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        <title>Le crisi industriali</title>
        <author>
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            <forname>Camillo</forname>
            <surname>Supino</surname>
          </persName>
        </author>
      </titleStmt>
      <publicationStmt />
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          <msIdentifier>
            <idno>870114468</idno>
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        Biblioteca  délia  Université  Popo  lare  Milanese
e  della  Federazione  Italiana  deile  Bibl.  Popolari

Serie  A:  corsi  organici  d’insegnamento

NOZIONI  di  SCIENZE  ECONOMICHE

LE  CRISI
INDUSTRIAL!

del

Prof.  GAMILLO  SUPINO

C. mi  90
(Per  ríduzioui  di  prezzo.  ecc
vederc  inlern  o  copertinaL
        <pb n="2" />
        CASSA  NAZIONALE  DI  PREVIDENZA

La  Cassa  Nationale  di  Previdenza,  Istituto  fondato  con  logge
17  Luglio  1898,  N.  350,  ha  lo  scopo  di  assicurare  una  pensione  agii
operai  nella  vecchiaia  o  nel  caso  di  precoce  inabilita  a  proficuo
lavoro.
La  pensione  di  vecchiaia  viene  liquida  ta  al  com  pimento ­
  del  60°  anno  d’  età  per  gli  uoiuini  o  al  55°  per  lo  donne  o
per  alcune  spécial!  categorie  di  lavoratori.  In  ogni  caso  T  inscrizione
  deve  durare  10  muni  almeno.  Le  pension!  vcngono  liquidate
in  base  a  tariffe  approvate  per  decreto  reale.
La  pensione  d*  invalidité  può  essore  liquidât»  ancbo
dopo  solo  5  anni  d’inserizione.  —  À  coloro  che  miaño  in  ordine
col  pagamento  dei  contributi,  che  si  siano  inscritti  in  été  inferiore
ai  50  anni,  e  purchè  la  inabilita  al  lavoro  sia  sopravvenuta  dopo
T  inserizione,  la  Cassa  integra  con  i  propri  fondi  la  pensione  &amp;lt;li
invalidité  sino  al  raggiungimento  di  120  lire  annue.
A  gli  inscritti  che  versino  almeno  6  lire  all’  anno  la  Cassa  assegna
  come  integrazione  dei  versamenti  una  anota  di  con«
corso  annuale,  che  fc  stata  sino  ad  ora  di  10  lire.  Special!  quote
di  concorso  vcitgono  assegnate  agi!  inscritti  anziani.
A  favore  della  Cassa  sono  state  stabilité  per  legge  varie  entrate ­
  annual!,  tra  le  quali  va  menzionata,  come  più  importante,
quella  costituita  dai  7 /io  degli  utili  netti  délie  Casse  postal!  di
risparmio.
La  Cassa  fruisce  di  special!  esenzioni  da  imposte  e  tasse  ;  il
complcsso  dei  fondi  della  Cassa,  ehe  alla  fine  del  1899  (primo  anno
di  sua  at  ti  vité)  ammontava  a  L.  12.328.820,  aveva  raggiunto  al
30  dicembre  1913  L.  263.842.000.  —  Gli  inscritti,  che  alla
fine  del  1899  erauo  978,  avevnno  raggiuito  alla  fine  del  1913  il
numero  di  476,729,  e  al  30  maggio  1914  il  loro  numero  era  di
510.000.

La  Cassa  gcslisce  pure  un  ramo  special;  di  Assicurazioni
popolari  di  rendiie  vitaliza*  —  sia  immediate,  nia
d  lifer  ite  —  per  coloro  che  non  sono  operu.
        <pb n="3" />
        Volume#i  già  usciti  o  in

pr^parazione

SERIE  A  :  Corsí  organic!  à*  ínsegnamento.

Nozioni  dl  Astronomia  e  Geologia:
Prof.  Giovanni  Coloria  —  Elementi  di  Astronomia.
Prof.  Emilio  Reposai  —  L'origine  della  Terra.
»  »  »  —  Le  miniere.
»  »  »  —  Ghiacciai  ed  epoche  glaciali.
Prof.  Luigi  De  March!  —  Lu  vita  física  del  nostro  globo.
Nozioni  di  Física:
Prof.  Gaetano  Vician!  —  Le  prineipali  leggi  della  meccanica.
Prof.  Ternis  tóele  Calzeccbi  —  I  liquidi  e  i  gas.
»  »  »  —  II  calore  e  le  sue  leggi.
»  »  »  —  Il  suono  e  la  luce.
Prof.  Francesco  G  rassi  —  L’elettricità.
Nozioni  dl  ChimIcB  :
Pro  ff.  Molinari-Fenaroli  —  Le  prineipali  sor,  tanze  gaseóse,  liq  uide
e  solide.
»  »  »  —  1  metalli  piü  importanti  t  t  loro
dtrivali.
*  »  »  —  Le  prineipali  sostanze  organiche  in
relatione  eon  la  vita  végétait.
»  »  *  —  Le  prineipali  sostanze  organiche  in
.  relatione  eon  la  vita  animale.
Nozioni  di  Scienze  Biologiche:
Prof.  Paolo  Enriques  —  I  mammiferi  e  gli  uccelli.
Prof.  Alceste  Arcaugeli  —  Dai  rettili  all’ameba.
Prof.  Luigi  Montemartini  —  Vita  e  utilità  sociale  dclle  piante
Prof.  Alceste  Arcángel!  —  L’origine  delle  specie  animait  e
,  vegetali.
Nozioni  di  Igienc:
D.r  Francesco  Ferrari  —  Struttura,  funsionamento  e  igienc
del  nostro  organismo.
Prof.  Ernesto  Bertarelli  —  Igienc  Sociale.
»  »  »  —  La  política  sanitaria.
Prof.  Pio  Fob  —  Igienc  sessuale.
D.r  Giuseppe  Vigevani  —  Igiene  della  generaztone.
D.r  Alessandro  Cleric!  —  Iaiene  del  eervello  e  dei  nervi.
D.r  Giuseppe  Fornario  —  Come  preservarmi  dalla  tubercolosi.
D.r  Luigi  Raimundo  —  Igienc  dell’alimentatione.
D.r  Eugenio  Baila  —  Igiene  professionals.
D.r  Francesco  Ferrari  —  L’alcoolismo.
        <pb n="4" />
        Nozioni  di  Scienze  Economiche
Prof.  Ulisse  Gobbi  —  Element*  di  Economía  politico.
Prof.  Achille  Loria  —  L’evoluzione  económica.
D.r  Paolo  Bonetti  —  Macchine  e  salari.
r  ^  ^  Prof.  Camillo  Supino  —  Le  crisi  industriali.
Prof.  Carlo  Cassola  —  I  Sindacati  industrialx.
^  Prof.  Antonio  Graziadei  —  Il  movimento  operaio.
Prof.  Roberto  Michels  —  Il  Socialismo.
Prof.  Francesco  Coletti  —  Stalistica  e  fatti  social*.
Prof.  Augusto  Graziaui  —  Le  enirate  e  le  spese  dello  Stuto.
Prof.  Ivauoe  Bonomi  —  Le  éntrate  e  le  spese  delle  Pros,  e  dei

Prof.  Elíseo  Porro  —  La  pro K
Avv.  Enrico  Gonzales  —  Che  cos’e  lo  Stato  f
Avv.  Fausto  Costa  —  Le  leggi.
Prof.  Eliseo  Porro  —  Che  cos’è  il  bilancio  dello  Stuto  f
Prof.  Luigi  Rava  —  Corne  si  amministra  lo  Stato.
Avv.  Emilio  Caldara  —  Corne  si  amministra  il  Comune.
Avv.  Enrico  Gonzales  —  Delitti  e  pene.
Prof.  Francesco  Carnelutti  —  La  legislazione  del  lavoro.
Prof.  Eliseo  Porro  —  Il  contratto  rit  lavoro.
Avv.  Edoardo  Maino  —  Le  leggi  per  la  donna  e  per  il/annullo
Nozioni  di  Sloria:
Prof.  Niccolò  Rodolico  —  Le  civiltà  antiche  (l’Oriente  e  l’Egilto).
»  »  »  —  Le  civiltà  antiche  (Crecía  e  Roma).
Prof.  Gioacchino  Volpe  —  Medio  evo  ed  et  à  moderna.
»  »  »  —  Il  regime  feudale.
»  »  »  —  I  Comuni.
»  »  »  —  Il  Rinascimento.
Prof.  Guido  Mondolfo  —  La  Rivoluzione  frúncese.

Prof.  Leone  Cactani  —  L’lslamismo.
Prof.  Ettore  Fabietti  —  1  grandi  benefattori  dell’  umanità.
Nozioni  di  Geografia
Prof.  Giuseppe  Ricchieri  —  L’ltalia.
Prof.  »  »  —  La  Libia.
Prof.  Carlo  Errera  —  L’Europa  Occidentale.

Prof.  Giacinto  Carbonera  —  I  grandi  tiaggi  di  scoperta.
Nozioni  di  Tecnologia  e  di  Storia  delle  grandi  invenzioni:
lug.  1  giuo  Saraceni  —  Uno  sgnardo  generale  alle  più  grandi

Comuni.

Nozioni  di  Diritto:
Prof.  Pietro  Bonfante  —  La

»

»  —  Movimenti  nazionali  e  rivolunom
del  secolo  XIX.

Prof.  Augusto  Michieli  —  L'America  del  Sud.

»  »  »  —  L’Europa  Centrale.
»  »  »  —  L’Europa  Orientale.

»  »  »  —  L’America  del  Nord.
»  »  »  —  L’Africa.
»  »  »  —  L’A  sia.
»  »  »  —  L’Australia  e  le  terre  polar*.

invenzioni.
—  L’A.  B.  C.  della  mace  hi  na.
        <pb n="5" />
        Ing.  Prof.  Comoro  Sold  ini  —  Primr  notiont  dt  filatura.
»  »  »  »  —  La  filatura  delle  fibre  vegetuli.
»  »  »  »  —  La  filatura  delle  fibre,  animali.
Ing.  Angelo  Barbagelata  —  L’illuminazione.
Ing.  Guido  Saldini  —  Ln  stampa.
Ing.  Prof.  Giuseppe  Belluzzo  —  La  macehina  a  rapore.
Ing.  Prof.  Filippo  Taj  on  i  —  Le  ferrovie.
Ing.  Gustavo  Pínchenle  —  Ponti,  gallerie  e  tagli  degli  ist  mi.
Ing.  Ettore  Cardani  —  Come  si  solleva  Vacqua.
»  »  »  —  Il  «  carbone  bianco  ».
Ing.  Giorgio  Supino  —  I  motori  a  combuslione  interna.
Ing.  Umberto  Quintavalle  —  L’elettricità  industriale.
»  »  »  —  La  posta,  il  telegrafo  e  il  telefono,
Nozioni  sui  grandi  sistemi  filosotlri  e  scienUfici  :
Prof.  Rodolfo  Mondoifo  —  7  pin  importanti  sistemi  di  critica
*  e  di  rinnotazione  sociale.
Prof.  Guglielino  Salvador!  —  La  dottrina  delVevolucione.
Prof.  Conrado  Barbagallo  —  Il  materialismo  storico.
Prof.  Giovanni  Marchesini  —  I  principali  sistemi  di  morale.

SERIE  B  *  Question!  sociali  d'attualità.

Prof.  Luigi  Luzzatti  —  Previdenza  e  legislazione  sociale.
Prof.  Francesco  Coletti  —  Il  caro-riteri.
Dott.  Mario  Casalini  —  Cooperazione  e  mutualità  agraria.
Prof.  Riceardo  Bachi  —  Le  abiluzioni  operate.
»  »  »  —  La  disoccupazione.
Prof.  Angiolo  C'abrini  —  L’emigrazione.
Gisellu  Michels  Lindner  —  La  municipalistasione  dei  serrisi
pubblici.
Prof.  Gaetano  Salveimni  —  La  questione  del  Mezzogiorno.

SERIE  C:  Lettere  ed  Arti.

Leiferatura
Prof.  Francesco  Flamin!  —  1  principali  scrittori  itahum  del
trecento.
Prof.  Regina  Terruzzi  —  1  principan  scrittori  italiuni  del  settecento.

Prof.  Mario  Funai  —  1  pvineipali  scrittori  italiuni  dell'ottocento.
Belle  Aril:
Prof.  Paolo  d’Ancona  —  L'Arte  tn  Italia  dal  periodo  delle  ongini
  al  Rinas  cimento.  ^
Prof.  Igino  Supino  —  L’Arte  del  Rinascimento  in  Italia.
Prof.  Seratino  Ricci  —  Leonardo,  Raffacllo,  Michelangelo.
        <pb n="6" />
        «■Bi

/Ca

i

r-CA  M  A,  ^

/
        <pb n="7" />
        Prof.  CAMILLO  SUPINO

LE  CRISI
INDUSTRIAL!

Presso  la
Federazíone  Italiana  delle  Biblíoteche  Popolarí

MILANO  -  Via  Pace,  I
f/í  Cf  A  H-)
        <pb n="8" />
        PR  O  PRIETA  LETTERAR  IA  RISERVATA

%

r  Wfif
fiifclialhek

c^l

KM

::  Stabilimento  d’Arti  Grafiche  “  LA  SOCIALE  „  Ostiglia  -  1914
        <pb n="9" />
        LEZIONE  PRIMA.

Che  cos  e  una  crísi  industríale.
L r  Equilibrio  tra  produzione  e  consumo.  —  Tutti
noi,  uomini  e  donne,  giovani  e  vecchi,  ricchi  e
poveri,  non  possiamo  vivere  se  non  riusciamo  a
soddisfare  una  certa  quanti  ta  più  o  meno  grande
di  bisogni.  Dobbiamo,  ogni  giorno,  mangiare  per
nutrirei,  portare  dei  vestiti  o  abitare  dentro  una
casa  per  r  i  pararei  dalle  intemperie;  siamo  costretti,
  negli  anni  dell’adolescenza,  ad  istruirci  per
imparare  un  mestiere  o  una  professione;  e  non
possiamo  fare  a  meno,  di  tanto  in  tanto,  di  prenderei ­
  qualche  divertimento  o  qualche  svago.
Per  provvedere  i  mezzi  necessari  alia  soddisfazione
  di  questi  'svariati  bisogni,  sorgono  tante
industrie  diverse,  esercitate  da  un  gran  numero
d’individu  i,  che  vi  trovano  impiego,  o  dirigendole,
o  mettendovi  i  loro  capí  tali,  o  eonsacrandovi  il
loro  lavoro,  sia  intellettuaR  che  materiale.
Ora  tutti  noi,  in  quanto  abb  i  am  o  dei  bisogni
da  soddisfare,  siamo  consumatori;  in  quanto  cooperiamo
  alia  formazione  dei  mezzi  occorrenti  per
        <pb n="10" />
        4

queste  soddisfazioni,  siamo  dei  produttori.  II  consumo ­
  non  sarebbe  possibile  senza  produzione,  ma,
d’altro  lato,  la  produzione  mancherebbe  di  scopo
se  non  ci  fosse  il  consumo.  Da  questo  ricevono
I’  indirizzo  e  l’impulso  tutte  le  industrie,  che  contribuiscono
  alia  produzione  sociale,  le  quali  per
vivere  e  prosperare  devono  esser  sicure  di  poter
vendere  i  loro  prodotti  ai  consumatori.
Ma  perché  la  vendita  sia  sicura  è  necessário
che  ad  ogmi  oferta  dei  produttori  corrisponda
sempre  un’uguale  domanda  dei  consumatori.  E
per  ció  soltanto  quando  esiste  un  perfetto  equilibrio ­
  tra  offerta  e  domanda,  tra  produzione  e
consumo,  tutte  le  industrie  si  trovano  nella  loro
condizione  normale.
L'equílíbrío  nell'economía  primitiva.  —  Questo
equilibrio  si  raggiunge  spontaneamente  ed  in
modo  automático  nei  tempi  antichissimi,  quando
ogni  individuo  produce  da  sé  quanto  occorre  per
il  suo  consumo,  senza  1'ai  uto  dei  suoi  simili,
quando  ognuno  coglie  da  sé  i  frutti  selvatici,
caccia  da  sé  gli  animali,  e  si  fabbrica  da  sé  le
arm  i  e  gli  strumenti.  Allora  produzione  e  consumo ­
  si  trovano  riuniti  nella  stessa  persona,  la
quale  é  spinta  al  lavoro  dai  bisogni  che  sente,
produce  soltanto  quanto  può  consumare  per  conto
suo  e  dirige  ora  in  un  senso  ed  ora  nell’altro  la
sua  attività,  le  dà  maggiore  slancio  o  la  fa  cessare,
  secondo  il  variare  dei  propri  desideri  di  ogni
istante.
Uequílíbrío  neglí  scambí  ín  natura.  —  Col  passaggio
  da  questa  attività  económica  isolata,  agli
scambi  in  natura  di  prodotti  con  prodotti,  senza
        <pb n="11" />
        5
intervento  della  moneta,  la  produzione  si  separa
dal  consumo,  ma  non  per  ció  diventa  assai  più
difficile  lo  stabilire  un  perfetto  equilibrio  tra
quella  e  questo.  Chiunque  domanda  un  prodotto
fabbricato  da  al  tri  deve  offrirne  uno  proprio  in
corrispettivo,  onde  dall'offer  ta  del  prodotto  proprio
vien  determinata  la  domanda  del  prodotto  altrui.
I  desideri  di  ciascun  individuo  danno  l’indirizzo
alla  domanda,  ma  l’estensione  di  essa  deriva  direttamente
  dall’offerta,  ed  ognuno  produce  soltanto
  quel  béni,  che  a  lui  servono,  o  che  può
destinare  ad  acquistarne  altri,  di  cui  abbia  bisogno.
Se,  dunque,  nello  stadio  precedente  la  produzione ­
  ed  il  consumo  erano  sempre  in  equilibrio,
perché  entrambi  si  trovavano  riuniti  presso  la
stessa  persona,  in  questo  seconde  stadio  sono  in
equilibrio,  perché  la  produzione  sociale  sotto  un
aspetto  è  offerta  e  sotto  un  altro  è  domanda,  per
cui  è  nello  stesso  tempo  offerta  e  domanda.
^equilíbrio  nei  mercati  locali.  —  In  un  terzo
stadio,  quando  gli  scambi  si  fanno  più  frequenti,
esigono  T  intervento  della  moneta  ed  avvengono
entro  una  cerchia  limitata  ad  ogni  città  col  suo
territorio  circostante,  i  produttori  si  staccano  più
nettamente  dai  consumatori  e  diventano  più  numéros!. ­
  Allora  le  arti  e  i  mestieri,  che  provvedono
  ai  bisogni  di  una  clientela  ristretta,  trovano
nelle  corporazioni  il  modo  di  organizzarsi,  allô
scopo  precipuo  di  mantenere  in  equilibrio  la  produzione ­
  col  consumo.
A  taie  scopo  miravano  i  regolamenti  di  queste
corporazioni,  che  proibivano  agli  stranieri  di  venire ­
  a  far  concorrenza  agli  artieri  della  città,  che
        <pb n="12" />
        6

mf

limitavano  il  numero  dei  maestri  in  ogni  arte,
che  impedivano  di  formare  compagnie  tra  vari
maestri,  che  inibivano  il  lavoro  di  notte  o  in
giorno  festivo,  e  che  ponevano  limiti  precisi  al
numero  di  apprendisti,  alla  quantità  di  strumenti
e  di  materie  prime  adoprate  e  perfino  alla  quantità
  di  merci  da  prodursi  in  ogni  dato  tempo.
Cosí  i  produttori  erano  sempre  sicuri  di  percepire
  un  onesto  guadagno,  di  esitare  le  loro  merci
e  di  produrre  soltanto  ció  che  pote  va  essere  richiesto
  dai  consumatori.
L/equilibrio  nell'economia  moderna.  —  Ma  quando
lo  sviluppo  dei  trasporti  estende  i  mercati  e  li
rende  mondial!,  quando  la  produzione  si  accresce
enormemente  e  si  suddivide  in  molteplici  rami,
questi  vincoli  non  sono  piú  possibili  ;  vengono
abolit!  e  sostituiti  con  la  concorrenza  piú  sfrenata.
  Allora  l’equilibrio  tra  prodüzione  e  consumo
si  ottiene  per  mezzo  di  un  meccanismo  delicato
e  complicatissimo,  ossia  per  mezzo  delle  variazioni
  continue  nei  prezzi  dei  vari  prodotti.
I  bisogni  dei  consumatori  sono  infinit!  e  mu*
tevoli,  e  ad  essi  si  provvede  con  una  produzione
divisa  in  tante  branche  fra  loro  concatenate.  Ora,
per  mantenere  sempre  un’esatta  proporzione  nell’offerta
  di  questi  rami  produttivi  concatenad  ed
una  proporzione  ugualmente  esatta  tra  l’offerta
complessiva  ed  i  bisogni  di  un’  intera  popolazione,
basta  che  qualunque  spostamento  avvenga  in  questi ­
  due  elementi  dia  luogo  ad  un  cambiamento
di  prezzi,  il  quale  servira  da  solo  a  ri  stabil  ire
prontamente  l’equilibrio  turbato.  Se  da  un  giorno
all’altro  variano  i  bisogni  dei  consumatori,  au-
        <pb n="13" />
        7

menta  o  diminuisce  il  prezzo  dei  prodotti,  che  a
quei  bisogni  devono  soddisfare:  aumenta  il  prezzo
dei  prodotti  piú  ricercati,  e  di  essi  la  produzione
si  allarga,  diminuisce  il  prezzo  dei  prodotti  meno
ricercati  e  di  questi  la  produzione  si  ristringe.
E  cosí  le  variazioni  dei  prezzi  in  aumento  o  in
ribasso  rappresentano  un  salutare  avvertimento
per  gli  industriali,  che  tende  sempre  a  ricondurre
la  produzione  nei  suoi  limiti,  a  ragguagliarla
all’  estensione  dei  singoli  bisogni.
Díffícoltà  crescent!  per  equilibrare  la  produzione
al  consumo  nell'economia  moderna.  —  Ma  se  le
variazioni  dei  prezzi  servono  a  regolare  la  produzione ­
  per  tenerla  in  rapporte  col  consumo,  il
meccanismo  inteso  ad  ottenere  questo  scopo  diventa ­
  cosí  complicate,  che  lo  scopo  stesso  si  raggiunge
  attraverso  difficoltà  sempre  maggiori.  È
vero  che  anche  ai  nostri  giorni  la  demanda  è  la
causa  determinante  dell’offerta;  ma,  mentre  questa
deriva  dalla  produzione  e  non  ha  nulla  d’incerto,
la  domanda  invece  scaturisce  da  desideri  vaghi
e  da  bisogni  mutevoli  ed  ha  qualche  cosa  di
enigmático.  E  la  produzione  medesima,  diventando ­
  sempre  più  complessa  ed  esigendo  talvolta
un  tempo  piuttosto  lungo  per  essere  portata  a
compimento,  non  puó  iniziarsi  aspettando  lo  stim
 °lo  della  domanda,  ma  deve  preparare  i  prodotti ­
  prima  che  essa  si  manifest!  e  puo  benissimo
  ingannarsi  sulla  di  lei  ampiezza  e  direzione.
#  Oltre  a  ció,  se  anche  si  potessero  fare  previsioni
  esatte  sulla  domanda,  non  per  questo  sparirebbero
  le  difficoltà  che  esistono  a  metter  d’accordo
  con  essa  la  produzione.  Certo  la  produzione
        <pb n="14" />
        8

si  deve  estendere  o  ristringere  seconde  che  i  prezzi
aumentano  o  ribassano,  ossia  secondo  che  la  domanda
  cresce  o  diminuisce.  Ma  il  male  è  che
ogni  industriale  agisce  per  conto  suo,  senza  far
sapere  nulla  agli  altri  e  senza  saper  nulla  di
quello  che  gli  altri  fanno,  onde  non  è  tanto  facile ­
  che  questa  offerta  incomposta  e  disordinata
riesca  a  mettersi  all’unisono  con  la  domanda.  Si
aggiunga  che  ogni  industriale,  per  aumentare  i
suoi  guadagni,  allarga  più  che  può  la  produzione,
quando  gli  affari  vanno  bene,  ed  è  restio  a  contraria, ­
  quando  gli  affari  vanno  male,  per  trovare
nella  maggiore  cifra  di  vendite  un  compenso  alla
riduzione  dei  profitti  unitari,  per  diminuiré  le
spese  generali  o  repartirle  sopra  una  più  grande
quantità  di  prodotti,  e  per  sfruttare  meglio  il
macchinario,  che  è  un  capitale,  i  cui  interessi
ingrossano  le  spese  di  produzione,  anche  quando
non  agisce.
E,  infine,  a  rendere  sempre  più  incerta  e  variabile
  tanto  1’offer  ta  quanto  la  domanda  influisce
il  modo  con  cui  i  prodotti  si  scambiano  fra  loro
prima  di  essere  destinati  al  consumo.  Essi  non
si  barattano  più  Tuno  con  l’altro,  ma  si  vendono
e  si  comprano  con  1’  intervento  della  moneta.
Ora,  montre  una  volta  per  demandare  un  prodotto
  bisognava  offrir  ne  un  altro  in  corrispettivo,
onde  la  stessa  merce  rappresentava  in  sé  1’offerta
e  la  domanda,  con  l’intervento  della  moneta  lo
scambio  si  divide  in  due  atti  distinti,  in  una
vendita  e  in  una  compra.  Per  cui  può  darsi  che
manchi  talvolta  la  coincidenza  fra  l’una  e  l’altra,
perché  en  tram  bi  avvengono  in  luoghi  diversi,  o
perché  si  manifestano  in  tempi  different!,  o  perché
        <pb n="15" />
        9

alla  vendita  non  sussegue  la  compra,  in  quanto
il  vendi  tore  mette  in  serbo  la  moneta  che  ha
avuto  in  pagamento.
Quando  poi,  negli  scambi,  al  denaro  si  sostituisce
  il  credito,  l’instabilità  dei  rapport!  fra  demanda ­
  ed  offerta  si  accresce  a  dismisura,  giacchè
la  possibilita  di  fare  acquisti  di  materie  e  di
strumenti  da  parte  dei  produttori,  o  di  prodotti
compiuti  da  parte  dei  consumatori,  non  dipende
più  dall’esistenza  di  una  cosa  concreta  com’è  la
moneta,  ma  dipende  dall’inclinazione  maggiore
°  minore  che  hanno  compratori  e  vendi  tori  di
servirsi  del  credito,  il  quale  ha  un  potere  di
acquisto  più  oscillante  e  molto  più  esteso.  E  con
l'uso  del  credito  diventa  assai  più  stretta  la  dipendenza
  fra  consumatori  e  produttori,  o  fra  le
varie  categorie  di  produttori,  in  quanto  ognuno
di  essi  trae  dall’esito  delle  proprie  merci  la  possibilita ­
  di  far  fronte  agli  impegni  assunti  verso
gli  altri  industrial!,  onde  la  mancanza  di  esito
per  alcuni  toglie  ad  altri  i  mezzi  per  proseguiré
le  operazioni  produttive.
Dísequilíbrío  fra  produzíone  e  consumo  e  crisi
industrial!.  —  Da  quanto  abbiamo  detto  risulta,
dunque,  che  quell’equilibrio  tra  produzione  e  consumo, ­
  che  si  raggiungeva  quasi  spontaneamente
neU’economia  isolata  e  negli  scambi  in  natura
e  che  richiedeva  ordinamenti  appositi  nei  mercati
locali  controllati  dalle  corporazioni  di  arti  e  mestieri,
  si  ottiene  in  modo  più  difficile  e  complicato
nell’economia  moderna,  per  mezzo  dei  movimenti
continu!  dei  prezzi,  e  si  ottiene  in  modo  sempre
meno  perfetto  cogli  scambi  diventati  internazio-
        <pb n="16" />
        /

10
nali,  col  complicarsi  della  produzione,  con  l’esercizio
  di  essa  in  imprese  indipendenti  e  con  1'intervento ­
  della  moneta  e  del  credito.  Si  moltiplicano
allora  le  cause  che  possono  determinare  di  tanto
in  tanto  un  disequilibrio  tra  produzione  e  consumo. ­
  Succédé  allora  che  dopo  un  periodo  di
tempo,  in  cui  le  industrie  godono  di  una  eccezionale
  attivitá,  in  cui  gl’imprenditori  guadagnano
molto,  gli  operai  sono  tutti  occupati  con  salari
alti  e  i  prezzi  della  massima  parte  dei  prodotti
sono  in  continuo  aumento,  questo  disequilibrio
si  manifesta  in  modo  violento  e  sensibilíssimo,
facundo  arrestare  il  movimento  di  espansione  e
provocando  un  brusco  voltafaccia,  col  ristagno
delle  industrie  e  dei  corn  merci,  col  ribasso  dei
profitti  e  dei  salari,  colla  caduta  precipitosa  di
tutti  i  prezzi.  Quando  questo  succédé  si  ha  quel
fenómeno  patológico,  che  si  chiam  a  cris  i  industriale ­
  e  che  deriva  sempre  da  un  disequilibrio
tra  produzione  e  consumo.
Determinazíone  del  concetto  di  crísí  industríale.
—  La  parola  crisi  viene  da  un  verbo  greco  che
significa  decidere  e  vorrebbe  dire  il  momento
decisivo,  in  cui  sorge  il  disequilibrio  tra  produzione ­
  e  consumo.  Ma  siccome  questo  momento
non  si  puó  rilevare  con  esattezza,  siccome  questo
disequilibrio  si  forma  con  una  preparazione  piú
o  meno  lunga  e  si  elimina  poi  a  poco  per  volta
eon  una  serio  di  process)  compensator),  cosi  il
concetto  di  crisi  si  è  esteso,  includendovi  anche
11  periodo  anteriore  di  preparazione  e  il  periodo
posteriore  di  liquidazione.
Non  devono  confondersi  con  le  crisi  industrial!
        <pb n="17" />
        11

quei  grandi  avvenimenti  storici  che  modificano
la  costituzione  economica  e  i  rapport!  fra  le  varie
dass!  social!,  come  sarebbero  la  Rivoluzione  iráncese
  del  1789,  la  scomparsa  lenta  e  gradúale
della  tessitura  a  mano  nella  prima  metà  del  secólo ­
  XIX  in  Inghilterra,  e  Pabolizione  della  servitù
  in  Russia  nel  1861.  D’altro  lato  non  si  può
chiamar  crisi  ogni  qualunque  disturbo  della  vita
económica,  come  il  fallimento  di  una  ditta  o
1  incendio  di  una  fabbrica.
Le  crisi  industriali  sono  malattie  che  si  ripetono
  di  tanto  in  tanto,  con  una  certa  regolaritá,
senza  modificare  l’organismo  económico,  e  che
colpiscono  o  tutte  le  industrie  di  una  stessa
specie,  o  le  industrie  in  genere  di  un  intero  paese,
°  la  produzione  mondiale  dei  paesi  civil!.
        <pb n="18" />
        LEZIONE  SECONDA.

