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presso S. M., tenghi mano che ella faccia questa deliberatione col Prin-
cipe e col Centurione per mezzo del Grimaldo, et insista con perseueranza
dn al fine, che senza dubbio insisterà poco che le voglie sue saranno adem-
piute , perchè , come ho detto, il negotio ne porta seco la istessa facilità , et
on gli contrasta se non lo appetito de’ due predetti. Ma sopratutto sia V. 8,
aduertita di dar loro interamente ad intendere che il pensiero et il motino
aasca da $. M. sola et non da me, nè da nessuno altro, et che S. M. da
ssi soli et non da altri voglia questo seruitio, perchè il dar loro ad inten-
dere che venisse da qua sarebbe un andar contra il disegno et rouinarlo af-
atto, per le mire et la gelosia pur tropa che hanno di me, per hauermi ve-
luto caldissimo in questo negocio.
lo mando a V. S$. le lettere ch’ essi mi scriueano dopo il ritorno del Doria
el mio, acciò più apertamente conoscendo esser vero quello che io dico, più
sicuramente consigli S. M. con queste auuertenze.
Alli x di ottobre 1547 in Piazenza.
Pos data. Sopratenuta questa, et stando quasi il corriero a cauallo, mi è
sopragiunta la qui alligata dell’ ambasciator Figueroa, per la quale Y. $. ve-
Jerà come il principe Doria pensaua di dar principio a quella sua reforma-
ione, diminuire il numero del Consiglio , et altri particolari che in essa se
contengono; a la quale mi rimetto. Et perchè tengo questa cosa per la più
perniciosa che si possa fare, per le ragioni che diedi per istruttione a Gio.
Gallego, de la quale mandai copia a $. M., credo che il principe Doria
acceleri questa esecultione, perchè quando S. M. metta bocca nel fatto della
forteza, vorebbe trouar il modo di replicare, dicendo che lo hauer diminuito
il numero di quei del Consiglio fusse bastato. Io giudicherei che non fusse
bene lasciar pigliar piede a questo modo di gounrno, ma che con quelle viua
ragione che in detta ìnstruzione furono dette, et con quelle di più che a S. M
et a V. S. occorreranno, S. M. col ritorno di Francesco de Grimaldo man-
dasse un gentilbuomo al principe Doria, dandoli instruttione de le ragioni le
quali fanno che $. M. non tenghi per durabile quello gouerno, per li riscontri
eh’ io ne ho da le lettere di sopra accusate, et lo astringesse al fatto del
castello , perchè con questo, et con sodisfarlo et compiacerlo di qualche suo
interesse, credo certo che si disporrà a far tutto quello che S. M. comanderà.
Et perchè , come YV. S. vederà, hanno trouato escusa che di presente non
hanno il modo di poter far delto castello, mi par che a questo si debba ri-
spondere che S. M. di mala voglia il farebbe essa, perchè non vorrebbe che
in questo caso si credesse la intentione sua essere di soggiogar quella città