alcune di tali cause sono costituite da forze che 
si spostano, si trasformano ed operano entro lo 
stesso organismo económico e che rappresentano, 
appunto per ció, delle cause che ben a ragione 
si chiamano organiche ; mentre altre, invece, sono 
costituite da element! che si trovano al di fuori 
del corso regolare dei processi economic! e che
        <pb n="61" />
        penetrarlo in essi come corpi estrañez c vi pro- 
ducono cambiamenti sensibili, onde rappresentano 
delle cause, che potrebbero dirsi, per opposizione 
alie prime, inorganichc. Le une povocano delle 
crisi industrial! di carattere generale, strettamente 
connesse alio stesso sviluppo delia economia dei 
popoli ; le seconde, oltre affrettare lo scoppio delle 
crisi generali o renderle più intense, influiscono 
soprattutto a determinare le crisi parziali e local!, 
che avvengono senza regola e spesso senza pre- 
parazione. Nelle crisi dipendenti da cause inor- 
ganiche sarebbe assurdo il voler riscontrare una 
qualche périodicité: il cambiamento subitáneo della 
moda, lo scoppio di una guerra o di una rivo- 
luzione, i progress! tecnici avvenuti in una data 
industria, l’aumento o la diminuzione dei dazi di 
confine, l’aprirsi o il chiudersi di vie di trasporto 
seno tanti elementi estranei, che da un momento 
all’altro possono arrestare l’esito dei prodotti, 
danneggiare moite industrie, spargere di rovine 
un’intera regione, sono tante cause inorganiche 
di crisi, che si manifestano all’improvviso, senza 
ordine, ad epoche variabilissime. Invece le crisi 
dipendenti da cause organ ¡che, scaturendo dagli 
stessi process! dello sviluppo económico, hanno 
u n andamento típico e ben determinate e ritor- 
nano regolarmente, a interval)i più o meno lun- 
ghi, ma sempre con una relativa périodicité. 
Accumulazíone del capitale e ríbasso dei pro- 
fítti. — Qual’ é la ragione di questa periodicitá 
delle crisi industrial! dipendenti da cause orga- 
che? Perche tali cause determinano in tutte le 
industrie delle alternative continue di espansione
        <pb n="62" />
        e di depressions? La spiegazione di quest! fe- 
nomeni si riscontra nei process! medesimi di ac- 
cumulazione del capitale. A misura che la ric- 
chezza nazionale cresce ed il capitale si accumula, 
aumentano sempre più i salar!, o per dir meglio 
cresce il costo del lavoro, e Faumento del costo 
del lavoro provoca inevitabilmente un ribasso 
nei profitti. Se, infatti, 1’ espandersi del capitale 
avviene a popolazione costante, si distribuirá in 
quanti ta maggiore sopra lo stesso numero di o- 
perai e ciascuno di essi verra ad avere un salario 
più elevato, onde i capitalist!, dovendo pagare 
di più il lavoro, percepiranno un profitto più 
piccolo. Se poi l’espandersi del capitale avviene 
insieme ad un aumento della popolazione, anche 
in tal caso i profitti diminuiranno, perché la 
maggior domanda di aliment! ne farà rincarare 
il prezzo, per la necessita di ricorrere a coltiva- 
zioni peggiori o più costóse, ed i salari dovranno 
crescere, affinché essi si mantengano al loro so- 
lito livello reale, o in altri termini affinché non 
peggiorino le condizioni degli operai. Contro il 
ribasso dei profitti si ribellano i capitalist!, an 
dando in cerca d’impieghi più proficui, ma più 
rischiosi. E questi impieghi più rischiosi, tanto 
più avidamente ricercati per quanto meno ren- 
dono le imprese solide, danno luogo ad un’ espan- 
sione effimera della produzione, ad una fioritura 
d’imprese caduche, a cui farà seguito la rovina 
di moite industrie, la improduttivitá di molti ca 
pital! e lo scoppio di crisi più o meno tremendo. 
Accumula zione del capitale e aumento delía pro 
duzione. — Ed anche indipendentemente dal ri-
        <pb n="63" />
        57 
basso dei profitti, anche se si potessero evitare 
gl’impieghi piú rischiosi, in ogni modo la sem 
plice accumulazione continua del capitale darebbe 
luogo al ripetersi di crisi industriali. Infatti, il 
capitale accumulatosi deve o prima o poi impie- 
garsi neJla produzione, determinando un certo 
sviluppo in essa, una maggior doman da di la- 
voro e un aumento nel prezzo di molti prodotti. 
L’espandersi della produzione da un grande im 
pulso alie industrie, che forniscono mezzi pro- 
duttivi di qualunque genere, cd in particolare 
di quel genere che ha importanza preponderante 
in ogni época: al principio del secolo XIX gli 
strumenti per la filatura e tessitura del cotone, 
più tardi ferrovie e piroscafi, oggi energia elet- 
trica e sue applicazioni. Ma le industrie che 
forniscono mezzi produttivi non possono contare 
sopra una demanda continuata, perché essi, come 
abbiamo detto nella lezione precedente, sono 
acquistati col capitale disponibile, durano a lungo 
e non si rinnovano ogni anno. Onde quelle in 
dustrie subiranno o prima o poi una contrazione 
tanto piú sensibile, quanto maggiore sará stata 
l’espansione precedente. E se il capitale accu 
mulatosi va in parte all’estero, in cerca d’im- 
pieghi piú proficui, fornisce al paese debitore 
dei mezzi d’acquisto per comprar merci nel paese 
mutuante, e in questo allora sorgeranno nuove 
industrie e si estenderanno quelle già esistenti 
per rispondere alla nuova domanda di prodotti ; 
ma anche questa domanda non puó essere che 
temporánea, perché trae la sua origine dai mezzi 
forniti dal paese che ha esportato capital i, e ces 
sera quando cesseranno i prestid, mandando in
        <pb n="64" />
        58 
rovina le industrie che contavano sopra quella 
demanda. 
Impiego dei nuoví capitali e periodicità delle 
crisi. — In qualunque modo, dunque, s’impieghino 
le accumulazioni nuove di capitale, esse provo- 
cano sempre uno sviluppo nelF attività económica, 
che è susseguito da una contrazione o da un 
disequilibrio tra produzione e consumo. E piú 
aumenta la prosperitá económica, piú crescono 
le accumulazioni; ma piú crescono le accumula 
zioni, in maggior quantità esse si rivolgono a 
nuove imprese rischiose od effimere, in acquisto 
di mezzi produttivi, in impieghi all’estero, che 
preparano gli elementi per una prossima rivul- 
sione e per grandi distruzioni di ricchezza, mentre 
questa rivulsione e queste distruzioni alia lor 
volta scoraggiano le iniziative degli uomini di 
affari e fanno langui re le industrie. Proprio come 
il bel tempo provoca l’evaporazione abbondante 
delle acque e fa addensare le nuvole, che si tra- 
sformeranno poi in pioggia, o come ad un pe 
riodo di grandi progress! social! sussegue facil 
mente un altro periodo di ristagno o anche di re 
gresso, giustificando 1’ alternarsi al governo dei 
partit! conservator! e progressist!, cosi anche 
nel mondo económico si manifesta un simile mo 
vimento ritmico, coll’ avvicendarsi di tempi di 
prosperitá e di depressione, strettamente connessi 
coi process! di accumulazione del capitale, 
Crísí industrial! e spostamento dei capitalí da un 
paese ail' altro. — E se 1’accumulazione del ca 
pitale dà luogo a tali movimenti periodic! nei
        <pb n="65" />
        59 
commerci e nelle industrie, questi movimenti 
alla lor volta, in quanto avvengono in tempi 
divers! nei vari paesi e nelle varie specie di 
attività económica, determinano degli spostamenti 
continu! nel capitale già esistente, che affrettano 
e rendono più gravi i periodi di espansione e di 
contrazione. Puô darsi benissimo che in un paese 
gli affari languano, mentre in un altro sono 
molto attivi; ed allora i capital! del primo paese, 
che non trovano impiego in patria, vanno nel 
secondo e vi fomentano la speculazione, l’esten- 
dersi di moite industrie, la creazione di nuove 
iinprese di ogni genere e l’aumento, necessaria 
mente temporáneo, nella domanda di mezzi pro- 
duttivi, intensificando quel movimento ascendente 
che, come abbiamo visto, non è che la prepara- 
zione ad una crisi più o meno prossima. Quando 
poi anche nel primo paese gli affari diventano 
più attivi, esso è costretto a ritirare i capitali 
che aveva mandato all’estero, e il paese che li 
aveva ricevuti deve restituirli nel momento per 
lui meno opportune, si trova in seri imbarazzi 
e vede mancare tutto ad un tratto l’appoggio a 
moite imprese, che erano sorte con que! capi 
tali e che ora col loro ri tiro non potranno a 
meno di falliré. 
Crísí germanica del 190* e americana del 1907, 
— E’ quelle che è successo fra la Germania e 
gli Stati Uniti verso la fine del secolo scorso e 
11 principio di questo. Dopo il 1895 1’America 
del nord si trovava in un momento di depres- 
sione e di ristagno degli affari, onde, avendo 
disimpiegati molti dei suoi capitali, li manda in
        <pb n="66" />
        / 
— 
6o 
Germania, dove accelerano il periodo di espan- 
sione, che si era appunto allora iniziato e che 
finisce colla crisi del 1901. Intanto gli Stati Uniti, 
cessata la guerra con la Spagna, cominciano 
nel 1899 a dare un grande slancio alie loro in 
dustrie, che entraño rapidamente in un periodo di 
eccezionale attivitá, e ritirano i capitali che ave- 
vano impiegati in Germania, montre nello stesso 
tempo molti capitali della Germania medesima, 
non trovando piú impiego in paese dopo scop- 
piata la crisi, emigrano in América e aiutano cola 
quel movimento ascendente, che vi determina 
poi la crisi del 1907. 
Spostamentí di capitali ira le industrie e la boisa. 
— Fenomeni di natura simile si manifestano en 
tro lo stesso paese per gli spostamentí del ca 
pitale esistente, che ora si alientan a dalle imprese 
produttive per andaré ad alimentare le specula- 
zioni di borsa ed ora al contrario dalla borsa 
affluisce alia produzione. Quando i prezzi dei 
prodotti ribassano, quando i vari rami di produ 
zione si trovano in un periodo di ristagno, quando 
il traffico interno e internazionale diminuisce, il 
capitale diventa esuberante, non puó trovare im 
piego e si deposita nelle banche in aspettativa 
di tempi migliori. E che cosa posson fare le 
banche di questi fondi che si accumulano nelle 
loro casse? Darli a prestito a commercianti o ad 
industriad non è possibile, giacchc l'abbon danza 
di capitali disponibili dipende appunto dal rista 
gno del commercio e delle industrie; non pos- 
sono far altro che prestarli alia speculazione di 
borsa, la quale, per la sua natura stessa, è sempre
        <pb n="67" />
        6i 
disposta a ricevere la spinta dei capital! che ac- 
corrono a lei. Le facilitazioni concesse agli spe 
culator! di borsa dall’abbondanza di capital! of 
fert! a mite interesse determinano un rialzo nel 
prezzo dei titoli, prima lento, poi sempre più verti 
ginoso; prima parziale, poi generale, che continua 
progressivo e dura per un periodo di tempo più 
o meno lungo. Intanto il capitale, che era affluito 
alla borsa in mancanza di altri impieghi, comincia 
a ritirarsi da essa, quando i vari rami di produ- 
zione tornano ad espandersi. Per qualche tempo 
l’aumento di prezzo dei titoli pubblici e l’espan- 
sione delle industrie più important! possono pro 
cederé di conserva ; ma presto avviene che quel- 
1’ aumento e questa espansione non trovano più 
un sufficiente sostegno nel capitale csistente, il 
quale, potendo ora scegliere, preferisce rivolgersi 
verso le industrie e abbandona la borsa al suo 
destino. Allora in essa scoppia una crisi, che è 
contemporánea ad un ulteriore slancio della pro- 
duzione e che precede di poco lo scoppio di una 
crisi nelle industrie, come conseguenza inevitabile 
del loro eccessivo espandersi. 