Variation!  nel  Consumo.

Cause  delle  crisi.  —  Se  le  crisi  industriali  dipendono
  sempre  da  un  disequilibrio  tra  produzione
e  consumo,  è  evidente  che  esse  dovranno  trovare
la  loro  causa  originaria  o  in  cambiamenti  che
avvengono  nel  consumo,  o  in  cambiamenti  che
avvengono  nel!a  produzione,  o  in  fenomeni  che
influiscono  sui  rapporti  tra  l’uno  e  Pal  tra,  modificando ­
  il  modo  con  cui  si  manifesta  il  passaggio
dei  beni  dai  produttori  ai  consumatori.
Classífícazione  deí  consumí.  —  Si  ha  consumo
ogni  qual  volta  un  oggetto,  che  aveva  la  possibilita ­
  di  soddisfare  un  bisogno,  perde  in  tutto  o
in  parte  questa  prerogativa.  II  che  puó  succedere
  o  per  un  mutamento  neU’opinione  degli
uomini  rispetto  all’  importanza  attribuita  ad  un
dato  bene  económico,  o  per  un  mutamento  che
avvenga  nel!a  forma  e  nella  coinposizione  di  esso.
Nel  primo  caso  il  consumo  si  dice  soggctlivo,  nel
seconde  oggettivo.  E  quest'ultimo  puó  essere  di
tre  specie:  consumo  productivo,  se  l’utilitá  di  un
bene  sparisce  per  ricomparire  accresciuta  in  un
altro  bene,  come  succédé  per  le  materie  prime,
per  il  combustibile  o  per  gli  strumenti  ;  consumo
        <pb n="19" />
        13
di  godimento,  se  l’utilitá  sparisce  per  soddisfare
un  bisogno;  e  consumo  disiruttivo,  se  l’utilitá.  di
un  bene  non  è  messa  a  profitto  per  una  nuova
produzione  e  non  serve  ai  godimenti  di  alcuno,
uia  scompare  senz’altro  per  guerre,  incendi,  terremoto ­
  o  inondazioni.
Cambiamenti  della  moda  e  crísí.  —  II  consumo
soggettivo,  cioé  dipendente  da  un  mutamento
nell’opinione  degli  uomini,  si  ha  quando  ci  si
accorge  che  un  dato  prodotto  non  possiede  le
qualitá  utili  che  gli  si  attribuivano,  o  quando
cambiano  i  bisogni  e  le  abitudini  di  una  certa
classe  di  persone,  o  più  in  generale  quando
cambia  la  moda.  La  moda  non  è  un  nuovo  bisogno, ­
  ma  è  un  bisogno  nei  bisogni  ;  non  si  riferisce
  soltanto  ai  consumi  di  puro  lusso,  ma
estende  il  suo  potere  anche  su  quelli  più  necessan,
  arrivando  ad  imperare  nelle  varie  specie  di
alimenti  ;  e  non  influisce  solo  sulla  rapidità  del
consumo,  ma  anche  sulla  qualità  dei  vari  prodotti
  adoprati  per  la  soddisfazione  dei  bisogni  e
sulla  quantità  di  ogni  specie  di  prodotti  impiegati
  nelle  singóle  soddisfazioni.
Oca,  quando  i  cambiamenti  della  moda  avvengono
  con  una  certa  rapidità  e  su  vasta  seal  a,
possono  facilmente  provocare  una  crisi  in  determinate ­
  industrie,  per  effetto  di  uno  spostauiento
  della  demanda  dei  consumatori,  che  passa
dalle  une  alie  altre.  E  questi  spostamenti  della
dom  anda  sono  tanto  più  disastrosi,  quanto  più
s’intensifica  la  divisione  del  lavoro,  permettendo
ad  ogni  classe  di  produttori  di  limitarsi  alla
Preparazione  di  un  solo  articolo,  o  magari  an-2
        <pb n="20" />
        M
che  di  una  parte  solíante  di  un  prodotto.  Pare
una  cosa  indifterente  che  si  usino  cappelli  di
paglia  o  di  feltro,  vestiti  di  panno  o  di  seta,
guarnizioni  di  nastri,  di  perle  o  di  trine,  costruzioni
  in  ferro  o  in  materiali,  mobili  di  uno  stile
o  dell’altro  ;  eppure  tutti  questi  cambiamenti  rappresentano
  il  sorgere  e  il  prosperare  di  alcune
industrie  o  la  rovina  e  la  scomparsa  di  altre.  Al
principio  del  secolo  XIX  i  tessitori  di  Spitalfields
furono  piombati  nella  piú  estrema  miseria,  quando
venue  la  moda  delle  mussoline  in  luogo  delle
sete,  e  un  gran  numero  di  operai  di  Sheffield  e
Birmingham  si  trovó  per  molto  tempo  fu  or  i
d’impiego.  in  seguito  alia  moda  dei  lacci  da
scarpe  o  dei  bottoni  di  stoffa  in  luogo  di  fibbie
o  di  bottoni  di  métallo.  Una  quantité  grandíssima ­
  d’industrie,  che  si  esercitano  nei  quartier!
più  poveri  di  Londra,  come  quella  dei  fiori  artificiad, ­
  delle  guarnizioni,  delle  frangle,  della  cucitura
  di  pelliccie,  subiscono  di  continuo  1’influenza ­
  della  moda.  Ed  è  a  lei  che  si  deve  la
povertá  occasionata  in  Irlanda  dalla  decadenza
dell’industria  campagnola  della  mussolina  riearn ­
  ata,  o  la  scomparsa  della  manifattura  di  scialli
all’uso  indiano,  che  si  fabbricavano  a  Paisley  in
Iscozia  e  che  davano  occupazione  ad  un  terzo
della  popolazione  di  quella  città.
Cambiamenti  nel  consumo  oggettívo  e  crisi.  —
Anche  i  consumi  oggettivi  possono  facilmente
esser  causa  determinante  di  crisi  industrial!,  sia
quando  subiscono  dei  semplici  spostamenti,  sia
quando  diminuiscono,  sia  infine  quando  aumentano
  temporáneamente  o  in  modo  eccessivo.
        <pb n="21" />
        15

Spostamentí  e  dimínuzioní  neí  consumí.  —  Abbiamo
  detto  che  il  consumo  oggettivo  puó  avere
per  iscopo  o  la  formazione  di  nuovi  beni  o  la
soddisfazione  dei  bisogni.  Tra  i  consumi  produttivi
  e  i  consumi  di  godimento  ci  deve  essere
sempre  una  certa  proporzione.  Ma  i  desideri  mutevoli
  dei  consumatori  e  la  stessa  necessita  di
ristabilire  l’equilibrio  tra  le  due  specie  di  consumo ­
  ora  fanno  accrescere  i  consumi  di  godimento ­
  a  scapito  di  quelli  produttivi,  ora  fanno
accrescere  i  consumi  produttivi  a  scapito  di  quelli
di  godimento.  E  questi  spostamenti  nell’indirizzo
del  consumo  possono  provocare  delle  crisi  industrial!, ­
  perché  l’espansione  dei  consumi  di  godimento ­
  fa  diminuiré  la  domanda  di  materie  prime,
di  strumenti  e  di  lavoro,  mentre  lo  sviluppo  dello
spirito  d’intrapresa  fa  ristrirlgere  i  consumi  di
godimento  e  danneggia  le  industrie  che  fornivano
prodotti  ad  essi  destinati.
E  gli  stessi  consumi  produttivi  vari  an  o  di  continuo, ­
  secondo  il  prevalere  dell’uno  o  dell’altro
dei  diversi  rami  d’  industria,  che  esigono  materie
e  strumenti  differenti  e  che  impiegano  different!
categorie  di  operai.  Come  variano  pure  i  consumi
di  godimento  nella  loro  quantité  per  il  crescere
o  il  calare  della  popolazione  e  per  gli  spostamenti ­
  di  questa  da  un  luogo  ad  un  altro,  nella
loro  qualité  per  il  continuo  cambiamento  dei  desideri ­
  individual!,  e  nella  loro  quantité  e  qualité
per  le  variazioni  nei  redditi  delle  diverse  class!
social!,  come  avviene  in  seguito  a  fallimenti,  che
fanno  diminuiré  i  consumi  di  lusso,  o  in  seguito
ad  un’estesa  disoccupazione,  che  riduce  il  consumo ­
  dei  prodotti  necessari.  Data  questa  muta-
        <pb n="22" />
        i6

bilità  del  consumo,  può  succedere  facilmente  che
certe  merci  sieno  prodotte  in  quantità  esuberante
rispetto  alla  domanda,  o  che  non  si  possano  venderé ­
  se  non  ad  un  prezzo  inferiore  al  costo,  rovinando
  le  industrie  che  le  forniscono.  E  vero
che  quando  il  consumo  diminuisce  la  produzione
deve  ristringersi,  ma  prima  che  questo  succéda
le  industrie  languono  e  si  trovano  in  uno  stato
di  depressione,  il  quale  è  tanto  più  duraturo,  per
quanto  più  difficile  è  il  passaggio  dei  capital!  da
un  ramo  d’industria  all’altro.
Aumenti  temporanei  od  eccessíví  nei  consumí.  —
Oltre  lo  spostamento  e  la  diminuzione  dei  consumi
può  esser  causa  di  crisi  industrial!  anche  Faumento ­
  del  consumo  o  della  domanda,  allorchè
esso  è  di  carattere  temporáneo,  mentre  la  maggioranza
  dei  produttori  e  dei  corn  merci  an  ti  lo
crede  di  lunga  durata  ed  accresce  in  proporzione
  l’offerta.  Allora  questa  si  trova  subito  dopo
ad  essere  esuberante,  determinando  una  crisi  inevitable, ­
  che  è  tanto  più  disastrosa,  per  quanto
la  rapida  discesa  successiva  avviene  da  un
punto  maggiormente  elevato  di  prospérité  económica. ­
  Di  questa  specie  di  fenomeni  abbiamo
due  esempi  caratteristici.  Il  primo  dei  quali  ci
viene  oíferto  dalla  crisi  scoppiata  nel  1861  nel
Chili,  quando  la  sua  agricoltura,  dopo  avéré  preso
un  grandissime  slancio  per  la  maggior  domanda
di  derrate  da  parte  della  California,  al  tempo  delle
scoperte  di  giacimenti  auriferi,  si  trovó  completamente ­
  rovinata  allorchè  la  California  stessa
estese  in  tal  modo  le  sue  coltivazioni  da  poter
venders  i  suoi  prodotti  agricoli  anche  al  Chili.
        <pb n="23" />
        E  il  secondo  esempio  ci  vien  dato  dalla  prospecta ­
  temporánea  della  città  di  Brema,  appena  essa
fu  liberata  prima  di  Amburgo  dalla  dominazione
di  Napoleone  I  e  dal  blocao  continentale,  la  quale
prosperità  si  tramutò  prontamente  in  una  crisi
tremenda,  quando  Amburgo  fu  del  pari  liberata
nel  maggio  del  1814  e  potè  far  valere  la  superiorità
  naturale  della  sua  posizione  come  porto
marittimo.
Anche  l’eccesso  dei  consumi  può  essere  causa
di  crisi  industrial),  in  quanto  essi  distruggono
una  porzione  rilevante  di  quella  ricchezza,  che
avrebbe  servito  come  mezzo  di  acquisto  in  molti
scambi,  o  che  sarebbe  stata  destinata  a  nuove
produzioni,  e  la  cui  scomparsa  determina  il  languore
  e  la  rovina  di  molti  rami  d’industria.  Questo
può  succedere  in  seguito  ad  un  incremento  straordinario
  di  spese  private  e  pubbliche,  che  rallenta
l’accumulazione  dei  capital)  ;  o  per  l’immobilizzazione
  di  capital)  in  impieghi  svantaggiosi  e
improduttivi;  o  per  la  sottrazione,  che  coi  prestiti
contratti  dallo  Stato  vien  fatta  a  quella  parte  del
capitale  di  un  paese,  che  si  sarebbe  consacrata
a  pagamento  di  salari  ;  o  infine  per  grandi  distruzioni
  di  ricchezza  cagionate  dalla  natura,  le  quali
diminuiscono  i  mezzi  d’acquisto  a  disposizione  di
un  numero  più  o  meno  elevato  di  consumatori.
Ma  per  meglio  dimostrare  come  il  consumo
possa  esser  causa  di  crisi  industrial)  coi  suoi
s Postamenti,  con  la  sua  diminuzione  o  col  suo
aumento,  esaminiamo  quali  sieno  i  rapport)  tra
crisi  e  consumo  in  certi  avvenimenti  gravissimi
e d  eccezionali,  quali  ad  esempio  le  carestie,  le
guerre,  le  rivoluzioni  o  le  epidemie.
        <pb n="24" />
        Carestie:  —  Le  carestie  fanno  subiré  cambiamenti
  di  varie  specie  al  consumo  e  sono  per  ció
la  causa  principale  di  certe  crisi  industriali,  o
sono  la  spinta  che  determina  lo  scoppio  finale
in  altre,  per  le  quali  si  cran  o  giá  di  lunga  mano
prepárate  le  condizioni  predisponenti.  Le  carestie,
infatti,  diminuendo  la  quantitá  di  derrate  alimentan ­
  esistenti  in  un  paese  e  le  operazioni
commercial)  e  di  trasporto,  che  si  sogliono  fare
su  i  prodotti  agricoli,  riducono  il  reddito  nazionale
  e  i  mezzi  che  il  paese  stesso  possiede  per
comprare  merci  dall’estero.  Oltre  a  ció  i  consumatori,
  specialmente  delle  class!  più  umili,  saranno
  costretti  a  spendere  di  più  per  acquistare
gli  aliment!  ed  avranno,  per  conseguenza,  meno
da  spendere  per  l’acquisto  degli  altri  prodotti
non  indispensabili,  la  cui  domanda  dovrá  diminuiré, ­
  con  grave  danno  di  molti  rami  d’industria,
quando  una  parte  più  rilevante  del  reddito  di
ogni  individuo  è  destinato  al  pagamento  delle
derrate  agrarie,  il  cui  consumo  è  irriducibile.  Se
in  tempi  normali  il  6o  per  cento  del  reddito  di
una  data  classe  di  consumatori  è  consacrato  ad
acquisti  di  aliment!  e  se  questa  percentuale  sale
ad  8o  per  cento  in  tempo  di  carestia,  è  evidente
che  la  porzione  di  reddito  impiegata  in  alt:i
consumi  dal  40  per  cento  discenderà  al  20  per
cento,  riducendo  in  proporzione  l’esito  del  prodotti ­
  meno  indispensabili  all’esistenza.  Questa
riduzione  di  esito  fará  diminuiré  la  domanda  di
lavoro  in  parecchie  industrie,  proprio  nel  momento
in  cui  ne  aumenta  anche  l’ofícrta,  per  la  trasformazione
  di  molti  piccoli  produttori  indipendenti
in  operai  salariati  ;  il  che  déterminera  un  ribasso
        <pb n="25" />
        nelle  mercedi,  con  una  nuova  diminuzione  dei
consumi  da  parte  della  classe  lavoratrice;  a  cui
si  aggiungerà  un’altra  diminuzione  di  consumi
da  parte  dei  commercianti  e  degl’industriali,  i  cui
profitti  si  assottigliano  o  spariscono,  per  la  riduzione
  delle  vendite  e  per  la  minor  quantité  di
mezzi  che  hanno  a  loro  disposizione,  quando
gl’invii  d’oro  all’estero  per  pagare  il  grano  importato
  costringono  le  hanche  a  ri  alzare  il  saggio
dello  sconto  e  a  ristringere  i  prestiti.
Guerre.  —  Anche  le  guerre  sono  spesso  causa
di  crisi  industriali,  principalmente  per  le  dimi
nuzioni  e  per  gli  spostamenti  che  fanno  subiré
al  consumo.  Il  reddito  nazionale  scema  subito  per
la  sottrazione  di  uomini  e  cavalli  dai  solid  lavori
produttivi,  per  il  minor  interesse  che  prendono
agli  affari  tutti  coloro  che  hanno  la  mente  assorti ­
  ta  dalle  vicende  della  guerra,  per  lo  seoraggïamento
  che  invade  gli  speculatori,  togliendo
loro  ogni  spirito  d’iniziativa,  e  per  le  perdite  che
mold  realmente  subiscono  in  se  gui  to  al  ribasso
dei  titoli  pubblici  e  alle  distruzioni  cagionáte
dalla  guerra.  Questa  diminuzione  del  reddito  nazionale ­
  puó  provocare  una  crisi  in  moite  industrie,
Perché  riduce  l’esito  di  parecchi  prodotti,  ristringe
  l’attività  económica,  fa  ribassare  di  valore
1  capital)  fissi  e  contrae  la  domanda  di  lavoro.
E  non  solo  in  questi  moment!  il  consumo  diminuisce,
  ma  nello  stesso  tempo  si  sposta  pure,  in
Quanto  certe  merci,  a  causa  della  guerra  che  im-Pedisce
  gli  scambi,  non  si  possono  piú  mandare
all’estero  ed  altre  non  si  ricevono  piú  dall’estero,
e  in  quanto  lo  Stato  preleva  imposte  e  contrae
        <pb n="26" />
        prestiti,  impiegando  le  somme  cosi  ricavate  in
consumi  ben  diversi  da  quelli  che  avrebbero  fatti
i  privati  da  cui  le  ottiene.  Quali  cambiamenti
radicali  devono  essere  avvenuti  nei  consumi  della
nazione  inglese  quando  le  spese  dello  Stato,  che
ammontavano  appena  a  500  milioni  di  franchi
nel  1792,  salirono  per  le  guerre  contro  Napoleone
  a  2650  milioni  di  franchi  nel  1814!
Manifestazioni  in  senso  in  verso  si  han  no  col
ritorno  della  pace,  che  essa  pure  può  esser  talvolta
  causa  di  crisi.  Le  industrie,  che  form  van  o
prodotti  per  la  guerra,  si  trovan  o  tutto  ad  un
tratto  senza  ordinazioni,  o  in  ogni  modo  devono
ridurre  sensibilmente  la  produzione;  gli  operai,
finito  il  servizio,  tornano  alie  loro  occupazioni  e
non  trovano  tutti  impiego;  le  spese  pubbliche
diminuiscono  moltissimo;  eil  commercio  abbandona
  le  vie  prese  temporáneamente  per  seguir
di  nuovo  quelle  solite  e  naturali.  Cosí  in  Inghilterra,
  dopo  le  guerre  napoleoniche,  Birmingham
è  piena  di  disoccupati  per  la  quasi  completa  cessazione
  di  lavoro  nelle  fabbriche  di  fucili,  e
l’agricoltura  è  rovinata  per  il  ripristino  delle  importazioni
  di  grano  dall’estero,  sospese  durante
la  guerra.  Mentre  du  rano  le  ostilitá,  una  nazione
spende  più  del  suo  reddito  normale  ed  assomiglia
ad  uno  scialacquatore,  che  è  attorniato  da  apparenze
  di  ricchezza,  perché  sperpera  anche  il  capitale: ­
  la  rendita  della  terra  cresce  per  la  maggior
domanda  di  derrate,  molti  capitalist!  guadagnano
coi  prestiti,  aumentano  i  profitti  di  alcuni  industrial! ­
  per  le  forniture  militari;  ma  questa  attività
  económica  non  significa  aumento  della  ricchezza ­
  sociale.  Allorchè  poi,  col  ritorno  della
        <pb n="27" />
        pace,  si  arresta  questo  movimento  artificíale,  tutte
le  industrie  risentono  una  grave  scossa,  che  puó
degenerare  in  una  crisi  vera  e  propria.
Rivoluzioni.  Epidemie.  —  E  finalmente  una  crisi
industriale  può  sorgere  per  effetto  di  rivoluzioni
o  di  epidemie,  perché  le  rivoluzioni  provocano
distruzioni  di  ricchezza,  promuovono  sperperi  di
capitali  e  disoceupazione  degli  operai,  impoveriscono
  intere  classi  di  consumatori  e  affievoliscono
  la  fiducia  pubblica,  mentre  le  epidemie
influiscono  a  turbare  l’equilibrio  tra  produzione
e  consumo,  principalmente  con  la  diminuzione
di  tutti  i  consumi,  che  non  sono  di  assoluta  necessita. ­
        <pb n="28" />
        LEZIONE  TERZA.

Variazioni  nella  produzione.
II  disequilibrio  tra  produzierte  e  consumo,  che
è  la  causa  determinante  di  ogni  crisi  industriale,
oltre  derivare,  come  abbiamo  visto  nella  lezione
precedente,  da  variazioni  del  consumo,  può  esser
cagionato  dalle  variazioni  a  cui  è  sottomesso
pure  l’altro  elemento,  cioè  la  produzione.
Aumento  della  produzione  per  1'aumento  della
popolazione.  —  E  impossibile  immaginare  una
produzione  immobile,  senza  cambiamenti  di  sorta
in  periodi  più  o  meno  lunghi  di  tempo.  Anche
trascurando  tutte  le  altre  circostanze,  il  solo  fatto
che  la  popolazione  dei  paesi  civili  cresce  regolarmente
  ogni  anno  rende  necessário  un  proporzionale
  espandersi  della  produzione  e  dei  mezzi
indispensabili  per  attuarla.  Acciocchè  non  si  abbia
una  diminuzione  nel  reddito  nazionale  e  un  deterioramento
  nel  tenor  di  vita  medio  della  popolazione, ­
  la  parte  di  essa,  che  entra  nuova
ogni  anno  nell’arringo  económico  per  esercitare
i  vari  mestieri  e  le  diverse  profession  i,  deve  fin
dal  principio  trovare  a  sua  disposizione  mezzi
produttivi  tecnicamente  efficient!,  come  quelli  di
cui  dispone  la  popolazione  rimanente,  già  da  più
        <pb n="29" />
        23

o  meno  tempo  impiegata  nella  produzione  sociale. ­
  Come  una  madre,  in  attesa  della  nascita
di  un  figlio,  prepara  e  raccoglie,  prima  dell’aspettato
  evento,  tutto  ció  che  puó  occorrere  alia
nuova  creatura,  cosí  pure  i  mezzi  produttivi,  ossia
le  macchine,  gli  strumenti,  le  materie  prime  e
gl’  impianti,  che  occorrono  per  ottenere  i  beni
di  consumo  per  l’aumentata  popolazione,  devono
essere  giá  pronti  nel  momento  in  cui  si  estende
la  produzione  di  questi  beni  di  consumo.  Dal  che
deriva  che  nei  paesi  a  popolazione  crescente  i
mezzi  produttivi  sono  sempre  in  esuberanza  rispetto
  ai  bisogni  del  momento  e  che,  dovendo
esser  preparati  assai  prima,  possono  molto  facilmente ­
  non  corrispondere,  per  quantità  o  per
qualità,  alle  esigenze  della  produzione  success!va,
facendo  nascere  un  disequilibrio  tra  essa  e  il
consumo.
Mancanza  di  proporcione  fra  gli  element!  produttivi. ­
  —  E  la  stessa  necessita  di  accrescere  i
mezzi  produttivi  per  espandere  la  produzione  fa
nascere  nuovi  disequilibri,  perché  è  assai  difficile
che  l’accrescimento  di  questi  mezzi  avvenga  in
esatta  proporzione  fra  i  singoli  ele  menti  che  li
costituiscono,  mentre  taie  proporzione  è  indispensable ­
  per  evitare  disturb!  economic!  gravissimi.
Se  per  una  data  produzione  occorre  riunire  una
certa  quantità  di  lavoro  e  di  capitale,  se  occorre
che  il  capitale  medesimo  sia  diviso  in  certe  pro
porzioni  fra  il  capitale  destinato  a  pagamento  di
salari,  il  capitale  técnico  circolante  e  il  capitale
técnico  fisso,  è  chiaro  che  la  produzione  si  arresta
quando  manca  una  parte  del  lavoro,  o  una  parte
        <pb n="30" />
        del  capitale,  o  quando  i  singoli  element!  di  questo
non  sono  fra  loro  nella  dovuta  proporzione.  Ora,
siccome  le  cause,  che  determinano  Faumento
nella  quantité  di  lavoro  e  nelle  singóle  specie
del  capitale,  non  sono  le  stesse  e  non  agiscono
sempre  nello  stesso  modo;  siccome  da  un  momento ­
  all’altro  puó  sorgere  qualche  ostacolo  che
impedisca  il  rifornimento  di  una  parte  del  capi
tale  necessário  per  certe  industrie,  cosí  è  facile
che  si  manifest!  un’esuberanza  da  un  lato  e  una
deficienza  dalFaltro  nei  diversi  element!  produttivi,
  che  dará  luogo  ad  un  disequilibrio  fra  produzione
  e  consumo.
Crisí  nelF  industria  cotoníera  in  Inghííterra  dal
Í86&amp;gt;  al  1865.  —  Un  esempio  caratteristico  di
crisi  industriale,  dipendente  dalla  deticienza  di
uno  degli  element!  produit!vi,  si  ha  nella  famosa
carestia  del  cotone  (cotton-famine)  durata  in  Inghilterra
  dal  1861  al  18ò5.  Appena  scoppiata  la
guerra  civile  americana,  i  port!  degli  Stati  Unit!
del  Sud  furon  bloccati  e  per  quattro  anni  l’industria
  inglese  della  filatura  e  della  tessitura  si
vide  quasi  del  tutto  precluso  il  suo  mercato  di
rifornimento  per  il  cotone.  Il  consumo  di  questa
materia  prima  scende  precipitosamente  da  1084
milioni  di  libbre  nel  i860  a  452  milioni  nel  1862;
il  prezzo  di  essa  aumenta  moltissimo,  mentre  non
aumenta  in  proporzione  il  prezzo  de!  prodotti  di
cotone;  le  piccole  fabbriche,  meno  resistent!,  failiscono
  e  le  grandi  sono  costrette  a  ridurre  o  a
sospendere  la  produzione  per  mancanza  di  materia
prima,  licenziando  un  gran  numero  di  operai.  Le
condizioni  dei  lavoratori,  che  erano  ottime,  pei
        <pb n="31" />
        25

salari  elevati  e  pei  risparmi  messi  in  serbo  negli
anni  precedent!,  si  mutano  radicalmente  dopo
il  1861  :  cresce  enormemente  il  numero  dei  disoccupati,
  la  miseria  diventa  grandíssima,  nè  si
riesce  di  ri  medi  are  ad  essa  con  sottoscrizioni
pubbliche,  che  si  aprono  dappertutto;  nei  distretti
cotonieri  la  percentuale  dei  poveri  da  2.90  sale
a  13.70,  arrivando  in  alcuni  distretti  perfino  al
20  o  al  25  per  cento  della  popolazione;  e  i  salari
degli  operai  che  lavorano  cal  ano  di  10  a  anche
di  20  per  cento.  Questa  crisi  industriale,  che
aveva  fatto  sorgere  un’agitazione  presso  le  class!
lavoratrici,  per  avere  aiuti  pecuniar!  da  permettes ­
  ai  disoccupati  di  emigrare  in  massa,  diminuisce
  a  misura  che  le  importazioni  di  cotone
tornano  di  nuovo  ad  affluire  in  Inghilterra,  prima
da  altri  paesi  e  poi  anche  dall’  America  stessa,
e  scompare  del  tutto  al  principio  del  1865.
Spostamentí  del  lavoro  o  del  capitale  tra  le  varíe
industrie.  —  L’esuberanza  o  la  deficienza  di
lavoro  e  di  capitale  nelle  diverse  industrie,
oltre  dipendere  dall’  andamento  differente,  che
hanno  quest!  due  elementi  della  produzione  nel
loro  espandersi,  puó  manifestarsi  anche  in  segui ­
  to  agi  i  spostamenti  continui  della  domanda
di  prodotti,  che  renderebbero  necessário  un  corrispondente
  spostamento  nei  mezzi  produttivi  da
un  ramo  alPaltro  dell’attività  económica.  Infatti,
si  puô  avere  disoccupazione  nella  classe  lavoratrice,
  non  solo  quando  c’è  sproporzione  tra  l’offerta
  di  lavoro  e  di  capitale,  ma  anche  quando
da  un  lato  c’è  esuberanza  d’offerta,  mentre  dall’altro
  ci  sono  molti  posti  disponibili  da  assor-
        <pb n="32" />
        i6

birla  tutta,  se  la  demanda  e  l’offerta  di  lavoro
non  riescono  ad  incontrarsi  e  a  mettersi  in  esatta
corrispondenza,  o  se  il  lavoro  non  può  facilmente
passare  da  un’industria  alPaltra.  Quanto  ai  capital!, ­
  data  la  perfetta  organizzazione  del  loro  mércate, ­
  non  esistono  difficoltà  all’incontro  della  domanda
  e  dell’offerta,  ma  ne  esistono  talvolta  di
gravissime  al  passaggio  da  un  impiego  all’altro,
mentre  questo  passaggio  può  esser  necessário
per  rimediare  ad  errori  commessi  nella  destinazione
  data  al  capitale,  o  per  sottrarlo  aile  conseguenze
  disastrose  dérivant!  da  un  mutamento
avvenuto  nel  consumo,  che  ha  reso  poco  proficuo
o  addirittura  improduttivo  il  capitale  impiegato.
Di  fronte  ad  errori  possibili  e  a  variazioni  continue ­
  nel  consumo,  il  capitale  dovrebbe  potersi
sempre  trasformare,  ossia  passare  da  un’industria
all’altra,  con  la  massima  facilita  e  rapidità.  Ma*
questa  trasformazione  dei  capitali  è  sempre  ugualmente
  facile  e  pronta?
Processi  con  cuí  si  trasformano  i  capitali.  —
Quando  il  capitale  è  disimpiegato,  si  presenta
di  solito  sotto  forma  di  moneta,  la  quale,  essendo
l’intermediario  degli  scambi,  può  essere  indiferentemente ­
  impiegata  in  qualunque  specie  d’industria;
  ed  allora  è  facile  fare  affluire  il  capitale
là  dove  più  occorre,  eliminando  le  disuguaglianze
che  fossero  sorte  nella  sua  distribuzione  tra  i  vari
impieghi.  Ed  è  ugualmente  facile  far  passare  il
capitale  da  un’  impresa  all’altra,  quando  esso  è
composto  di  elementi  che  servono  a  divers!  usi
o  che  possono  cambiar  destinazione  senza  cambiar
forma,  come  avviene  nel  capitale-salari,  che  ri-
        <pb n="33" />
        27

muñera  il  lavoro  in  qualunque  industria  sia  impiegato,
  o  nel  combustibile  e  negli  edifici,  che
si  adoprano  indiferentemente  in  parecchie  specie
di  produzioni.  Ma  più  difficile  diventa  la  trasformazione
  dei  capí  tali,  quando  si  compie  con
T  intervento  del  credito,  che  permette  all’imprenditore,
  i  cui  affari  vanno  bene,  di  prender  capital! ­
  a  prestito  per  allargare  le  sue  operazioni,
e  all’imprenditore,  i  cui  affari  vanno  male,  di
contrarre  le  sue  operazioni,  limitandosi  all’uso
del  proprio  capitale  e  prestandone  perfino  una
parte  ad  altri.  E  le  difficoltà  crescono  quando  il
passaggio  dei  capital  i  dali'una  all'altra  impresa
si  attua  aspettando  che  il  capitale  si  consumi  o
abbia  compiuto  il  suo  ciclo  produttivo,  perché
anche  nei  capital!  circolanti  ci  vuole  un  po’  di
tempo  prima  che  essi  abbiano  cessato  di  esistere
sotto  una  forma  e  possano  assumerne  un’altra
differente,  mentre  nello  stadio  intermedio  il  capitale ­
  deve  ri  torn  are  sotto  veste  monetaria,  il  che
non  è  possibile  se  viene  a  mancare  l’esito  dei
prodotti  ottenuti  per  mezzo  di  esso.
Allorchè,  poi,  si  tratta  di  capital!  fissi,  la  circolazione
  che  essi  devono  com  pi  ere  perché  si
consumino  e  si  trasformino,  è  molto  più  lenta  e
piena  di  ostacoli,  onde  il  loro  passaggio  da  un
impiego  all’altro  non  avviene  se  non  con  gravi
danni  pecuniar!  per  l'industria.  I  capitali  fissi,
infatti,  perdono  a  poco  per  volta  il  loro  valore
e  lo  trasmettano  ai  prodotti  che  vengono  venduti,
  onde  a  poco  per  volta  si  trasformano  in
capitale  monetario,  che  può  essere  impiegato  in
qualunque  altro  modo  e  che  ricostituisce  il  valore ­
  distrutto,  solo  dopo  che  la  trasformazione  si
        <pb n="34" />
        28

