DOCUMENTO TI.
Brano di lettera di Andrea D’Oria, con cui assicura l’imperatore Carlo V della
fedeltà dei genovesi.
1528 , 26 ottobre
{ Estado, Legajo num. 13562, fol 133)
Syre. Ardisco dire che veduta et inteisa che hanno tutti questi signori
de la terra la detta littera, in quella parte che tocca el particolare de la Cità,
doue si conosce la memoria che V. Majestà ne tiene (*), che così como
prima generalmente tutti erano affectionatissimi seruitori a quella, al presente
ne ha lassato la peste, li sono restati perpetui affectionalissimi seruitori et
sclaui, et dico tanto quanto li soi proprii subditi che sono nel core del suo
regno di Spagna, et sensa alcuna diferenza, tal conto si ne può fare; et non
lacerò che Dio ha facto euidentissimo miraculo a disponer tanto bene, et
unire tante contrarie voglie in uno ponto di questa terra. Però mi confido
in la sua bontà et clementia, mediante la bona 'intentione di V. Majestà, che
questa cità perseuerarà di bene in meglio et ben deuota al seruicio di
quella.
(*) Quale sia questa missiva di Cesare, che, al dire del D’ Oria, pose in
anta allegrezza i genovesi, non è punto accennato nella copia del documento
mnde ci gioviamo per la presente edizione