Cause che affrettano o rítardano íl rítorno delle 
crisi. — Le varie ragioni da noi fin qui esposte 
per ispiegare la periodicitá delle crisi industrial! 
dimostrano anche come queste non possano ri- 
petersi a scadenza fissa, a intervalli sempre u- 
guali. Difatti non può essere sempre della stessa 
durata il periodo di prosperità, che favorisée le 
accumulazioni del capitale, e non si può stabi 
lere in precedenza quanto impiegheranno le nuöve 
imprese, sorte per mezzo di esso, ad espandersi,
        <pb n="68" />
        per poi decadere ed andaré in rovina, o più in 
generale quanto durera il movimento ascendente 
dell’ attività económica, a che punto succédera la 
reazione, come e con quale rapidità sara compiuta 
la liquidazione della crisi e il tempo che ci vorrà 
per tornare alle condizioni normali. Di più il ciclo 
industriale non può aver sempre lo stesso anda 
mento, giacchè quelle cause, che abbiamo chia- 
mate inorganiche e che scaturiscono da un mo 
mento all’altro, senza che sia possibile il prevederle, 
possono affrettare lo scoppio di una crisi, facen- 
dola avvenire prima che si sia completamente 
esplicato il movimento di espansione. Ed anche 
il progresso medesimo delle accumulazioni, che 
è la ragiône principale della periodicità delle crisi 
industriali, non si manifesta sempre con la stessa 
rapidità, perché ora è reso più celere ed ora è 
ritardato dall’ intervento di circostanze special!. 
Cosí se lo Stato converte il debito pubblico, di 
minuendo I’interesse che paga ai suoi creditor!, 
in un momento d’intensa accumulazione di capital!, 
provoca fácilmente un’antecipazione nello scoppio 
della crisi, in quanto che al ribasso dei profitti, ca- 
ratteristico di questi moment! per le ragioni che 
abbiamo già spiegato, aggiunge il ribasso dell’in- 
teresse e viene in tal modo a moltiplicare il nu 
mero delle persone desiderose di trovare redditi 
più elevati pei propri capital! in impieghi nuovi, 
anche se pieni di rischi. Ne abbiamo avuto un 
esempio in Inghilterra, con le conversion! del 
prestito 5 per cento in 4 e del vecchio 4 per 
cento in 3 i\2, fatte rispettivamente alia fine del 
1822 e al principio del 1824, che provocarono la 
speculazione eccessiva, a cui tenne dietro la crisi
        <pb n="69" />
        63 
del 1825. E un esempio più recente l’ha offerte) 
1’ Italia, con la conversione della rendita avvenuta 
nel 1906, che ha spinto i capitalist! ad impie- 
gare i loro capital! in valor! industriad a reddito 
più alto, che ha reso più intenso 1’aumento di 
prezzo di mol ci titoli pubblici già favoriti dalla 
speculazione e che può dirsi dunque una delle 
cause della cris! di borsa scoppiata nel 1907, i 
cui effetti si sono ripercossi sinistramente negli 
anni successivi sulla maggior parte delle industrie 
italiano. Viceversa le distruzioni di ricchezza 
cagionate da guerre, e l’assorbimento del capitale 
disponibile, per mezzo di prestiti pubblici, elimi- 
nano gli eftetti malefici delle soverchie accumu- 
lazioni, che s’ impiegherebbero di necessita in 
imprese rischiose, destínate a prossima rovina, e 
inipediscono o ritardano le cris! industriad, come 
è accaduto alia Francia, la quale, pei disastri 
del 1870-71 e per il pagamento dei cinque mi- 
liardi alia Germania, è stata risparmiata dalla 
tremenda crisi dei 1873, che pure ha colpito 
indistintamente tutti i paesi civil! del vecchio e 
del nuovo mondo.
        <pb n="70" />
        LEZIONE SETTIMA. 
Conseguenze economiche e sociali» 
Che le crisi industrial! producano effetti disa- 
strosi in tutta Teconomia sociale, abbiamo avuto 
già occasione più volte di affermarlo nelle lezioni 
precedent!. Ora in questa dobbiamo esaminare 
più di proposito e con maggiori particolari quali 
sieno questi effetti, parlando prima delle conse- 
guenze strettamente economiche e poi di quelle 
d’ordine più generale, che chiameremo conse- 
guenze social!. 
Consegííenze economiche. Dístrucíone di rícchez- 
2a. — Tra le conseguenze economiche delle crisi 
industrial! annoveriamo anzitutto le gravissime 
distruzioni di ricchezza, che risultano sempre da 
una brusca rottura dell’equilibrio tra produzione 
e consumo. Ma se è facile ammettere che qucste 
distruzioni avvengono in ogni caso, non è del 
pari facile calcolare le perdite precise che ne 
resultano per la societá. Fino ad un corto punto 
esse si possono misurare in modo approssimativo 
e parziale, tenendo conto della differenza nei 
prezzi dei titoli di borsa prima e dopo delia crisi. 
Cosi sappiamo che nella crisi francese del 1867 
le obbligazioni e le azioni nazionali cd estere
        <pb n="71" />
        65 
subiscono una perdita di 7324 milioni di franchi, 
rispetto ai prezzi più alti degli anni precedenti. 
A Vienna nel 1873 troviamo nei corsi dei titoli 
pubblici una differenza in meno di un miliardo 
e mezzo di fiorini in otto mesi. In Prussia le 
azioni di 444 società anonime, studiate da Engel, 
vaîevano 1510 milioni di tallen alla fine del 1872, 
998 milioni alla fine del 1874 e 804 milioni alla 
fine del 1875. In Francia nel setiembre del 1883 
i valori mobiliari avevano subito un ribasso di 
più che 5 miliardi di franchi, mentre le sole emis 
sion! fattesi nel 1881 per la somma di due mi- 
hardi e un quarto di franchi avevano prodotto 
una perdita di 750 milioni alla fine del 1884. 
Ed in Italia le differenze di prezzo nei titoli più 
important! negoziati nolle nostre borse arrivano, 
tra il 31 marzo eil 31 dicembre 1893, a quasi 
mille milioni di franchi. Ma queste perdite indi- 
cano soltanto la differenza tra le speranze prece 
dent! e la sfiducia successiva, e per ció, mentre 
m parte risultano da distruzioni vere e proprie 
di ricchezza, in parte costituiscono un semplice 
spostamento della ricchezza stessa. II quale, però, 
&amp; tutt’altro che innocuo nelle sue conseguenze, 
giacché ció che era patrimonio nelle man! di 
polui che perde, diventa redd i to e si consuma 
m quelle di colui che guadagna, e i patrimoni 
medi e piccoli scompaiono, andando ad ingros- 
spre i già grandi, concentrando sempre più la 
ricchezza e distribuendola in modo sempre meno 
conforme agli interessi della società. 
Influenza delle crísi sol consumo. — Più gravi 
ancora sono le conseguenze che sul consumo
        <pb n="72" />
        66 
e sulla produzierte provoca ¡'aumento dei prezzi 
di molti prodotti, con cui in ogni crisi si distin 
gue il periodo di preparazione, e il ribasso suc 
cessive, che caratterizza il periodo di liquidazione. 
Nel consumo si nota una sensibile espansione, 
unita ad un cambiamento d’indirizzo: gl' indu 
strial! e gli speculator!, che guadagnano molto, 
fanno un gran lusso, sprecano facilmente la ric- 
chezza facilmente guadagnata, accrescono la de 
manda di prodotti costosi e ne rialzano i prezzi. 
Ed il rialzo dei prezzi non si limita ai prodotti 
di godimeno o di lusso, ma si estende anche aile 
derrate alimentar!, perché gli elevati salari at- 
tirano nelle città, dove fioriscono maggiormente 
le industrie, i lavoranti delle campagne, onde 
vengono a mancare le braccia all’agricoltura, certe 
coltivazioni si devono abbandonare e aumenta il 
costo delle altre. Anche la proprietà immobile 
cresce di valore e sorge una vera manía per 
nuove costruzioni, in quanto le persone di affari, 
a cui arrise la fortuna, che si trovano in possesso 
di una nuova ricchezza acquistata ad un tratto 
e senza grandi sforzi, vogliano assicurarsi l’av- 
venire con impieghi della massima solidità, con 
l’acquisto di terre e di case. Nell’ intero campo 
económico, dunque, l’aumento e lo spostamento 
dei consumi provoca un’espansione riflessa, che 
si risolverá poi in una contrazione riflessa, quando 
nel commercio in grande e nelle industrie scop- 
pierá la crisi. 
Influence sulla producíone. — Nello stesso 
tempo in tutti i rami di produzione il periodo 
di prosperity, o per dir meglio il periodo di pre-
        <pb n="73" />
        67 
parazione alla crisi, è caratterizzato dal passaggio 
di capital! da un impiego all’altro, dall’estendersi 
di una grande quantità d’ industrie, da colossal! 
investimenti di capital! e da una intensa doman da 
di lavoro; mentre dopo scoppiata la crisi si hanno 
delle vere e proprie distruzioni di ricchezza, a 
causa delle imprese che non dan no più profitti, 
dei capital! che rimangono immobilizzati o diven- 
gono improduttivi, delle fabbriche che si devono 
chiudere licenziando gli operai, e de! risparmi 
accumulati che si consumano da coloro che non 
hanno più i loro guadagni soliti. Qui non si 
tratta più di perdite immaginarie o di semplici 
spostamenti di ricchezza: i capitali prestati al- 
1 ! estero e di cui non si puô ottenere la restitu 
yeme, le imprese andate male, gl’ implant! costos! 
abbandonati, le merci che non trovano esito, 
perché non rispondono ai bisogni dei consuma- 
tori, costituiscono delle ricchezze che van no real 
mente perdute per la società. 
Influente sulla circolatione. — Quest! fenomeni 
di produzione e di consumo riverberano le loro 
influenze anche nell’ ámbito della circolazione, 
tanto monetaria che bancaria, e per mezzo di 
essa allargano le rovine derivanti dalla crisi, 
estendendole all’infuori del campo ristretto delle 
industrie, che avevano subito una grande espán 
teme nel periodo di prosperità. Infatti, nei mo 
ment! in cui gli affari vanno bene, le contratta- 
zioni più intense e frequent! dann o origine ad 
una quantità grandissima di titoli di credito; 
fanno sorgere un rilevantisssimo numero di cam- 
biali, che gl’istituti bancari scontano colla mas-
        <pb n="74" />
        6S 
sima facilita, sostituendole con biglietti di banca, 
la di cui emissions si accresce; fanno raddop- 
piare o triplicare i mezzi di acquisto, permettendo 
un rialzo sensibilísimo nei prezzi della maggior 
parte dei prodotti ; e questa espansione dei mezzi 
di scambio continua finché le compensazioni nelle 
compre e nelle vendite avvengono su larga scala, 
senza bisogno che nei pagamenti intervenga la 
moneta metallica. Quando poi le compensazioni 
non sono piú possibili per un disequilibrio tra i 
vari rami produttivi o tra produzione e consumo, 
i titoli rappresentativi spariscono, le cambial! 
non circolano più e non si possono scontare, si 
restringono le emission i dei biglietti e i paga 
menti si debbono fare in contanti, proprio nei 
momento in cui il contante scarseggia per la 
scomparsa di tanti titoli di credito che prima lo 
sostituivano. Ora questa contrazione monetaria é 
dannosa non solo alie industrie, che hanno par- 
tecipato alia espansione precedente, ritraendone 
grandi guadagni, ma anche a tutti gli altri rami 
di affari, che non hanno tratto alcun vantaggio 
dal periodo di prospérité e che ora subiscono le 
conseguenze disastrose delia scarsità di moneta. 
Le quali conseguenze saranno poi aggravate dalla 
cattiva condizione in cui verranno a trovarsi le 
banche e dalla impossibilité per esse di aiutare le 
industrie travolte dalla bufera della crisi. Infatti, 
le banche solide e ben amministrate non vorranno 
largheggiare nei prestiti, per conservare un'atti- 
tudine prudente nei momenti in cui gli affari 
vanno male, e le banche deboli o male ammini 
strate non avranno la possibilité di far prestiti, 
perché esse medesime saranno implicate nella
        <pb n="75" />
        6g 
crisi e saranno bisognose di aiuto, avendo già 
impegnati i loro fondi in operazioni che non 
possono liquidarsi. 