è  interamente  compiuta.  E  poichè  ció  esige  un
tempo  piuttosto  lungo,  puó  accadere  facilmente
che  il  ritiro  dei  capital!  dalle  imprese,  diventate
meno  produttive  o  improduttive  del  tutto,  non  si
faccia  se  non  con  perdi  ta.  Se  un  capitale  fisso
dura  per  io  anni,  dando  origine  a  1000  prodotti
ogni  anno,  il  suo  valore  passa  ad  Vioooo  a ^ a
volta  nel  prodotto,  e  se  dopo  un  anno  il  prezzo
  dei  prodotti  ribassa,  questo  ribasso  influisce
sulle  9000  porzioni  di  valore,  che  devono  ancora
trasformarsi  in  den  aro,  a  misura  che  il  capitale
fisso  deperisce  e  scompare,  per  cui  esso  pure
subisce  una  riduzione  duratura  di  valore,  in  quanto
la  di  lui  forma  permane  per  altri  9  anni.  Se  il
capitale  fisso,  che  abbiamo  preso  come  esempio,
c  una  macchina  che  costa  100.000  franchi,  ogni
prodotto  che  se  ne  ottiene  deve  ricostituire  10
franchi  del  valore  di  essa,  facendo  per  semplicitá
astrazione  dalle  spese  di  riparazione  e  dagl'  interessi,
  perché  1000  prodotti  all’anno  per  10  anni
a  10  franchi  l’uno  fanuo  appunto  100.000  franchi.
Dopo  un  anno  la  macchina  vale  90.000  franchi,
dopo  due  80.000,  dopo  tre  70.000  e  cosi  di  següito.
  Ma  se,  passato  un  anno,  per  l’ipotesi  da
noi  fatta,  i  prodotti  sono  ribassati  di  prezzo,  in
modo  che  ciascuno  di  essi  non  possa  contribuiré
che  per  8  franchi  alla  ricostituzione  del  valore
della  macchina,  allora  questo  si  riduce  alla  fine
del  primo  anno  a  L.  72.000  invece  che  a  L.  90.000,
con  una  perdi  ta  di  L.  18.000,  che  non  puó  esser
in  alcun  modo  eliminata.
A  misura,  dunque,  che  da  capital!  disimpie
gati  o  destinabili  a  divers!  usi  si  passa  a  capitali
circolanti  e  da  questi  a  capitali  fissi,  la  trasfor-
        <pb n="35" />
        29

3

mazione  diventa  sempre  più  difficile  o  meno  vantaggiösa,
  onde  la  necessita  che  spesso  incombe
di  effettuare  questa  trasformazione,  alio  scopo  di
metiere  in  equilibrio  la  produzione  col  consumo,
diventa  una  causa  sempre  più  frequente  di  crisi
industrial!.  E  siccome  il  progresso  della  produzione ­
  tende  a  far  prevalere  in  essa  capital!  specializzati,
  che  non  possono  cambiar  destinazione,
e  capital!  fissi,  rappresentati  da  strumenti  costos!,
da  macchine  complicate  e  da  impianti  colossal!,
cos!  si  capisce  come  questo  progresso  medesimo
abbia  reso  le  crisi  industrial!  più  frequent!,  più
profonde  e  di  più  lunga  durata.
Progress!  tecnící  e  crísí  industrial!»  —  E  anche
indipendentemente  da  questo  prevalere  dei  capital! ­
  fissi  in  ogni  industria,  tutti  i  progress!  tecnici
possono  per  loro  medesimi  esser  causa  di  crisi.
Anzitutto  chi  li  adotta  per  il  primo  ottiene  dei
guadagni  eccezionali,  i  quali  attirano  altri  imprenditori
  sulla  stessa  via,  onde  la  produzione
si  accresce  moltissimo,  mentre  il  consumo  non
puó  espandersi  subito  nelle  stesse  proporzioni.
Cosi  dopo  l’introduzione  del  sistema  Bessemer,
la  produzione  mondiale  dell’acciaio  arriva  nel  1875
a  2 8 / 6  milioni  di  tonnellate  all’anno,  mentre  il
consumo  si  mantiene  ad  un  milione  di  tonnellate
per  parecchi  anni  successivi.  L'apertura  del  canale
  di  Suez  rese  più  brevi  alcuni  itinerari  marittimi
  ed  accrebbe  í’offerta  di  tonnellaggio  navale
molto  al  di  sopra  della  domanda,  perché  i  piroscafi
  poterono  far  più  viaggi  di  prima  in  uno
stesso  periodo  di  tempo,  mentre  il  traffico  non
aumentó  in  proporzione.  Ed  anche  nell’epoca  delle
        <pb n="36" />
        prime  costruzioni  ferroviarie,  gli  utili  eccezionali
che  davano  le  imprese  di  tal  genere  fecero  affluire
verso  di  esse  una  tal  massa  di  capitali,  da  Tendere ­
  esuberanti  le  linee  costruite,  rispetto  al
movimento  dei  trasporti  allora  esistenti.  E  vero
che  i  progress!  tecnici  fanno  ribassare,  e  spesso
anche  in  mi  sura  assai  sensibile,  il  prezzo  dei
prodotti  e  devono  per  ció  provocare,  o  prima  o
poi,  una  espansione  nella  domanda;  ma  non  si
deve  credere  che  tale  espansione  si  manifest!
subito,  appena  è  avvenuto  il  ri  basso  dei  prezzi,
perché  questo  non  basta  a  far  cambiare  da  un
momento  all’altro  le  abitudini  de!  consumatori,
e  finché  le  abitudini  non  sono  mutate,  il  consumo
rimane  inferiore  alla  produzione  accresciuta.
Ma,  prescindendo  da  questa  circostanza  e  ammettendo
  per  i  potes!  che  il  ribasso  de!  prezzi
faccia  immediamente  aumentare  il  consumo,  non
è  tanto  facile  che,  per  esempio,  ad  un  raddoppiamento
  della  quantité  prodotta  faccia  riscontro
una  riduzione  a  metà  dei  prezzi  o  un  raddoppiamento
  dei  salar!  o  del  reddito  in  genere  dei  consumatori. ­
  E  se  i  progress!  tecnici  aumentano  la
produzione,  senza  accrescere  nelle  stesse  proporzioni
  la  capacité  d’acquisto  dei  consumatori,  vengono
  ad  essere  anche  per  questa  ragione  causa
di  un  disequilibrio  tra  produzione  e  consumo.
Né  dobbiamo  tacere  che  a  nuovi  disturb!  economic! ­
  adducono  i  progress!  tecnici  anche  perché
rovinano  gli  altri  industrial!,  che  hanno  mezzi
produttivi  arretrati  e  che  non  sono  in  grado  di
resistere  alla  concorrenza  di  coloro  che  adottarono
mezzi  più  perfetti.  Sono  ben  note  le  condizioni
miserabili  in  cui  si  trovarono  i  fabbricanti  che
        <pb n="37" />
        31

avevano  telai  a  mano,  quando  furono  adottati
i  telai  a  macchina,  i  proprietari  di  bastimenti
a  vela  allorchè  divenne  piú  generale  1’uso  dei
piroscafi,  o  i  vetturali  con  le  loro  diligenze  quando
si  estesero  le  costruzioni  ferroviarie.  In  tutti  questi
  casi  il  vantaggio,  che  ottengono  i  consumatori
  col  sorgere  d’  industrie  più  progredite,  è
raggiunto  colla  rovina,  sempre  dolorosa,  ma  necessária, ­
  delle  industrie  arretrate,  che  sono  costrette
a  soccombere.
        <pb n="38" />
        LEZIONE  QUARTA.

Varíazíoní  nella  círcoíazíone.
Se  ogni  crisi  industriale  deriva,  come  abbiamo
detto,  da  un  disequilibrio  tra  produzione  e  consumo, ­
  questo  disequilibrio  alla  sua  volta,  oltre
dipendere  da  variazioni  dirette  nel  consumo  e  nella
produzione,  puô  dipendere  anche  da  una  alterazione
  che  subiscono  i  rapport!  tra  Tuno  e  l’altra,
o  da  un  cambiamento  che  si  manifesta  nei  pro
cessi  di  circolazione,  per  mezzo  dei  quali  le  merci
passano  dai  produttori  ai  consumatori.
Crisi  industrial!  per  modification!  negli  scambi.
—  Quando  gli  scambi  avvenivano  entro  un  mércate ­
  locale,  non  ci  pote  vano  essere  interruzioni
nei  rapport!  fra  produzione  e  consumo  ed  era
facile  osservare  i  cambiamenti  di  esso,  per  adattare
  a  questi  1’offer  ta  delle  varie  industrie.  Ma
col  mercato  di  venta  to  mondiale,  la  produzione  si
compie  in  un  paese  ed  il  consumo  in  un  al  tro,
e  siccome  i  prodotti  ester!  si  pagano  in  fin  de!
conti  con  prodotti  nazionali,  cosi  ogni  paese  produce ­
  per  il  consumo  altrui  e  consuma  gli  altrui
prodotti.  Un  mercato  cosí  vasto  non  è  facilmente
controllabile;  infinite  sono  le  cause  che  possono
far  variare  la  domanda,  rendendo,  tutto  ad  un
        <pb n="39" />
        33

tratto  ed  in  modo  imprevedibile,  esuberante
l’offerta  di  qualche  prodotto,  montre  ogni  interruzione
  nel  commercio  internazionale  turba  necessariamente ­
  ¡’equilibrio  tra  produzione  e  consumo ­
  nei  paesi  che  sono  tra  loro  in  relazione  di
affari.  Cosi,  ad  esempio,  qualche  anno  fa  la  rivoluzione
  in  Russia  ha  diminuito  in  essa  le  importazioni
  dall’estero,  danneggiando  moite  industrie ­
  tedesche  e  gli  esportatori  di  agrumi  della
Sicilia,  che  di  solito  fornivano  il  mercato  moscovita. ­
  Anche  le  guerre,  come  abbiamo  giá  avuto
occasione  di  notare,  alterano  l’ordine  abituale
de  gli  scambi,  impedendo  il  consumo  di  certi
prodotti  esteri,  o  rovinando  le  industrie  nazionali,
che  all’estero  vendevano  i  loro  prodotti.
Cambíamentí  nei  dazí  e  nei  trasporté  —  Un’alterazione
  simile  succédé  pei  cambiamenti  nel
regime  doganale:  i  dazi  provocano  uno  spostamento
  nei  capitali  impiegati  nella  produzione,  i
quali  si  ritirano  da  certe  industrie  per  fame
sorgere  delle  altre,  che  spontaneamente  non  sarebbero
  sorte;  mentre  l’abolizione  dei  dazi  espone
alia  concorrenza  estera  delle  imprese  industrials
il  cui  esito  diminuisce,  come  diminuisce  del  pari
per  l’impedimento  che  i  prodotti  di  esse  trovano
nell’introdursi  in  un  paese  estero,  che  ha  adottato
  un  regime  doganale  fortemente  protezionista.
Di  ció  si  ha  un  esempio  nella  crisi  vinícola,  che  ha
imperversato  nelle  Puglie,  dopo  la  denunzia  del
trattato  di  commercio  fra  1’  Italia  e  la  Francia.
E  conseguenze  non  molto  dissimili  resultano  pure
dai  cambiamenti  nelle  vie  di  trasporto.  Le  interruzioni
  nel  servizio  ferroviario  e  nella  navi-
        <pb n="40" />
        34

gazione,  per  disastri,  per  deficienza  di  materiale
mobile  o  per  iscioperi,  danneggiano  molti  rami
di  produzione,  che  non  possono  più  ricevere  le
materíe  prime  e  il  combustibile,  di  cui  hanno
bisogno  e  che  facevano  venire  da  lontano.  E
d’altro  lato  lo  sviluppo  dei  trasporti  rovina  altre
industrie,  portando  sul  luogo  in  cui  esse  vivono
prodotti  simili  a  quelli  che  esse  fabbricano  e  che
prima  non  vi  potevano  affluire.  Cosi  l’apertura
del  can  ale  di  Suez  accrebbe  le  importazioni  di
riso  indiano  in  Italia,  con  danno  gravíssimo  di
molti  nostri  coltivatori,  e  lo  sviluppo  della  navigazione
  a  vapore,  facilitando  enormemente  i
trasporti  di  grano  dall’  America,  fu  una  delle
principal!  cause  della  tremenda  crisi  agraria,  che
colpi  P  Europa  dopo  il  1875.
Aumento  nella  quantítá  di  moneta  encolante.
—  Una  nuova  fonte  di  disequilibrio  fra  produzione
e  consumo  si  ha  per  Faumento  o  perla  diminuzione
nella  quantitá  di  moneta  metallica  e  di  carta  circolante
  in  ogni  paese.  L’aumento  della  moneta
metallica,  dipendente  dalla  scoperta  di  miniere
d’oro  o  d'argento  in  qualunque  regione  della
terra,  non  avviene  subito  in  modo  uniforme  in
tutto  il  campo  económico  e  non  fa  risentire  la
sua  influenza  in  modo  uguale  in  tutte  le  industrie.
Di  solito  la  moneta  accresciuta  di  quantitá,  che
proviene  dai  paesi  di  miniere,  entra  nel  paese
che  si  considera  o  in  pagamento  di  certe  merci
special!  spedite  all'estero,  o  affluendo  verso  le
maggiori  banche,  che  se  ne  servi  ran  no  per  aumentare ­
  le  operazioni  di  prestito.  In  un  modo  o
nell’altro  la  nuova  moneta  accorrerá  da  principio
        <pb n="41" />
        35

soltanto  verso  quelle  industrie  che  l’hanno  ricevuta
  in  pagamento  dall'estero  o  che  l’lianno  avuta
a  prestito  dalle  hanche.  E  queste  industrie  ne
rimarranno  doppiamente  beneficate:  in  quanto
possono  vendere  i  loro  prodotti  ad  un  prezzo  più
alto,  e  in  quanto  pagano  i  salari  in  una  mi  sura
non  ancora  accresciuta  ed  acquistano  le  materie
prime  ai  prezzi  soli  ti  da  altre  industrie,  che  non
hanno  ancora  subita  1’influenza  delle  nuove  corren ­
  ti  monetarie.  Queste  ultime  industrie,  invece,
sopportano  subito  delle  perdite,  perché  pagano
di  più  il  lavoro  e  le  materie  prime,  mentre  vendono
  i  loro  prodotti  agí  i  stessi  prezzi  di  una  volta.
Ma  anche  le  industrie  favorite,  che  si  espandono
sotto  la  spinta  dei  guadagni  eccezionali,  perdono
la  loro  posizione  privilegiata,  appena  le  correnti
monetarie  si  sono  sparse  ovunque  e  in  modo
uniforme,  e  vengono  colpite  da  una  crisi,  che  le
obbliga  a  ristringere  la  produzione  al  livello  di
prima.
Fenomeni  uguali  si  hanno  quando  lo  Stato
emette  una  grande  quantité  di  carta  moneta  a
corso  forzoso.  Essa,  con  la  sua  quantité  eccessiva,
provoca  un  aumento  diretto  nei  prezzi,  insieme
ad  un  aumento  indiretto,  derivante  dall’aggio
sui  metalli  preziosi,  che  rincara  i  prodotti  veri ­
  uti  dall’estero.  Questi  soltanto,  dunque,  subiscono
  I'aumento  indiretto,  mentre  Faumento  diretto ­
  colpisce  soltanto  le  merci  acquistate  dallo
Stato  con  le  nuove  emission!  di  carta.  Allora,
accanto  a  gravi  perdite  per  alcune  industrie,  si
avranno  guadagni  eccezionali  per  tutte  quelle  che
hanno  risentito  per  le  prime  Faumento  di  prezzi;
ma  questi  guadagni  eccezionali  non  saranno  di
        <pb n="42" />
        36
lunga  durata  e  si  risolveranno  in  veri  disastri,
quando  la  carta  accresciuta  si  sarà  sparsa  in
modo  uniforme  sopra  tutti  i  prodotti.
Crisi  mondiale  del  Í857,  —  Un  esempio  di  crisi
industriale,  dipendente  da  un  grande  aumento  di
moneta  metallica  circolante,  ci  vien  fornito  dalla
crisi  che  colpi  i  paesi  più  civili  del  vecchio  e
del  nuovo  mondo  nel  1857.  In  seguito  alla  scoperta
  di  giacimenti  auriferi  nell’  Australia  e  nella
California,  la  produzione  mondiale  dell’oro  si  accrebbe
  in  proporzioni  veramente  straordinarie  :
dal  1848  al  1856  il  valore  del  nuovo  oro  scavato
ammonta  a  6055  milioni  di  franchi,  e  quello  delrargento
  a  2171  milioni,  ossia  in  totale  a  8226
milioni  di  franchi,  con  una  media  annuale  di  913
milioni,  mentre  la  media  degli  anni  precedent!
era  appena  di  220  milioni.  Dali’  Australia  e  dalla
California  le  correnti  monetarie  affluiscono  verso
T  Inghilterra,  che  le  contracçambia  con  esportazioni
  di  merci,  ció  che  fa  estendere  molti  rami
d’industria,  sviluppa  lo  spirito  d’intrapresa,  da
incremento  alie  costruzioni  di  navi  e  di  ferrovie
e  provoca  un  aumento  prima  parziale  e  poi  generale ­
  dei  prezzi.  Questo  movimento  di  espansione
  è  favorito  dalle  banche,  che  possono  largheggiare
  nei  prestiti,  valendosi  delle  riserve
tanto  accresciute  in  seguito  appunto  alie  importazioni
  metalliche,  e  si  propaga  poi  anche  negli
Stati  Uniti  d’  America,  che  esportano  in  Europa
in  grande  quantitá  grano  e  altre  derrate  agrario
e  che  risentono  1’influenza  benéfica  di  una  forte
immigrazione  di  capital!  proveniente  dall’Europa.
Ma  nel  nuovo  mondo  la  speculazione  è  presto
        <pb n="43" />
        37

spinta  all’eccesso,  le  banche  fanno  credito  al  di
là  dei  loro  mezzi  disponibili  e  quando  nell’agosto
del  1857  la  prosperita  pareva  giunta  al  suo  culmine, ­
  cominciano  alcune  hanche  a  sospendere  i
pagamenti;  in  un  momento  i  fallimenti  si  moltiplicano,
  il  saggio  dello  sconto  sale  a  25,  a  60,
a  100  per  cento,  quattordici  societá  ferroviario
falliscono,  i  prezzi  ribassano  da  10  a  35  per  cento,
e  moite  fabbriche  sono  costrette  a  chiudere.  Dal-1’America
  poi  la  crisi  dilaga  in  Inghilterra  e  in
tutti  gli  altri  paesi  del  continente  europeo,  che
avevano  risentito  Pinfluenza  eccitante  delle  nuove
correnti  monetario.
Dímínusíone  nella  quantítá  di  moneta  círcolante.
—  Anche  la  diminuzione  nella  quantitá  di  moneta ­
  circolante  in  un  paese  è  causa  frequente  di
gravi  crisi  industriali.  La  moneta  puó  diminuiré
sensibilmente,  quando  le  importazioni  di  merci
dall’estero  sono  eccessive  e  in  misura  assai  superiore
  al  normale,  come,  ad  esempio,  allorché
la  mancanza  di  raccolto  ohbliga  un  paese  a  far
venire  di  fuori  rilevanti  partite  di  grano,  che
difficilmente  daran  no  origine  ad  un  equivalente
aumento  delle  esportazioni  di  merci  e  che  dovranno
  per  ció  esser  pagate  in  contan  ti  ;  o  quando
le  importazioni  dall’estero  provengono  da  paesi
different!  dai  soliti,  coi  quai  i  non  si  han  no  relazioni
  di  aflari  stabilité,  e  non  si  possono  per  conseguenza
  contraccambiare  con  l’invio  di  merci
nazionali;  o  quando  influe  si  tratta  di  fare  grandi
pagamenti  all’estero,  non  per  merci  ricevute,  come
nei  due  casi  precedenti,  ma  per  sborsare  una
forte  indennitá  di  guerra,  o  per  un  prestito  di
        <pb n="44" />
        38
somma  rilevante,  che  la  nazione  che  si  considera
fa  ad  un’altra.  Ora  la  diminuzione  nella  quantità  di
moneta  circolante  in  un  paese,  che  si  manifesta
per  una  di  queste  circostanze,  ristringe  i  mezzi
d’acquistoe  riduce  l’esito  di  molti  prodotti,  contrae
le  disponibilità  delle  hanche  e  riduce  i  prestiti
che  esse  possono  concederé  ad  industriali  e  a
commercianti,  e  determina  facilmente  una  crisi
in  moite  o  anche  in  tutte  le  industrie  del  paese
stesso.
Crisi  inglese  del  Í864.  —  E  quelle  che  è  accaduto
  in  Inghilterra  nel  1864,  in  seguito  alla
chiusura  del  mercato  americano  del  cotone,  di
cui  abbiamo  fatto  cenno  nella  lezione  precedente.
Quando  nel  1861  diminuirono  sensibilmente  le
importazioni  di  cotone  americano  in  Inghilterra,
si  cercó  di  rimediare  alia  deficienza,  col  far  venire ­
  cotone  dall’Egitto  e  dall’  India.  Ma  questo
cambiamento  subitáneo  nella  provenienza  di  certe
importazioni  inglesi  non  poteva  esser  susseguito
da  un  cambiamento  ugualmente  rápido  nelle
esportazioni;  giacché  non  era  presumibile  che
gP  Indiani  e  gli  Egiziani  sentissero  un  maggior
bisogno  di  merci  fabbricate  nella  Gran  Brettagna,
per  il  solo  fatto  che  essa  demandava  del  cotone
in  più  gran  quantità.  Per  ció  questo  prodotto
doveva  esser  pagato  in  moneta,  la  quale,  uscendo
dalle  r  i  serve  delle  banche,  provocó  un  ristringimento
  del  credito  ed  una  crisi  industriale  dipendente ­
  da  difetto  di  medio  circolante.  E  difatti,
mentre  nel  quinquennio  dal  1856  al  i860  le  importazioni ­
  di  cotone  in  Inghilterra  ammontarono
a  1933  milioni  di  libbre,  di  cui  1633  dall’Ame-
        <pb n="45" />
        39

rica,  207  dali’India  e  57  dall’Egitto,  invece  nel
quinquennio  1861-65  I e  importation)  totali  di
cotone  si  riducono  a  1265  milioni  di  libbre,  ma
di  queste  sole  531  vengono  dall’America,  mentre
ne  vengono  491  dall’India  e  191  dall’Egitto.  In
conseguenza  di  ció  le  esportazioni  di  metalli  preziosi
  per  1’  Oriente  salgono  a  250  milioni  di
franchi  nel  1861,  a  450  milioni  nel  1862  e  a  575
milioni  tanto  nel  1863  come  nel  1864;  la  riserva
di  oro  della  Banca  d’  Inghilterra,  che  ammontava
nel  1859  a  447  milioni  di  franchi,  discende  nel
1864  ad  una  media  annua  di  337  milioni,  e  gli
industriali  trovano  difficoltà  ad  aver  prestí  ti,  sui
quali  devono  pagare  un  saggio  di  sconto  fin
del  10  per  cento.
Esportaziçne  di  prodottí  e  rítorno  della  moneta
uscita.  —  E  vero  che  l’esportazione  di  moneta,
in  quanto  ta  ribassare  i  prezzi  dei  prodotti  national!, ­
  è  sempre  temporánea,  perché,  facilitando
l’esportazione  di  questi,  permette  che  i  metalli
preziosi  usciti  ritornino  entro  breve  tempo.  Ma
anche  quando  all’esportazione  di  moneta  si  sostituisce
  l’esportazione  di  prodotti  si  possono  ave  re
gravi  disturb)  economic)  per  moite  industrie.  Il
prestito,  che  una  nazione  fa  ad  un’altra,  se  momentaneamente ­
  dà  luogo  ad  un  passaggio  di
metalli  preziosi,  determina  in  fin  dei  conti  delle
vendite  di  merci,  che  il  paese  mutuante  spedisce
a  quelle  mutuatario,  e  che  questo  paga  coi  mezzi
fornitigli  dal  primo.  La  maggior  demanda  di
certi  prodotti  dà  impulso  ad  alcune  industrie
presso  la  nazione  créditrice  ;  ma,  allorchè  cessano
le  disponibilità  del  prestito,  quelle  industrie  sono
        <pb n="46" />
        rovinate,  perché  la  nazione  debitrice  non  può
più  continuare  a  comperare  nelle  proporzioni  di
prima.
Crisi  inglese  dei  1890.  —  Anche  di  questo  fenómeno ­
  si  trova  un  esempio  in  Inghilterra,  che
è  il  paese  delle  grandi  esperienze  economiche,
nella  crisi  scoppiata  nel  1890,  in  seguito  al  fallimento
  della  casa  bancaria  Baring.  Per  mezzo
di  questa  casa  la  repubblica  Argentina  aveva
contratto  prestiti  rilevanti  in  Inghilterra,  portando ­
  il  suo  debito  pubblico  da  250  milioni  di
franchi,  come  era  nel  1874,  a  un  miliardo  e  mezzo
nel  1890.  Le  esportazioni  inglesi  in  Argentina
salgono  da  117  milioni  di  franchi  nel  1885  a  267
milioni  nel  1889,  ed  avvengono  sotto  forma  di
binari  per  ferrovie,  ponti,  macchine  e  articoli  di
lusso,  pagati  col  ricavo  dei  prestiti,  con  grande
vantaggio  delle  industrie,  che  forniscono  questi
prodotti  e  che  si  espandono  in  vista  di  taie  eccezionale
  domanda.  Ma  questa  domanda  non
poteva  essere  di  lunga  durata  e  cessa  infatti  bruscamente, ­
  provocando  una  tremenda  crisi  industriale ­
  nella  Gran  Brettagna,  allorchè  il  crack
argentino  determina  il  fallimento  della  casa  Baring ­
  e  la  cessazione  dei  prestiti  che  si  facevano
col  di  lei  intervento.
Crédito  e  crisi  industrials  —  E  siccome  i  prodotti ­
  possono  essere  richiesti  anche  da  coloro
che  non  hanno  mezzi  per  pagarli  e  che  li  ottengono
  a  credito,  una  nuova  causa  di  disequilibri
fra  produzione  e  consumo  é  data  dalle  espansioni
e  dalle  contrazioni  che  il  credito  stesso  subisce.
        <pb n="47" />
        41

In  certi  moment!  i  commercianti  prevedono  che
alcune  merci  aumenteranno  di  prezzo  per  maggior
domanda,  per  impediment!  all’  importazione  o
per  qualunque  altra  causa  e  si  mettono  a  fare
acquisti  a  credito,  spingendo  gl’industriali  ad
estendere  la  produzione.  E  l’aumento  de!  prezzi
si  manifesta,  infatti,  dapprima  per  la  richiesta
più  intensa  di  alcuni  commercianti  e  poi  per
l’intervento  di  nuovi  speculatori,  convint!  che  i
prezzi  seguiteranno  a  crescere  e  disposti  a  comprare ­
  per  trar  profitto  dall’aspettato  aumento.  Più
le  merci  rincarano,  più  la  speculazione  fa  acquisti,
dando  un  ulteriore  impulso  alla  produzione  ;
onde  Faumento  dei  prezzi,  che  in  principio  era
giustificato  da  motivi  ragionevoli,  diventa  eccessivo,
  supera  ogni  aspettativa  e  non  trova  più
alcuna  giustificazione.  Di  questo  si  accorgono  o
prima  o  poi  gli  speculatori  più  prudenti,  che
cominciano  a  vendere;  i  prezzi  cessano  di  aumentare ­
  e  lentamente  calano;  allora  tutti  vogliono
liquidare  per  evitare  perdite  maggiori,  mentre
pochi  sono  disposti  a  comprare  ora  che  la  tendenza
  è  verso  il  ribasso;  e  cosi  il  ribasso  continua ­
  e  si  fa  sempre  più  precipitoso,  provocando
un  gran  numero  di  fallimenti  presso  gli  speculatori ­
  e  arrestando  le  vendite  e  la  produzione
presso  gl’  industrial!.
Questi  aumenti  e  questi  ribassi  di  prezzi  potrebbero
  avvenire  ugualmente  anche  se  il  credito
non  esistesse,  ma  accadrebbero  in  poche  merci
soltanto  ed  in  misura  più  modesta  e  ristretta,
qualora  i  prodotti  si  dovessero  pagare  in  contanti.
Col  credito,  invece,  la  speculazione  può  estendersi
  sopra  una  gran  quantité  di  merci  e  Fau-
        <pb n="48" />
        42

mento  dei  prezzi  può  esser  spinto  piú  oltre,  poichè
la  demanda  è  alimentata  da  un  mezzo  d’acquisto,
che  si  espande  spontaneamente,  senza  spesa,
senza  sacrifizio;  mentre  nel  momento  della  reazione
  il  ribasso  è  più  violento,  perché  non  è
possibile  aspettare  a  vendere,  come  si  aspetterebbe
  se  si  fosse  cómprate  a  contanti,  ma  tutti
devono  vendere  ad  ogni  costo  e  subito,  per  far
fronte  agli  impegni  assunti  in  vista  di  un  esito
immediate.  E  cosí  il  credito,  riuscendo  a  spin  gere
più  oltre  Faumento  e  il  ribasso  dei  prezzi,  rendendo ­
  più  sensibile  la  differenza  tra  i  prezzi  massimi
  e  i  prezzi  minimi,  è  per  necessita  causa
determinante  o  aggravante  di  crisi  industrial!.
        <pb n="49" />
        LEZIONE  QUINTA.

