|26
INDUSTRIE AGRARIE NEL MEZZOGIORNO - PARTE SECONDA
Gli elementi specifici, che concorrono a deprimere il tono di questa
attività, vanno attribuiti ad una serie di cause in parte di natura strumentale
e in parte di natura strutturale. Tra i motivi d’ordine strumentale possono
annoverarsi: i rifornimenti di banda stagnata e di zucchero a costi
particolarmente gravosi; gli approvvigionamenti della materia prima
(frutta ed ortaggi) spesso realizzati in concorrenza con il mercato di consumo
e quindi a prezzi elevati; la scarsa disponibilità di prodotti di qualità
e selezionati secondo i criteri più confacenti ai bisogni della trasformazione
industriale (1).
Tra i motivi strutturali incidono: l’eccessivo frazionamento delle imprese;
il frequente stato arretrato dell’attrezzatura, che contrasta con le
esigenze di un dimensionamento ottimale in grado di produrre qualitativamente
ed economicamente; l’influenza esercitata dalla produzione scadente
sui mercati e sui gusti dei consumatori; il mancato adeguamento della
tecnica conserviera ai più moderni ritrovati e alle richieste delle clientele
che a tale moderna tecnica si sono assuefatti.
Non si può pensare ad una decisa ripresa di questa industria se non
verranno eliminati tali fattori limitanti e tanto meno si possono formulare
prospettive di sviluppo per il conservificio meridionale se non prevedendo il
sorgere di impianti che, per la loro attrezzatura, per il loro orientamento
produttivo e per la loro stessa impostazione organizzativa, possano sottrarsi
il più possibile all’influenza di queste cause negative.
D’altro canto, l’andamento delle importazioni e dei consumi dei prodotti
conservati in alcuni Paesi fanno intravvedere possibilità di aperture
commerciali per la nostra produzione conserviera, quando questa sia realizzata
in condizioni migliori delle attuali.
Si è tentato di delineare in altro capitolo i motivi che giustificano la
fisionomia assunta dalla ortofrutticoltura italiana -quale rifornitrice dei
mercati di prodotti allo stato fresco, segnalando tra detti motivi il basso
potere di acquisto dei mercati tradizionali, — quello interno e quello
tedesco — che male sopportano alti costi per prodotti conservati. Sembra
pertanto logico prospettare per l’industria conserviera l’esigenza di orientare
la propria produzione essenzialmente verso l’esportazione in paesi ricchi,
ritenendosi che in ciò possa essere favorita, oltre che dalla maggiore
capacità di acquisto in essi riscontrabile, dalla possibilità di sottrarsi ai
due gravami strumentali prima indicati — quelli relativi ai costi interni
della banda stagnata e dello zucchero — attraverso il regime della tempo-(1)
In particolare si lamenta il caso del pomodoro, le cui varietà hanno subito col
tempo un processo di degenerazione, il quale determina un notevole abbassamento
della resa industriale e un peggioramento della qualità, oltre a una serie di altri
inconvenienti tra cui quello di una maturazione meno graduata, che costringe le industrie
a lavorazioni affrettate e concentrate in un limite eccessivamente ristretto di tempo.
Così per una serie di varietà di frutta, particolarmente adatte ai trattamenti industriali
— è ad esempio il caso delle pesche gialle da sciroppo — si lamenta una graduale scomparsa
perchè sostituite con varietà meno adatte ai bisogni dell’industria. Si lamenta
ancora un generale decadimento della qualità in seguito alla mancata difesa contro i
parassiti, per cui il prodotto arriva alle fabbriche in uno stato di deperimento più o
meno avanzato, che determina quindi maggiori scarti e riflette anche i suoi effetti sulla
dualità del prodotto industriale.