Influenze sui salari c soí profíttí. — Quanto 
alle conseguenze delle crisi industrial! sulla di- 
stribuzione, parrebbe a prima vista che esse do- 
vessero danneggiare più i capitalist!, maggior- 
mente intéressât! al buon andamento delle loro 
imprese, che non gli operai. Ma cosi non è. Nel 
periodo di prosper!ta i salari aumentano in ritardo 
e non in proporzione dell’aumento de! prezzi di 
tante merci prese di mira dalla speculazione, sui 
quali influisce non solo la demanda presente, 
ma più ancora quella che si prevede sorgerà in 
futuro. Scoppiata la crisi, le merci in parte si 
tengono in serbo ne! magazzini, rallentando cosi 
la caduta dei prezzi, mentre il ribasso dei salari 
è fortissimo, giacchè la chiusura di moite fab- 
briche riduce la domanda di lavoro. e l’ofiferta 
di esso non si puô ristringere, non essendo pos- 
sibile di tenere in riserva o di accumulare la 
forza di lavoro. Per reagire contro questo ribasso 
dei salari gli operai fanno degli scioperi più 
frequenti e più numéros!. Ma gli scioperi procla 
mât! nei moment! in cui la produzione si deve 
ristringere perché mancano o scarseggiano le 
ordinazioni, nei moment!, dunque, in cui la de 
manda di lavoro diminuisce e l’offerta è esube- 
rante, non possono riuscire a favore della classe 
lavoratrice e si risolvono in nuovi disastri per 
Çssa. E se gli operai si associano in leghe per 
imporre un minime, al di sotto del quale i sa 
lari non devono mai discendere, impediscono
        <pb n="76" />
        certo che il loro ribasso sia molto sensibile, ma 
non possono impediré che una parte degli operai 
venga licenziata per mancanza di lavoro e vada 
ad ingrossare l’esercito dei disoccupati, sempre 
molto numeroso nei period! di crisi industrial!. 
II danno che la classe lavoratrice subisce per 
effetto di esse è dunque sempre grandíssimo. 
Invece gl i imprenditori hanno, è vero, delle per- 
dite spesso assai rilevanti, ma queste, però, sono 
in parte compensate dalla eliminazione di una 
grande quantitá di piccoli concorrenti, troppo 
deboli per resistere alla bufera. E la compensa- 
zione pei capitalist! è anche maggiore, in quanto 
la distruzione della ricchezza, che si ha su vasta 
scala per effetto delle crisi industrial!, provoca 
successivamente un rialzo nell’interesse ed è un 
mezzo potente per arrestare quel ribasso dei pro- 
fitti, che sarebbe inevitabile in seguito all’ au 
mento del costo del lavoro dipendente dalle ac- 
cumulazioni troppo rapide del capitale. Cosi le 
crisi industrial! sono nello stesso tempo la con- 
seguenza del ribasso dei profitti, che spinge i 
capitalist! verso le imprese più rischiose, ed il 
rimedio contro questo ribasso niente gradito ai 
capitalist! medesimi. 
Conseguenze social!, se l'offerta di lavoro non è 
organizzata. — Molteplici sono le conseguenze 
sociali delle crisi. Ci limitiamo a citare pochi 
dati relativ! ai matrimoni, al pauperismo, alla 
criminalità e alla mortalità, rilevandoli dalle sta- 
tistiche ingles!, che anche sotto questo aspetto 
offrono un campo più vasto di osservazioni ; e 
notiamo subito che quest! dati si comportano in
        <pb n="77" />
        7i 
un modo ben diverso prima del 1870, quando 
l'ofíerta di lavoro non è ancora ben organizzata, 
e dal 1870 ai nostri giorni, quando le associa 
tion! operaie acquistano un’ importanza sempre 
maggiore nel mercato del lavoro. Nelle contee 
industrial! dell’ Inghilterra il periodo di prospe 
cta dal 1823 al 1825 fa aumentare il numero dei 
malrimoni, che nel 1825 raggiungono il massimo 
del decennio; essi crescono pure nel 1833-36, col 
massimo in quest’ ultimo anno, diminuendo nel 
1837 dopo scoppiata la cris! ; hanno un nuovo 
incremento nel 1843-45, con una nuova riduzione 
dopo la cris! del 1847; e nello stesso modo si 
comportano prima e dopo delle cris! del 1857 e 
del 1866. Ecco le cifre dei matrimoni in quest! 
vari period!, relative alle persone coniugates! per 
ogni 10.000 abitanti: 
1824 1825 1826 — 1833 1834 1836 1837 
192 201 174 — 186 189 192 161 
1843 1844 1845 1846 1847 
179 193 211 200 169 
1855 1856 1857 1858 - 1864 1865 1866 1868 1869 
176 184 181 172 — 184 189 197 183 177 
Anche le variazioni del pauperismo dipendono 
in modo evidentissimo dall’ andamento buono o 
cattivo delle industrie e raggiunge i suoi punti 
massimi nel 1826, nel 1842, nel 1847, nel 1858 
e durante gli anni della cotton-faviine, di cui ab- 
biamo già parlato; come succédé per le cifre 
della criminalità, che diminuisce nelle annate 
prospere e aumenta nelle annate di crisi. E quanto 
alia mortalità, essa subisce delle variazioni in 
senso inverso a quelle dei matrimoni: diminuisce
        <pb n="78" />
        72 
sensibilmente negli anni dal 1843 al 1846, au 
menta nel 1846 e raggiunge il massimo nel 1847. 
Nel 1849 il colera fece stragi in Inghilterra; ep- 
pure in quelPanno la mortality nei distretti indu 
strian fu molto inferiore a quella del 1847, ció 
che dimostra che fra le classi lavoratrici inglesi 
una crisi industriale faceva più morti di una epi 
demia. Nelle due crisi successive del 1857 e del 
1866 il numero dei morti per ogni 10.000 abi- 
tanti varia nelle seguenti proporzioni: 
1856 1857 
240 257 
1863 1864 
260 266 
1858 1859 1860 
265 241 234 
1865 1866 1867 
276 295 262 
Attenuazioni nelle consecuente social! delle crisi 
eolio svilupparsi delle association! operaie. — Dopo 
il 1870 le oscillazioni nel numero dei matrimoni 
non sono più in corrispondenza col periodo di 
preparazione e di liquidazione delle crisi, ma 
seguono piuttosto le variazioni delle cifre del- 
l’esportazione ; il che succédé anche per il pau 
perismo, che peró aumenta dopo il 1894 col cre- 
scere delle esportazioni inglesi, forse per il fatto 
che l’amministrazione dei poveri accorda sussidi 
con più facilita in questi ultimi anni. Nel de- 
cennio dal 1870 al 1880 lo slancio degli affari 
fa aumentare i matrimoni e diminuisce il pau 
perismo, la criminalità e la mortalità, montre il 
periodo di depressione fa crescere pauperismo e 
criminalità e fa nello stesso tempo diminuiré la 
mortalità e il numero dei matrimoni. Rispetto 
alla mortalità, dunque, le condizioni sono diven- 
tate ben different! da quelle che erano nella prima
        <pb n="79" />
        73 
metà del secolo XIX, quando una crisi era piú 
disastrosa di un’epidemia. Dopo il 1890 le oscil- 
lazioni nel numero dei matrimoni sono insigni- 
ficanti. Solo nel 1896 il periodo di prosperitá 
li fa crescere. La mortalitá minima si riscontra 
nel 1894, in un momento di arresto di aliar i. La 
criminalitá diminuisce regolarmente; aumenta nel 
1888 e nel 1897 in anni di affari buoni, e le crisi 
del 1890, del 1901 e del 1907 non riescono ad 
arréstame la discesa. In generale le fasi sfavo- 
revoli dei cicli industriali non esercitano piú 
sulle classi operaie gli effetti dannosi di una 
volta, ad onta che il fenómeno della disoccupa- 
zione non accenni affatto a scomparire. II che si 
s piega facilmente con la maggiore stabilità nei 
prezzi delle derrate alimentan, con 1’ aumento 
delle merced i, che lasciano sempre un certo mar 
gine al di là delle soddisfazioni piú urgent! ed 
indispensabili e soprattutto col diffbndersi delle 
associazioni operaie, le quali, concedendo sussidi 
ai disoccupati, fissando i salar! per mezzo di 
contratti collettivi meno variabili e resistendo 
contro il ribasso delle merced! in tempo di de- 
pressione, fanno in modo che scompaiano alcune 
delle conseguenze social! piú disastrose delle 
crisi industriali. Rimane, però, sempre, come con- 
seguenza inevitabile di ogni crisi, l’aumento gran 
dissime dei disoccupati, che si manifesta anche 
negli anni a noi piú prossimi: basti dire che la 
proporzione degli operai organizzati privi di la- 
vero, nelle industrie meccaniche, metallurgiche 
e delle costruzioni naval!, sale, dopo la crisi del 
1890, a li. 4 per cento nel 1893 e a 11.2 nel 
1894 e, dopo la crisi del 1907.a 12.5 nel 1908
        <pb n="80" />
        74 
e a iß per cento nel 1909, discerniendo poi Panno 
successive, quando gii affari ritornano più attivi, 
alia cifra di 6.8 per cento. E si noti che queste 
percentuali si riferiscono agli operai organizzati, 
che hanno diritto al sussidio di disoccupazione; 
ma una gran parte degli operai sindacati per 
varie ragioni non hanno questo diritto e gli stessi 
operai sindacati rappresentano una minoranza 
tra le class! lavoratrici ingles!, mentre la disoc 
cupazione è sempre molto più estesa fra i non 
organizzati, che sono i lavoratori più deboli, 
meno abili e meno produttivi.
        <pb n="81" />
        LEZIONE OTTAVA. 
Rimedh 
I rimedi contro le crisi possono distinguersi 
in tre categorie: ï) mezzi preventivi, 2) mezzi 
positiv! di cura, e 3) procedimenti spontane! che 
portano alla guarigione. 
Mezzi preventivi. — I mezzi preventivi non 
possono certo condurre al risultato di eliminare 
per sempre e del tutto le crisi industrial!, ma 
possono renderle meno frequent! e meno peri- 
colose. Cosi il diffondersi dell’istruzione e spe- 
cialmente la conoscenza della storia delle crisi 
inipediscono che si ripetano certi errori, che il 
pubblico prestí troppo facile orecchio a chi vanta 
la bontà d’imprese poco solide, che la speculazione 
spinga i prezzi ad altezze vertiginose; mentre la 
compilazione di statistiche sempre più accurate 
della produzione e del traffico permette agli im- 
prenditori di evitare che l’offerta delle loro merci 
sia eccessiva, almeno quando questo eccesso non 
dipende da ragioni del tutto estranee agi’ im- 
prenditori stessi, come quando è la conseguenza 
di una contrazione subitánea del consumo. Gerte 
misure legislative concernenti la fondazione di 
nuove imprese social!, la sorveglianza da eser- 
citarsi sulle società anonime per azioni e una
        <pb n="82" />
        76 
iTiaggiore estensione dei diritti degli azionisti per 
controllare l’operato dei loro amministratori, pos- 
sono serviré a togliere abusi gravissimi, che si 
ripetono nel periodo di preparazione delle crisi, 
a ten ere in freno la speculazione, ad impediré la 
reazione precipitosa e i momenti tremendi di 
pánico. Al raggiungimento dei quali scopi ser- 
vono pure benissimo una buona organizzazione 
delle banche ed in particolare rispetto ad esse 
la conservazione di un’ampia riserva metallica e 
una política prudente nelle operazioni di depo 
sito e di sconto, che non largheggi troppo nel 
credito, nè conceda troppe dilazioni. Anche lo 
Stato puô eliminare facilmente parecchie delle 
cause che provocano crisi industrial^ sia stabi- 
lendo un sistema razionale di dazi di confine, 
sottomesso aile minori possibili variazioni, sia 
facendolo variare, nel caso, sempre in modo gra 
dúale per non provocare spostamenti troppo ra 
pid! nei capital! impiegati nelle industrie, sia 
mantenendo la massima uniformitá d’indirizzo 
nella política e nelPamministrazione, per evitare 
che nei 1 avori pubblici e nelle produzioni che 
dipendono dal governo si passi bruscamente da 
un’attivitá eccessiva ad un ristagno prolungato. 
Anzi lo Stato dovrebbe, fin dove è possibile, ri- 
durre le sue ordinazioni quando gli affari in ge 
nere vanno bene ed allargarle invece quando gli 
affari vanno male, per rendere meno sensibili 
le differenze fra i period! di prosperity e i period! 
di depressione. 
Influenza dei Cartelli nel regolare la produzione. 
— A rendere meno sensibili le differenze tra i
        <pb n="83" />
        77 
periodi di prosperity e di depressione, vorrebbero 
pure contribuiré quegli accord i, che si formano 
tra i produttori di uno stesso ramo d’industria 
e che prendono il nome di Cartelli in Germania 
e di Trusts in America. Specialmente in Germania 
sorse qualche annno fa la questione se i cartelli 
sieno in grado di eliminare le crisi industrial;, e 
la questione ha assunto un carattere più pratico 
e una base più solida dopo le esperienze raccolte 
nella crisi del 1901. I cartelli, com’è noto, sono 
convenzioni stipulate fra moite fabbriche della 
stessa specie e si prefiggono principalmente 
questi due compiti : adattare la produzione alla 
domanda, e dare stability ai prezzi. Guardiamo 
se questi due compiti sieno realizzabili. 