Andamento  delle  Crisi«

I  tre  stadi  di  cgni  ctisi.  —  In  ogni  crisi  si  ncitano ­
  sempre  due  stadi  caratteristici,  ossia  un  periodo ­
  di  preparazione  e  un  periodo  di  liquidazione,
Ira  mezzo  ai  quali  sorge  un  terzo  stadio,  che
dura  piú  o  meno  tempo  e  che  rappresenta  lo
scoppio  della  crisi.  Ma  mentre  nelle  crisi  di
credito  o  di  borsa  questo  stadio  intermedio  è
brevissimo,  è  chiaramente  visibile  e  col  nome  di
crack  costituisce  un  momento  veramente  terribile
per  la  vita  económica  dei  popoli,  nelle  crisi  industrial;, ­
  invece,  il  crack  non  esiste  o  si  manifesta ­
  in  altri  ambienti,  quando  esse  scoppiancx  in
segui  to  a  speculazioni  ecccssive  o  al  fallimento
di  grandi  banche,  mentre  di  solito  1’  arresto  del
periodo  di  preparazione  e  1’  inizio  del  periodo  di
liquidazione  avvengono  lentamente,  senza  fracasso
e  per  una  serie  di  eventi  sfavorevoli  alle  industrie ­
  di  un  paese.
Período  di  preparazione«  Aumento  dei  prezzí.  —
Quando  esiste  un  perfetto  equilibrio  tra  produzione
  e  consumo,  tutte  le  industrie,  come  abbiamo
visto  nella  lezione  prima,  si  trovano  nel  loro
stato  normale.  Ma  questo  stato  di  equilibrio  per-
        <pb n="50" />
        44

fetto  non  dura  mai  a  lungo,  ed  appena  s’inizia
un  movimento  di  espansione  eccezionale  in  lutta
T  attività  económica,  comincia  il  periodo  di  preparazione
  della  crisi.
Il  primo  segno  visibile  di  esso  è  dato  dall’  aumento ­
  dei  prezzi  di  moite  merci;  non  di  tutte,
perô,  perché  in  tal  caso  sarebbe  puramente  nominale, ­
  modificherebbe  nelle  stesse  proporzioni  i
prezzi  ed  il  costo,  i  redditi  e  le  spese  e  influirebbe
  soltanto  sulle  espressioni  monetarie  dei
valori.  Non  è  possibile  che  tutti  i  rami  d’industria
prosperino  nello  stesso  tempo  e  nella  misura  stessa:
la  speculazione  prende  un  dato  indirizzo,  si  dirige
in  particolare  sopra  certe  merci  o  sopra  certe
specie  di  attività  económica,  e  a  queste  soltanto
è  limitato  l’aumento  dei  prezzi.  D’altronde,  poi,
le  stesse  cause  influiscono  su  di  essi  in  modo
diverso,  seconde  che  la  produzione  segue  più  o
meno  rapidamente  il  movimento  di  espansione
verificatosi  nella  demanda,  secondo  che  Faumento
dei  prezzi  limita  più  o  meno  F  esito,  o  secondo
che  F  accresciuta  produzione  diminuisce  od  accresce
  il  costo  di  ogni  prodotto.  Ed  un  aumento
cosi  disuguale  dei  prezzi  danneggia  le  industrie
che  non  l’hanno  subito,  in  quanto  consumano
prodotti  rincarati,  danneggia  tutti  coloro  che
hanno  redditi  fissi,  diminuendo  la  loro  capacita
di  consumo,  ed  in  generale  sposta  i  rapport!  tra
prezzi  e  costi,  tra  redditi  e  spese.
Aumento  della  produzione.  —  Come  conseguenza
di  questo  aumento  di  prezzi,  cosí  irregolare  e
che  provoca  efietti  cosí  differenti  sulle  varie  classi
social!,  si  ha  un  rilevante  incremento  nella  produ-
        <pb n="51" />
        45

4.

zione  complessiva.  Ma  in  che  modo  si  manifesta
un  tale  incremento?  Naturalmente  si  espanderanno
soprattutto  quei  rami  d’  industria,  in  cui  ha  avuto
luogo  il  rialzo  dei  prezzi,  mentre  gli  altri  rami
d’industria  rimarranno  invariati.  E  questa  espansione
  unilaterale  della  produzione  non  puó  a  mono
di  trovare  o  prima  o  poi  un  limite  nella  quantitá
di  capitale  esistente,  nel  numero  di  operai  disponibili
  e  nel  tempo  di  lavoro  ad  essi  assegnato.
E  vero  che  in  questi  periodi  di  grande  attivitá
gli  elementi  necessari  alia  produzione  si  accrescono
  e  agiscono  con  piú  eflicacia,  perché  s’impiegano
  capitali  che  prima  erano  inoperosi,  e
operai  che  prima  erano  disoccupati,  e  s’  impiegatio
  con  la  maggiore  intensité  possibile.  Ma  se
ció  dimostra  che  c’  è  un  certo  margine  per  estende^e
  la  produzione,  ció  non  toglie  che  gli  elementi ­
  di  essa  sieno  sempre  aumentabili  solo  entro
dati  limiti,  al  di  là  dei  quali  il  maggior  impiego
di  lavoro  e  di  capitale  in  alcuni  rami  d’industria
significa  necessariamente  minor  impiego  di  lavoro
e  di  capitale  in  altri  rami.  In  altri  termini,  1’  espansione
  della  produzione,  nei  periodi  che  alcuni
chiamano  di  prospérité  e  che  noi  chiamiamo  di
preparazione  alla  crisi,  è  in  parte  un  semplice
spostamento  nell’indirizzo  della  produzione  stessa.
Aumento  dei  mezzí  produttíví.  —  E  per  ottenere
questo  spostamento,  per  dare  uno  sviluppo  eccezionale
  ad  alcuni  rami  d’industria,  è  necessário
che  essi  allarghino  i  loro  impianti,  che  facciano
una  maggior  domanda  di  macchine,  di  costruzioni
  ecc.,  onde  le  industrie,  che  forniscono  mezzi
produttivi,  devono  di  contraccolpo  espandersi
        <pb n="52" />
        46
anch’esse.  Ecco  un  nuovo  elemento  di  prosperità,
che  è  un  nuovo  elemento  di  preparazione  alia
crisi.  Giacchè  c’  è  una  grande  diíFerenza  tra  la
demanda  di  beni  destinad  al  consumo  e  la  domanda
  di  beni  destinad  a  nuove  produzioni  :  quella
puó  progredire  sempre,  questa  invece  è  necessariamente ­
  di  breve  durata;  1’una  si  riferisce  a
prodotti  che  devono  essere  di  continuo  rinnovati,
T  altra  a  prodotti  che  durano  per  molti  anni.  Chi
compra  oggi  una  macchina,  o  costruisce  una
fabbrica  o  una  casa,  non  ha  bisogno  di  un’  altra
macchina,  di  un’  altra  fabbrica,  di  un’  altra  casa
doman  i  o  doman  1’altro,  come  chi  compra  pane
o  vestiti  ;  ma  ne  avrà  bisogno  forse  tra  dieci  o
vend  anni;  per  cui  l’espansione  avvenuta  nelle
industrie,  che  forniscono  beni  produttivi,  é  sempre
pcricolosa  per  esse,  in  quanto  esse  non  possono
contare  sopra  una  domanda  continuata,  mentre
in  vece  avrebbero  bisogno  di  una  domanda  crescente, ­
  per  utilizzar  meglio  gl’  impianti  colossali,
fatti  nei  momenti  di  maggiori  richieste,  o  per
evitare  le  perdite  inerenti  alla  contrazione  troppo
rapida  della  produzione.  E  la  domanda  di  beni
produttivi  è  sempre  di  breve  durata,  non  solo
perché  essi  soddisfano  a  bisogni  che  non  si  rinnovano
  ogni  anno  e  la  cui  soddisfazione  dura
per  molto  tempo,  ma  anche  perché  sono  acquistati
  col  capitale  e  non  col  reddito.  Ora  il  reddito
  è  una  corrente  continua,  che  sempre  scompare
e  sempre  si  ricostituisce,  mentre  il  capitale  si
esaurisce  presto  e  si  ri  form  a  lentamente.
Spostamenti  nel  consumo*  —  Oltre  a  cié,  1’  aumento ­
  nell’attività  económica,  che  si  manifesta
        <pb n="53" />
        47

in  questi  periodi,  avviene  sempre  nelle  vie  meno
vantaggiose  per  la  società.  Mentre  tutti  coloro
che  hanno  redditi  fissi  sono  costretti  a  ristringere
le  loro  spese,  gli  speculator!  spiegano  il  massimo
lusso  e  fanno  en  or  mi  sprechi.  E  questo  lusso  e
quest!  sprechi,  concentrât!  in  poch!  luoghi  e  presso
ristrette  categorie  di  persone,  danno  l’apparenza
esterna  delia  prosperità,  mentre  sono  soltanto  la
copertura  ipocrita  della  malattia  económica,  che
cova  neirinterno  dell’organismo  sociale.  Ed  anche
la  ricchezza,  che  non  vien  consumata,  ma  si  consacra ­
  a  scopi  produttivi,  è  impiegata  nel  peggior
modo  possibile  da  capitalist!,  da  commercianti  o
da  industriali,  mal  guidât!  dall  'aumento  dei  prezzi
di  alcuni  prodotti,  tratti  in  errore  dalla  prosperità ­
  passeggera  di  alcune  industrie,  accecati  dal
successo  di  certe  imprese.
Crédito  e  speculazíone.  —  Tutti  credono  alia
durata  di  questo  periodo  di  prosperità,  pensano
che  i  prezzi  continueranno  a  crescere  ancora,  e
impiegano  i  capitali  nelle  produzioni  e  nei  traffici,
  dove  I'aumento  è  maggiore  e  dove  più  tremenda ­
  si  prepara  la  rovina.  Chi  non  ha  mezzi
se  li  fa  prestare  e  trova  facilmente  credito;  i
sostituti  della  mon  eta  circolano  rapidamente  e
sono  accolti  con  favore;  ogni  impresa,  anche  la
meno  solida,  trova  i  capitali  a  prestito  per  impiantarsi
  e  per  estendersi.  Cosi  la  disorganizzazione
  manifestatasi  nelle  industrie  e  nei  commerci
si  propaga  al  mercato  monetario  e  investe  anche
gli  istituti  di  credito.  Per  mezzo  di  questi  la  speculazione
  trova  alimento  continuo,  ed  essa  fa
sorgere  hanche,  fabbriche,  imprese  di  ogni  genere,
        <pb n="54" />
        48

destínate  ad  una  vita  efAmera;  mentrepoi,  quando
precipita  questo  castello  di  carte  innalzato  dagli
speculatori,  essi  subiscono  perdite  ingenti,  e  le
loro  perdite  si  ripercuotono  in  distruzione  di  ricchezza,
  in  rovina  per  gl’industriali,  in  disoccupazione
  per  gli  operai.
Fine  del  período  di  preparazíone  e  cracfâ  —  Quest! ­
  movi  menti  nei  prezzi,  nella  produzione,  nel
consumo,  negl'  impieghi  del  capitale,  nell’uso  del
credito  e  nella  speculazione  sono  tante  cause  che
influiscono  a  provocare  un  disequilibrio  fra  produzione ­
  e  consumo.  Esso  è  la  conseguenza  inevitable ­
  del  periodo  di  espansione,  perché  non  è
possible  che  questa  avvenga,  lasciando  che  gli
elementi  economic!  mantengano  le  stesse  proporzioni
  che  avevano  prima  di  espandersi  ;  e  la  disuguaglianza
  nell’aumento  dei  prezzi  dei  sin  gol  i  prodotti,
  nella  domanda  di  beni  di  consumo  e  di  boni
produttivi,  nella  potenza  d’acquisto  delle  varie
class!  social!,  nello  sviluppo  delle  diverse  imprese
e  nelTindirizzo  della  speculazione,  non  fa  che  preparare ­
  il  terreno  favorevole  per  lo  scoppio  di  una
cris!,  che  avverrá  al  presentarsi  della  prima  occasione.
  Il  capitale  si  è  investito  in  impianti  di
lunga  durata  e  in  forme  fisse  su  larga  scala;  il
capitale  disponible  diventa  scarso,  provocando
fort!  rialzi  nel  saggio  dello  sconto  ;  la  speculazione ­
  non  puó  piú  fare  acquisti,  vuole  vendere
e,  non  potendo  realizzare,  chiede  proroghe  ai  creditor! ­
  ;  le  merci  si  accumulano  nei  magazzini  e
i  prezzi  calano;  il  ciclo  della  produzione  e  della
circolazione  si  arresta,  e  in  mancanza  di  mezzi
di  pagamento,  si  ricorre  a  mille  espedienti  per
        <pb n="55" />
        49
averli  a  propria  disposizione.  E  il  momento  critico. ­
  Il  bisogno  di  espertare  moneta  metallica
per  fare  ingenti  pagamenti  all’  estero,  il  ritiro  di
una  grande  quantitá  di  depositi  dalle  banche,  che
le  costringe  a  ridurre  i  prestiti  ai  commercianti
e  agli  speculator),  il  fallimento  di  un  importante
istituto  di  credito  sono  le  circostanze  più  frequent) ­
  che  determinano  il  cracf.
Caratteri  economic)  dei  cracks.  —  Il  cracfc  è  il
momento  di  pánico,  col  quale  termina  il  periodo
preparatorio  della  cri  si,  e  che  dura,  fino  a  che
non  s’inizia  il  periodo  di  liquidazione,  per  tutto
il  tempo  in  cui  non  si  sa  come  questa  potra  farsi.
Esso,  come  abbiamo  detto,  non  si  manifesta  mai
direttamente  nel  campo  industriale,  ma  scoppia
dapprima  in  quegli  organism)  più  délicat),  che
sono  le  banche  e  le  borse,  e  da  qui  ripercuote
i  suoi  efietti  disastrosi  sopra  tutte  le  industrie.
La  durata  del  crack  non  è  sempre  uguale.  Quello
scoppiato  a  Londra  nel  1866  si  puô  dire  sia  durato
  un  solo  giorno;  quello  di  Vienna  del  1873
duró  tre  giorni,  l’8,  il  9  e  il  10  di  maggio;  nella
crisi  americana  del  1857  il  crack  si  prolungo  dal
-4  agosto  al  13  ottobre,  e  in  quella  precedente
ancor  più  grave  duró  tre  anni  dal  1837  al  1839,
col  fallimento  di  618  banche  nel  1837  e  di  959
nel  1839.  Ma  il  crack  più  breve  può  anche  essere
il  più  terribile,  corne  è  stato  infatti  quello  di
Londra  del  1866,  che  ci  viene  descritto  tre  mesi
dopo  dal  Wolowski  in  tali  termini:
Il  venerdi  nero  di  Londra  VH  maggio  1866.  —
L’11  maggio  1866  la  grande  metrópoli  del  com-
        <pb n="56" />
        50
mercio  mondiale  sembrava  colpita  da  stupore:
un’angoscia  orribile  si  era  impadronita  dei  cuori
più  ferm  i  e  turbava  gli  animi  piú  risoluti.  Onde
di  gente  passavano  dal  corso  principale  per  invadere
  il  centro  della  città,  e  la  folla  composta
di  uomini  dallo  sguardo  cupo,  diventava  sempre
più  compatta,  a  misura  che  si  avvicinava  alla
via  dove  hanno  la  loro  sede  le  grandi  banche  e
i  banchieri.  In  mezzo  a  queste  file  serrate  non
un  grido:  la  costernazione  contraeva  i  volti,  la
disperazione  si  traduceva  in  un  triste  silenzio.
Tutti  si  precipitavano  verso  alcune  case,  le  cui
porte  assediate  lasciavano  passare  il  flusso  e  riflusso
  di  queste  onde  viventi.  Si  vedevano  da
ogni  parte  nelle  mani  impazienti  dei  portafogli,
dei  memorial!,  degli  chèques,  delle  carte  di  ogni
forma  sovraccariche  di  cifre,  símbolo  spaventoso
di  una  crudele  catástrofe.  Si  sarebbe  detto  che
la  nave  che  porta  lTnghilterra  e  la  sua  fortuna
si  fosse  squarciata  con  un  terribile  scricchiolamento
  e  che  la  massa  dei  naufraghi  si  precipitasse ­
  sui  rottami  in  cerca  di  mezzi  di  salvataggio.
Il  ricordo  di  questa  convulsione  non  si  cancellera ­
  mai  dalla  memoria  di  Tondra.  La  data  del
venerdi  ñero  vi  restera  incisa  per  sempre:  questo
giorno  ha  seminato  l’angoscia  e  lo  spavento,  ha
fatto  risuonare  il  segnale  della  rovina  universale:
nessuno  si  fidava  più  di  nessuno,  nè  di  sè  stesso,
dal  momento  in  cui  si  era  saputo  che  la  casa
Overend,  Gurney  e  C.  aveva  chiusi  gli  sportelli
il  giorno  avant!  aile  2  l / i  del  pomeriggio  e  si  era
dichiarata  insolvibile.
Trasformazioni  dei  cracks.  —  Ma  anche  nello
        <pb n="57" />
        51

stesso  campo  del  credito  i  cracks  si  attenuano  e
tendono  perlino  a  scomparire.  Difatti  nella  crisi
inglese  del  1890,  di  cui  abbiamo  giá  parlato,  non
si  è  avuto  crack,  ad  onta  che  la  casa  Baring
abbia  sospeso  i  pagamenti  con  un  passivo  di  525
milioni  di  franchi,  montre  il  passivo  della  ditta
Overend,  Gurney  e  C.  era  soltanto  di  250  milioni.
E  non  si  è  avuto,  perché  la  Banca  d’Inghilterra,
avendo  saputo  per  tempo  delle  cattive  condizioni
finanziarie  dei  Baring,  si  fece  prestare  delle  forti
somme  dalla  Francia  e  dalla  Russia  e  si  trovó
in  grado  di  largheggiare  nelle  operazioni  di  sconto
quando  il  disastro  fu  noto  a  tutti,  di  modo  che
la  hducia  non  venne  scossa,  non  ci  fu  pánico,
né  crack.  E  nel  campo  industriale  le  ripercussioni
dei  cracks  si  rendono  meno  sensibili  o  spariscono,
a  misura  che,  da  crisi  determinate  da  speculazioni
  eccessive  in  certe  categorie  di  merci,  si
passa  a  crisi  determinate  dalla  fondazione  di  nuove
imprese,  che  poi  non  reggono,  e  infine  a  crisi
dipendenti  principalmente  da  un’espansione  esagerata
  della  produzione.  Nelle  crisi  di  speculazioni
  e  di  fondazioni  il  crack  colpisce  le  industrie
in  modo  più  diretto  ed  è  il  momento  più  disastroso, ­
  passato  il  quale  può  dirsi  dileguata  la
tempesta;  nelle  crisi  di  produzione,  invece,  la
malattia  dura  più  a  lungo,  ma  il  passaggio  dal
Periodo  di  preparazione  al  periodo  di  liquidazione
avvicne  gradatamente  e  con  meno  fracasso.
Período  di  liquidazione.  —  Ma  in  qualunque
modo  avvenga  tale  passaggio,  quando  è  trascorso
quello  stadio  d’incertezza  e  di  perplessitá,  in  cui
le  persone  di  affari  non  sanno  come  far  fronte
        <pb n="58" />
        52

ai  loro  impegni,  in  cui  la  moneta  scarseggia,  nè
può  sostituirsi  coi  titoli  di  credito  perché  manca
la  fiducia,  incomincia  il  terzo  periodo,  che  è  quello
della  liquidazione.  In  esso  il  ribasso  dei  prezzi
prepara  lentamente  il  ritorno  delP  equilibrio  tra
produzione  e  consumo,  gli  affari  languono,  gli
eccessi  precedenti  distolgono  da  nuove  imprese
e  da  ogni  iniziativa,  i  capitali  disponibili  si  depositano
  presso  le  ban  che  o  si  tengono  inoperosi,
quelli  già  impiegati  sono  immobilizzati  in  ferrovie,
in  navi,  in  fabbriché,  in  case  o  in  macchine  che
non  danno  reddito,  le  industrie  riducono  la  produzione ­
  e  licenziano  un  gran  numero  di  operai.
Le  perdite  di  ricchezza,  i  fallimenti  e  la  diminuzione
  dei  profitti  e  dei  salari  deprimono  il  consumo, ­
  la  diminuzione  del  consumo  fa  ribassare
i  prezzi,  il  ribasso  dei  prezzi  ristringe  ancora  la
produzione  e  il  ristringimento  della  produzione
diminuisce  di  nuovo  salari  e  profitti.
Depressíone  e  rítorno  alio  stato  normale.  —  Se
tutti  i  ra.ni  d’industria,  che  forniscono  beni  d’uso
immediato,  si  potessero  accordare  di  riprendere
il  lavoro  e  di  scambiarsi  reciprocamente  le  loro
merci  come  in  tempi  normal!,  troverebbero  presto
il  modo  di  ristabilire  i  profitti  e  i  salari  ad  un
livello  possibile.  Ed  anche  le  industrie,  che  forniscono ­
  beni  produttivi,  dopo  aspettato  un  pó
piú  di  tempo,  riattiverebbero  le  loro  vendite,  appena
  il  rinato  spirito  d’  intrapresa  facesse  riaumentare ­
  gl’investimenti  di  capitale.  La  fiducia  si
propagherebbe  in  tutto  il  campo  economice,  il
credito  darebbe  mczzi  accresciuti  d’  acquisto  e  i
prezzi  tornerebbero  a  salire.  Ma  invece  di  solito
        <pb n="59" />
        53

l’intera  economia  sociale  dopo  una  crisi  piomba
in  una  depressions  più  o  meno  lunga,  lo  scoraggiamento
  più  profondo  invade  tutti  gli  uomini
di  affari,  e  nei  più  diversi  rami  d’  industria  si
propaga  una  disorganizzazione,  che  non  si  puó
eliminare  tanto  facilmente  e  che  dura  anche  dopo
compiuta  la  liquidazione  della  crisi.
Intanto  con  questa  liquidazione  il  mercato  si
sbarazza  delle  imprese  dubbie,  degli  operatori
poco  solidi,  dei  crediti  incerti.  Gli  affari  a  crédito ­
  sono  diminuid  e  a  contanti  si  liquidano  gli
affari  vecchi  e  s’iniziano  i  nuovi.  Quando  poi  la
liquidazione  stessa  è  ben  avviata,  si  conoscono
le  case  commercial!  che  hanno  resistito  e  quelle
che  sono  cadute,  tutto  ció  che  si  reggeva  male
in  piedi  sprofonda,  ed  il  mercato  si  purifica  come
l’aria  dopo  la  tempesta.  E  il  processo  di  risana-J
 nento  comincia:  spariscono  le  illusion!,  tutti  diventano
  più  prudent!,  almeno  finche  ri  mane  il
ri  cor  do  della  catástrofe  passata,  si  preferiscono
gl’impieghi  solidi,  si  cerca  col  lavoro  e  col  risparmio
  di  rifare  la  ricchezza  perduta,  e  moite
Perdite  si  dimostrano  più  piccole  di  quelle  che
si  fosse  creduto  dapprima.
        <pb n="60" />
        LEZIONE  SESTA

Pcríodícítà  delle  crísú

Modo  d'íntendere  la  períodícítà.  —  E’  stato  osservato
  che  le  crisi  industrial!  di  carattere  generale
  ritornano  con  una  certa  periodicità.  Dal
principio  del  secolo  XIX  fino  ai  nostri  giorni
si  sono  avute  crisi  in  Europa  negli  anni  1815,
1825,  1836-39.  1847,  1857,  i860,  1873,  1882,  1890,
1901  e  1907.  La  periodicità,  come  si  vede,  non
deve  intendersi  in  un  senso  esattamente  matemático, ­
  perché  fra  una  crisi  e  l’altra  non  c’é  un
intervallo  fisso  di  10  anni,  come  si  credeva  una
volta,  ma  un  intervallo  ora  maggiore  ed  ora  minore; ­
  e  non  deve  riferirsi  a  tutte  le  specie  di
crisi  industriad,  perché  queste  possono  derivare
da  cause  svariatissime,  che  non  si  comportan©
tutte  alio  stesso  modo.
Cause  organíche  ed  ínorganiche  delle  crisi.  —
Alcune  di  tali  cause  sono  costituite  da  forze  che
si  spostano,  si  trasformano  ed  operano  entro  lo
stesso  organismo  económico  e  che  rappresentano,
appunto  per  ció,  delle  cause  che  ben  a  ragione
si  chiamano  organiche  ;  mentre  altre,  invece,  sono
costituite  da  element!  che  si  trovano  al  di  fuori
del  corso  regolare  dei  processi  economic!  e  che
        <pb n="61" />
        penetrarlo  in  essi  come  corpi  estrañez  c  vi  producono
  cambiamenti  sensibili,  onde  rappresentano
delle  cause,  che  potrebbero  dirsi,  per  opposizione
alie  prime,  inorganichc.  Le  une  povocano  delle
crisi  industrial!  di  carattere  generale,  strettamente
connesse  alio  stesso  sviluppo  delia  economia  dei
popoli  ;  le  seconde,  oltre  affrettare  lo  scoppio  delle
crisi  generali  o  renderle  più  intense,  influiscono
soprattutto  a  determinare  le  crisi  parziali  e  local!,
che  avvengono  senza  regola  e  spesso  senza  preparazione.
  Nelle  crisi  dipendenti  da  cause  inorganiche
  sarebbe  assurdo  il  voler  riscontrare  una
qualche  périodicité:  il  cambiamento  subitáneo  della
moda,  lo  scoppio  di  una  guerra  o  di  una  rivoluzione,
  i  progress!  tecnici  avvenuti  in  una  data
industria,  l’aumento  o  la  diminuzione  dei  dazi  di
confine,  l’aprirsi  o  il  chiudersi  di  vie  di  trasporto
seno  tanti  elementi  estranei,  che  da  un  momento
all’altro  possono  arrestare  l’esito  dei  prodotti,
danneggiare  moite  industrie,  spargere  di  rovine
un’intera  regione,  sono  tante  cause  inorganiche
di  crisi,  che  si  manifestano  all’improvviso,  senza
ordine,  ad  epoche  variabilissime.  Invece  le  crisi
dipendenti  da  cause  organ  ¡che,  scaturendo  dagli
stessi  process!  dello  sviluppo  económico,  hanno
u n  andamento  típico  e  ben  determinate  e  ritornano
  regolarmente,  a  interval)i  più  o  meno  lunghi,
  ma  sempre  con  una  relativa  périodicité.
Accumulazíone  del  capitale  e  ríbasso  dei  profítti.
  —  Qual’  é  la  ragione  di  questa  periodicitá
delle  crisi  industrial!  dipendenti  da  cause  orgache?
  Perche  tali  cause  determinano  in  tutte  le
industrie  delle  alternative  continue  di  espansione
        <pb n="62" />
        e  di  depressions?  La  spiegazione  di  quest!  fenomeni
  si  riscontra  nei  process!  medesimi  di  accumulazione
  del  capitale.  A  misura  che  la  ricchezza
  nazionale  cresce  ed  il  capitale  si  accumula,
aumentano  sempre  più  i  salar!,  o  per  dir  meglio
cresce  il  costo  del  lavoro,  e  Faumento  del  costo
del  lavoro  provoca  inevitabilmente  un  ribasso
nei  profitti.  Se,  infatti,  1’  espandersi  del  capitale
avviene  a  popolazione  costante,  si  distribuirá  in
quanti  ta  maggiore  sopra  lo  stesso  numero  di  operai
  e  ciascuno  di  essi  verra  ad  avere  un  salario
più  elevato,  onde  i  capitalist!,  dovendo  pagare
di  più  il  lavoro,  percepiranno  un  profitto  più
piccolo.  Se  poi  l’espandersi  del  capitale  avviene
insieme  ad  un  aumento  della  popolazione,  anche
in  tal  caso  i  profitti  diminuiranno,  perché  la
maggior  domanda  di  aliment!  ne  farà  rincarare
il  prezzo,  per  la  necessita  di  ricorrere  a  coltivazioni
  peggiori  o  più  costóse,  ed  i  salari  dovranno
crescere,  affinché  essi  si  mantengano  al  loro  solito
  livello  reale,  o  in  altri  termini  affinché  non
peggiorino  le  condizioni  degli  operai.  Contro  il
ribasso  dei  profitti  si  ribellano  i  capitalist!,  andando ­
  in  cerca  d’impieghi  più  proficui,  ma  più
rischiosi.  E  questi  impieghi  più  rischiosi,  tanto
più  avidamente  ricercati  per  quanto  meno  rendono
  le  imprese  solide,  danno  luogo  ad  un’  espansione
  effimera  della  produzione,  ad  una  fioritura
d’imprese  caduche,  a  cui  farà  seguito  la  rovina
di  moite  industrie,  la  improduttivitá  di  molti  capital! ­
  e  lo  scoppio  di  crisi  più  o  meno  tremendo.
Accumula  zione  del  capitale  e  aumento  delía  produzione. ­
  —  Ed  anche  indipendentemente  dal  ri-
        <pb n="63" />
        57

