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seruigio di V. M., ei soddisfatione sua; così della seconda non sarebbe a
proposito che egli intendesse, ne hauesse presente alcuno. per quelli respecii
she nella mia di Alessandria narrai (*).
Quanto al particolare di Montoio, anch'io mi trouo della medesima opinione
del detto ambassatore, ma in dubbio se facendosi massa di gente dal canto
nostro, francesi volessero, pigliando occasione da noy, armarse più che ora
non sono, ch astrengeria noi ancora a fare il medesimo. Il che importeria
nondimeno poco, se questa benedetta penuria et escarsesa del danaro non
fosse così grande come è in cffetto. Tuttauolta ho fatti far trecento fanti, oltre
alla compagnia destinata a Siena, et residente hora in un castello nominato
Torrigia, a quattro miglia da Montoio, acciò vadino sopra certe genti che gii
adherenti et seguaci di Fieschi hanno poste insieme, per alterare da quel canto;
con le quai gente mandate da me, et con certe altre che ne hanno fatto 1
genouesi, per tenere ristretto il detto luogo di Monioio, ho per fermo che si
leuerà loro il modo et di alterarsi e di far pratiche. Nondimeno ho pur dato
ordine che si riconosca il castello, et si veda che dispositione vi seria di espu-
gnarlo; et mentre che tarderà la risposta di V. M. in questo particolare, at-
lenderò a mettere in ordine quello che sarà di bisogno a detta espugnatione,
acciò che, restando V. M. seruita che vi si attenda , non obsiante la consi-
deratione predetta dei francesi, si possa leuar subito gente, et mandare
ad eseculione la mente sua (2).
DOCUMENTO LXVIII.
Lettera di Andrea D’ Oria al Principe Filippo.
1547, 1.° febbraio
"Estado, Leg. 1379, fol. 102)
Serenissimo Principe,
Alli vi et x del passato scrissi a Y. A. il tumulto seguito in questa
“ittà, el come, Iddio gratia, tutto s’ era assai presto quietato. Nè dipoi in
{uà è seguita altro. se non che si va scoprendo ogni dì più questo iraciato
(*) Y. Documento LII.
(*) Il corsivo indica, al solito, la cifra,