E prima di tutto corne si puô adattare la pro 
duzione al consumo? Una grande industria non 
è un elástico, che si allarga e si ristringe a pia- 
cere, perché in essa prevale il capitale fisso, che 
non si puô lasciare inoperoso, nè ritirare da un 
momento all’altro, onde se ad ogni costo si vuole 
ridurre la produzione, si avrà necessariamente 
una perdita, che non potrà a meno di ripercuo- 
tersi sui prezzi e sui salari. L’adattamento tra 
Produzione e consumo sarebbe possibile solo 
nel caso che si potesse evitare l’espansione che 
si ha nel periodo di prosperity. Ma 1'aumento 
dei profitti, caratteristico di questo periodo, non 
Puô lasciare invariata la produzione, per il de- 
siderio che hanno gl’imprenditori di guadagnar 
di più e per la concorrenza che essi si fanno, 
anche se riuniti in cartello, allorchè gli affari 
Prosperano. Ed ammettendo pure, per un’ipotesi
        <pb n="84" />
        78 
quasi assurda, che questa concorrenza si possa 
del tutto eliminare e che la produzione non si 
allarghi in seguito all’accresciuta domanda, allora 
la domanda stessa rimarrebbe in parte insoddi- 
sfatta e si avrebbe una sotto-produzione, con danni 
perfettamente uguali a quelli della sovra-produ- 
zione che si vuole evitare. Siccome poi hipótesi 
non regge, cosí i cartelli non possono agiré nel 
momento dell’espansione e si trovano impreparati 
a porre ri medio all’eccesso dell’ofFerta quando la 
domanda tutto ad un tratto si contrae. 
Influenza del Cartelli nel dare stabilità ai prezzi. 
— Raggiungono almeno l’altro scopo di dare 
stabilità ai prezzi? La risposta non può essere 
che negativa, se si esaminano le oscillazioni av- 
venute prima, durante e dopo la crisi del 1901, 
nei prezzi dei seguenti prodotti dell’ industria si 
derúrgica tedesca, riunita in un rigoroso cartello : 
1890 1894 1896 1898 1900 1901 Gen. Die. 
Fe.ro in sbarre M.chi 187 95 I 23 215 I 3^ $5 
•&gt; in lastre » 2ÒO 120 I25 138 212 200 160 
Bir.sri. d’acciaio » 16511O IIO II8 155 120 95 
Ed è naturale che sia cosi, perche T aumento e 
il ribasso dei prezzi dipenduno da ragioni inter- 
nazionali, onde la volontà di gruppi nazionali vi 
esercita poca o punta influenza. Anche se si po- 
tessero eliminare le variazioni dei prezzi, ció non 
costituirebbe un vantaggio, in quanto che esse 
sono il termómetro della condizione del mercato e 
senza di esse sarebbe più difficile agl'imprenditori 
di orientarsi. E non potendosi toglier del tutto 
queste variazioni, invece di prezzi alti e prezzi 
bassi, risulteranno sol tanto prezzi alti e meno alti, 
si otterrà un rincaro piuttosto che stabilità di
        <pb n="85" />
        79 
prezzi, permettendo ai cartelli di sfruttare la dif- 
ferenza tra i prezzi del mercato nazionale difeso 
dalla protezione doganale e quelli internazionali. 
Ma con questo non si evitano le crisi. I cartelli 
mantengono per più tempo i prezzi elevati, pro- 
lungano il periodo di slancio e ritardano o reii- 
dono meno precipitoso il ribasso, senza poter 
creare una condizione più stabile in tutta la vita 
económica, finché anche la demanda non è più 
uniforme per opera degli stessi consumatori; 
giacché le crisi industriali dipendono dalla contra 
pone della demanda, oltre che dalla poca adat- 
tabilitá della produzione; e per ció organizzar 
questa non basta, ma bisognerebbe anche poter 
organizzare il consumo. 
I trusts e le crisi industriali. — Per queste stesse 
ragioni riteniamo che neanche i trust, che sono 
unioni più intime di moite fabbriche sotto un’u- 
nica direzione, riescano ad evitare lo scoppio di 
crisi industriali. II Lescure, in un bel libro pub- 
plicato per la prima volta nel 1907, sosteneva 
invece che l’eliminazione delle crisi, impossibile 
per mezzo dei cartelli, diventava possibilíssima 
per mezzo dei trusts, e citava in appoggio di 
questa sua opinione l’esempio degli Stati Uniti. 
I trusts americani, egli dice, si sono approfittati 
del periodo di slancio dal 1897 al 1903 per ab- 
bassare progressivamente il costo nelle industrie, 
soddisfacendo ad una domanda crescente con la 
sistemática eliminazione di tutti gli organism! 
inferior! di produzione, col lasciare in attività 
solo i meccanismi più perfezionati, col concen 
trare nelle loro fabbriche tutta una serie di pro-
        <pb n="86" />
        So 
cessi produttivi distinti, ottenendo sensibili ri- 
sparmi nelle spese di manutenzione e di combu- 
stibile. Di più i profitti elevati percepiti nel pe 
riodo di prosperità non furono impiegati dai 
trusts a dare grossi dividend! agli azionisti, ma 
servi roño a migliorare gl’impianti e a costituire 
rilevanti fondi di riserva; cosicchè quando nel 
1903 terminó il periodo di slancio, invece della 
crisi industriale classica, si ebbe una breve de- 
pressione. Dal che il Lescure, un pó troppo affret- 
tatamente, deduce che nelle économie organí 
zate a trusts le crisi di sovraproduzione debbono 
cessare, per dar luogo ad un regolare sviluppo 
económico, intramezzato qualche volta da depres 
sion! non lunghe, e che le crisi non sono un 
male irrimediabile, ma un male anzi che è sul 
punto di scomparire. Ma questa conclusione, ba 
saba sull’esperienza di pochi anni e in perfetto 
contrasto con le ragioni da noi addotte sulla dif- 
ficoltá di organizzare la produzione ed il consumo, 
ha trovato una solenne smentita nella tremenda 
crisi scoppiata in America nel 1907, pochi mesi 
dopo la pubblicazione del libro del Lescure. Onde 
dobbiamo ammettere che i cartelli e i trusts non 
possono impediré le crisi ; possono soltanto coope 
rare con gli altri mezzi preventivi a tenere in 
freno lo slancio degli affari nel periodo di pre- 
parazione, per rendere meno violento il passaggio 
da questo al periodo di liquidazione successive. 
Mezzi positívi di cura, — Quando poi la crisi 
è scoppiata, ai mezzi preventivi subentrano i mezzi 
positiv! di cura, messi in opera soprattutto con 
Tintervento dello Stato, dei privat! e degli isti-
        <pb n="87" />
        8i 
tuti di credito. Lo S tato può facilitare il ri torno 
alle condizioni economiche normal! e rendere 
meno gravóse le conseguenze delle crisi, elimi 
nando gli ostacoli ali’attività dei privat!, iniziando 
lavori pubblici straordinari per impiegare gli o- 
perai disoccupati, concedendo moratorie, trasfor- 
mando le leggi sui debit! e sui fallimenti, e pro- 
muovendo l’istituzione di casse di sconto, di casse 
per prestiti su merci, di casse di sussidi, con 
capital! mutuati magari anche ail’estero. Per 
quest’ultima categoria di rimed! lo Stato deve 
trovare aiuto nei privati, i quali sono in grado 
di render più pronta la liquidazione della crisi 
con la fusione delle imprese pericolanti, col ri- 
stringere gli affari di quelle che vanno male, 
col raccogliere fondi di garanzia e col metiere 
persone di Aducía a capo dell’amministrazione di 
certe società anonime. Ed infine un rimedio ef 
ficace, specialmente contro il momento di pánico 
e di crack, può esser fornito dalle banche di emis- 
sione ben organizzate, le quali, facendo un ab- 
bondante uso delle loro riserve e largheggiando 
nei prestiti o saggi di sconto elevati, permettono 
ai commercianti a agli industrial! solidi di far 
fronte ai loro impegni, senza creare esuberanza 
di mezzi di scambio, di cui c’é meno bisogno per 
d ri basso avvenuto nei prezzi, e senza impediré 
questo ribasso, cosí utile per dare impulso alie 
csportazioni di merci nazionali e per affrettare il 
ritorno in paese della moneta metallica uscita 
verso la fine del periodo di preparazione. 
II ríalzo del saggío deílo sconto. — II ritorno 
della moneta metallica, che è tanto essenziale per
        <pb n="88" />
        82 
ristabilire la Aducía, per rinforzare le riserve, 
per adargare le emission! di biglietti di banca 
e per curare la crisi nelle sue manifestazioni piú 
pericolose, si ottiene principalmente con un forte 
rialzo del saggio di sconto, il quale provoca i 
seguenti tre process! importantissimi : 
1) II rialzo del saggio di sconto, rendendo piú 
difficili gli acquisti a credito ed obbligando gl'in 
dustriad e i commercianti a vendere per far 
fronte ai loro impegni, promueve il ribasso dei 
prezzi, che facilita le esportazioni di prodotti 
nazionali e l’importazione di moneta metallica. 
2) I banchieri esteri, che hanno delle tratte 
pagabili sul paese colpito dalla crisi, dove lo 
sconto è cresciuto, e che manderebbero a scon- 
tarle se il saggio fosse basso, aspettano ad esi- 
gerle alla scadenza e sono lieti an zi di ri nnovarle 
quando il saggio è elevato, e cosi la nazione de 
bitrice viene a ritardare il pagamento e l’invio 
di moneta che ne sarebbe la conseguenza, ri- 
mandandolo ad época più opportuna, allorchè la 
crisi sarà liquidata. 
3) Il rialzo del saggio di sconto non solo ri- 
tarda l’esportazione di oro e d’argento, ma ne 
facilita anche l’importazione, perché i banchieri 
esteri acquisteranno cambiali pagabili sul paese 
che ha il saggio più elevato, inviando subito 
metalli preziosi, per impiegare il den aro a condi- 
zioni più vantaggiose. 
Procedimenti spontane! di cura. — Insieme a 
questi mezzi curativi, che potrebbero dirsi in 
qualche modo artificial i, si presentano dei pro- 
cedimenti spontane! di cura, i quali scaturiscono
        <pb n="89" />
        ft 
dallo stesso svolgimento normale del__ . 
Questa, infatti, risulta, come già sa|&gt;pj;ai6bfcltftíhek 
un disequilibrio tra produzione e co 
fa ribassare i prezzi delle merci e i 
produttori. Ma il ribasso dei prezzi 
produzione, elimina i concorrenti piú debo 
trae l’offerta, e nello stesso tempo permette a 
nuovi imprenditori di comprare a meno gT im- 
pianti già fatti, provoca nuovi acquisti di merci 
cd estende la domanda; onde l’estendersi della 
demanda, unita alla contrazione dell’ofFerta, faci 
lita il ristabilimento dell'equilibrio tra Tuna e 
l'ai tra. Mentre la diminuzione delle spese e 1'au 
mento dell’interesse danno impulso alle accumu- 
lazioni della ricchezza, con cui si ricostituiscono 
i capital! distrutti e rappresentano uno stimolo 
potente all’impiego proficuo di questi capital! in 
nuove imprese. E’ vero che tali procedimenti 
spontan ei di cura non sono soltanto un rimedio, 
ma anche in pari tempo un dolore, una soffe- 
renza, un male: la crisi non riporta soltanto i 
prezzi al loro livello normale, ma li porta al di 
sotto di questo livello; non ristabilisce subito 
l’equilibrio turbato, ma cagiona dapprima una 
nuova perturbazione. Ed è questa perturbazione 
in senso inverso che serve in fin dei conti a 
rimetter poi le cose a posto. 
Attenuazione delle crisi industrials — Come si 
vede, pero, queste tre categorie di rimedi, costi- 
tuiti da mezzi prevent!vi, da rimedi positivi e da 
procedimenti spontane! di cura, non sono certo 
in grado di eliminare per sempre le crisi indu 
striai!, perché non c’é niente che possa soppri- 
'*469%
        <pb n="90" />
        8 4 
mere le alternative di period! di prosperità e di 
periodi di depressione, che necessariamente si 
succedono gli uni agli altri in tutti i paesi piú 
progrediti. Ma se le crisi non scompariranno 
mai del tutto, potranno essere rese meno gravi 
da tutti quei mezzi che attenuano lo slancio 
degli affari nel periodo di preparazione, che lo 
arrestano dopo con meno violenza e che aíFret- 
tano il risanamento delle piú svariate imprese 
nel periodo di liquidazione. E le crisi diventano 
meno gravi nel corso della evoluzione industriale 
anche per questi tre motivi: in primo luogo 
perché esse colpiscono principalmente le industrie 
metallurgiche e meccaniche, le quali, producendo 
soltanto dietro ordinazioni, soffrono quando queste 
mancano, ma non hanno occasione di accumulare 
masse enormi di merci che rimangono invendute; 
in secondo luogo perché con lo sviluppo dei 
trasporti diminuisce l’importanza degh interme 
dian fra produzione e consumo, che provocavano 
le piú pazze speculazioni sulle merci, dando luogo 
ad aumenti eccessivi dei prezzi, susseguiti da 
ribassi disastrosi ; e in terzo luogo, infine, perché 
le stesse oscillazioni dei prezzi sono meno sen- 
sibili da quando derivano, invece che dalle con- 
dizioni locali di ogni paese, dai, rapport! fra do- 
manda ed offer ta scaturenti dalla concorrenza 
mondiale
        <pb n="91" />
        85 
BIBLIOGRAFIA 
C. Juglar. - Des Crises Commerciales et de leur retour 
périodique Paris, 1889. 