basso  dei  profitti,  anche  se  si  potessero  evitare
gl’impieghi  piú  rischiosi,  in  ogni  modo  la  semplice ­
  accumulazione  continua  del  capitale  darebbe
luogo  al  ripetersi  di  crisi  industriali.  Infatti,  il
capitale  accumulatosi  deve  o  prima  o  poi  impiegarsi
  neJla  produzione,  determinando  un  certo
sviluppo  in  essa,  una  maggior  doman  da  di  lavoro
  e  un  aumento  nel  prezzo  di  molti  prodotti.
L’espandersi  della  produzione  da  un  grande  impulso ­
  alie  industrie,  che  forniscono  mezzi  produttivi
  di  qualunque  genere,  cd  in  particolare
di  quel  genere  che  ha  importanza  preponderante
in  ogni  época:  al  principio  del  secolo  XIX  gli
strumenti  per  la  filatura  e  tessitura  del  cotone,
più  tardi  ferrovie  e  piroscafi,  oggi  energia  elettrica
  e  sue  applicazioni.  Ma  le  industrie  che
forniscono  mezzi  produttivi  non  possono  contare
sopra  una  demanda  continuata,  perché  essi,  come
abbiamo  detto  nella  lezione  precedente,  sono
acquistati  col  capitale  disponibile,  durano  a  lungo
e  non  si  rinnovano  ogni  anno.  Onde  quelle  industrie ­
  subiranno  o  prima  o  poi  una  contrazione
tanto  piú  sensibile,  quanto  maggiore  sará  stata
l’espansione  precedente.  E  se  il  capitale  accumulatosi ­
  va  in  parte  all’estero,  in  cerca  d’impieghi
  piú  proficui,  fornisce  al  paese  debitore
dei  mezzi  d’acquisto  per  comprar  merci  nel  paese
mutuante,  e  in  questo  allora  sorgeranno  nuove
industrie  e  si  estenderanno  quelle  già  esistenti
per  rispondere  alla  nuova  domanda  di  prodotti  ;
ma  anche  questa  domanda  non  puó  essere  che
temporánea,  perché  trae  la  sua  origine  dai  mezzi
forniti  dal  paese  che  ha  esportato  capital  i,  e  cessera ­
  quando  cesseranno  i  prestid,  mandando  in
        <pb n="64" />
        58
rovina  le  industrie  che  contavano  sopra  quella
demanda.
Impiego  dei  nuoví  capitali  e  periodicità  delle
crisi.  —  In  qualunque  modo,  dunque,  s’impieghino
le  accumulazioni  nuove  di  capitale,  esse  provocano
  sempre  uno  sviluppo  nelF  attività  económica,
che  è  susseguito  da  una  contrazione  o  da  un
disequilibrio  tra  produzione  e  consumo.  E  piú
aumenta  la  prosperitá  económica,  piú  crescono
le  accumulazioni;  ma  piú  crescono  le  accumulazioni, ­
  in  maggior  quantità  esse  si  rivolgono  a
nuove  imprese  rischiose  od  effimere,  in  acquisto
di  mezzi  produttivi,  in  impieghi  all’estero,  che
preparano  gli  elementi  per  una  prossima  rivulsione
  e  per  grandi  distruzioni  di  ricchezza,  mentre
questa  rivulsione  e  queste  distruzioni  alia  lor
volta  scoraggiano  le  iniziative  degli  uomini  di
affari  e  fanno  langui  re  le  industrie.  Proprio  come
il  bel  tempo  provoca  l’evaporazione  abbondante
delle  acque  e  fa  addensare  le  nuvole,  che  si  trasformeranno
  poi  in  pioggia,  o  come  ad  un  periodo ­
  di  grandi  progress!  social!  sussegue  facilmente ­
  un  altro  periodo  di  ristagno  o  anche  di  regresso, ­
  giustificando  1’  alternarsi  al  governo  dei
partit!  conservator!  e  progressist!,  cosi  anche
nel  mondo  económico  si  manifesta  un  simile  movimento ­
  ritmico,  coll’  avvicendarsi  di  tempi  di
prosperitá  e  di  depressione,  strettamente  connessi
coi  process!  di  accumulazione  del  capitale,
Crísí  industrial!  e  spostamento  dei  capitalí  da  un
paese  ail'  altro.  —  E  se  1’accumulazione  del  capitale ­
  dà  luogo  a  tali  movimenti  periodic!  nei
        <pb n="65" />
        59

commerci  e  nelle  industrie,  questi  movimenti
alla  lor  volta,  in  quanto  avvengono  in  tempi
divers!  nei  vari  paesi  e  nelle  varie  specie  di
attività  económica,  determinano  degli  spostamenti
continu!  nel  capitale  già  esistente,  che  affrettano
e  rendono  più  gravi  i  periodi  di  espansione  e  di
contrazione.  Puô  darsi  benissimo  che  in  un  paese
gli  affari  languano,  mentre  in  un  altro  sono
molto  attivi;  ed  allora  i  capital!  del  primo  paese,
che  non  trovano  impiego  in  patria,  vanno  nel
secondo  e  vi  fomentano  la  speculazione,  l’estendersi
  di  moite  industrie,  la  creazione  di  nuove
iinprese  di  ogni  genere  e  l’aumento,  necessariamente ­
  temporáneo,  nella  domanda  di  mezzi  produttivi,
  intensificando  quel  movimento  ascendente
che,  come  abbiamo  visto,  non  è  che  la  preparazione
  ad  una  crisi  più  o  meno  prossima.  Quando
poi  anche  nel  primo  paese  gli  affari  diventano
più  attivi,  esso  è  costretto  a  ritirare  i  capitali
che  aveva  mandato  all’estero,  e  il  paese  che  li
aveva  ricevuti  deve  restituirli  nel  momento  per
lui  meno  opportune,  si  trova  in  seri  imbarazzi
e  vede  mancare  tutto  ad  un  tratto  l’appoggio  a
moite  imprese,  che  erano  sorte  con  que!  capitali ­
  e  che  ora  col  loro  ri  tiro  non  potranno  a
meno  di  falliré.
Crísí  germanica  del  190*  e  americana  del  1907,
—  E’  quelle  che  è  successo  fra  la  Germania  e
gli  Stati  Uniti  verso  la  fine  del  secolo  scorso  e
11  principio  di  questo.  Dopo  il  1895  1’America
del  nord  si  trovava  in  un  momento  di  depressione
  e  di  ristagno  degli  affari,  onde,  avendo
disimpiegati  molti  dei  suoi  capitali,  li  manda  in
        <pb n="66" />
        /

—

6o
Germania,  dove  accelerano  il  periodo  di  espansione,
  che  si  era  appunto  allora  iniziato  e  che
finisce  colla  crisi  del  1901.  Intanto  gli  Stati  Uniti,
cessata  la  guerra  con  la  Spagna,  cominciano
nel  1899  a  dare  un  grande  slancio  alie  loro  industrie, ­
  che  entraño  rapidamente  in  un  periodo  di
eccezionale  attivitá,  e  ritirano  i  capitali  che  avevano
  impiegati  in  Germania,  montre  nello  stesso
tempo  molti  capitali  della  Germania  medesima,
non  trovando  piú  impiego  in  paese  dopo  scoppiata
  la  crisi,  emigrano  in  América  e  aiutano  cola
quel  movimento  ascendente,  che  vi  determina
poi  la  crisi  del  1907.
Spostamentí  di  capitali  ira  le  industrie  e  la  boisa.
—  Fenomeni  di  natura  simile  si  manifestano  entro ­
  lo  stesso  paese  per  gli  spostamentí  del  capitale ­
  esistente,  che  ora  si  alientan  a  dalle  imprese
produttive  per  andaré  ad  alimentare  le  speculazioni
  di  borsa  ed  ora  al  contrario  dalla  borsa
affluisce  alia  produzione.  Quando  i  prezzi  dei
prodotti  ribassano,  quando  i  vari  rami  di  produzione ­
  si  trovano  in  un  periodo  di  ristagno,  quando
il  traffico  interno  e  internazionale  diminuisce,  il
capitale  diventa  esuberante,  non  puó  trovare  impiego ­
  e  si  deposita  nelle  banche  in  aspettativa
di  tempi  migliori.  E  che  cosa  posson  fare  le
banche  di  questi  fondi  che  si  accumulano  nelle
loro  casse?  Darli  a  prestito  a  commercianti  o  ad
industriad  non  è  possibile,  giacchc  l'abbon  danza
di  capitali  disponibili  dipende  appunto  dal  ristagno ­
  del  commercio  e  delle  industrie;  non  possono
  far  altro  che  prestarli  alia  speculazione  di
borsa,  la  quale,  per  la  sua  natura  stessa,  è  sempre
        <pb n="67" />
        6i

disposta  a  ricevere  la  spinta  dei  capital!  che  accorrono
  a  lei.  Le  facilitazioni  concesse  agli  speculator! ­
  di  borsa  dall’abbondanza  di  capital!  offert! ­
  a  mite  interesse  determinano  un  rialzo  nel
prezzo  dei  titoli,  prima  lento,  poi  sempre  più  vertiginoso; ­
  prima  parziale,  poi  generale,  che  continua
progressivo  e  dura  per  un  periodo  di  tempo  più
o  meno  lungo.  Intanto  il  capitale,  che  era  affluito
alla  borsa  in  mancanza  di  altri  impieghi,  comincia
a  ritirarsi  da  essa,  quando  i  vari  rami  di  produzione
  tornano  ad  espandersi.  Per  qualche  tempo
l’aumento  di  prezzo  dei  titoli  pubblici  e  l’espansione
  delle  industrie  più  important!  possono  procederé ­
  di  conserva  ;  ma  presto  avviene  che  quel-1’
  aumento  e  questa  espansione  non  trovano  più
un  sufficiente  sostegno  nel  capitale  csistente,  il
quale,  potendo  ora  scegliere,  preferisce  rivolgersi
verso  le  industrie  e  abbandona  la  borsa  al  suo
destino.  Allora  in  essa  scoppia  una  crisi,  che  è
contemporánea  ad  un  ulteriore  slancio  della  produzione
  e  che  precede  di  poco  lo  scoppio  di  una
crisi  nelle  industrie,  come  conseguenza  inevitabile
del  loro  eccessivo  espandersi.
Cause  che  affrettano  o  rítardano  íl  rítorno  delle
crisi.  —  Le  varie  ragioni  da  noi  fin  qui  esposte
per  ispiegare  la  periodicitá  delle  crisi  industrial!
dimostrano  anche  come  queste  non  possano  ripetersi
  a  scadenza  fissa,  a  intervalli  sempre  uguali.
  Difatti  non  può  essere  sempre  della  stessa
durata  il  periodo  di  prosperità,  che  favorisée  le
accumulazioni  del  capitale,  e  non  si  può  stabilere ­
  in  precedenza  quanto  impiegheranno  le  nuöve
imprese,  sorte  per  mezzo  di  esso,  ad  espandersi,
        <pb n="68" />
        per  poi  decadere  ed  andaré  in  rovina,  o  più  in
generale  quanto  durera  il  movimento  ascendente
dell’  attività  económica,  a  che  punto  succédera  la
reazione,  come  e  con  quale  rapidità  sara  compiuta
la  liquidazione  della  crisi  e  il  tempo  che  ci  vorrà
per  tornare  alle  condizioni  normali.  Di  più  il  ciclo
industriale  non  può  aver  sempre  lo  stesso  andamento, ­
  giacchè  quelle  cause,  che  abbiamo  chiamate
  inorganiche  e  che  scaturiscono  da  un  momento ­
  all’altro,  senza  che  sia  possibile  il  prevederle,
possono  affrettare  lo  scoppio  di  una  crisi,  facendola
  avvenire  prima  che  si  sia  completamente
esplicato  il  movimento  di  espansione.  Ed  anche
il  progresso  medesimo  delle  accumulazioni,  che
è  la  ragiône  principale  della  periodicità  delle  crisi
industriali,  non  si  manifesta  sempre  con  la  stessa
rapidità,  perché  ora  è  reso  più  celere  ed  ora  è
ritardato  dall’  intervento  di  circostanze  special!.
Cosí  se  lo  Stato  converte  il  debito  pubblico,  diminuendo ­
  I’interesse  che  paga  ai  suoi  creditor!,
in  un  momento  d’intensa  accumulazione  di  capital!,
provoca  fácilmente  un’antecipazione  nello  scoppio
della  crisi,  in  quanto  che  al  ribasso  dei  profitti,  caratteristico
  di  questi  moment!  per  le  ragioni  che
abbiamo  già  spiegato,  aggiunge  il  ribasso  dell’interesse
  e  viene  in  tal  modo  a  moltiplicare  il  numero ­
  delle  persone  desiderose  di  trovare  redditi
più  elevati  pei  propri  capital!  in  impieghi  nuovi,
anche  se  pieni  di  rischi.  Ne  abbiamo  avuto  un
esempio  in  Inghilterra,  con  le  conversion!  del
prestito  5  per  cento  in  4  e  del  vecchio  4  per
cento  in  3  i\2,  fatte  rispettivamente  alia  fine  del
1822  e  al  principio  del  1824,  che  provocarono  la
speculazione  eccessiva,  a  cui  tenne  dietro  la  crisi
        <pb n="69" />
        63
del  1825.  E  un  esempio  più  recente  l’ha  offerte)
1’  Italia,  con  la  conversione  della  rendita  avvenuta
nel  1906,  che  ha  spinto  i  capitalist!  ad  impiegare
  i  loro  capital!  in  valor!  industriad  a  reddito
più  alto,  che  ha  reso  più  intenso  1’aumento  di
prezzo  di  mol  ci  titoli  pubblici  già  favoriti  dalla
speculazione  e  che  può  dirsi  dunque  una  delle
cause  della  cris!  di  borsa  scoppiata  nel  1907,  i
cui  effetti  si  sono  ripercossi  sinistramente  negli
anni  successivi  sulla  maggior  parte  delle  industrie
italiano.  Viceversa  le  distruzioni  di  ricchezza
cagionate  da  guerre,  e  l’assorbimento  del  capitale
disponibile,  per  mezzo  di  prestiti  pubblici,  eliminano
  gli  eftetti  malefici  delle  soverchie  accumulazioni,
  che  s’  impiegherebbero  di  necessita  in
imprese  rischiose,  destínate  a  prossima  rovina,  e
inipediscono  o  ritardano  le  cris!  industriad,  come
è  accaduto  alia  Francia,  la  quale,  pei  disastri
del  1870-71  e  per  il  pagamento  dei  cinque  miliardi
  alia  Germania,  è  stata  risparmiata  dalla
tremenda  crisi  dei  1873,  che  pure  ha  colpito
indistintamente  tutti  i  paesi  civil!  del  vecchio  e
del  nuovo  mondo.
        <pb n="70" />
        LEZIONE  SETTIMA.

Conseguenze  economiche  e  sociali»

Che  le  crisi  industrial!  producano  effetti  disastrosi
  in  tutta  Teconomia  sociale,  abbiamo  avuto
già  occasione  più  volte  di  affermarlo  nelle  lezioni
precedent!.  Ora  in  questa  dobbiamo  esaminare
più  di  proposito  e  con  maggiori  particolari  quali
sieno  questi  effetti,  parlando  prima  delle  conseguenze
  strettamente  economiche  e  poi  di  quelle
d’ordine  più  generale,  che  chiameremo  conseguenze
  social!.
Consegííenze  economiche.  Dístrucíone  di  rícchez-2a.
  —  Tra  le  conseguenze  economiche  delle  crisi
industrial!  annoveriamo  anzitutto  le  gravissime
distruzioni  di  ricchezza,  che  risultano  sempre  da
una  brusca  rottura  dell’equilibrio  tra  produzione
e  consumo.  Ma  se  è  facile  ammettere  che  qucste
distruzioni  avvengono  in  ogni  caso,  non  è  del
pari  facile  calcolare  le  perdite  precise  che  ne
resultano  per  la  societá.  Fino  ad  un  corto  punto
esse  si  possono  misurare  in  modo  approssimativo
e  parziale,  tenendo  conto  della  differenza  nei
prezzi  dei  titoli  di  borsa  prima  e  dopo  delia  crisi.
Cosi  sappiamo  che  nella  crisi  francese  del  1867
le  obbligazioni  e  le  azioni  nazionali  cd  estere
        <pb n="71" />
        65

subiscono  una  perdita  di  7324  milioni  di  franchi,
rispetto  ai  prezzi  più  alti  degli  anni  precedenti.
A  Vienna  nel  1873  troviamo  nei  corsi  dei  titoli
pubblici  una  differenza  in  meno  di  un  miliardo
e  mezzo  di  fiorini  in  otto  mesi.  In  Prussia  le
azioni  di  444  società  anonime,  studiate  da  Engel,
vaîevano  1510  milioni  di  tallen  alla  fine  del  1872,
998  milioni  alla  fine  del  1874  e  804  milioni  alla
fine  del  1875.  In  Francia  nel  setiembre  del  1883
i  valori  mobiliari  avevano  subito  un  ribasso  di
più  che  5  miliardi  di  franchi,  mentre  le  sole  emission! ­
  fattesi  nel  1881  per  la  somma  di  due  mihardi
  e  un  quarto  di  franchi  avevano  prodotto
una  perdita  di  750  milioni  alla  fine  del  1884.
Ed  in  Italia  le  differenze  di  prezzo  nei  titoli  più
important!  negoziati  nolle  nostre  borse  arrivano,
tra  il  31  marzo  eil  31  dicembre  1893,  a  quasi
mille  milioni  di  franchi.  Ma  queste  perdite  indicano
  soltanto  la  differenza  tra  le  speranze  precedent! ­
  e  la  sfiducia  successiva,  e  per  ció,  mentre
m  parte  risultano  da  distruzioni  vere  e  proprie
di  ricchezza,  in  parte  costituiscono  un  semplice
spostamento  della  ricchezza  stessa.  II  quale,  però,
&amp;amp;  tutt’altro  che  innocuo  nelle  sue  conseguenze,
giacché  ció  che  era  patrimonio  nelle  man!  di
polui  che  perde,  diventa  redd  i  to  e  si  consuma
m  quelle  di  colui  che  guadagna,  e  i  patrimoni
medi  e  piccoli  scompaiono,  andando  ad  ingrosspre
  i  già  grandi,  concentrando  sempre  più  la
ricchezza  e  distribuendola  in  modo  sempre  meno
conforme  agli  interessi  della  società.
Influenza  delle  crísi  sol  consumo.  —  Più  gravi
ancora  sono  le  conseguenze  che  sul  consumo
        <pb n="72" />
        66

e  sulla  produzierte  provoca  ¡'aumento  dei  prezzi
di  molti  prodotti,  con  cui  in  ogni  crisi  si  distingue ­
  il  periodo  di  preparazione,  e  il  ribasso  successive, ­
  che  caratterizza  il  periodo  di  liquidazione.
Nel  consumo  si  nota  una  sensibile  espansione,
unita  ad  un  cambiamento  d’indirizzo:  gl'  industrial! ­
  e  gli  speculator!,  che  guadagnano  molto,
fanno  un  gran  lusso,  sprecano  facilmente  la  ricchezza
  facilmente  guadagnata,  accrescono  la  demanda ­
  di  prodotti  costosi  e  ne  rialzano  i  prezzi.
Ed  il  rialzo  dei  prezzi  non  si  limita  ai  prodotti
di  godimeno  o  di  lusso,  ma  si  estende  anche  aile
derrate  alimentar!,  perché  gli  elevati  salari  attirano
  nelle  città,  dove  fioriscono  maggiormente
le  industrie,  i  lavoranti  delle  campagne,  onde
vengono  a  mancare  le  braccia  all’agricoltura,  certe
coltivazioni  si  devono  abbandonare  e  aumenta  il
costo  delle  altre.  Anche  la  proprietà  immobile
cresce  di  valore  e  sorge  una  vera  manía  per
nuove  costruzioni,  in  quanto  le  persone  di  affari,
a  cui  arrise  la  fortuna,  che  si  trovano  in  possesso
di  una  nuova  ricchezza  acquistata  ad  un  tratto
e  senza  grandi  sforzi,  vogliano  assicurarsi  l’avvenire
  con  impieghi  della  massima  solidità,  con
l’acquisto  di  terre  e  di  case.  Nell’  intero  campo
económico,  dunque,  l’aumento  e  lo  spostamento
dei  consumi  provoca  un’espansione  riflessa,  che
si  risolverá  poi  in  una  contrazione  riflessa,  quando
nel  commercio  in  grande  e  nelle  industrie  scoppierá
  la  crisi.
Influence  sulla  producíone.  —  Nello  stesso
tempo  in  tutti  i  rami  di  produzione  il  periodo
di  prosperity,  o  per  dir  meglio  il  periodo  di  pre-
        <pb n="73" />
        67

parazione  alla  crisi,  è  caratterizzato  dal  passaggio
di  capital!  da  un  impiego  all’altro,  dall’estendersi
di  una  grande  quantità  d’  industrie,  da  colossal!
investimenti  di  capital!  e  da  una  intensa  doman  da
di  lavoro;  mentre  dopo  scoppiata  la  crisi  si  hanno
delle  vere  e  proprie  distruzioni  di  ricchezza,  a
causa  delle  imprese  che  non  dan  no  più  profitti,
dei  capital!  che  rimangono  immobilizzati  o  divengono
  improduttivi,  delle  fabbriche  che  si  devono
chiudere  licenziando  gli  operai,  e  de!  risparmi
accumulati  che  si  consumano  da  coloro  che  non
hanno  più  i  loro  guadagni  soliti.  Qui  non  si
tratta  più  di  perdite  immaginarie  o  di  semplici
spostamenti  di  ricchezza:  i  capitali  prestati  al-1
 !  estero  e  di  cui  non  si  puô  ottenere  la  restituyeme, ­
  le  imprese  andate  male,  gl’  implant!  costos!
abbandonati,  le  merci  che  non  trovano  esito,
perché  non  rispondono  ai  bisogni  dei  consumatori,
  costituiscono  delle  ricchezze  che  van  no  realmente ­
  perdute  per  la  società.
Influente  sulla  circolatione.  —  Quest!  fenomeni
di  produzione  e  di  consumo  riverberano  le  loro
influenze  anche  nell’  ámbito  della  circolazione,
tanto  monetaria  che  bancaria,  e  per  mezzo  di
essa  allargano  le  rovine  derivanti  dalla  crisi,
estendendole  all’infuori  del  campo  ristretto  delle
industrie,  che  avevano  subito  una  grande  espánteme ­
  nel  periodo  di  prosperità.  Infatti,  nei  moment! ­
  in  cui  gli  affari  vanno  bene,  le  contrattazioni
  più  intense  e  frequent!  dann  o  origine  ad
una  quantità  grandissima  di  titoli  di  credito;
fanno  sorgere  un  rilevantisssimo  numero  di  cambiali,
  che  gl’istituti  bancari  scontano  colla  mas-
        <pb n="74" />
        6S

sima  facilita,  sostituendole  con  biglietti  di  banca,
la  di  cui  emissions  si  accresce;  fanno  raddoppiare
  o  triplicare  i  mezzi  di  acquisto,  permettendo
un  rialzo  sensibilísimo  nei  prezzi  della  maggior
parte  dei  prodotti  ;  e  questa  espansione  dei  mezzi
di  scambio  continua  finché  le  compensazioni  nelle
compre  e  nelle  vendite  avvengono  su  larga  scala,
senza  bisogno  che  nei  pagamenti  intervenga  la
moneta  metallica.  Quando  poi  le  compensazioni
non  sono  piú  possibili  per  un  disequilibrio  tra  i
vari  rami  produttivi  o  tra  produzione  e  consumo,
i  titoli  rappresentativi  spariscono,  le  cambial!
non  circolano  più  e  non  si  possono  scontare,  si
restringono  le  emission  i  dei  biglietti  e  i  pagamenti ­
  si  debbono  fare  in  contanti,  proprio  nei
momento  in  cui  il  contante  scarseggia  per  la
scomparsa  di  tanti  titoli  di  credito  che  prima  lo
sostituivano.  Ora  questa  contrazione  monetaria  é
dannosa  non  solo  alie  industrie,  che  hanno  partecipato
  alia  espansione  precedente,  ritraendone
grandi  guadagni,  ma  anche  a  tutti  gli  altri  rami
di  affari,  che  non  hanno  tratto  alcun  vantaggio
dal  periodo  di  prospérité  e  che  ora  subiscono  le
conseguenze  disastrose  delia  scarsità  di  moneta.
Le  quali  conseguenze  saranno  poi  aggravate  dalla
cattiva  condizione  in  cui  verranno  a  trovarsi  le
banche  e  dalla  impossibilité  per  esse  di  aiutare  le
industrie  travolte  dalla  bufera  della  crisi.  Infatti,
le  banche  solide  e  ben  amministrate  non  vorranno
largheggiare  nei  prestiti,  per  conservare  un'attitudine
  prudente  nei  momenti  in  cui  gli  affari
vanno  male,  e  le  banche  deboli  o  male  amministrate ­
  non  avranno  la  possibilité  di  far  prestiti,
perché  esse  medesime  saranno  implicate  nella
        <pb n="75" />
        6g
crisi  e  saranno  bisognose  di  aiuto,  avendo  già
impegnati  i  loro  fondi  in  operazioni  che  non
possono  liquidarsi.
Influenze  sui  salari  c  soí  profíttí.  —  Quanto
alle  conseguenze  delle  crisi  industrial!  sulla  distribuzione,
  parrebbe  a  prima  vista  che  esse  dovessero
  danneggiare  più  i  capitalist!,  maggiormente
  intéressât!  al  buon  andamento  delle  loro
imprese,  che  non  gli  operai.  Ma  cosi  non  è.  Nel
periodo  di  prosper!ta  i  salari  aumentano  in  ritardo
e  non  in  proporzione  dell’aumento  de!  prezzi  di
tante  merci  prese  di  mira  dalla  speculazione,  sui
quali  influisce  non  solo  la  demanda  presente,
ma  più  ancora  quella  che  si  prevede  sorgerà  in
futuro.  Scoppiata  la  crisi,  le  merci  in  parte  si
tengono  in  serbo  ne!  magazzini,  rallentando  cosi
la  caduta  dei  prezzi,  mentre  il  ribasso  dei  salari
è  fortissimo,  giacchè  la  chiusura  di  moite  fabbriche
  riduce  la  domanda  di  lavoro.  e  l’ofiferta
di  esso  non  si  puô  ristringere,  non  essendo  possibile
  di  tenere  in  riserva  o  di  accumulare  la
forza  di  lavoro.  Per  reagire  contro  questo  ribasso
dei  salari  gli  operai  fanno  degli  scioperi  più
frequenti  e  più  numéros!.  Ma  gli  scioperi  proclamât! ­
  nei  moment!  in  cui  la  produzione  si  deve
ristringere  perché  mancano  o  scarseggiano  le
ordinazioni,  nei  moment!,  dunque,  in  cui  la  demanda ­
  di  lavoro  diminuisce  e  l’offerta  è  esuberante,
  non  possono  riuscire  a  favore  della  classe
lavoratrice  e  si  risolvono  in  nuovi  disastri  per
Çssa.  E  se  gli  operai  si  associano  in  leghe  per
imporre  un  minime,  al  di  sotto  del  quale  i  salari ­
  non  devono  mai  discendere,  impediscono
        <pb n="76" />
        certo  che  il  loro  ribasso  sia  molto  sensibile,  ma
non  possono  impediré  che  una  parte  degli  operai
venga  licenziata  per  mancanza  di  lavoro  e  vada
ad  ingrossare  l’esercito  dei  disoccupati,  sempre
molto  numeroso  nei  period!  di  crisi  industrial!.
II  danno  che  la  classe  lavoratrice  subisce  per
effetto  di  esse  è  dunque  sempre  grandíssimo.
Invece  gl  i  imprenditori  hanno,  è  vero,  delle  perdite
  spesso  assai  rilevanti,  ma  queste,  però,  sono
in  parte  compensate  dalla  eliminazione  di  una
grande  quantitá  di  piccoli  concorrenti,  troppo
deboli  per  resistere  alla  bufera.  E  la  compensazione
  pei  capitalist!  è  anche  maggiore,  in  quanto
la  distruzione  della  ricchezza,  che  si  ha  su  vasta
scala  per  effetto  delle  crisi  industrial!,  provoca
successivamente  un  rialzo  nell’interesse  ed  è  un
mezzo  potente  per  arrestare  quel  ribasso  dei  profitti,
  che  sarebbe  inevitabile  in  seguito  all’  aumento ­
  del  costo  del  lavoro  dipendente  dalle  accumulazioni
  troppo  rapide  del  capitale.  Cosi  le
crisi  industrial!  sono  nello  stesso  tempo  la  conseguenza
  del  ribasso  dei  profitti,  che  spinge  i
capitalist!  verso  le  imprese  più  rischiose,  ed  il
rimedio  contro  questo  ribasso  niente  gradito  ai
capitalist!  medesimi.
Conseguenze  social!,  se  l'offerta  di  lavoro  non  è
organizzata.  —  Molteplici  sono  le  conseguenze
sociali  delle  crisi.  Ci  limitiamo  a  citare  pochi
dati  relativ!  ai  matrimoni,  al  pauperismo,  alla
criminalità  e  alla  mortalità,  rilevandoli  dalle  statistiche
  ingles!,  che  anche  sotto  questo  aspetto
offrono  un  campo  più  vasto  di  osservazioni  ;  e
notiamo  subito  che  quest!  dati  si  comportano  in
        <pb n="77" />
        7i

un  modo  ben  diverso  prima  del  1870,  quando
l'ofíerta  di  lavoro  non  è  ancora  ben  organizzata,
e  dal  1870  ai  nostri  giorni,  quando  le  association! ­
  operaie  acquistano  un’  importanza  sempre
maggiore  nel  mercato  del  lavoro.  Nelle  contee
industrial!  dell’  Inghilterra  il  periodo  di  prospecta ­
  dal  1823  al  1825  fa  aumentare  il  numero  dei
malrimoni,  che  nel  1825  raggiungono  il  massimo
del  decennio;  essi  crescono  pure  nel  1833-36,  col
massimo  in  quest’  ultimo  anno,  diminuendo  nel
1837  dopo  scoppiata  la  cris!  ;  hanno  un  nuovo
incremento  nel  1843-45,  con  una  nuova  riduzione
dopo  la  cris!  del  1847;  e  nello  stesso  modo  si
comportano  prima  e  dopo  delle  cris!  del  1857  e
del  1866.  Ecco  le  cifre  dei  matrimoni  in  quest!
vari  period!,  relative  alle  persone  coniugates!  per
ogni  10.000  abitanti:
1824  1825  1826  —  1833  1834  1836  1837
192  201  174  —  186  189  192  161
1843  1844  1845  1846  1847
179  193  211  200  169
1855  1856  1857  1858  -  1864  1865  1866  1868  1869
176  184  181  172  —  184  189  197  183  177
Anche  le  variazioni  del  pauperismo  dipendono
in  modo  evidentissimo  dall’  andamento  buono  o
cattivo  delle  industrie  e  raggiunge  i  suoi  punti
massimi  nel  1826,  nel  1842,  nel  1847,  nel  1858
e  durante  gli  anni  della  cotton-faviine,  di  cui  abbiamo
  già  parlato;  come  succédé  per  le  cifre
della  criminalità,  che  diminuisce  nelle  annate
prospere  e  aumenta  nelle  annate  di  crisi.  E  quanto
alia  mortalità,  essa  subisce  delle  variazioni  in
senso  inverso  a  quelle  dei  matrimoni:  diminuisce
        <pb n="78" />
        72

sensibilmente  negli  anni  dal  1843  al  1846,  aumenta ­
  nel  1846  e  raggiunge  il  massimo  nel  1847.
Nel  1849  il  colera  fece  stragi  in  Inghilterra;  eppure
  in  quelPanno  la  mortality  nei  distretti  industrian ­
  fu  molto  inferiore  a  quella  del  1847,  ció
che  dimostra  che  fra  le  classi  lavoratrici  inglesi
una  crisi  industriale  faceva  più  morti  di  una  epidemia. ­
  Nelle  due  crisi  successive  del  1857  e  del
1866  il  numero  dei  morti  per  ogni  10.000  abitanti
  varia  nelle  seguenti  proporzioni:

1856  1857
240  257
1863  1864
260  266

1858  1859  1860
265  241  234
1865  1866  1867
276  295  262

Attenuazioni  nelle  consecuente  social!  delle  crisi
eolio  svilupparsi  delle  association!  operaie.  —  Dopo
il  1870  le  oscillazioni  nel  numero  dei  matrimoni
non  sono  più  in  corrispondenza  col  periodo  di
preparazione  e  di  liquidazione  delle  crisi,  ma
seguono  piuttosto  le  variazioni  delle  cifre  dell’esportazione
  ;  il  che  succédé  anche  per  il  pauperismo, ­
  che  peró  aumenta  dopo  il  1894  col  crescere
  delle  esportazioni  inglesi,  forse  per  il  fatto
che  l’amministrazione  dei  poveri  accorda  sussidi
con  più  facilita  in  questi  ultimi  anni.  Nel  decennio
  dal  1870  al  1880  lo  slancio  degli  affari
fa  aumentare  i  matrimoni  e  diminuisce  il  pauperismo, ­
  la  criminalità  e  la  mortalità,  montre  il
periodo  di  depressione  fa  crescere  pauperismo  e
criminalità  e  fa  nello  stesso  tempo  diminuiré  la
mortalità  e  il  numero  dei  matrimoni.  Rispetto
alla  mortalità,  dunque,  le  condizioni  sono  diventate
  ben  different!  da  quelle  che  erano  nella  prima
        <pb n="79" />
        73

metà  del  secolo  XIX,  quando  una  crisi  era  piú
disastrosa  di  un’epidemia.  Dopo  il  1890  le  oscillazioni
  nel  numero  dei  matrimoni  sono  insignificanti.
  Solo  nel  1896  il  periodo  di  prosperitá
li  fa  crescere.  La  mortalitá  minima  si  riscontra
nel  1894,  in  un  momento  di  arresto  di  aliar  i.  La
criminalitá  diminuisce  regolarmente;  aumenta  nel
1888  e  nel  1897  in  anni  di  affari  buoni,  e  le  crisi
del  1890,  del  1901  e  del  1907  non  riescono  ad
arréstame  la  discesa.  In  generale  le  fasi  sfavorevoli
  dei  cicli  industriali  non  esercitano  piú
sulle  classi  operaie  gli  effetti  dannosi  di  una
volta,  ad  onta  che  il  fenómeno  della  disoccupazione
  non  accenni  affatto  a  scomparire.  II  che  si
s piega  facilmente  con  la  maggiore  stabilità  nei
prezzi  delle  derrate  alimentan,  con  1’  aumento
delle  merced  i,  che  lasciano  sempre  un  certo  margine ­
  al  di  là  delle  soddisfazioni  piú  urgent!  ed
indispensabili  e  soprattutto  col  diffbndersi  delle
associazioni  operaie,  le  quali,  concedendo  sussidi
ai  disoccupati,  fissando  i  salar!  per  mezzo  di
contratti  collettivi  meno  variabili  e  resistendo
contro  il  ribasso  delle  merced!  in  tempo  di  depressione,
  fanno  in  modo  che  scompaiano  alcune
delle  conseguenze  social!  piú  disastrose  delle
crisi  industriali.  Rimane,  però,  sempre,  come  conseguenza
  inevitabile  di  ogni  crisi,  l’aumento  grandissime ­
  dei  disoccupati,  che  si  manifesta  anche
negli  anni  a  noi  piú  prossimi:  basti  dire  che  la
proporzione  degli  operai  organizzati  privi  di  lavero,
  nelle  industrie  meccaniche,  metallurgiche
e  delle  costruzioni  naval!,  sale,  dopo  la  crisi  del
1890,  a  li.  4  per  cento  nel  1893  e  a  11.2  nel
1894  e,  dopo  la  crisi  del  1907.a  12.5  nel  1908
        <pb n="80" />
        74

e  a  iß  per  cento  nel  1909,  discerniendo  poi  Panno
successive,  quando  gii  affari  ritornano  più  attivi,
alia  cifra  di  6.8  per  cento.  E  si  noti  che  queste
percentuali  si  riferiscono  agli  operai  organizzati,
che  hanno  diritto  al  sussidio  di  disoccupazione;
ma  una  gran  parte  degli  operai  sindacati  per
varie  ragioni  non  hanno  questo  diritto  e  gli  stessi
operai  sindacati  rappresentano  una  minoranza
tra  le  class!  lavoratrici  ingles!,  mentre  la  disoccupazione ­
  è  sempre  molto  più  estesa  fra  i  non
organizzati,  che  sono  i  lavoratori  più  deboli,
meno  abili  e  meno  produttivi.
        <pb n="81" />
        LEZIONE  OTTAVA.

Rimedh

I  rimedi  contro  le  crisi  possono  distinguersi
in  tre  categorie:  ï)  mezzi  preventivi,  2)  mezzi
positiv!  di  cura,  e  3)  procedimenti  spontane!  che
portano  alla  guarigione.
Mezzi  preventivi.  —  I  mezzi  preventivi  non
possono  certo  condurre  al  risultato  di  eliminare
per  sempre  e  del  tutto  le  crisi  industrial!,  ma
possono  renderle  meno  frequent!  e  meno  pericolose.
  Cosi  il  diffondersi  dell’istruzione  e  specialmente
  la  conoscenza  della  storia  delle  crisi
inipediscono  che  si  ripetano  certi  errori,  che  il
pubblico  prestí  troppo  facile  orecchio  a  chi  vanta
la  bontà  d’imprese  poco  solide,  che  la  speculazione
spinga  i  prezzi  ad  altezze  vertiginose;  mentre  la
compilazione  di  statistiche  sempre  più  accurate
della  produzione  e  del  traffico  permette  agli  imprenditori
  di  evitare  che  l’offerta  delle  loro  merci
sia  eccessiva,  almeno  quando  questo  eccesso  non
dipende  da  ragioni  del  tutto  estranee  agi’  imprenditori
  stessi,  come  quando  è  la  conseguenza
di  una  contrazione  subitánea  del  consumo.  Gerte
misure  legislative  concernenti  la  fondazione  di
nuove  imprese  social!,  la  sorveglianza  da  esercitarsi
  sulle  società  anonime  per  azioni  e  una
        <pb n="82" />
        76

iTiaggiore  estensione  dei  diritti  degli  azionisti  per
controllare  l’operato  dei  loro  amministratori,  possono
  serviré  a  togliere  abusi  gravissimi,  che  si
ripetono  nel  periodo  di  preparazione  delle  crisi,
a  ten  ere  in  freno  la  speculazione,  ad  impediré  la
reazione  precipitosa  e  i  momenti  tremendi  di
pánico.  Al  raggiungimento  dei  quali  scopi  servono
  pure  benissimo  una  buona  organizzazione
delle  banche  ed  in  particolare  rispetto  ad  esse
la  conservazione  di  un’ampia  riserva  metallica  e
una  política  prudente  nelle  operazioni  di  deposito ­
  e  di  sconto,  che  non  largheggi  troppo  nel
credito,  nè  conceda  troppe  dilazioni.  Anche  lo
Stato  puô  eliminare  facilmente  parecchie  delle
cause  che  provocano  crisi  industrial^  sia  stabilendo
  un  sistema  razionale  di  dazi  di  confine,
sottomesso  aile  minori  possibili  variazioni,  sia
facendolo  variare,  nel  caso,  sempre  in  modo  gradúale ­
  per  non  provocare  spostamenti  troppo  rapid! ­
  nei  capital!  impiegati  nelle  industrie,  sia
mantenendo  la  massima  uniformitá  d’indirizzo
nella  política  e  nelPamministrazione,  per  evitare
che  nei  1  avori  pubblici  e  nelle  produzioni  che
dipendono  dal  governo  si  passi  bruscamente  da
un’attivitá  eccessiva  ad  un  ristagno  prolungato.
Anzi  lo  Stato  dovrebbe,  fin  dove  è  possibile,  ridurre
  le  sue  ordinazioni  quando  gli  affari  in  genere ­
  vanno  bene  ed  allargarle  invece  quando  gli
affari  vanno  male,  per  rendere  meno  sensibili
le  differenze  fra  i  period!  di  prosperity  e  i  period!
di  depressione.
Influenza  dei  Cartelli  nel  regolare  la  produzione.
—  A  rendere  meno  sensibili  le  differenze  tra  i
        <pb n="83" />
        77

periodi  di  prosperity  e  di  depressione,  vorrebbero
pure  contribuiré  quegli  accord  i,  che  si  formano
tra  i  produttori  di  uno  stesso  ramo  d’industria
e  che  prendono  il  nome  di  Cartelli  in  Germania
e  di  Trusts  in  America.  Specialmente  in  Germania
sorse  qualche  annno  fa  la  questione  se  i  cartelli
sieno  in  grado  di  eliminare  le  crisi  industrial;,  e
la  questione  ha  assunto  un  carattere  più  pratico
e  una  base  più  solida  dopo  le  esperienze  raccolte
nella  crisi  del  1901.  I  cartelli,  com’è  noto,  sono
convenzioni  stipulate  fra  moite  fabbriche  della
stessa  specie  e  si  prefiggono  principalmente
questi  due  compiti  :  adattare  la  produzione  alla
domanda,  e  dare  stability  ai  prezzi.  Guardiamo
se  questi  due  compiti  sieno  realizzabili.
E  prima  di  tutto  corne  si  puô  adattare  la  produzione ­
  al  consumo?  Una  grande  industria  non
è  un  elástico,  che  si  allarga  e  si  ristringe  a  piacere,
  perché  in  essa  prevale  il  capitale  fisso,  che
non  si  puô  lasciare  inoperoso,  nè  ritirare  da  un
momento  all’altro,  onde  se  ad  ogni  costo  si  vuole
ridurre  la  produzione,  si  avrà  necessariamente
una  perdita,  che  non  potrà  a  meno  di  ripercuotersi
  sui  prezzi  e  sui  salari.  L’adattamento  tra
Produzione  e  consumo  sarebbe  possibile  solo
nel  caso  che  si  potesse  evitare  l’espansione  che
si  ha  nel  periodo  di  prosperity.  Ma  1'aumento
dei  profitti,  caratteristico  di  questo  periodo,  non
Puô  lasciare  invariata  la  produzione,  per  il  desiderio
  che  hanno  gl’imprenditori  di  guadagnar
di  più  e  per  la  concorrenza  che  essi  si  fanno,
anche  se  riuniti  in  cartello,  allorchè  gli  affari
Prosperano.  Ed  ammettendo  pure,  per  un’ipotesi
        <pb n="84" />
        78

quasi  assurda,  che  questa  concorrenza  si  possa
del  tutto  eliminare  e  che  la  produzione  non  si
allarghi  in  seguito  all’accresciuta  domanda,  allora
la  domanda  stessa  rimarrebbe  in  parte  insoddisfatta
  e  si  avrebbe  una  sotto-produzione,  con  danni
perfettamente  uguali  a  quelli  della  sovra-produzione
  che  si  vuole  evitare.  Siccome  poi  hipótesi
non  regge,  cosí  i  cartelli  non  possono  agiré  nel
momento  dell’espansione  e  si  trovano  impreparati
a  porre  ri  medio  all’eccesso  dell’ofFerta  quando  la
domanda  tutto  ad  un  tratto  si  contrae.
Influenza  del  Cartelli  nel  dare  stabilità  ai  prezzi.
—  Raggiungono  almeno  l’altro  scopo  di  dare
stabilità  ai  prezzi?  La  risposta  non  può  essere
che  negativa,  se  si  esaminano  le  oscillazioni  avvenute
  prima,  durante  e  dopo  la  crisi  del  1901,
nei  prezzi  dei  seguenti  prodotti  dell’  industria  siderúrgica ­
  tedesca,  riunita  in  un  rigoroso  cartello  :
1890  1894  1896  1898  1900  1901  Gen.  Die.
Fe.ro  in  sbarre  M.chi  187  95  I  23  215  I  3^  $5
•&amp;gt;  in  lastre  »  2ÒO  120  I25  138  212  200  160
Bir.sri.  d’acciaio  »  16511O  IIO  II8  155  120  95
Ed  è  naturale  che  sia  cosi,  perche  T  aumento  e
il  ribasso  dei  prezzi  dipenduno  da  ragioni  internazionali,
  onde  la  volontà  di  gruppi  nazionali  vi
esercita  poca  o  punta  influenza.  Anche  se  si  potessero
  eliminare  le  variazioni  dei  prezzi,  ció  non
costituirebbe  un  vantaggio,  in  quanto  che  esse
sono  il  termómetro  della  condizione  del  mercato  e
senza  di  esse  sarebbe  più  difficile  agl'imprenditori
di  orientarsi.  E  non  potendosi  toglier  del  tutto
queste  variazioni,  invece  di  prezzi  alti  e  prezzi
bassi,  risulteranno  sol  tanto  prezzi  alti  e  meno  alti,
si  otterrà  un  rincaro  piuttosto  che  stabilità  di
        <pb n="85" />
        79

prezzi,  permettendo  ai  cartelli  di  sfruttare  la  differenza
  tra  i  prezzi  del  mercato  nazionale  difeso
dalla  protezione  doganale  e  quelli  internazionali.
Ma  con  questo  non  si  evitano  le  crisi.  I  cartelli
mantengono  per  più  tempo  i  prezzi  elevati,  prolungano
  il  periodo  di  slancio  e  ritardano  o  reiidono
  meno  precipitoso  il  ribasso,  senza  poter
creare  una  condizione  più  stabile  in  tutta  la  vita
económica,  finché  anche  la  demanda  non  è  più
uniforme  per  opera  degli  stessi  consumatori;
giacché  le  crisi  industriali  dipendono  dalla  contrapone ­
  della  demanda,  oltre  che  dalla  poca  adattabilitá
  della  produzione;  e  per  ció  organizzar
questa  non  basta,  ma  bisognerebbe  anche  poter
organizzare  il  consumo.
I  trusts  e  le  crisi  industriali.  —  Per  queste  stesse
ragioni  riteniamo  che  neanche  i  trust,  che  sono
unioni  più  intime  di  moite  fabbriche  sotto  un’unica
  direzione,  riescano  ad  evitare  lo  scoppio  di
crisi  industriali.  II  Lescure,  in  un  bel  libro  pubplicato
  per  la  prima  volta  nel  1907,  sosteneva
invece  che  l’eliminazione  delle  crisi,  impossibile
per  mezzo  dei  cartelli,  diventava  possibilíssima
per  mezzo  dei  trusts,  e  citava  in  appoggio  di
questa  sua  opinione  l’esempio  degli  Stati  Uniti.
I  trusts  americani,  egli  dice,  si  sono  approfittati
del  periodo  di  slancio  dal  1897  al  1903  per  abbassare
  progressivamente  il  costo  nelle  industrie,
soddisfacendo  ad  una  domanda  crescente  con  la
sistemática  eliminazione  di  tutti  gli  organism!
inferior!  di  produzione,  col  lasciare  in  attività
solo  i  meccanismi  più  perfezionati,  col  concentrare ­
  nelle  loro  fabbriche  tutta  una  serie  di  pro-
        <pb n="86" />
        So

cessi  produttivi  distinti,  ottenendo  sensibili  risparmi
  nelle  spese  di  manutenzione  e  di  combustibile.
  Di  più  i  profitti  elevati  percepiti  nel  periodo ­
  di  prosperità  non  furono  impiegati  dai
trusts  a  dare  grossi  dividend!  agli  azionisti,  ma
servi  roño  a  migliorare  gl’impianti  e  a  costituire
rilevanti  fondi  di  riserva;  cosicchè  quando  nel
1903  terminó  il  periodo  di  slancio,  invece  della
crisi  industriale  classica,  si  ebbe  una  breve  depressione.
  Dal  che  il  Lescure,  un  pó  troppo  affrettatamente,
  deduce  che  nelle  économie  organízate ­
  a  trusts  le  crisi  di  sovraproduzione  debbono
cessare,  per  dar  luogo  ad  un  regolare  sviluppo
económico,  intramezzato  qualche  volta  da  depression! ­
  non  lunghe,  e  che  le  crisi  non  sono  un
male  irrimediabile,  ma  un  male  anzi  che  è  sul
punto  di  scomparire.  Ma  questa  conclusione,  basaba ­
  sull’esperienza  di  pochi  anni  e  in  perfetto
contrasto  con  le  ragioni  da  noi  addotte  sulla  difficoltá
  di  organizzare  la  produzione  ed  il  consumo,
ha  trovato  una  solenne  smentita  nella  tremenda
crisi  scoppiata  in  America  nel  1907,  pochi  mesi
dopo  la  pubblicazione  del  libro  del  Lescure.  Onde
dobbiamo  ammettere  che  i  cartelli  e  i  trusts  non
possono  impediré  le  crisi  ;  possono  soltanto  cooperare ­
  con  gli  altri  mezzi  preventivi  a  tenere  in
freno  lo  slancio  degli  affari  nel  periodo  di  preparazione,
  per  rendere  meno  violento  il  passaggio
da  questo  al  periodo  di  liquidazione  successive.
Mezzi  positívi  di  cura,  —  Quando  poi  la  crisi
è  scoppiata,  ai  mezzi  preventivi  subentrano  i  mezzi
positiv!  di  cura,  messi  in  opera  soprattutto  con
Tintervento  dello  Stato,  dei  privat!  e  degli  isti-
        <pb n="87" />
        8i

tuti  di  credito.  Lo  S  tato  può  facilitare  il  ri  torno
alle  condizioni  economiche  normal!  e  rendere
meno  gravóse  le  conseguenze  delle  crisi,  eliminando ­
  gli  ostacoli  ali’attività  dei  privat!,  iniziando
lavori  pubblici  straordinari  per  impiegare  gli  operai
  disoccupati,  concedendo  moratorie,  trasformando
  le  leggi  sui  debit!  e  sui  fallimenti,  e  promuovendo
  l’istituzione  di  casse  di  sconto,  di  casse
per  prestiti  su  merci,  di  casse  di  sussidi,  con
capital!  mutuati  magari  anche  ail’estero.  Per
quest’ultima  categoria  di  rimed!  lo  Stato  deve
trovare  aiuto  nei  privati,  i  quali  sono  in  grado
di  render  più  pronta  la  liquidazione  della  crisi
con  la  fusione  delle  imprese  pericolanti,  col  ristringere
  gli  affari  di  quelle  che  vanno  male,
col  raccogliere  fondi  di  garanzia  e  col  metiere
persone  di  Aducía  a  capo  dell’amministrazione  di
certe  società  anonime.  Ed  infine  un  rimedio  efficace, ­
  specialmente  contro  il  momento  di  pánico
e  di  crack,  può  esser  fornito  dalle  banche  di  emissione
  ben  organizzate,  le  quali,  facendo  un  abbondante
  uso  delle  loro  riserve  e  largheggiando
nei  prestiti  o  saggi  di  sconto  elevati,  permettono
ai  commercianti  a  agli  industrial!  solidi  di  far
fronte  ai  loro  impegni,  senza  creare  esuberanza
di  mezzi  di  scambio,  di  cui  c’é  meno  bisogno  per
d  ri  basso  avvenuto  nei  prezzi,  e  senza  impediré
questo  ribasso,  cosí  utile  per  dare  impulso  alie
csportazioni  di  merci  nazionali  e  per  affrettare  il
ritorno  in  paese  della  moneta  metallica  uscita
verso  la  fine  del  periodo  di  preparazione.
II  ríalzo  del  saggío  deílo  sconto.  —  II  ritorno
della  moneta  metallica,  che  è  tanto  essenziale  per
        <pb n="88" />
        82

ristabilire  la  Aducía,  per  rinforzare  le  riserve,
per  adargare  le  emission!  di  biglietti  di  banca
e  per  curare  la  crisi  nelle  sue  manifestazioni  piú
pericolose,  si  ottiene  principalmente  con  un  forte
rialzo  del  saggio  di  sconto,  il  quale  provoca  i
seguenti  tre  process!  importantissimi  :
1)  II  rialzo  del  saggio  di  sconto,  rendendo  piú
difficili  gli  acquisti  a  credito  ed  obbligando  gl'industriad ­
  e  i  commercianti  a  vendere  per  far
fronte  ai  loro  impegni,  promueve  il  ribasso  dei
prezzi,  che  facilita  le  esportazioni  di  prodotti
nazionali  e  l’importazione  di  moneta  metallica.
2)  I  banchieri  esteri,  che  hanno  delle  tratte
pagabili  sul  paese  colpito  dalla  crisi,  dove  lo
sconto  è  cresciuto,  e  che  manderebbero  a  scontarle
  se  il  saggio  fosse  basso,  aspettano  ad  esigerle
  alla  scadenza  e  sono  lieti  an  zi  di  ri  nnovarle
quando  il  saggio  è  elevato,  e  cosi  la  nazione  debitrice ­
  viene  a  ritardare  il  pagamento  e  l’invio
di  moneta  che  ne  sarebbe  la  conseguenza,  rimandandolo
  ad  época  più  opportuna,  allorchè  la
crisi  sarà  liquidata.
3)  Il  rialzo  del  saggio  di  sconto  non  solo  ritarda
  l’esportazione  di  oro  e  d’argento,  ma  ne
facilita  anche  l’importazione,  perché  i  banchieri
esteri  acquisteranno  cambiali  pagabili  sul  paese
che  ha  il  saggio  più  elevato,  inviando  subito
metalli  preziosi,  per  impiegare  il  den  aro  a  condizioni
  più  vantaggiose.
Procedimenti  spontane!  di  cura.  —  Insieme  a
questi  mezzi  curativi,  che  potrebbero  dirsi  in
qualche  modo  artificial  i,  si  presentano  dei  procedimenti
  spontane!  di  cura,  i  quali  scaturiscono
        <pb n="89" />
        ft

dallo  stesso  svolgimento  normale  del__  .
Questa,  infatti,  risulta,  come  già  sa|&amp;gt;pj;ai6bfcltftíhek
un  disequilibrio  tra  produzione  e  co
fa  ribassare  i  prezzi  delle  merci  e  i
produttori.  Ma  il  ribasso  dei  prezzi
produzione,  elimina  i  concorrenti  piú  debo
trae  l’offerta,  e  nello  stesso  tempo  permette  a
nuovi  imprenditori  di  comprare  a  meno  gT  impianti
  già  fatti,  provoca  nuovi  acquisti  di  merci
cd  estende  la  domanda;  onde  l’estendersi  della
demanda,  unita  alla  contrazione  dell’ofFerta,  facilita ­
  il  ristabilimento  dell'equilibrio  tra  Tuna  e
l'ai  tra.  Mentre  la  diminuzione  delle  spese  e  1'aumento ­
  dell’interesse  danno  impulso  alle  accumulazioni
  della  ricchezza,  con  cui  si  ricostituiscono
i  capital!  distrutti  e  rappresentano  uno  stimolo
potente  all’impiego  proficuo  di  questi  capital!  in
nuove  imprese.  E’  vero  che  tali  procedimenti
spontan  ei  di  cura  non  sono  soltanto  un  rimedio,
ma  anche  in  pari  tempo  un  dolore,  una  sofferenza,
  un  male:  la  crisi  non  riporta  soltanto  i
prezzi  al  loro  livello  normale,  ma  li  porta  al  di
sotto  di  questo  livello;  non  ristabilisce  subito
l’equilibrio  turbato,  ma  cagiona  dapprima  una
nuova  perturbazione.  Ed  è  questa  perturbazione
in  senso  inverso  che  serve  in  fin  dei  conti  a
rimetter  poi  le  cose  a  posto.
Attenuazione  delle  crisi  industrials  —  Come  si
vede,  pero,  queste  tre  categorie  di  rimedi,  costituiti
  da  mezzi  prevent!vi,  da  rimedi  positivi  e  da
procedimenti  spontane!  di  cura,  non  sono  certo
in  grado  di  eliminare  per  sempre  le  crisi  indu
striai!,  perché  non  c’é  niente  che  possa  soppri-'*469%
        <pb n="90" />
        8 4
mere  le  alternative  di  period!  di  prosperità  e  di
periodi  di  depressione,  che  necessariamente  si
succedono  gli  uni  agli  altri  in  tutti  i  paesi  piú
progrediti.  Ma  se  le  crisi  non  scompariranno
mai  del  tutto,  potranno  essere  rese  meno  gravi
da  tutti  quei  mezzi  che  attenuano  lo  slancio
degli  affari  nel  periodo  di  preparazione,  che  lo
arrestano  dopo  con  meno  violenza  e  che  aíFrettano
  il  risanamento  delle  piú  svariate  imprese
nel  periodo  di  liquidazione.  E  le  crisi  diventano
meno  gravi  nel  corso  della  evoluzione  industriale
anche  per  questi  tre  motivi:  in  primo  luogo
perché  esse  colpiscono  principalmente  le  industrie
metallurgiche  e  meccaniche,  le  quali,  producendo
soltanto  dietro  ordinazioni,  soffrono  quando  queste
mancano,  ma  non  hanno  occasione  di  accumulare
masse  enormi  di  merci  che  rimangono  invendute;
in  secondo  luogo  perché  con  lo  sviluppo  dei
trasporti  diminuisce  l’importanza  degh  intermedian ­
  fra  produzione  e  consumo,  che  provocavano
le  piú  pazze  speculazioni  sulle  merci,  dando  luogo
ad  aumenti  eccessivi  dei  prezzi,  susseguiti  da
ribassi  disastrosi  ;  e  in  terzo  luogo,  infine,  perché
le  stesse  oscillazioni  dei  prezzi  sono  meno  sensibili
  da  quando  derivano,  invece  che  dalle  condizioni
  locali  di  ogni  paese,  dai,  rapport!  fra  domanda
  ed  offer  ta  scaturenti  dalla  concorrenza
mondiale
        <pb n="91" />
        85

BIBLIOGRAFIA

C.  Juglar.  -  Des  Crises  Commerciales  et  de  leur  retour
périodique  Paris,  1889.
J»  Lescure.  -  Des  Crises  générales  et  périodiques  de  Surproduction. ­
  Paris,  i|o9.
A.  Aftalion.  -  Les  Crises  périodiques  de  Surproduction.
Paris,  1913.

M.  Tougan-Baranowsfcy.  -  Les  Crises  Industrielles  en  Angleterre. ­
  Paris,  1913  (tradotto  dal  russo).
G.  Sanoller.  -  Lineamenti  di  Economia  Nazionale  generale.
Libro  IV,  Cap.  I,  nella  Biblioteca  dell’Economista,
(tradotto  dal  tedesco).

