( 229 )
se quella espressamente dirà volere che ella si faccia, sarà obbedita, et in
tal caso mette la difficoltà nella spesa. lo ho sempre inteso da Agostino
Spinola et da tutti coloro i quali non affectano la superiorità, et perciò giu-
dicano senza passione e sono humili seruitori di V. M., e hora dal Fanzino
lo intendo ancor meglio, che Genoua non può esser nel peggior stato che è al
presente per V. M., per le ragioni tante volte discorsesi, che se in apparenza mostra
altrimenti e viue quieta, ciò auuiene solo perchè ogniuno aspetta la morte
del principe Doria (al quale, mentre viue, hanno pur qualche consideratione)
che compare vicina; e che sia il vero. molti non potendo aspectarla, perchè
quest’ altro, che, uscito lui di Genova, cessò l’adunatione di quelle genti, le
quali scrissi a V. M. che erano radunate segretamente alli confini di Modena
e Reggio, e si argomenta che fossero per l’essecutione del detto trattato. Vi è
poi indicii più d’ uno che il Papa ci tenesse mano; e Pl uno è che il cardinai
Farnese, per due sue lettere che si sanno, inanimaua coloro ch’ andassero ani-
mosamente e non temessero, perchè seruiuano a persone tali che li restaurerebbero
bene; l’altro è che nel medemo tempo che quelle genti si faceuano, licen-
tiarono 300 fanti da Bologna. 11 che manifestamente si uede che fu con disegno
ch’andassero a seruir conira Genova, essendo che in tempi sospetti e ne’ quali
si fanno genti segretamente su di un confine, non si licentiano ma si accrescono
le genti da guerra nell’altro opposito confine. Non credo dir cosa che non
fi tocchi con mano, pure mi rimetto a più sauia consideratione di Y. M.; e
tornando alle cose di Genoua, dico che a me pare che Dio mirabilmente aiuti
la buona fortuna di V. M. facendcegli scoprire tanti trattati. Ma paremi ancora
che li ministri di V. M. in quel luogo non proccdino col debito calore, nè so
se ciò auuiene da timidezza naturale o pur accidentale, per non hauer quella
parte dentro la Città la quale vogliono che si creda che essi ci habbino, o pure
per imprudencia; ma, conoscendo il Principe prudente, temo di quello che ho
detto prima, perchè quel citar Nicolò Doria fu un auerlirlo che se ne doucua
fugire. E certo mi è questa cosa tanto molesta, considerata l’importanza di
che si iratta, che non ho requie, uedendo che non solo mancano li amici a
V. M., ma crescono li nemici più di giorno in giorno ; e se alcuno ce mera
potente, è questo Nicolò, il quale è giouane e ricco, e solo per la sua ric-
chezza, e per la sequela che fa professione di hauere nella patria, è entrato
uolontariamente in questo maneggio. E piacc'a a Dio che qui cessi il male, e
che non sia uscito di Genoua un nuouo Strozzi. Dicc il cardinal Doria suo
padre che lo vuole far presentare ; e se lo farà, sarà con tal sicurezza che non ci
sarà chi habbia animo di mirarlo, non che far altro, e tanto più si verrà in
cognitione della poca parte che ha V. M. in Genova; la qual cognitione po-
irecbbe generar di molti mali.