J» Lescure. - Des Crises générales et périodiques de Surpro 
duction. Paris, i|o9. 
A. Aftalion. - Les Crises périodiques de Surproduction. 
Paris, 1913. 
M. Tougan-Baranowsfcy. - Les Crises Industrielles en An 
gleterre. Paris, 1913 (tradotto dal russo). 
G. Sanoller. - Lineamenti di Economia Nazionale generale. 
Libro IV, Cap. I, nella Biblioteca dell’Economista, 
(tradotto dal tedesco). 
C. Supino. - Le Crisi Economiche. Milano, 1907.
        <pb n="92" />
        INDICE 
Lezione Prima. — Che cos' è una. crisi industriale. 
L’equilibrio tra produzione e consumo. — L’equilibrio 
nell’economia primitiva, negli scambi in natura, nei mer 
cad 1 ocali e nell’economia moderna. — Dífficoltà crescenti 
per equilibrare la produzione al consumo nell’economia 
moderna. — Disequilibrio tra produzione e consumo e 
crisi industrial). — Determinazione del concetto di crisi 
industriale. 
Lezione Seconda. — Variazioni nel Consumo. 
Cause delle crisi. — Classificazione dei consumi. — Cam- 
biamenti della moda e crisi. — Cambiamenti nel consumo 
oggettivo e crisi. — Spostamenti e diminuzioni nei con 
sumi.— Aumenti temporanei od eccessivi nei consumi.— 
Carestie. — Guerre. — Rivoluzioni ed epidemic. 
Lezione Terza. — Variazioni nella Produzione. 
Aumento della produzione per 1’aumento della popola- 
zione. — Mancanza di proporzione fra gli element) pro- 
duttivi. — Crisi nell’industria cotoniera in Inghilterra dal 
1861 al 1865. — Spostamenti del lavoro e del capitale tra 
le varie industrie. — Processi con cui si trasformano i 
capital). — Progress) tecnici e crisi industrial). 
Lezione Quarta. — Variazioni nella Circolazione. 
Crisi industriad per modificazioni negli scambi.—Cam 
biamenti dei dazi e nei trasporti. — Aumento della quan 
tité di moneta circolante. — Crisi mondiale del 1857. — 
Diminuzione nella quantité di moneta circolante. — Crisi 
inglese del 1864. — Esportazione di prodotti e ritorno 
della moneta uscita. — Crisi inglese del 1890. — Crédito 
e crisi industriad.
        <pb n="93" />
        8 7 
Lezione Quinta. — Andamento dette Crist. 
I tre stadi di ogni crisi. — Periodo di preparazione. — 
Aumento dei prezzi. — Aumento della produzione. — 
Aumento dei mezzi produttivi. — Spostamenti nel con 
sumo. — Credito e speculazione. — Fine del periodo di 
preparazione e crach. — Caratteri economic) dei cracks. 
— II venerdi ñero di Londra P n maggio 1866. — Tra- 
sformazioni dei cracks. — Periodo di liquidazione. — De- 
pressione e ritorno alio stato normale. 
Lezione Sesta. — Périodicité dette Crisi. 
Modo d’intendere la periodicità. — Cause organiche 
ed inorganiche delle crisi. — Accumulazione del capitale 
e ribasso dei profitti. — Accumulazione del capitale e 
aumento della produzione. — Impiego dei nuovi capital) 
e periodicità delle crisi. — Crisi industriad e spostamento 
dei capital) da un paese all’altro. — Crisi germanica del 
1901 e americana del 1907. — Spostamenti di capital) fra 
le industrie e la borsa. — Cause che affrettano o ritar- 
dano il ritorno delle crisi. 
Lezione Settima. — Conseguenze economiche e sociali. 
Conseguenze economiche. — Distruzioni di ricchezza. 
— Influenza delle crisi sul consumo. — Influenze sulla pro 
duzione. — Influenze sulla circolazione — Influenze sui 
salar) e sui profitti. — Conseguenze sociali con l’offerta 
di lavoro non organizzata. — Attenuazioni nelle conse 
guenze sociali delle crisi eolio svilupparsi delle associa 
tion) operaie. 
Lezione Ottava. — imedi. 
Mezzi preventivi. — Influenza dei Cartelli nel regolare 
la produzione. — Influenza dei Cartelli nel dare stabilità 
ai prezzi. — I Trusts e le crisi industriad. — Mezzi posi 
tiv) di cura. — Il tialzo del saggio dello sconto. — Pro- 
Çedimenti spontane! di cura. — Attenuazione delle crisi 
industriad.
        <pb n="94" />
        Finito di stampare 
il 31 Luglio 1914
        <pb n="95" />
        BIBLIOGRAFIA 
dialcuni vo/umetti usciti in questa “coi¡ana,, 
di voigarizzazione scientifica 
BERTARELLI prof. Ernesto. — Igiene sociale. — L. 0,90, legato. 
Primo volume della « Collezione rossa » di voigarizzazione 
scientifica, dovuta all’ iniziativa disinteressata della Federazione 
Ital. delle Bibi. Popol. e della Université Popolare Milanese. Nes- 
suno meglio e con maggior comunicativa del B. poteva spiegare 
al popolo l’origine, i pericoli e i rimedi dei contagi sociali, di cui 
— purtroppo! — 1’Italia non è ancora immune. Dal volume breve e 
limpido emana una forza di persuasione e di suggestione, che si 
convertirá in incalcolabili benefici per la pubblica salute, se il 
il libro — di cui si è esaurita una prima copiosa edizione — con- 
tinuerà a diffondersi largamente. Esso, come tutti i volumi di questa 
collezione, pub offrire una traccia mirabile per lo svolgimento di 
un efficacissimo corso d’iusegnamento. 
BONETTI dott. Paolo. — Macchine c salari. — L. 0,90, legato. 
Spiega con ordine e chiarezza gli effetti della introduzione 
delle macchine nella produzione e i contraccolpi che ne risentono 
i salari dei lavoratorî, riuscendo a convincere che la maccliina 
non è, in definitiva, quella terribile e temibile nemica del lavoro 
Manuale che da molti si crede, e che, di fronte alie crisi transi 
torio da essa prodotte, Faumento generale della ricchezza, che essa 
genera, compensa alia lunga e in ahhondanza i sacrifie! sostenuti 
dagli operai nella prima ora. 
COLETTI prof. Francesco. — II rincaro dei uiueri. — L. 0,90, le 
gato. 
II libro non ha bisogno di lodi, dopo quelle che gli tributó 
1’ Einaudi sulla « Riforma Sociale ». Il caro della vita, che a molti, 
&amp; troppi, sembra come un misterioso destino sociale gravante ognor 
piü sulla modesta economia famigliare della gente umile e media, 
e, quindi, b sopportato come si sopporta una oscura fatalité, contro 
la quale sia inutile reagire, b qui analizzato nelle sue cause, nelle 
sue vicende, e ne’ suoi rimedi. inseguito in mezzo al complicato 
groviglio dei fatti economici, uenudato da gli element! che lo sot- 
traggono alla vista dei profani, e messo al cimento con la reazione 
che su di esso pub esercitare il eonsumatore isolato e associato. 
ma cosciente sempre delle leggi regolatrici della produzione e 
degli scambi. Il volumetto appartiene alla serie « Question! di at- 
tualité », ma bisogna convemre che la materia di cui si occupa 
— il rincaro della vita — pur troppo b difficile che sia per passar 
di moda troppo presto.
        <pb n="96" />
        MICHIELI prof. Augusto. — [/America del Sud. — L. 1,50, illu 
strate e legate. 
L’ A. narra in questo volumetto la storia della scoperta, delle 
prime esplorazioni e della rovinoea dominazione spagnuola in quelle 
plaghe, ov’erano segni di mirabili civiltà estinte : segue le vicende 
delle diverse contrado fino ai nostri gioriii, ne studia la struttura 
fisica, il governo, la economia, i costumi della popolazione, i pro- 
f ressi degli ultimi anni, e infine si indugia a considérame le con- 
izioni in rapporte al fenómeno della emigrazione italiana che là 
si dirige. 
Libro di mirabile cliiarezza, sommamente utile ad avvicinare 
al popolo una materia di tanto interesse per tutti. 
GOBBI prof. Ulisse. — Element! di Economia Política. — L. 0,90 
legate. 
L’illustre economista ha inteso, con questo volumetto, iniziare 
i lettori alia coscienza dei problem! relativi alia produzione, alia 
distribuzione della ricchezza e a tutto quell’ insieme di fatti e di 
rapport! economic!, su! quali si fonda la vita delle nazioni. Il da- 
naro e gli scambi, il capitale e il lavoro, il prodotto e l’accumu- 
lazione, il salario e il profitto, l’azienda privata e la pubblica, tutte 
le intime leggi che governano il mondo económico con lo stesso 
rigore col quale altre leggi presicdono alia vita degli organism) 
fisici, sono qui ri veíate con sobrietà e lucidezza degne de’ più noti 
volgarizzatori inglesi e francesi. Nelle moderne democrazie, in cui 
ogni individuo esercita ormai una parte del potere pubblica, lo 
studio dell’ Economia política deve esser considerate essenziale 
alia formazione del cittadino ; e per tanto mérita lode incondizio- 
nata questo svelte e arguto libretto di U. Gobbi, che dell’economia 
política ha saputo far materia di coltura popolare. 
TAJANI ing. prof. Filippo. — Le Ferrouie. — L. 0,90 legate. 
L’ A., docente al Politécnico di Milano, ha narrato in questo 
volumetto, col più semplice e affascinante linguaggio, la storia 
della locomozione ferroviaria, risalendo ai primi tentativi e se- 
guendone i meravigliosi progress! ; ha spiegato corne è costruita e 
come funzioni la macchina; ha condotto i lettori attoniti attraverso 
quel vario e vasto insieme di cose, di forze e di ordinaraenti, che 
è per i paesi civil! quel che la circolazione del sangue è per i corpi 
vivi. Singolare è il modo con cui questo uomo di scienza, abituato 
a cimentara! con gli ardu! problem! della técnica, riesce a inse- 
gnare tante cose uilettando. 
Il libro si ebbe le più alte lodi in un discorso pubblico dell’on. 
Luzzatti. 
CALZECCHI prof. Temistocle. — 1 liquid! e i gas. — L. 1.50, il 
lustrate e legato. 
E’ illustrate da 90 figure, ciascuna delle quali aiuta a spiegar 
elementarmente e oráticamente un fenómeno o una legge física dei 
liquidi e dei gas. La quasi prodigiosa chiarezza e semplicità con 
cm la materia vi è svolta, rende il libro accessibile anche a i più 
incolti e la relativa ampiezza, con la quale vi è trattata questa
        <pb n="97" />
        parte interessantíssima della fisioa, fa del volume un ausilio pre- 
zioso ai troppo astrusi test! scolastici. Ogni dimostrazione è otte- 
nuta con un esperimento minutamente descritto; per cui sembra 
di studiare non leggendo parole stampate, ma assistendo a una 
serie di interessantíssimo esperienze di gabinetto, accompagnate 
dalla viva voce del maestro. 
SUPINO prof. ing. Giorgio. — Motor! a combustione interna. —L. 1,50, 
illu8trato e legato. 
Anche questo volume appartiene alla « Collana rossa » di vol- 
garizzazione scientifica: il primo tentativo serio fatto in Italia, 
con la collaborazione di uomini veramente insigni nelle diverse 
discipline che devono spiegare al popolo. II Supino, professore al 
Politécnico di Milano, con questo volumetto opportunamente illu 
strate, si è proposto ed è r lus cito a svelare anche a un profano il 
deli cato mistero di quei complicati congegni, che impropriamente 
si di cono motori a scoppio e che in un mínimo di volume e di peso, 
alimentandosi delle emanazioni gassose di comhustibili per lo piu 
liquid!, danno impulso e moto ai nuovissimi mezzi di locomozione, 
come l’automobile e l’areoplano. Veramente mirabile l’arte con 
cui chiunque legga è condotto a darsi ragione di ogni mínimo par- 
ticolare di questi meccanismi e della funzione utile che ciascuno 
compie nell’economia dell’insieme. 