C.  Supino.  -  Le  Crisi  Economiche.  Milano,  1907.
        <pb n="92" />
        INDICE

Lezione  Prima.  —  Che  cos'  è  una.  crisi  industriale.
L’equilibrio  tra  produzione  e  consumo.  —  L’equilibrio
nell’economia  primitiva,  negli  scambi  in  natura,  nei  mercad ­
  1  ocali  e  nell’economia  moderna.  —  Dífficoltà  crescenti
per  equilibrare  la  produzione  al  consumo  nell’economia
moderna.  —  Disequilibrio  tra  produzione  e  consumo  e
crisi  industrial).  —  Determinazione  del  concetto  di  crisi
industriale.
Lezione  Seconda.  —  Variazioni  nel  Consumo.
Cause  delle  crisi.  —  Classificazione  dei  consumi.  —  Cambiamenti
  della  moda  e  crisi.  —  Cambiamenti  nel  consumo
oggettivo  e  crisi.  —  Spostamenti  e  diminuzioni  nei  consumi.— ­
  Aumenti  temporanei  od  eccessivi  nei  consumi.—
Carestie.  —  Guerre.  —  Rivoluzioni  ed  epidemic.
Lezione  Terza.  —  Variazioni  nella  Produzione.
Aumento  della  produzione  per  1’aumento  della  popolazione.
  —  Mancanza  di  proporzione  fra  gli  element)  produttivi.
  —  Crisi  nell’industria  cotoniera  in  Inghilterra  dal
1861  al  1865.  —  Spostamenti  del  lavoro  e  del  capitale  tra
le  varie  industrie.  —  Processi  con  cui  si  trasformano  i
capital).  —  Progress)  tecnici  e  crisi  industrial).
Lezione  Quarta.  —  Variazioni  nella  Circolazione.
Crisi  industriad  per  modificazioni  negli  scambi.—Cambiamenti ­
  dei  dazi  e  nei  trasporti.  —  Aumento  della  quantité ­
  di  moneta  circolante.  —  Crisi  mondiale  del  1857.  —
Diminuzione  nella  quantité  di  moneta  circolante.  —  Crisi
inglese  del  1864.  —  Esportazione  di  prodotti  e  ritorno
della  moneta  uscita.  —  Crisi  inglese  del  1890.  —  Crédito
e  crisi  industriad.
        <pb n="93" />
        8 7
Lezione  Quinta.  —  Andamento  dette  Crist.
I  tre  stadi  di  ogni  crisi.  —  Periodo  di  preparazione.  —
Aumento  dei  prezzi.  —  Aumento  della  produzione.  —
Aumento  dei  mezzi  produttivi.  —  Spostamenti  nel  consumo. ­
  —  Credito  e  speculazione.  —  Fine  del  periodo  di
preparazione  e  crach.  —  Caratteri  economic)  dei  cracks.
—  II  venerdi  ñero  di  Londra  P  n  maggio  1866.  —  Trasformazioni
  dei  cracks.  —  Periodo  di  liquidazione.  —  Depressione
  e  ritorno  alio  stato  normale.
Lezione  Sesta.  —  Périodicité  dette  Crisi.
Modo  d’intendere  la  periodicità.  —  Cause  organiche
ed  inorganiche  delle  crisi.  —  Accumulazione  del  capitale
e  ribasso  dei  profitti.  —  Accumulazione  del  capitale  e
aumento  della  produzione.  —  Impiego  dei  nuovi  capital)
e  periodicità  delle  crisi.  —  Crisi  industriad  e  spostamento
dei  capital)  da  un  paese  all’altro.  —  Crisi  germanica  del
1901  e  americana  del  1907.  —  Spostamenti  di  capital)  fra
le  industrie  e  la  borsa.  —  Cause  che  affrettano  o  ritardano
  il  ritorno  delle  crisi.
Lezione  Settima.  —  Conseguenze  economiche  e  sociali.
Conseguenze  economiche.  —  Distruzioni  di  ricchezza.
—  Influenza  delle  crisi  sul  consumo.  —  Influenze  sulla  produzione. ­
  —  Influenze  sulla  circolazione  —  Influenze  sui
salar)  e  sui  profitti.  —  Conseguenze  sociali  con  l’offerta
di  lavoro  non  organizzata.  —  Attenuazioni  nelle  conseguenze ­
  sociali  delle  crisi  eolio  svilupparsi  delle  association) ­
  operaie.
Lezione  Ottava.  —  imedi.
Mezzi  preventivi.  —  Influenza  dei  Cartelli  nel  regolare
la  produzione.  —  Influenza  dei  Cartelli  nel  dare  stabilità
ai  prezzi.  —  I  Trusts  e  le  crisi  industriad.  —  Mezzi  positiv) ­
  di  cura.  —  Il  tialzo  del  saggio  dello  sconto.  —  Pro-Çedimenti
  spontane!  di  cura.  —  Attenuazione  delle  crisi
industriad.
        <pb n="94" />
        Finito  di  stampare
il  31  Luglio  1914
        <pb n="95" />
        BIBLIOGRAFIA
dialcuni  vo/umetti  usciti  in  questa  “coi¡ana,,
di  voigarizzazione  scientifica
BERTARELLI  prof.  Ernesto.  —  Igiene  sociale.  —  L.  0,90,  legato.
Primo  volume  della  «  Collezione  rossa  »  di  voigarizzazione
scientifica,  dovuta  all’  iniziativa  disinteressata  della  Federazione
Ital.  delle  Bibi.  Popol.  e  della  Université  Popolare  Milanese.  Nessuno
  meglio  e  con  maggior  comunicativa  del  B.  poteva  spiegare
al  popolo  l’origine,  i  pericoli  e  i  rimedi  dei  contagi  sociali,  di  cui
—  purtroppo!  —  1’Italia  non  è  ancora  immune.  Dal  volume  breve  e
limpido  emana  una  forza  di  persuasione  e  di  suggestione,  che  si
convertirá  in  incalcolabili  benefici  per  la  pubblica  salute,  se  il
il  libro  —  di  cui  si  è  esaurita  una  prima  copiosa  edizione  —  continuerà
  a  diffondersi  largamente.  Esso,  come  tutti  i  volumi  di  questa
collezione,  pub  offrire  una  traccia  mirabile  per  lo  svolgimento  di
un  efficacissimo  corso  d’iusegnamento.
BONETTI  dott.  Paolo.  —  Macchine  c  salari.  —  L.  0,90,  legato.
Spiega  con  ordine  e  chiarezza  gli  effetti  della  introduzione
delle  macchine  nella  produzione  e  i  contraccolpi  che  ne  risentono
i  salari  dei  lavoratorî,  riuscendo  a  convincere  che  la  maccliina
non  è,  in  definitiva,  quella  terribile  e  temibile  nemica  del  lavoro
Manuale  che  da  molti  si  crede,  e  che,  di  fronte  alie  crisi  transitorio ­
  da  essa  prodotte,  Faumento  generale  della  ricchezza,  che  essa
genera,  compensa  alia  lunga  e  in  ahhondanza  i  sacrifie!  sostenuti
dagli  operai  nella  prima  ora.
COLETTI  prof.  Francesco.  —  II  rincaro  dei  uiueri.  —  L.  0,90,  legato. ­

II  libro  non  ha  bisogno  di  lodi,  dopo  quelle  che  gli  tributó
1’  Einaudi  sulla  «  Riforma  Sociale  ».  Il  caro  della  vita,  che  a  molti,
&amp;amp;  troppi,  sembra  come  un  misterioso  destino  sociale  gravante  ognor
piü  sulla  modesta  economia  famigliare  della  gente  umile  e  media,
e,  quindi,  b  sopportato  come  si  sopporta  una  oscura  fatalité,  contro
la  quale  sia  inutile  reagire,  b  qui  analizzato  nelle  sue  cause,  nelle
sue  vicende,  e  ne’  suoi  rimedi.  inseguito  in  mezzo  al  complicato
groviglio  dei  fatti  economici,  uenudato  da  gli  element!  che  lo  sottraggono
  alla  vista  dei  profani,  e  messo  al  cimento  con  la  reazione
che  su  di  esso  pub  esercitare  il  eonsumatore  isolato  e  associato.
ma  cosciente  sempre  delle  leggi  regolatrici  della  produzione  e
degli  scambi.  Il  volumetto  appartiene  alla  serie  «  Question!  di  attualité
  »,  ma  bisogna  convemre  che  la  materia  di  cui  si  occupa
—  il  rincaro  della  vita  —  pur  troppo  b  difficile  che  sia  per  passar
di  moda  troppo  presto.
        <pb n="96" />
        MICHIELI  prof.  Augusto.  —  [/America  del  Sud.  —  L.  1,50,  illustrate ­
  e  legate.
L’  A.  narra  in  questo  volumetto  la  storia  della  scoperta,  delle
prime  esplorazioni  e  della  rovinoea  dominazione  spagnuola  in  quelle
plaghe,  ov’erano  segni  di  mirabili  civiltà  estinte  :  segue  le  vicende
delle  diverse  contrado  fino  ai  nostri  gioriii,  ne  studia  la  struttura
fisica,  il  governo,  la  economia,  i  costumi  della  popolazione,  i  prof
 ressi  degli  ultimi  anni,  e  infine  si  indugia  a  considérame  le  conizioni
  in  rapporte  al  fenómeno  della  emigrazione  italiana  che  là
si  dirige.
Libro  di  mirabile  cliiarezza,  sommamente  utile  ad  avvicinare
al  popolo  una  materia  di  tanto  interesse  per  tutti.
GOBBI  prof.  Ulisse.  —  Element!  di  Economia  Política.  —  L.  0,90
legate.
L’illustre  economista  ha  inteso,  con  questo  volumetto,  iniziare
i  lettori  alia  coscienza  dei  problem!  relativi  alia  produzione,  alia
distribuzione  della  ricchezza  e  a  tutto  quell’  insieme  di  fatti  e  di
rapport!  economic!,  su!  quali  si  fonda  la  vita  delle  nazioni.  Il  danaro
  e  gli  scambi,  il  capitale  e  il  lavoro,  il  prodotto  e  l’accumulazione,
  il  salario  e  il  profitto,  l’azienda  privata  e  la  pubblica,  tutte
le  intime  leggi  che  governano  il  mondo  económico  con  lo  stesso
rigore  col  quale  altre  leggi  presicdono  alia  vita  degli  organism)
fisici,  sono  qui  ri  veíate  con  sobrietà  e  lucidezza  degne  de’  più  noti
volgarizzatori  inglesi  e  francesi.  Nelle  moderne  democrazie,  in  cui
ogni  individuo  esercita  ormai  una  parte  del  potere  pubblica,  lo
studio  dell’  Economia  política  deve  esser  considerate  essenziale
alia  formazione  del  cittadino  ;  e  per  tanto  mérita  lode  incondizionata
  questo  svelte  e  arguto  libretto  di  U.  Gobbi,  che  dell’economia
política  ha  saputo  far  materia  di  coltura  popolare.
TAJANI  ing.  prof.  Filippo.  —  Le  Ferrouie.  —  L.  0,90  legate.
L’  A.,  docente  al  Politécnico  di  Milano,  ha  narrato  in  questo
volumetto,  col  più  semplice  e  affascinante  linguaggio,  la  storia
della  locomozione  ferroviaria,  risalendo  ai  primi  tentativi  e  seguendone
  i  meravigliosi  progress!  ;  ha  spiegato  corne  è  costruita  e
come  funzioni  la  macchina;  ha  condotto  i  lettori  attoniti  attraverso
quel  vario  e  vasto  insieme  di  cose,  di  forze  e  di  ordinaraenti,  che
è  per  i  paesi  civil!  quel  che  la  circolazione  del  sangue  è  per  i  corpi
vivi.  Singolare  è  il  modo  con  cui  questo  uomo  di  scienza,  abituato
a  cimentara!  con  gli  ardu!  problem!  della  técnica,  riesce  a  insegnare
  tante  cose  uilettando.
Il  libro  si  ebbe  le  più  alte  lodi  in  un  discorso  pubblico  dell’on.
Luzzatti.
CALZECCHI  prof.  Temistocle.  —  1  liquid!  e  i  gas.  —  L.  1.50,  illustrate ­
  e  legato.
E’  illustrate  da  90  figure,  ciascuna  delle  quali  aiuta  a  spiegar
elementarmente  e  oráticamente  un  fenómeno  o  una  legge  física  dei
liquidi  e  dei  gas.  La  quasi  prodigiosa  chiarezza  e  semplicità  con
cm  la  materia  vi  è  svolta,  rende  il  libro  accessibile  anche  a  i  più
incolti  e  la  relativa  ampiezza,  con  la  quale  vi  è  trattata  questa
        <pb n="97" />
        parte  interessantíssima  della  fisioa,  fa  del  volume  un  ausilio  prezioso
  ai  troppo  astrusi  test!  scolastici.  Ogni  dimostrazione  è  ottenuta
  con  un  esperimento  minutamente  descritto;  per  cui  sembra
di  studiare  non  leggendo  parole  stampate,  ma  assistendo  a  una
serie  di  interessantíssimo  esperienze  di  gabinetto,  accompagnate
dalla  viva  voce  del  maestro.
SUPINO  prof.  ing.  Giorgio.  —  Motor!  a  combustione  interna.  —L.  1,50,
illu8trato  e  legato.
Anche  questo  volume  appartiene  alla  «  Collana  rossa  »  di  volgarizzazione
  scientifica:  il  primo  tentativo  serio  fatto  in  Italia,
con  la  collaborazione  di  uomini  veramente  insigni  nelle  diverse
discipline  che  devono  spiegare  al  popolo.  II  Supino,  professore  al
Politécnico  di  Milano,  con  questo  volumetto  opportunamente  illustrate, ­
  si  è  proposto  ed  è  r  lus  cito  a  svelare  anche  a  un  profano  il
deli  cato  mistero  di  quei  complicati  congegni,  che  impropriamente
si  di  cono  motori  a  scoppio  e  che  in  un  mínimo  di  volume  e  di  peso,
alimentandosi  delle  emanazioni  gassose  di  comhustibili  per  lo  piu
liquid!,  danno  impulso  e  moto  ai  nuovissimi  mezzi  di  locomozione,
come  l’automobile  e  l’areoplano.  Veramente  mirabile  l’arte  con
cui  chiunque  legga  è  condotto  a  darsi  ragione  di  ogni  mínimo  particolare
  di  questi  meccanismi  e  della  funzione  utile  che  ciascuno
compie  nell’economia  dell’insieme.
BARBA  GELAT  A  ing.  prof.  Angelo.  —  L’llluminazione.  —  L.  0,90,
illustrato  e  legato.
Quando  camminiamo  di  notte,  tranquilli  e  sicuri,  sotto  il  diffuse ­
  chiarore  delle  lampade  elettriche,  ene  illuminano  le  vie  della
città,  non  pensiamo  alla  lunga  e  lenta  vicenda  di  scoperte  scientiliche,
  di  esperienze  e  di  lotte,  a  traverso  le  quali,  dalla  luce  rossastra
  e  fumosa  delle  prime  torci  e,  si  è  giunti  alla  bianca  e  riposata
  luce  dell’elettricità.  Leggendo  questo  volumetto,  scritto  con
límpida  vena  da  un  técnico  che  rivela  le  qualité  di  un  volgarizzatore
  di  razza,  1’  illuminazione  e  le  sue  fa  si  successive,  la  sua  técnica
e  la  sua  economia,  ci  si  spiegano  e  si  fissano  nello  schermo  della
memoria  con  tale  evidente  chiarezza.  che  maggiore  non  si  potrebbe
desiderare.  Puó  leggerlo  con  eguaíe  utilitá  chiunque  non  voglia
vivere,  ignorandoli,  in  mezzo  a  cose  e  a  congegni  essenziali  alla
vita,  e  cm  deve  iniziarsi  all’esercizio  di  una  speciflca  attività  professionale.

MONDOLFO  prof.  Ugo'Güido.  —  La  Riuoluzione  Prancese.  —  L.  1,50
illustrato  e  legato.
È  un  vero  gioiello,  accuratissimo  nella  sostanza  e  nella  veste
osteriore,  abbondantemente  illustrato  colle  scene  culminanti  della
Kivoluzione  e  coi  ritratti  de’  suoi  più  grandi  protagonist!,  riprodottida
  immagini  del  tempo.
La  Kivoluzione  Franccse  di  U.  G.  Mondolfo  è  di  gran  lunga
la  più  ordinata,  la  più  chiara,  completa  e  orgánica  —  nella  sua
nervosa  brevità—  esposizione  di  fatti  e  di  idee-forze  che  determinarono
  e  attuarono  il  più  grande  rivolgimento  subito  dalla  storia
degli  uomini.  Francamente,  ripensando  ai  molti  riassunti  che  vanno
m  giro  per  1’  Italia  con  la  pretesa  di  chiarire  al  popolo  le  ragioni
        <pb n="98" />
        e  jrli  event!  della  Rivoluzione,  ne  vediamo  al  confronto  tutta  la
insutficienza.  Nel  libro  del  Mondolfo,  pur  eosi  piccolo  di  mole,  non
v’  è  soltanto  1’  ordinata  narrazione  dei  fatti  essenziali  ;  ma  gli  Intimi ­
  nessi  vi  sono  colti  e  posti  nella  debita  luce,  e  i  motivi  profond! ­
  sono  interprétât!  con  acutezza  e  rigore  logico.  II  fattore  económico ­
  della  Rivoluzione  non  è  mai  perduto  di  vista:  non  soverchia
gli  dementi  personali  e  ideal!  della  tragedia,  ma  li  integra  e  li
illumina  ;  e  tutta  l’esposizione  ne  acquista  una  vivace  lorza  persuasiva, ­
  che  fa  esclamare:  Ora  capisco;  ora  vedo  come  e  perché
i  fatti  si  svolsero  cosí  e  non  altrimenti!
II  libro  del  Mondolfo  va  oltre  lo  scopo  modesto  della  collana
a  cui  appartiene,  pur  rimanendo  opera  di  semplice,  piana,  elementare ­
  volgarizzazione.  Nulla  lo  storico  ha  sacrificato  del  suo  pensiero
per  l  enders!  accessibile  ai  lettori  di  scarsa  cultura  ;  eppure  è  riuscito
di  una  chiarezza  cristallina  e  di  una  semplicitá  suadente.  in  cui
non  potrebbe  smarrirsi  neppure  la  mentalité  d’  un  fanciullo.
rerció  specialmente  il  piccolo  libro  di  U.  G.  Mondolfo  è  destínate ­
  a  una  vera  e  duratura  popolaritá.
GRAZIANI  prof.  Augusto.  —  Le  éntrate  e  le  spese  dello  Stato.  —
L.  0.90,  legato.
Vi  sono  persone  le  quali,  pur  impancandosi  a  giudicare  di
política  finanziaria,  di  imposte,  di  debito  pubblico,  di  conversions
della  rendita,  di  dazi  doganali,  di  riforma  tributaria  in  un  senso
0  nell’altro,  a  seconda  del  giornale  che  leggono,  ignorano  peró
tutto  di  quel  complicato  meccanismo  aspirante  e  premente  die  è
il  hilando  dello  Stato  ;  la  distribuzione  dei  pesi  e  dei  benefici  che
ne  derivan  o  ;  gli  organ!  per  mezzo  dei  quali  esercita  la  sua  funzione  :
1  principí  in  base  ai  quali  si  commisurano  gli  oneri  dei  singoli;  í
doveri,  i  diritti  e  le  guarentigie  dei  contribuent!,  Non  è  a  dire
quanto  quest'ignoranza  più  diffusa  che  non  si  creda,  nuoccia  individualmente ­
  e  socialmente.  Il  oittadino,  pur  avendo  diritto  di
voto,  non  avrà  discernimento  alcuno  per  esercitarlo  con  criterio
e  sarà  social  mente  un'  entité,  passiva.
Questo  libro  del  Graziani,  uno  de’  più  autorevoli  fra  gli  scrittori
  italiani  di  Scienza  delle  flnanze,  ha  appunto  lo  scopo  di  orientare ­
  il  popolo  nella  selva  intricata  della  nnanza  di  Stato  e  dargli
coscienza  délia  parte  che  esso  vi  rappresenta  corne  contribuente
e  come  cittadino  interessato  al  buon  andamento  dell’azienda  sociale.
RICCHIERI  prof.  Giuseppe.  —  La  Libia.  —  L.  1.50.  Con  illustrasioni
  e  due  tavole  a  colori,  legato.
Comunque  si  giudichi  la  nostra  ultima  impresa  coloniale,  la
Libia  è  ormai  una  terra  italiana,  ed  è,  quindi,  necessário  che  gli
Italiani  imparino  a  conoscerla  un  po’  meglio  e  un  po’  più  posatamente
  di  quanto  sia  stato  loro  possibile  leggendo  su!  giornai!  le
impression!  episodiche  dei  corrispondenti  di  guerra  e  sui  libri  d’occasione
  le  pagine  descrittive  di  una  città,  di  un’  oasi,  di  un  marabutto,
  di  una  giornata  di  ghibli,  di  un  tramonto  nel  deserto,  e  via
dicendo.  La  Libia  come  regione  geográfica,  con  la  contigurazione
e  la  struttura  del  suo  suolo,  con  la  sua  storia  geológica,  le  sue
culture,  i  suoi  esploratori,  il  suo  clima,  il  suo  valore  económico  e
strategico;  le  vie  di  comunicazione,  gli  abitanti,  le  loro  vicende,
i  loro  costumi  e  ogni  altro  ragguaglio  che  può  serviré  alla  cono-
        <pb n="99" />
        scenza  del  paeae  e  autorizzare  fondât!  pronostic!  per  l’avvenire
di  esso,  é  in  questo  volume  esposto  e  descritto  con  semplice  e
suadente  fascino  di  forma,  e  giudicato  con  la  serena  equanimity
dell'  nomo  di  scienza,  che  serve  innanzi  tutto  alia  veri  ta.
Questo  libro,  pur  nclla  sua  piccola  mole,  e  iiella  modestia  d  el  le
sue  intenzioni,  Ò  senza  alcun  dubbio  il  pib  completo  ed  orgánico
contributo  recato  alla  conoscenza  della  Libia  da  uno  fra  i  pin  eminent! ­
  geograii  italiani.  Moite  nitide  incisioni,  due  carte  geograiiche
in  uero  e  due  a  colori,  uscite  dall’  Istitnto  geograiico  De  Agostini,
illustrano  mi  l  ábilmente  il  testo  ed  aggiungono  grazia  al  volume,
già  di  per  se  stesso  attraento,  come  tutti  gli  altri  usciti  in  questa
ormai  notissima  «collana»  di  volgarizzazione  scientilica.
MlCIIIELI  prof.  Augusto.  —  L’America  de!  Nord.  —  Con  58  illustraeioni
  e  due  carte  geografiche  a  colori.  Legato  L.  1,50.
Chi,  fra  le  sue  memorie  di  scuola,  non  ricorda  parecchi  testi
di  geografía,  sui  iiuali  si  annoiò  mortal  men  te  per  lunghe  e  lunglie
ore,  nel  vano  conato  di  apprend  ere  e  ri  ten  ere  gl’  interminabilielenohi
  di  nomi  esotici,  che  nulla  dicevano  alla  mente  e  non  riuscivano
a .  suscitare  ueppur  la  pin  sei  alba  e  lontana  visione  del  paese  che
si  doveva  imparare  a  conoscero  ?  La  parte  che  più  interessa,  perché
costituisco  lo  scopo  per  cui  si  studia  geografía,  voglio  dire  la  conoscenza ­
  degli  aoitanti,  il  modo  e  il  perché  si  son  o  stabil  iti  in
quelle  date  sodi,  le  loro  relazioni  col  resto  del  mondo,  gli  usi  e  i
oostumi  che  reggono  la  loro  vita,  le  risorse  del  paese,  i  rapport!,
insonima,  che  légano  gli  uomini  alia  terra  e  decidono  del  le  forme
della  loro  vita  económica  e  sociale,  del  loro  awenire  e  della  loro
influenza  nel  mondo;  tutta  questa  parte  era  completamente  trasca ­
  rata  nell'  insegnameuto  tradizione  della  geografía,  quale  almeno
8  impartiva  nelle  scuole  elementan  e  medie.
.  A  tale  errore  di  método  reagis  con  o  libri  come  questo  del  Midh’di,
  che  insegna  la  geografía  dell’  America  del  Nord  con  tanto
vivo  interesse  e  con  tale  snellezza  di  stile  e  variété  di  episodl,  da
nttrarrc  l’attenzione  e  concillare  la  simpatía  dei  men  o  volen  teros!
di  anprendcrc.  Quando  desorive  citté  e  pacsaggi,  (piando  studia  i
pro  dot  ti  del  suolo  o  del  mare,  1’  organizzazione  del  le  colossali  industrie ­
  nord-americane,  le  reliquia  dclla  primitiva  arte  degli  aborigen!, ­
  la  vita  delle  tribu  indiano  ancora  superstiti,  dei  pacific!
psehimesi,  dei  negri  reietti;  quando  intrattiene  i  lettori  sui  lavori
Uninani  del  Canale  di  Panama,  che  impiegano  tan  ti  nostri  connazionali
  ;  quando  esamina  il  problema  préoccupante  della  nostra
einigrazione,  il  fenómeno  doloroso  del  suo  concentram  cuto  nelle
K'  undi  metrópoli,  i  trionfi  e  le  sconíitte  di  questo  grande  esodo  di
uostra  gente,  che  va  oltre  Oceano  a  mettere  in  valore  lo  sue  mirabili
  virtii  produttrici;  il  piccolo  libro  conquide  e  persuade,  come
s c  parlasse,  per  bocea  di  un  maestro,  il  euere  di  un  amico.
,  Lo  adornano  una  sessantina  di  riuscitissime  l'otoincisioni  e
due  carte  geografiche  a  colorí,  fuori  testo.
LORIA  ]&amp;gt;rof.  Aciiillb.—  L’eooluzionceconomics.—  L.  0.90,  legato.
L’illustre  sociologo  ed  economista  ha  inteso,  scrivendo  (jucsto
volume  per  la  «collana  rossa»  di  volgarizzazione  scientilica,  di  ehia-■'"
  e  al  popolo  le  fasi  successive  per  le  quali  é  passata  la  vita  económica ­
  dell’umanité,  dalla  sua  preistoria  a  nostri  giorni,  e  spiegare
        <pb n="100" />
        /

le  ragioni  profonde  che  hanno  determinate  attraverso  i  secoli  il
mutarsi  degli  ordinamenti  del  lavoro  produttivo.  Una  legge  inesorabile
  incalza  gli  uoxnini,  che  si  addensano  sempre  più  nelle  loro
sedi  terrene,  a  trarre  dal  suolo  quanto  basti  alla  loro  esistenza;
e  sotto  il  pungolo  di  questa  dura  necessity,  vanno  incessantemente
e  faticosainente  perfezionando  i  metodi  delia  produzione,  instaurando ­
  sempre  nuovi  regimi  economic!,  attraverso  crisi  e  lacer  azi  oni
inevitahili,  e  foggiando  conform!  gli  ordinamenti  politic!  che  li  governano.