BARBA GELAT A ing. prof. Angelo. — L’llluminazione. — L. 0,90, 
illustrato e legato. 
Quando camminiamo di notte, tranquilli e sicuri, sotto il dif 
fuse chiarore delle lampade elettriche, ene illuminano le vie della 
città, non pensiamo alla lunga e lenta vicenda di scoperte scien- 
tiliche, di esperienze e di lotte, a traverso le quali, dalla luce ros- 
sastra e fumosa delle prime torci e, si è giunti alla bianca e ripo- 
sata luce dell’elettricità. Leggendo questo volumetto, scritto con 
límpida vena da un técnico che rivela le qualité di un volgarizza- 
tore di razza, 1’ illuminazione e le sue fa si successive, la sua técnica 
e la sua economia, ci si spiegano e si fissano nello schermo della 
memoria con tale evidente chiarezza. che maggiore non si potrebbe 
desiderare. Puó leggerlo con eguaíe utilitá chiunque non voglia 
vivere, ignorandoli, in mezzo a cose e a congegni essenziali alla 
vita, e cm deve iniziarsi all’esercizio di una speciflca attività pro- 
fessionale. 
MONDOLFO prof. Ugo'Güido. — La Riuoluzione Prancese. — L. 1,50 
illustrato e legato. 
È un vero gioiello, accuratissimo nella sostanza e nella veste 
osteriore, abbondantemente illustrato colle scene culminanti della 
Kivoluzione e coi ritratti de’ suoi più grandi protagonist!, ripro- 
dottida immagini del tempo. 
La Kivoluzione Franccse di U. G. Mondolfo è di gran lunga 
la più ordinata, la più chiara, completa e orgánica — nella sua 
nervosa brevità— esposizione di fatti e di idee-forze che determi- 
narono e attuarono il più grande rivolgimento subito dalla storia 
degli uomini. Francamente, ripensando ai molti riassunti che vanno 
m giro per 1’ Italia con la pretesa di chiarire al popolo le ragioni
        <pb n="98" />
        e jrli event! della Rivoluzione, ne vediamo al confronto tutta la 
insutficienza. Nel libro del Mondolfo, pur eosi piccolo di mole, non 
v’ è soltanto 1’ ordinata narrazione dei fatti essenziali ; ma gli In 
timi nessi vi sono colti e posti nella debita luce, e i motivi pro 
fond! sono interprétât! con acutezza e rigore logico. II fattore eco 
nómico della Rivoluzione non è mai perduto di vista: non soverchia 
gli dementi personali e ideal! della tragedia, ma li integra e li 
illumina ; e tutta l’esposizione ne acquista una vivace lorza per 
suasiva, che fa esclamare: Ora capisco; ora vedo come e perché 
i fatti si svolsero cosí e non altrimenti! 
II libro del Mondolfo va oltre lo scopo modesto della collana 
a cui appartiene, pur rimanendo opera di semplice, piana, elemen 
tare volgarizzazione. Nulla lo storico ha sacrificato del suo pensiero 
per l enders! accessibile ai lettori di scarsa cultura ; eppure è riuscito 
di una chiarezza cristallina e di una semplicitá suadente. in cui 
non potrebbe smarrirsi neppure la mentalité d’ un fanciullo. 
rerció specialmente il piccolo libro di U. G. Mondolfo è de 
stínate a una vera e duratura popolaritá. 
GRAZIANI prof. Augusto. — Le éntrate e le spese dello Stato. — 
L. 0.90, legato. 
Vi sono persone le quali, pur impancandosi a giudicare di 
política finanziaria, di imposte, di debito pubblico, di conversions 
della rendita, di dazi doganali, di riforma tributaria in un senso 
0 nell’altro, a seconda del giornale che leggono, ignorano peró 
tutto di quel complicato meccanismo aspirante e premente die è 
il hilando dello Stato ; la distribuzione dei pesi e dei benefici che 
ne derivan o ; gli organ! per mezzo dei quali esercita la sua funzione : 
1 principí in base ai quali si commisurano gli oneri dei singoli; í 
doveri, i diritti e le guarentigie dei contribuent!, Non è a dire 
quanto quest'ignoranza più diffusa che non si creda, nuoccia in 
dividualmente e socialmente. Il oittadino, pur avendo diritto di 
voto, non avrà discernimento alcuno per esercitarlo con criterio 
e sarà social mente un' entité, passiva. 
Questo libro del Graziani, uno de’ più autorevoli fra gli scrit- 
tori italiani di Scienza delle flnanze, ha appunto lo scopo di orien 
tare il popolo nella selva intricata della nnanza di Stato e dargli 
coscienza délia parte che esso vi rappresenta corne contribuente 
e come cittadino interessato al buon andamento dell’azienda sociale. 
RICCHIERI prof. Giuseppe. — La Libia. — L. 1.50. Con illustra- 
sioni e due tavole a colori, legato. 
Comunque si giudichi la nostra ultima impresa coloniale, la 
Libia è ormai una terra italiana, ed è, quindi, necessário che gli 
Italiani imparino a conoscerla un po’ meglio e un po’ più posata- 
mente di quanto sia stato loro possibile leggendo su! giornai! le 
impression! episodiche dei corrispondenti di guerra e sui libri d’oc- 
casione le pagine descrittive di una città, di un’ oasi, di un mara- 
butto, di una giornata di ghibli, di un tramonto nel deserto, e via 
dicendo. La Libia come regione geográfica, con la contigurazione 
e la struttura del suo suolo, con la sua storia geológica, le sue 
culture, i suoi esploratori, il suo clima, il suo valore económico e 
strategico; le vie di comunicazione, gli abitanti, le loro vicende, 
i loro costumi e ogni altro ragguaglio che può serviré alla cono-
        <pb n="99" />
        scenza del paeae e autorizzare fondât! pronostic! per l’avvenire 
di esso, é in questo volume esposto e descritto con semplice e 
suadente fascino di forma, e giudicato con la serena equanimity 
dell' nomo di scienza, che serve innanzi tutto alia veri ta. 
Questo libro, pur nclla sua piccola mole, e iiella modestia d el le 
sue intenzioni, Ò senza alcun dubbio il pib completo ed orgánico 
contributo recato alla conoscenza della Libia da uno fra i pin emi 
nent! geograii italiani. Moite nitide incisioni, due carte geograiiche 
in uero e due a colori, uscite dall’ Istitnto geograiico De Agostini, 
illustrano mi l ábilmente il testo ed aggiungono grazia al volume, 
già di per se stesso attraento, come tutti gli altri usciti in questa 
ormai notissima «collana» di volgarizzazione scientilica. 
MlCIIIELI prof. Augusto. — L’America de! Nord. — Con 58 illu- 
straeioni e due carte geografiche a colori. Legato L. 1,50. 
Chi, fra le sue memorie di scuola, non ricorda parecchi testi 
di geografía, sui iiuali si annoiò mortal men te per lunghe e lunglie 
ore, nel vano conato di apprend ere e ri ten ere gl’ interminabilielen- 
ohi di nomi esotici, che nulla dicevano alla mente e non riuscivano 
a . suscitare ueppur la pin sei alba e lontana visione del paese che 
si doveva imparare a conoscero ? La parte che più interessa, perché 
costituisco lo scopo per cui si studia geografía, voglio dire la co 
noscenza degli aoitanti, il modo e il perché si son o stabil iti in 
quelle date sodi, le loro relazioni col resto del mondo, gli usi e i 
oostumi che reggono la loro vita, le risorse del paese, i rapport!, 
insonima, che légano gli uomini alia terra e decidono del le forme 
della loro vita económica e sociale, del loro awenire e della loro 
influenza nel mondo; tutta questa parte era completamente tra 
sca rata nell' insegnameuto tradizione della geografía, quale almeno 
8 impartiva nelle scuole elementan e medie. 
. A tale errore di método reagis con o libri come questo del Mi- 
dh’di, che insegna la geografía dell’ America del Nord con tanto 
vivo interesse e con tale snellezza di stile e variété di episodl, da 
nttrarrc l’attenzione e concillare la simpatía dei men o volen teros! 
di anprendcrc. Quando desorive citté e pacsaggi, (piando studia i 
pro dot ti del suolo o del mare, 1’ organizzazione del le colossali in 
dustrie nord-americane, le reliquia dclla primitiva arte degli abo 
rigen!, la vita delle tribu indiano ancora superstiti, dei pacific! 
psehimesi, dei negri reietti; quando intrattiene i lettori sui lavori 
Uninani del Canale di Panama, che impiegano tan ti nostri conna- 
zionali ; quando esamina il problema préoccupante della nostra 
einigrazione, il fenómeno doloroso del suo concentram cuto nelle 
K' undi metrópoli, i trionfi e le sconíitte di questo grande esodo di 
uostra gente, che va oltre Oceano a mettere in valore lo sue mi- 
rabili virtii produttrici; il piccolo libro conquide e persuade, come 
s c parlasse, per bocea di un maestro, il euere di un amico. 
, Lo adornano una sessantina di riuscitissime l'otoincisioni e 
due carte geografiche a colorí, fuori testo. 
LORIA ]&gt;rof. Aciiillb.— L’eooluzionceconomics.— L. 0.90, legato. 
L’illustre sociologo ed economista ha inteso, scrivendo (jucsto 
volume per la «collana rossa» di volgarizzazione scientilica, di ehia- 
■'" e al popolo le fasi successive per le quali é passata la vita eco 
nómica dell’umanité, dalla sua preistoria a nostri giorni, e spiegare
        <pb n="100" />
        / 
le ragioni profonde che hanno determinate attraverso i secoli il 
mutarsi degli ordinamenti del lavoro produttivo. Una legge ine- 
sorabile incalza gli uoxnini, che si addensano sempre più nelle loro 
sedi terrene, a trarre dal suolo quanto basti alla loro esistenza; 
e sotto il pungolo di questa dura necessity, vanno incessantemente 
e faticosainente perfezionando i metodi delia produzione, instau 
rando sempre nuovi regimi economic!, attraverso crisi e lacer azi oni 
inevitahili, e foggiando conform! gli ordinamenti politic! che li go- 
vernano. 
In queste pagine, di una trasparenza cristallina, la scienza e 
1' arte s’illuminano a vicenda per dare al lettore la sensazione di 
rivivere con gli antenati lontani attraverso tutti i regimi econo 
mic!, dal comunismo primitivo, all’ economia servile, all’ odierno 
assetto del lavoro salariato. E lo con(juide un senso quasi religioso 
di ammirazione per 1’ umana progenie, che crea infaticabilmente 
la Búa storia, e delle necessity che la premono si fa seala per salire 
verso ignoto perfezioni. 
SARACENI ing. Igino. — L’A. B. C. della macchina. — Con 108 il- 
lustrazioni, L. 1.50, legato. 
Chi vedo una macchina in azione, quanto più essaè ingegnosa 
e complicata, delicata e possente, tanto più è preso di ammirazione 
per quell’ insieme di dementi innumerevoli, che si mnovouo in mille 
sensi e mille modi divers!, ma tutti armonio! e coordinati ad un 
fine. Nulla vi è di supérfluo o discordante: se togli un parti col are 
minimo, tutta la vita del complesso organismo è coípita da paralisi. 
Gli è che, montre 1’ osservatore profano s’ impressiona dell’insieme, 
ogni part icolare ha un valore a sé e costituisce una macchina più 
semplice, la quale ehhe un inventore suo proprio, si muove seconde 
leggi particolari e potrebhe entrare a far parte di un altro orga 
nismo complesso del tutto diverso da quello in oui l’ahbiamo visto 
applicato. Quando noi diciamo: la locomotiva fu invéntala da 
Stephenson, vogliamo significare che una lunghissima serie d’ in- 
venzioni meccaniche precedent!, dovute a studios! e a sperimen- 
tatori di tutte le etá. non escluso le remotissime, furono utiliz- 
zate da Stephenson o applicate alla sua locomotiva. La leva, la 
ruota, la vite sono maechine semplici, che entrono corne element! 
indispensabili in ogni più poderoso macchiuismo. Modesti ed umili, 
vanno a confondersi nell’insieme, a cui solo si volge l’ammirazione 
dell’ osservatore. 
L’origine, la r agi one e il funzionamento degli element! che 
compongono la macchina sono esposti e chiariti con dUigenza ed 
evidenza in questo volumetto del Saraceni, che supera di gran 
lunga qualun que tentativo precedente di voígarizzazione tecnoló 
gica c piró riuscire utilíssimo sia all' operaio meccanico clic vuol 
darsi ragione dei fini del suo lavoro, sia alio studente che voglia 
approfoudire le scarse nozioni di meccanica teórica apprese sui 
test! scolastici, sia a tutti indistintamente coloro che non si con- 
tentano di paseare insensibili ed estranei davanti alie più carat- 
teristiche manifestazioni della scienza e del lavoro. 
BAILA Dott. Eugenio. — lgiene professionals. L. 0,90, legato. 
La vita umana si logera assai più del necessário fra le class! 
lavoratrici, non perché if lavoro costituisca di per sé stesso un re-
        <pb n="101" />
        gime di csistenza anormale e innatural o, ma perché il più delle 
volte le persone che vivono di esso non hanno alcana conoscenza 
delle condizioni nelle quali il lavoro deve compiersi per non riu- 
scire nocivo e talvolta esiziale alla mainte. Le profession! insalubri, 
nelle qnali le stesse materio che si adoperano esalano veleni e 
produoono malattie tristissime, come il saturnismo, il mercuria 
lisme, il fosforismo, eoc. : le infezioni che hanno origine dal lavoro 
(carbonchin, malaria, anchilostomiasi) ; l’azione deleteria della pol 
vero che s’inspira in corte industrie; il lavoro in ambienti cliiusi 
e in posizioni viziate ; le alterazioui profonde che dal lavoro insa 
lubre derivano all’organismo amano, devastándolo; gli infortuni 
a cui va soggetto il lavoratore e le provvidenzc sociali che ne 
attenuano i danni economici e disciplinario il lavoro quando si 
svolgo in condizioni speciali di perioolo e di pena, tutto é con lu- 
cidezza e calore comunicativo insegnato a gli operai nelle otto le- 
zioni contenutc in questo volumetto, che e riuscito uno dei piñ 
praticam ente utili fia i molti pubblicati nella notissima « collana » 
di volgarizzazione scientifica, edita dalla Federazione Italiana 
delle Biblioteclie Popolari e dall’ Université Popolare Milanese. 
BERTARELLI prof. Ernesto. — Política sanitaria. — L. 0,90 legato. 
Ernesto BertareUi h, con Pió Foá, con Achille Sclavo e con 
pochi altri, uno degli apostoli più operosi e convint! della propa 
ganda igienica in Italia. Dopo avere spiegato al popolo in un pre 
cedente volumetto di questa « collana » — Fgiene sociale — l’origine, 
i pericoli e i rirnedi delle malattie contagióse, espone in questo 
i mezzi e i metodi della difusa organizzata che la société (Stato, 
Provincia, Comuni, Opere pie) oppone alie insidie dei morbi, a sal 
vaguardia della pubblica salute. La nostra legislazione sanitaria, 
ignota alia maggior parte degli Italian!, eppur tanto lodata all’e- 
stero; la somma degli sforzi, dei mezzi, degli ordinamenti che 
prowedono alia difesa igienica delle nostre popolazioni ; i progress! 
eonseguiti, le deficienze a cui si dove ancora rinarare, gli ideal i 
igienici di una civilté in cammino, si spiegano al lettore di questo 
volumetto con 1’ evidenza e 1’ interesse di cose rese come presentí 
e seusibili dal vivo fervore con cui furono dettate, ad ammaestra- 
inento del popolo italiano. 
VICIANI prof. Gaetano. — Le principal! leflfll della meccanica. — 
L. 1.50, illustrato e legato. 
V’é una parte della física che si esplica in fatti continui sotto 
gli occhi e le maní del popolo lavoratore, governando tutto le forme 
deli’ attivité produttiva. Questa paite della física è la meccanica; 
la quale, conosciuta nolle sue leggi fondamental!, non solo insegna, 
a chi fótica, 1’economia dello sforzo e la rispondenzo del mezzo 
al fine, spiogando i fenomeni di moto e di forsa nelle loro infinite 
manifestazibni e opplicazioni, e ponendoli a fondamento di tutti i 
mestieri ; ma ; riadducendo a un’origine e a una causa il volo di 
un insetto e il moto degli astri, ri vela a gli uomini — occupati delle 
loro piccolo nécessité — la profonda unité delle leggi che governano 
la vita del mondo sonsibile, Quest! insegnamenti e questa luce 
trarranno dal volumetto Viciani i lavoratori studios!, a oui si ri- 
volge.
        <pb n="102" />
        ENRIQUES dott. Paoi-o. — I Mammiferi e gli UccelH. — L. i.50, 
iÜU8trato e legato. 
L’uomo, in generale, s’intéressa poco a gli altri esseri, che 
in numero infinito nascono, crescono e muoiono sul nostro pianeta. 
Eppure molti di essi gli vivono accanto, amici devoti o nemici 
insidiosi; alcuni entrando come elementi important! nella econo 
mia délia sua vita individuale e sociale, altri persino partecipando 
aile manifestazioni della sua vita morale, come creature tráteme. 
Si pensi un istante alla profonda trasformazione che subirebbe 
l’umana convivenza, se ad nn tratto tutti gli animal! scomparis- 
sero dalla facoia della terra. La mente rifugge smarrita, davanti 
aile conseguenze d’un simile evento. Eppure quanti di noi ignorano 
tutto, o quasi, di quest! esseri, anche di quelli che ci vivono più 
vicini, come i mammiferi e gli uccelli, che — se non altro — hanno 
comune con noi tanta parte del loro meccanismo vitale. Questo 
volumetto fu appunto concepito e scritto per iniziare la gente 
desiderosa di nozioni utili e sane, alla conoscenza di una vasta 
parte del mondo animale, pleno di tante meraviglie c feoondo di 
Tan ti ammaestramenti. La sua singolaritá consiste noli’ aver su 
puto avvivare di um ana simpatia lo studio degli esseri bruti, e 
iatto sentiré, quasi francescanamente, come ciascuno di essi par- 
tecipi della nostra natura fondamentale e sia un episodio della 
vita universa, comunque se ne ooncepiscano le origini e i destin!. 
QUINT AVALLE ing. U. — L’eletfricltà industriale. — L. 1.50, illu- 
strato e legato. 
Le applicazioni deli’elettricità sono ormai infinite. In casa, 
nella strada, sotierra, in aria corrono e agiscono i suoi invisibili 
spiriti e l’oochio del profano guarda sbigottito gli effetti di quests 
forza ignota, che vien di lontano pel tenuissimo tramite di nn 
filo. L’a. si è proposto di prender per mano questo ignaro e di 
condurlo amorevolmente attraverso il sorprendente mistero, per 
mostrargli e spiegargli, con parole limpide e sobrio, 1’ origine, la 
natura e le applicazioni deU’elettricitá, i eougegni - dai più elemen 
tar! ai più complessi - per cui essa esprime la sus potenza e mol- 
tiplica lo sforzo dell’uomo e trasforma le energie disordinate e 
revínose della natura in lavoro produttivo. Moite figure di sor 
prendente ehiarezza, disegnate dallo stesso a., riescono a un vivo 
commento del testo. E’ un libriooino d’oro, dove si apprende come 
avendo innanzi non parole, ma cose, spiegate dalla viva voce di 
un maestro. 
FLAMINI prof. F. — 1 principal! scrittori italiani del Trecento. — 
L. 0.90, legato. 
Nell’ormai notissima « collona» di volgarizzazione scientifica, 
edita a fini disinteressati di coltura popolare, coll’ ausilio di mu- 
nifici oblatori, esce questo áureo volumetto del Flamini, che, primo 
— crediamo'—„fra gli scrittori italiani. si fe accinto all’ardua im 
presa di parlare a gli operai di storia letteraria e di iniziarli alia 
conoscenza dei poeti e prosatori, i quali fecero del 300 il secolo 
áureo della nostra letteratura. Compito nuovissimq, a cui non no 
tera sobbarcarsi che un dotto e un artista come Francesco Fia 
mini, profondamente convinto che la grande, l’immortale poesia 
è patrimonio di tutti e che il popolo e particolarmente disposto 
ad intenderla, per la íreschezza d’entusiasmo che lo anima, per
        <pb n="103" />
        la facoltà — ch’esso conserva intatta — di commuoversi, per l’im- 
mediatezza d’impressione cli’esso rivela dinanzi alie cose belle, 
quando chi gliele presentí abbia cura — come appunto ha fatto 
il Flamiui — di mostrargliele con atto semplice e parola dimessa, 
senza ingombro di erudizione, ma avendo soltanto cura di porgere, 
su un chiaro fondo di storia e in sobri contorni esplicativi, quanto 
di piú alto e di piú commosso usci dalla mente di quei grandi e 
ingenui^primitivi. 
REPOSSI prof. Emilio. — L’origine della terra. — L. 1.50. illustrato 
e legato. 
Legga questo' libriccino cliiunque voglia, con poco studio e 
nessuno sforzo di mente, farsi un’idea chiara della Terra su cui 
abitiamo, del posto che essa occupa nell’universo, delia sua interna 
struttura e dei fenomeni che ne mutano lentamente ma incessan 
temente la superficie. Lo legga chi vorrá, con la scorta dei fatti, 
ricostruire 1’ origine del nostro planeta e la sua storia geológica, 
e vorrá veder nevocati con vivezza di colori da uno scienziato 
artista Ic'faai successive per cui il globo dovette paseare dallo 
stato gaseoso alio stato solido, attraverso iudescriviblli catuclismi, 
ed emergere continent! ed aprirsi le sconfinate voragini del mare; 
mentre nasce vano dal mare le prime forme della vita orgánica, 
che poi doveva invadere tutte le terre emerse. Nelle 110 paginette 
di questo volume, adorne di frequeuti e originalissime fotoinci- 
sioni, si apprende quanto talora non è dato ritenere studiando 
ponderosi e íaragginosi trattati. Come operetta di volgarizzazione, 
crediamo che la nostra letteratura scientitica non ne possegga 
alcun’altra di eguale valore. 
FOÀ prof. Pío — Iglene sessuale. — L. 1.50, illustrato e legato. 
Pió Foil ha, quasi solo, imposto alia considerazione degli 
Italiani l’educazione sessuale della gioventù. Come ne fu il più 
convinto assertore, ne è il più tenace propagandista. In questo 
volumetto, che tratta ordinatamente di tutta la vita sessuale, con 
un ardiinento che a tal uno potrà sembrare temerità per un libro 
destinato ai giovani e al popolo, l'illustre fisiólogo dell’Univer- 
sità di Torino ha dato aiVigiene e ail’ educazioue sessuale degli 
Italiani una piccolu guida avvincente e perfetta. L’ alta seremta 
dello scienziato ha suputo restituiré un senso augusto ai mirabili 
fenomeni di natura, «lai quali si esprime la vita, perpetuaudosi in 
sempre nuove generaziom. Ispiranuo il disgusto dei facili amori, 
con la visione or rend a dei mali che producono all’individuo e alla 
razza ; insegnando tutto a üitti, perchfe bisogna conoscere il ne- 
mico per duendersi dalle sue insidie, persuade ai giovani la ca- 
stità lino ,al matrimonio e sominette l’istinto al governo della 
ragioue. 
FERRARI «lott. Fhancksco. — Stmlturs, funzionamento e iglene del 
nostro organismo. — L. 1.50, con illustrazioni e una taróla a 
colorí scomponibile e legato. 
L’a., notissimo in Italia per la sua tenace propaganda con 
tro 1’ alcoolismo, è fra coloro che meglio intendono il compito 
sociale della medicina. E al popolo ; che disperde inconscio i suoi 
tesori di salute in un regime ui vita ribelle a ogni controllo di 
ragione, egli dedica questo áureo libretto di anatomia, fisiologia
        <pb n="104" />
        e igieiie delVuma.no organismo, in oui non sappiamo se Ioda re 
maggiormente l’ordine e la cristallin» chiarezza dell’esposizione, 
o P accento vivido e caldo delP eloquio, che h solo degli uomini 
di dottrina e di fede. Notevole sopra tutto P intento di spiegare 
al popolo i segreti del complicate meccanismo vitale, aflinchè il 
precetto igienico ne scaturisca come necessário e naturale, acqui- 
stando una forza di convinzione, che non avrebbe se P igiene fosse 
insegnata come un a priori qualunque. 
SALDINI ing. prof. Cesare. — Prime nozioni di filature. — L. 1,50, 
illustrato e legato. 