In  queste  pagine,  di  una  trasparenza  cristallina,  la  scienza  e
1'  arte  s’illuminano  a  vicenda  per  dare  al  lettore  la  sensazione  di
rivivere  con  gli  antenati  lontani  attraverso  tutti  i  regimi  economic!, ­
  dal  comunismo  primitivo,  all’  economia  servile,  all’  odierno
assetto  del  lavoro  salariato.  E  lo  con(juide  un  senso  quasi  religioso
di  ammirazione  per  1’  umana  progenie,  che  crea  infaticabilmente
la  Búa  storia,  e  delle  necessity  che  la  premono  si  fa  seala  per  salire
verso  ignoto  perfezioni.
SARACENI  ing.  Igino.  —  L’A.  B.  C.  della  macchina.  —  Con  108  illustrazioni,
  L.  1.50,  legato.
Chi  vedo  una  macchina  in  azione,  quanto  più  essaè  ingegnosa
e  complicata,  delicata  e  possente,  tanto  più  è  preso  di  ammirazione
per  quell’  insieme  di  dementi  innumerevoli,  che  si  mnovouo  in  mille
sensi  e  mille  modi  divers!,  ma  tutti  armonio!  e  coordinati  ad  un
fine.  Nulla  vi  è  di  supérfluo  o  discordante:  se  togli  un  parti  col  are
minimo,  tutta  la  vita  del  complesso  organismo  è  coípita  da  paralisi.
Gli  è  che,  montre  1’  osservatore  profano  s’  impressiona  dell’insieme,
ogni  part  icolare  ha  un  valore  a  sé  e  costituisce  una  macchina  più
semplice,  la  quale  ehhe  un  inventore  suo  proprio,  si  muove  seconde
leggi  particolari  e  potrebhe  entrare  a  far  parte  di  un  altro  organismo ­
  complesso  del  tutto  diverso  da  quello  in  oui  l’ahbiamo  visto
applicato.  Quando  noi  diciamo:  la  locomotiva  fu  invéntala  da
Stephenson,  vogliamo  significare  che  una  lunghissima  serie  d’  invenzioni
  meccaniche  precedent!,  dovute  a  studios!  e  a  sperimentatori
  di  tutte  le  etá.  non  escluso  le  remotissime,  furono  utilizzate
  da  Stephenson  o  applicate  alla  sua  locomotiva.  La  leva,  la
ruota,  la  vite  sono  maechine  semplici,  che  entrono  corne  element!
indispensabili  in  ogni  più  poderoso  macchiuismo.  Modesti  ed  umili,
vanno  a  confondersi  nell’insieme,  a  cui  solo  si  volge  l’ammirazione
dell’  osservatore.
L’origine,  la  r  agi  one  e  il  funzionamento  degli  element!  che
compongono  la  macchina  sono  esposti  e  chiariti  con  dUigenza  ed
evidenza  in  questo  volumetto  del  Saraceni,  che  supera  di  gran
lunga  qualun  que  tentativo  precedente  di  voígarizzazione  tecnológica ­
  c  piró  riuscire  utilíssimo  sia  all'  operaio  meccanico  clic  vuol
darsi  ragione  dei  fini  del  suo  lavoro,  sia  alio  studente  che  voglia
approfoudire  le  scarse  nozioni  di  meccanica  teórica  apprese  sui
test!  scolastici,  sia  a  tutti  indistintamente  coloro  che  non  si  contentano
  di  paseare  insensibili  ed  estranei  davanti  alie  più  caratteristiche
  manifestazioni  della  scienza  e  del  lavoro.
BAILA  Dott.  Eugenio.  —  lgiene  professionals.  L.  0,90,  legato.
La  vita  umana  si  logera  assai  più  del  necessário  fra  le  class!
lavoratrici,  non  perché  if  lavoro  costituisca  di  per  sé  stesso  un  re-
        <pb n="101" />
        gime  di  csistenza  anormale  e  innatural  o,  ma  perché  il  più  delle
volte  le  persone  che  vivono  di  esso  non  hanno  alcana  conoscenza
delle  condizioni  nelle  quali  il  lavoro  deve  compiersi  per  non  riuscire
  nocivo  e  talvolta  esiziale  alla  mainte.  Le  profession!  insalubri,
nelle  qnali  le  stesse  materio  che  si  adoperano  esalano  veleni  e
produoono  malattie  tristissime,  come  il  saturnismo,  il  mercurialisme, ­
  il  fosforismo,  eoc.  :  le  infezioni  che  hanno  origine  dal  lavoro
(carbonchin,  malaria,  anchilostomiasi)  ;  l’azione  deleteria  della  polvero ­
  che  s’inspira  in  corte  industrie;  il  lavoro  in  ambienti  cliiusi
e  in  posizioni  viziate  ;  le  alterazioui  profonde  che  dal  lavoro  insalubre ­
  derivano  all’organismo  amano,  devastándolo;  gli  infortuni
a  cui  va  soggetto  il  lavoratore  e  le  provvidenzc  sociali  che  ne
attenuano  i  danni  economici  e  disciplinario  il  lavoro  quando  si
svolgo  in  condizioni  speciali  di  perioolo  e  di  pena,  tutto  é  con  lucidezza
  e  calore  comunicativo  insegnato  a  gli  operai  nelle  otto  lezioni
  contenutc  in  questo  volumetto,  che  e  riuscito  uno  dei  piñ
praticam  ente  utili  fia  i  molti  pubblicati  nella  notissima  «  collana  »
di  volgarizzazione  scientifica,  edita  dalla  Federazione  Italiana
delle  Biblioteclie  Popolari  e  dall’  Université  Popolare  Milanese.
BERTARELLI  prof.  Ernesto.  —  Política  sanitaria.  —  L.  0,90  legato.
Ernesto  BertareUi  h,  con  Pió  Foá,  con  Achille  Sclavo  e  con
pochi  altri,  uno  degli  apostoli  più  operosi  e  convint!  della  propaganda ­
  igienica  in  Italia.  Dopo  avere  spiegato  al  popolo  in  un  precedente ­
  volumetto  di  questa  «  collana  »  —  Fgiene  sociale  —  l’origine,
i  pericoli  e  i  rirnedi  delle  malattie  contagióse,  espone  in  questo
i  mezzi  e  i  metodi  della  difusa  organizzata  che  la  société  (Stato,
Provincia,  Comuni,  Opere  pie)  oppone  alie  insidie  dei  morbi,  a  salvaguardia ­
  della  pubblica  salute.  La  nostra  legislazione  sanitaria,
ignota  alia  maggior  parte  degli  Italian!,  eppur  tanto  lodata  all’estero;
  la  somma  degli  sforzi,  dei  mezzi,  degli  ordinamenti  che
prowedono  alia  difesa  igienica  delle  nostre  popolazioni  ;  i  progress!
eonseguiti,  le  deficienze  a  cui  si  dove  ancora  rinarare,  gli  ideal  i
igienici  di  una  civilté  in  cammino,  si  spiegano  al  lettore  di  questo
volumetto  con  1’  evidenza  e  1’  interesse  di  cose  rese  come  presentí
e  seusibili  dal  vivo  fervore  con  cui  furono  dettate,  ad  ammaestrainento
  del  popolo  italiano.
VICIANI  prof.  Gaetano.  —  Le  principal!  leflfll  della  meccanica.  —
L.  1.50,  illustrato  e  legato.
V’é  una  parte  della  física  che  si  esplica  in  fatti  continui  sotto
gli  occhi  e  le  maní  del  popolo  lavoratore,  governando  tutto  le  forme
deli’  attivité  produttiva.  Questa  paite  della  física  è  la  meccanica;
la  quale,  conosciuta  nolle  sue  leggi  fondamental!,  non  solo  insegna,
a  chi  fótica,  1’economia  dello  sforzo  e  la  rispondenzo  del  mezzo
al  fine,  spiogando  i  fenomeni  di  moto  e  di  forsa  nelle  loro  infinite
manifestazibni  e  opplicazioni,  e  ponendoli  a  fondamento  di  tutti  i
mestieri  ;  ma ;  riadducendo  a  un’origine  e  a  una  causa  il  volo  di
un  insetto  e  il  moto  degli  astri,  ri  vela  a  gli  uomini  —  occupati  delle
loro  piccolo  nécessité  —  la  profonda  unité  delle  leggi  che  governano
la  vita  del  mondo  sonsibile,  Quest!  insegnamenti  e  questa  luce
trarranno  dal  volumetto  Viciani  i  lavoratori  studios!,  a  oui  si  rivolge.
        <pb n="102" />
        ENRIQUES  dott.  Paoi-o.  —  I  Mammiferi  e  gli  UccelH.  —  L.  i.50,
iÜU8trato  e  legato.
L’uomo,  in  generale,  s’intéressa  poco  a  gli  altri  esseri,  che
in  numero  infinito  nascono,  crescono  e  muoiono  sul  nostro  pianeta.
Eppure  molti  di  essi  gli  vivono  accanto,  amici  devoti  o  nemici
insidiosi;  alcuni  entrando  come  elementi  important!  nella  economia ­
  délia  sua  vita  individuale  e  sociale,  altri  persino  partecipando
aile  manifestazioni  della  sua  vita  morale,  come  creature  tráteme.
Si  pensi  un  istante  alla  profonda  trasformazione  che  subirebbe
l’umana  convivenza,  se  ad  nn  tratto  tutti  gli  animal!  scomparissero
  dalla  facoia  della  terra.  La  mente  rifugge  smarrita,  davanti
aile  conseguenze  d’un  simile  evento.  Eppure  quanti  di  noi  ignorano
tutto,  o  quasi,  di  quest!  esseri,  anche  di  quelli  che  ci  vivono  più
vicini,  come  i  mammiferi  e  gli  uccelli,  che  —  se  non  altro  —  hanno
comune  con  noi  tanta  parte  del  loro  meccanismo  vitale.  Questo
volumetto  fu  appunto  concepito  e  scritto  per  iniziare  la  gente
desiderosa  di  nozioni  utili  e  sane,  alla  conoscenza  di  una  vasta
parte  del  mondo  animale,  pleno  di  tante  meraviglie  c  feoondo  di
Tan  ti  ammaestramenti.  La  sua  singolaritá  consiste  noli’  aver  suputo ­
  avvivare  di  um  ana  simpatia  lo  studio  degli  esseri  bruti,  e
iatto  sentiré,  quasi  francescanamente,  come  ciascuno  di  essi  partecipi
  della  nostra  natura  fondamentale  e  sia  un  episodio  della
vita  universa,  comunque  se  ne  ooncepiscano  le  origini  e  i  destin!.
QUINT  AVALLE  ing.  U.  —  L’eletfricltà  industriale.  —  L.  1.50,  illustrato
  e  legato.
Le  applicazioni  deli’elettricità  sono  ormai  infinite.  In  casa,
nella  strada,  sotierra,  in  aria  corrono  e  agiscono  i  suoi  invisibili
spiriti  e  l’oochio  del  profano  guarda  sbigottito  gli  effetti  di  quests
forza  ignota,  che  vien  di  lontano  pel  tenuissimo  tramite  di  nn
filo.  L’a.  si  è  proposto  di  prender  per  mano  questo  ignaro  e  di
condurlo  amorevolmente  attraverso  il  sorprendente  mistero,  per
mostrargli  e  spiegargli,  con  parole  limpide  e  sobrio,  1’  origine,  la
natura  e  le  applicazioni  deU’elettricitá,  i  eougegni  -  dai  più  elementar! ­
  ai  più  complessi  -  per  cui  essa  esprime  la  sus  potenza  e  moltiplica
  lo  sforzo  dell’uomo  e  trasforma  le  energie  disordinate  e
revínose  della  natura  in  lavoro  produttivo.  Moite  figure  di  sorprendente ­
  ehiarezza,  disegnate  dallo  stesso  a.,  riescono  a  un  vivo
commento  del  testo.  E’  un  libriooino  d’oro,  dove  si  apprende  come
avendo  innanzi  non  parole,  ma  cose,  spiegate  dalla  viva  voce  di
un  maestro.
FLAMINI  prof.  F.  —  1  principal!  scrittori  italiani  del  Trecento.  —
L.  0.90,  legato.
Nell’ormai  notissima  «  collona»  di  volgarizzazione  scientifica,
edita  a  fini  disinteressati  di  coltura  popolare,  coll’  ausilio  di  munifici
  oblatori,  esce  questo  áureo  volumetto  del  Flamini,  che,  primo
—  crediamo'—„fra  gli  scrittori  italiani.  si  fe  accinto  all’ardua  impresa ­
  di  parlare  a  gli  operai  di  storia  letteraria  e  di  iniziarli  alia
conoscenza  dei  poeti  e  prosatori,  i  quali  fecero  del  300  il  secolo
áureo  della  nostra  letteratura.  Compito  nuovissimq,  a  cui  non  notera ­
  sobbarcarsi  che  un  dotto  e  un  artista  come  Francesco  Fia
mini,  profondamente  convinto  che  la  grande,  l’immortale  poesia
è  patrimonio  di  tutti  e  che  il  popolo  e  particolarmente  disposto
ad  intenderla,  per  la  íreschezza  d’entusiasmo  che  lo  anima,  per
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        la  facoltà  —  ch’esso  conserva  intatta  —  di  commuoversi,  per  l’immediatezza
  d’impressione  cli’esso  rivela  dinanzi  alie  cose  belle,
quando  chi  gliele  presentí  abbia  cura  —  come  appunto  ha  fatto
il  Flamiui  —  di  mostrargliele  con  atto  semplice  e  parola  dimessa,
senza  ingombro  di  erudizione,  ma  avendo  soltanto  cura  di  porgere,
su  un  chiaro  fondo  di  storia  e  in  sobri  contorni  esplicativi,  quanto
di  piú  alto  e  di  piú  commosso  usci  dalla  mente  di  quei  grandi  e
ingenui^primitivi.
REPOSSI  prof.  Emilio.  —  L’origine  della  terra.  —  L.  1.50.  illustrato
e  legato.
Legga  questo'  libriccino  cliiunque  voglia,  con  poco  studio  e
nessuno  sforzo  di  mente,  farsi  un’idea  chiara  della  Terra  su  cui
abitiamo,  del  posto  che  essa  occupa  nell’universo,  delia  sua  interna
struttura  e  dei  fenomeni  che  ne  mutano  lentamente  ma  incessantemente ­
  la  superficie.  Lo  legga  chi  vorrá,  con  la  scorta  dei  fatti,
ricostruire  1’  origine  del  nostro  planeta  e  la  sua  storia  geológica,
e  vorrá  veder  nevocati  con  vivezza  di  colori  da  uno  scienziato
artista  Ic'faai  successive  per  cui  il  globo  dovette  paseare  dallo
stato  gaseoso  alio  stato  solido,  attraverso  iudescriviblli  catuclismi,
ed  emergere  continent!  ed  aprirsi  le  sconfinate  voragini  del  mare;
mentre  nasce  vano  dal  mare  le  prime  forme  della  vita  orgánica,
che  poi  doveva  invadere  tutte  le  terre  emerse.  Nelle  110  paginette
di  questo  volume,  adorne  di  frequeuti  e  originalissime  fotoincisioni,
  si  apprende  quanto  talora  non  è  dato  ritenere  studiando
ponderosi  e  íaragginosi  trattati.  Come  operetta  di  volgarizzazione,
crediamo  che  la  nostra  letteratura  scientitica  non  ne  possegga
alcun’altra  di  eguale  valore.
FOÀ  prof.  Pío  —  Iglene  sessuale.  —  L.  1.50,  illustrato  e  legato.
Pió  Foil  ha,  quasi  solo,  imposto  alia  considerazione  degli
Italiani  l’educazione  sessuale  della  gioventù.  Come  ne  fu  il  più
convinto  assertore,  ne  è  il  più  tenace  propagandista.  In  questo
volumetto,  che  tratta  ordinatamente  di  tutta  la  vita  sessuale,  con
un  ardiinento  che  a  tal  uno  potrà  sembrare  temerità  per  un  libro
destinato  ai  giovani  e  al  popolo,  l'illustre  fisiólogo  dell’Università
  di  Torino  ha  dato  aiVigiene  e  ail’  educazioue  sessuale  degli
Italiani  una  piccolu  guida  avvincente  e  perfetta.  L’  alta  seremta
dello  scienziato  ha  suputo  restituiré  un  senso  augusto  ai  mirabili
fenomeni  di  natura,  «lai  quali  si  esprime  la  vita,  perpetuaudosi  in
sempre  nuove  generaziom.  Ispiranuo  il  disgusto  dei  facili  amori,
con  la  visione  or  rend  a  dei  mali  che  producono  all’individuo  e  alla
razza  ;  insegnando  tutto  a  üitti,  perchfe  bisogna  conoscere  il  nemico
  per  duendersi  dalle  sue  insidie,  persuade  ai  giovani  la  castità
  lino  ,al  matrimonio  e  sominette  l’istinto  al  governo  della
ragioue.
FERRARI  «lott.  Fhancksco.  —  Stmlturs,  funzionamento  e  iglene  del
nostro  organismo.  —  L.  1.50,  con  illustrazioni  e  una  taróla  a
colorí  scomponibile  e  legato.
L’a.,  notissimo  in  Italia  per  la  sua  tenace  propaganda  contro ­
  1’  alcoolismo,  è  fra  coloro  che  meglio  intendono  il  compito
sociale  della  medicina.  E  al  popolo ;  che  disperde  inconscio  i  suoi
tesori  di  salute  in  un  regime  ui  vita  ribelle  a  ogni  controllo  di
ragione,  egli  dedica  questo  áureo  libretto  di  anatomia,  fisiologia
        <pb n="104" />
        e  igieiie  delVuma.no  organismo,  in  oui  non  sappiamo  se  Ioda  re
maggiormente  l’ordine  e  la  cristallin»  chiarezza  dell’esposizione,
o  P  accento  vivido  e  caldo  delP  eloquio,  che  h  solo  degli  uomini
di  dottrina  e  di  fede.  Notevole  sopra  tutto  P  intento  di  spiegare
al  popolo  i  segreti  del  complicate  meccanismo  vitale,  aflinchè  il
precetto  igienico  ne  scaturisca  come  necessário  e  naturale,  acquistando
  una  forza  di  convinzione,  che  non  avrebbe  se  P  igiene  fosse
insegnata  come  un  a  priori  qualunque.
SALDINI  ing.  prof.  Cesare.  —  Prime  nozioni  di  filature.  —  L.  1,50,
illustrato  e  legato.
Docente  di  tecnologia  al  Politécnico  di  Milano,  direttore  di
grandi  aziende  industrial!  di  íilatura  e  membro  de’  piú  alti  consessi
  consultivi  che  lo  Stato  creó  a  presidio  e  a  incremento  del
lavoro  nazionale,  nessuuo  meglio  di  O.  Saldini  poteva  iniziare  la
studiosa^gioventù  opérala  alia  conoscenza  dei  process!  e  degli  ordigni
  necessari  a  trasformare  le  fibre  vegetali,  animali  e  minerali
nei  sottilissimi  tili,  che  —  variamente  intrecciati  e  coloriti  —  servono
  all’  nomo  di  tutte  le  età  e  iu  tutte  le  latitudini  a  riparure  il
suo  corpo,  indifeso  da  schermi  naturali,  dalle  inclemenze  del  clima.
La  storia  della  civiltà,  che  si  insegna  faticosamente  nelle  scuole,
assommandola  iu  nomi  di  grandi  e  in  date  di  battaglie,  è  invece
qui,  in  quest’oscuro  c  lungo  ascenderé  delle  forme  e  dei  mezzi
offerti  all’  um  ano  lavoro:  simboli  e  termini  il  fuso  c  il  filatoio
meccanico.
CALDAKA  avv.  [Emilio  —  II  Comune  e  la  sua  amministrazione  —
»  L.  0.90,  legato.
Il  Direttore  delP  Associazione  dei  Comuni  italiani  ha  dettato
  per  la  «  collaua  rossa  »  questo  volumetto,  che  inizia  il  popolo
alla  política  municipale,  attraverso  la  storia,  la  costituzione  giuridica
  e  il  meccanismo  funzionale  del  Comune.  L’esposizione  précisa, ­
  ordinata  e  lucida,  propria  solo  di  chi  ha  fatto  del  Comune
l’oggetto  precipuo  de’  suoi  studi  e  delia  sua  quotidiana  attività,
accompagna  il  lettore  per  tutti  i  meandri  della  vita  municipale,
spiegandone  gli  orgam,  le  funzioni,  le  risorse,  i  poteri  e  la  tondenza
  a  svincolarsi  dalla  tutela  oppressive  dello  Stato,  per  ri  conquistare, ­
  almeno  in  parte,  la  sua  gloriosa  autonomia.  Libretto,
nella’sua  modestia,  indispeusabile  a  fare  quell’eduoazione  cívica
del  popolo  italiano,  di  cul  tanto  si  lamenta  la  deficenzn.  Dovrebbero
  diffonderlo  specialmente  coloro  —  istituti  e  partit!  —  oui  sta
a;.cuore  una  sempre  ])iit  coscieute  partecipazione  del  popolo  al
governo  del  Comune.
RODOLICO  prof.  Niccolò.  —  Le  cioilfà  antiche.  L’Oriente  e  L’Egitto.
—  L.  1.50,  illustrato  e  legato.
In  generale,  la  scuola  primaria  non  insegna  ai  figli  del  popolo ­
  ultra  storia  se  non  miella  che  comincia  con  Uornolo  e  Remo;
si  che  per  molti  di  essi  il  mondo,  l’uomo  e  le  sue  viceude  inoominciano
  con  Roma,  e  prima  di  Roma....  v’  era  il  caos,  come  nella
genesi  prima  di  Dio.  Non  poco  interesse  desterà,  quindi,  nel  popolo, ­
  a  cui  si  rivolge,  questo  volumetto  che  rievoca  le  antichissime
civiltà  estinte  dell’  Oriente  e  d’Egitto,  non  solo  nella  vita  dei  re
e  degli  eroi,  ma  anche  nell’  intima  costituzione  di  quelle  società
tanto  diverse  dalle  uostre  e  pure  già  fonda  te  sul  lavoro  e  la  pro-
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        duzione  piii  che  sulla  guerra  e  la  conquista.  Estremamente  interessante ­
  in  questo  libretto  la  visione,  quasi  apocalittica,  delle
immense  tragédie  storiche  in  cui  périront»  popoli  e  civiltà  che
s’erano  credate  eteme.
CASALINI  dott.  Mario.  —  Cooperazione  e  mutualité  agraria.  —
L.  0.90,  legato.
Operetta  elementare,  che  narra  la  storia  degli  sforzi  per  i
quali  i  coltivatori  isolati,  vinti  gli  imnulsi  del  loro  miope  e  gretto
particoln  cismo,  sfuggirono  ai  danni  della  natura  e  alie  soprafla
zioni  della  concorreuzn,  associando  le  loro  piccole  aziende  e  alfrontandone
  i  rischi  in  comune.  Ma  il  volumetto  è  sopratutto  una
guida  preziosa  attraverso  il  vario  e  vasto  mondo  della  cooperazione ­
  e  della  mutualité  agraria,  e  chi  lo  legge  v’  impara  come  si
costituisca  e  funzioni  og'ni  variété,  di  cooperative  e  mutue,  nei
riguardi  colla  legge  c  con  la  pratica.  Opera  di  singolare  chiarezza
e  suggestions,  ene  può  contribuiré  efficacement«  a  formare  quell  a
educaeione  della  solidarittá,  di  cui  il  popolo  italiano  ha  tanto
bisogno.
VIGEVAXI  dott.  Giuskppe.  —  Igicne  della  generazione.—  L.  0.90,
legato.
L’a.,  gié  noto  per  altri  Invori  di  educazione  sessuale,  che
pervennero  a  mérita  ta  popolarité,  ha  scritto  questo  volumetto  in
collaborazione  con  una  signora  di  alto  sentiré,  Fanny  Norsn  Pisa,
presidente  della  Casa  di  Maternité  di  Milano;  e  mentre  l’uno  m
lia  messo  la  sua  scienza,  P  ultra  vi  ha  infuso  evidentemente  la  sua
anima,  per  fare  del  límpido  volumetto  un  poema  delicate  di  maternité. ­
  Tutto  il  meraviglioso  processo  delta  generazione  e  della
prima  eté  del  bambino,  dal  concepimento  alia  nascita,  dal  suo
primo  vagito  a  gli  albori  crepuscolari  della  sua  persona  lité,  è  in
«tueste  pagine  seguito  con  la  trepida  ansia  di  chi  vuole  insegnare
ouale  immensa  ricchezza  si  sal  vagua  rdi  alla  société  con  la  vita
di  un  bambino,  che  cresca  sano  per  le  prove  che  lo  attendono.
BACHI  prof.  Ricoakpo.  —  La  questione  económica  delle  abitazioni.—
L.  0.90,  legato.
Appartiene  alia  serie  Qvestioni  Soeiali  di  attualitá  di  questa
ormai  notissima  collana  ci  volgarizzazione.  Dopo  un  rápido  cenno
storico  sulP  evtiluzione  della  casa,  da  quando  ognuno  se  la  eostruiva
  da  sé  con  trouchi  d’alberi,  foglie.  fango,  pietre  ecc.,  ])ussa
ad  esaminare  il  problema  económico  dell’abitazione  moderna  dal
punto  di  vista  del  produttore  e  dclP  inquilino  e  nei  rapporti  intermedi
  del  proprietário  dolParea  fabbricahile,  dell’iinprenditore,  del
lavoratorc  edilo  e  del  proprietário  finale  della  casa,  dietro  cui
spesso  si  nasconde  il  capitalista  o  la  Banca,  che  gli  lianno  préstate, ­
  iu  tutto  o  in  parte,  i  mezzi  neeessari  alia  costruzione  e
all'  acquisto.  Particolare  attenzione  c  data  alie  case  popolari  e
alP  intervento  dei  poteri  pubblici  per  attenuare  la  fame  di  abitazioni ­
  per  i  meno  abbienti,  alie  cooperative  e  a  gli  enti  special!  che
le  costruiscono  ed  ammiuistrano.  In  appendice  è  esposto  lo  stato
presente  della  nostra  legislazione  sulle  case  popolari  e  reso  conto
di  quel  che  si  è  fatto  per  esse  nelle  principan  citté  d’  Italia.  II
volumetto  ha  pregi  di  chiarezza  e  di  evidenza  non  comuni.
        <pb n="106" />
        r

CONDIZIONI  DI  VENDITA.
La  Federazione  Italiana  delle  Biblioteche  Popolari
e  V  Uníversità  Popolare  Milanese  si  sono  accinte  alla
pubblicazione  della  presente  «  Biblioteca  »  col  dúplice ­
  scopo  di  formare  una  serie  di  volumi  da  serviré
come  libri  di  testo  per  corsi  organic!  d’insegnamento
nelle  Université  Popolari  e  in  tutti  gli  istituti  di  coltura
  del  popolo  e  di  costituire  una  collezione  di  letture
  istruttive  per  i  frequentatori  delle  Biblioteche
Popolari.
Per  agevolare  quanto  più  è  possibile  la  diffusione
  di  questi  volumi,  il  prezzo  di  essi  è  stato  stabilito
  in  centesímí  90  per  quelli  non  illustrât!  e  in
L.  1,50  per  quelli  ¡Ilustrad.  Inoltre  :
1.  °  A  tutti  gli  inscritti,  che  frequentano  assiduamente ­
  i  vari  corsi  di  lezioni  della  Université  Popolare ­
  Milanese,  venan  no  ceduti  gratuitamente  i  volumetti
  relativ!.
2.  °  Alle  Biblioteche  Popolari  federate  sará  pure
inviata  gratuitamente  una  copia  di  ciascun  volumetto.
Le  copie  successive  (non  men  o  di  dieci)  che  le  Biblioteche ­
  Popolari  federate  domandassero,  per  distribuirle ­
  gratuitamente  o  venderle  ai  loro  soci  o  letton, ­
  saranno  loro  cedute  col  50  °/o  di  sconto.
3.  °  Ai  soci  dell’Universitá  Popolare  Milanese
ciascun  volumetto  sará  pure  ceduto  con  uno  sconto
del  50  %.
4. 0  Alie  Université  Popolari  e  alie  Istituzioni
Pro  Coltura,  che  siano  inscritte  alia  Federazione  Regionale ­
  Lombarda  o  alia  Federazione  Nazionale,  ed
acquistino  non  meno  di  dieci  copie  di  ciascun  volumetto, ­
  sará  praticato  lo  stesso  sconto  del  50  °/o-5.
 0  Le  Université  Popolari  e  le  istituzioni  Pro
Coltura,  che  non  siano  associate  nè  all’  una,  nè  al-Paltra
  Federazione  ed  acquistino  non  meno  di  dieci
copie  di  ciascun  volumetto,  le  pagheranno  in  ragione
  di  centesímí  55  e  di  centesímí  90  se  illustrate.
Per  acquisti.  schiarimenti,  acc.  vivolgersi  alia
Federazione  Italiana  delle  Biblioteche  Popolari  •  Milano,
via,  Pace,  10.
1  volumetti  si  trovano  in  vendita  anche  presso
le  principali  librerie  del  Regno.
        <pb n="107" />
        V

CASSA  NAZIONALE  DI  PREVIDENZA

Possono  essere  inscritti  alia  Cassa  Nationale  di
**re-«r»d®Äza,  «ei  ruoli  operai,  tutti  coloro  che  hanno  compiuto
  .1  120  annod-età,  purcliè  attendano  a  lavori  prevalenteniente
  manuali,  (lavori  agricoli,  iudustriali,  comuierciali,  lavori
í  omestici,  ecc.).  Coloro  che  lavorano  alla  dipendenza  d’altri  (salariati)
  possono  inscriversi,  qualunque  sia  l’ammontare  del  loro
salario  e  delle  imposte  pagate.
I  lavoratori  per  conto  proprio  (artigiani  indipendenti,  piccoli
industrial!,  piccoli  commercianti,  piccoli  proprietari,  ecc.)  possono
m  cnversi  purché  non  siano  gravati  da  un’imposta  erar  i  ale  superiore
  alie  30  lire  anime.  Le  donne  possono  essere  inscritte  anche
attendo "o  solo  alie  cure  domestiche,  purchè  il  marito,  il  padre,
o  altro  párente  che  provvede  al  loro  sostentamento,  abbia  i  requisiti
  per  1  inscrizione.
nel  rliiT  due  ru0li  d ’ inscrizio,,e:  quello  della  mutualiti,
nel  quale  i  vereamenu  son  o  fatti  a  cap,tale  aliénalo;  e  quello  dei
Ka ü?ot^ bt Ü 44  *' ise,,vati -  "el  quale  i  contributi  souo  verde
  a  l  condizicme  che  in  caso  di  morte  dell’inscritto  prima
*  don, ® nd *  d ’in*cnzione  si  ricevono  dalla  Sede  Centrale
a  Lassa  in  Roma,  dalle  Sedi  secondarie  e  dagli  Uffici  postal  i.
aimosffn  OI !^ n f a  d ’ lnscrizion e  deve  essere  compílala  sopra  un
acceiinati m0dU  °’  ^  fornito  gratuitamente  dagli  uffici  su
comln a a íi 0manda  deVe  CSSCre  corredata  dei  seguenti  certificati
a)  un  estratto  dell'atto  di  nascita  ;
)  il  certificato  di  cittadinanza  italiana  ;
T  ir  •  certificato  del  mestiere  esercitato.
1  diera"#» 1  '  certiflcati  devono,  per.legge,  essere  rilasciati  in  carta
uñera,  e  senza  spesa.
.  corr ' s Pondenza  degli  inscritti  con  la  Cassa  gode  della  franchigia
  postale,  purchè  sia  in  busta  aperta.
un  nri m att0  della  presentazionc  delia  domanda  deve  essere  fatto
intere  °  versamento  -  tult ¡  »  versamenti  devono  essere  lu  lire
tris!ni 0 !'''  '"Serillo  viene  rilasciato  un  libretto  sul  quale  s:  re-’¡'ÄS™,
  dtll”  n,“'“ 1 '""  "  ver “ ,n '" ,i  '  «"«

y
        <pb n="108" />
        206$07984839
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        66

e  sulla  produzione  provoca  l’aumento  dei  prezzi
di  molti  prodotti,  con  cui  in  ogni  crisi  si  distingue ­
  il  periodo  di  preparazione,  e  il  ribasso  successive, ­
  che  caratterizza  il  periodo  di  liquidazione.
Nel  consumo  si  nota  una  sensibile  espansione,
unita  ad  un  cambiamento  d’indirizzo:  gl’industrian ­
  e  gli  speculatori,  che  guadagnano  molto,
fanno  un  gran  lusso,  sprecano  facilmente  la  ricchezza
  facilmente  guadagnata,  accrescono  la  domanda
  di  prodotti  costosi  e  ne  rialzano  i  prezzi.
kd  il  rialzo  dei  prezzi  non  si  limita  ai  prodotti
di  godimeno  o  di  lusso,  ma  si  estende  anche  alie
der  rate  alimentan,  perché  gli  elevati  salari  attirano
  nelle  città,  dove  fioriscono  maggiormente
le  industrie,  i  lavoranti  delle  campagne,  onde
vengono  a  mancare  le  braccia  all’agricoltura,  certe
coltivazioni  si  devono  abbandonare  e  aumenta  il
costo  delle  altre.  Anche  la  proprietà  immobile
cresce  di  valore  e  sorge  una  vera  manía  per
nuove  costruzioni,  in  quanto  le  persone  di  affari,
a  cui  arrise  la  fortuna,  che  si  trovano  in  possesso
di  una  nuova  ricchezza  acquistata  ad  un  tratto
e  senza  grandi  sforzi,  vogliano  assicurarsi  l’avvenire
  con  impieghi  delia  massima  solidité,  con
l’acquisto  di  terre  e  di  case.  Nell’  intero  campo
económico,  dunque,  l’aumento  e  lo  spostamento
dei  consumi  provoca  un’espansione  riflessa,  che
si  risolverá  poi  in  una  contrazione  riflessa,  quando
nel  commercio  in  grande  e  nelle  industrie  scoppierá
  la  crisi.
Influente  sulla  produzione.  —  Nello  stesso
tempo  in  tutti  i  rami  di  produzione  il  periodo
di  prospérité,  o  per  dir  meglio  il  periodo  di  pre-
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>