Docente di tecnologia al Politécnico di Milano, direttore di 
grandi aziende industrial! di íilatura e membro de’ piú alti con- 
sessi consultivi che lo Stato creó a presidio e a incremento del 
lavoro nazionale, nessuuo meglio di O. Saldini poteva iniziare la 
studiosa^gioventù opérala alia conoscenza dei process! e degli or- 
digni necessari a trasformare le fibre vegetali, animali e minerali 
nei sottilissimi tili, che — variamente intrecciati e coloriti — ser- 
vono all’ nomo di tutte le età e iu tutte le latitudini a riparure il 
suo corpo, indifeso da schermi naturali, dalle inclemenze del clima. 
La storia della civiltà, che si insegna faticosamente nelle scuole, 
assommandola iu nomi di grandi e in date di battaglie, è invece 
qui, in quest’oscuro c lungo ascenderé delle forme e dei mezzi 
offerti all’ um ano lavoro: simboli e termini il fuso c il filatoio 
meccanico. 
CALDAKA avv. [Emilio — II Comune e la sua amministrazione — 
» L. 0.90, legato. 
Il Direttore delP Associazione dei Comuni italiani ha det- 
tato per la « collaua rossa » questo volumetto, che inizia il popolo 
alla política municipale, attraverso la storia, la costituzione giu- 
ridica e il meccanismo funzionale del Comune. L’esposizione pré 
cisa, ordinata e lucida, propria solo di chi ha fatto del Comune 
l’oggetto precipuo de’ suoi studi e delia sua quotidiana attività, 
accompagna il lettore per tutti i meandri della vita municipale, 
spiegandone gli orgam, le funzioni, le risorse, i poteri e la ton- 
denza a svincolarsi dalla tutela oppressive dello Stato, per ri con 
quistare, almeno in parte, la sua gloriosa autonomia. Libretto, 
nella’sua modestia, indispeusabile a fare quell’eduoazione cívica 
del popolo italiano, di cul tanto si lamenta la deficenzn. Dovreb- 
bero diffonderlo specialmente coloro — istituti e partit! — oui sta 
a;.cuore una sempre ])iit coscieute partecipazione del popolo al 
governo del Comune. 
RODOLICO prof. Niccolò. — Le cioilfà antiche. L’Oriente e L’Egitto. 
— L. 1.50, illustrato e legato. 
In generale, la scuola primaria non insegna ai figli del po 
polo ultra storia se non miella che comincia con Uornolo e Remo; 
si che per molti di essi il mondo, l’uomo e le sue viceude inoo- 
minciano con Roma, e prima di Roma.... v’ era il caos, come nella 
genesi prima di Dio. Non poco interesse desterà, quindi, nel po 
polo, a cui si rivolge, questo volumetto che rievoca le antichissime 
civiltà estinte dell’ Oriente e d’Egitto, non solo nella vita dei re 
e degli eroi, ma anche nell’ intima costituzione di quelle società 
tanto diverse dalle uostre e pure già fonda te sul lavoro e la pro-
        <pb n="105" />
        duzione piii che sulla guerra e la conquista. Estremamente inte 
ressante in questo libretto la visione, quasi apocalittica, delle 
immense tragédie storiche in cui périront» popoli e civiltà che 
s’erano credate eteme. 
CASALINI dott. Mario. — Cooperazione e mutualité agraria. — 
L. 0.90, legato. 
Operetta elementare, che narra la storia degli sforzi per i 
quali i coltivatori isolati, vinti gli imnulsi del loro miope e gretto 
particoln cismo, sfuggirono ai danni della natura e alie soprafla 
zioni della concorreuzn, associando le loro piccole aziende e al- 
frontandone i rischi in comune. Ma il volumetto è sopratutto una 
guida preziosa attraverso il vario e vasto mondo della coopera 
zione e della mutualité agraria, e chi lo legge v’ impara come si 
costituisca e funzioni og'ni variété, di cooperative e mutue, nei 
riguardi colla legge c con la pratica. Opera di singolare chiarezza 
e suggestions, ene può contribuiré efficacement« a formare quell a 
educaeione della solidarittá, di cui il popolo italiano ha tanto 
bisogno. 
VIGEVAXI dott. Giuskppe. — Igicne della generazione.— L. 0.90, 
legato. 
L’a., gié noto per altri Invori di educazione sessuale, che 
pervennero a mérita ta popolarité, ha scritto questo volumetto in 
collaborazione con una signora di alto sentiré, Fanny Norsn Pisa, 
presidente della Casa di Maternité di Milano; e mentre l’uno m 
lia messo la sua scienza, P ultra vi ha infuso evidentemente la sua 
anima, per fare del límpido volumetto un poema delicate di ma 
ternité. Tutto il meraviglioso processo delta generazione e della 
prima eté del bambino, dal concepimento alia nascita, dal suo 
primo vagito a gli albori crepuscolari della sua persona lité, è in 
«tueste pagine seguito con la trepida ansia di chi vuole insegnare 
ouale immensa ricchezza si sal vagua rdi alla société con la vita 
di un bambino, che cresca sano per le prove che lo attendono. 
BACHI prof. Ricoakpo. — La questione económica delle abitazioni.— 
L. 0.90, legato. 
Appartiene alia serie Qvestioni Soeiali di attualitá di questa 
ormai notissima collana ci volgarizzazione. Dopo un rápido cenno 
storico sulP evtiluzione della casa, da quando ognuno se la eo- 
struiva da sé con trouchi d’alberi, foglie. fango, pietre ecc., ])ussa 
ad esaminare il problema económico dell’abitazione moderna dal 
punto di vista del produttore e dclP inquilino e nei rapporti inter- 
medi del proprietário dolParea fabbricahile, dell’iinprenditore, del 
lavoratorc edilo e del proprietário finale della casa, dietro cui 
spesso si nasconde il capitalista o la Banca, che gli lianno pré 
state, iu tutto o in parte, i mezzi neeessari alia costruzione e 
all' acquisto. Particolare attenzione c data alie case popolari e 
alP intervento dei poteri pubblici per attenuare la fame di abita 
zioni per i meno abbienti, alie cooperative e a gli enti special! che 
le costruiscono ed ammiuistrano. In appendice è esposto lo stato 
presente della nostra legislazione sulle case popolari e reso conto 
di quel che si è fatto per esse nelle principan citté d’ Italia. II 
volumetto ha pregi di chiarezza e di evidenza non comuni.
        <pb n="106" />
        r 
CONDIZIONI DI VENDITA. 
La Federazione Italiana delle Biblioteche Popolari 
e V Uníversità Popolare Milanese si sono accinte alla 
pubblicazione della presente « Biblioteca » col dú 
plice scopo di formare una serie di volumi da serviré 
come libri di testo per corsi organic! d’insegnamento 
nelle Université Popolari e in tutti gli istituti di col- 
tura del popolo e di costituire una collezione di let- 
ture istruttive per i frequentatori delle Biblioteche 
Popolari. 
Per agevolare quanto più è possibile la diffu- 
sione di questi volumi, il prezzo di essi è stato sta- 
bilito in centesímí 90 per quelli non illustrât! e in 
L. 1,50 per quelli ¡Ilustrad. Inoltre : 
1. ° A tutti gli inscritti, che frequentano assi 
duamente i vari corsi di lezioni della Université Po 
polare Milanese, venan no ceduti gratuitamente i vo- 
lumetti relativ!. 
2. ° Alle Biblioteche Popolari federate sará pure 
inviata gratuitamente una copia di ciascun volumetto. 
Le copie successive (non men o di dieci) che le Bi 
blioteche Popolari federate domandassero, per distri 
buirle gratuitamente o venderle ai loro soci o let 
ton, saranno loro cedute col 50 °/o di sconto. 
3. ° Ai soci dell’Universitá Popolare Milanese 
ciascun volumetto sará pure ceduto con uno sconto 
del 50 %. 
4. 0 Alie Université Popolari e alie Istituzioni 
Pro Coltura, che siano inscritte alia Federazione Re 
gionale Lombarda o alia Federazione Nazionale, ed 
acquistino non meno di dieci copie di ciascun volu 
metto, sará praticato lo stesso sconto del 50 °/o- 
5. 0 Le Université Popolari e le istituzioni Pro 
Coltura, che non siano associate nè all’ una, nè al- 
Paltra Federazione ed acquistino non meno di dieci 
copie di ciascun volumetto, le pagheranno in ra- 
gione di centesímí 55 e di centesímí 90 se illustrate. 
Per acquisti. schiarimenti, acc. vivolgersi alia 
Federazione Italiana delle Biblioteche Popolari • Milano, 
via, Pace, 10. 
1 volumetti si trovano in vendita anche presso 
le principali librerie del Regno.
        <pb n="107" />
        V 
CASSA NAZIONALE DI PREVIDENZA 
Possono essere inscritti alia Cassa Nationale di 
**re-«r»d®Äza, «ei ruoli operai, tutti coloro che hanno com- 
piuto .1 120 annod-età, purcliè attendano a lavori prevalente- 
niente manuali, (lavori agricoli, iudustriali, comuierciali, lavori 
í omestici, ecc.). Coloro che lavorano alla dipendenza d’altri (sa- 
lariati) possono inscriversi, qualunque sia l’ammontare del loro 
salario e delle imposte pagate. 
I lavoratori per conto proprio (artigiani indipendenti, piccoli 
industrial!, piccoli commercianti, piccoli proprietari, ecc.) possono 
m cnversi purché non siano gravati da un’imposta erar i ale su- 
periore alie 30 lire anime. Le donne possono essere inscritte anche 
attendo "o solo alie cure domestiche, purchè il marito, il padre, 
o altro párente che provvede al loro sostentamento, abbia i re- 
quisiti per 1 inscrizione. 
nel rliiT due ru0li d ’ inscrizio,,e: quello della mutualiti, 
nel quale i vereamenu son o fatti a cap,tale aliénalo; e quello dei 
Ka ü?ot^ bt Ü 44 *' ise,,vati - "el quale i contributi souo ver- 
de a l condizicme che in caso di morte dell’inscritto prima 
* don, ® nd * d ’in*cnzione si ricevono dalla Sede Centrale 
a Lassa in Roma, dalle Sedi secondarie e dagli Uffici postal i. 
aimosffn OI !^ n f a d ’ lnscrizion e deve essere compílala sopra un 
acceiinati m0dU °’ ^ fornito gratuitamente dagli uffici su 
comln a a íi 0manda deVe CSSCre corredata dei seguenti certificati 
a) un estratto dell'atto di nascita ; 
) il certificato di cittadinanza italiana ; 
T ir • certificato del mestiere esercitato. 
1 diera"#» 1 ' certiflcati devono, per.legge, essere rilasciati in carta 
uñera, e senza spesa. 
. corr ' s Pondenza degli inscritti con la Cassa gode della fran- 
chigia postale, purchè sia in busta aperta. 
un nri m att0 della presentazionc delia domanda deve essere fatto 
intere ° versamento - tult ¡ » versamenti devono essere lu lire 
tris!ni 0 !''' '"Serillo viene rilasciato un libretto sul quale s: re- 
’¡'ÄS™, dtll” n,“'“ 1 '"" " ver “ ,n '" ,i ' «"« 
y
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        206$07984839
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        66 
e sulla produzione provoca l’aumento dei prezzi 
di molti prodotti, con cui in ogni crisi si distin 
gue il periodo di preparazione, e il ribasso suc 
cessive, che caratterizza il periodo di liquidazione. 
Nel consumo si nota una sensibile espansione, 
unita ad un cambiamento d’indirizzo: gl’indu 
strian e gli speculatori, che guadagnano molto, 
fanno un gran lusso, sprecano facilmente la ric- 
chezza facilmente guadagnata, accrescono la do- 
manda di prodotti costosi e ne rialzano i prezzi. 
kd il rialzo dei prezzi non si limita ai prodotti 
di godimeno o di lusso, ma si estende anche alie 
der rate alimentan, perché gli elevati salari at- 
tirano nelle città, dove fioriscono maggiormente 
le industrie, i lavoranti delle campagne, onde 
vengono a mancare le braccia all’agricoltura, certe 
coltivazioni si devono abbandonare e aumenta il 
costo delle altre. Anche la proprietà immobile 
cresce di valore e sorge una vera manía per 
nuove costruzioni, in quanto le persone di affari, 
a cui arrise la fortuna, che si trovano in possesso 
di una nuova ricchezza acquistata ad un tratto 
e senza grandi sforzi, vogliano assicurarsi l’av- 
venire con impieghi delia massima solidité, con 
l’acquisto di terre e di case. Nell’ intero campo 
económico, dunque, l’aumento e lo spostamento 
dei consumi provoca un’espansione riflessa, che 
si risolverá poi in una contrazione riflessa, quando 
nel commercio in grande e nelle industrie scop- 
pierá la crisi. 
Influente sulla produzione. — Nello stesso 
tempo in tutti i rami di produzione il periodo 
di prospérité, o per dir meglio il periodo di pre-
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