( 227 5
La (detta relatione mi pare che si possa riassumere in tre capi: la forta-
leza , il belouardo di san Giorgio, et il dispiacere che ne ha il Principe et
gli altri di veder che io intenda le cose loro come fa. Del qual dispiacere
però non mi merauiglio , perchè, se V. M. lo ha notato, nelle mie lettere
ne ho sempre fatta mentione, ed auuertito V. M. che trattasse quelle cose di
Genoua come cose che uscissero dalla mente sua solo, senza ricordo mio
et senza mia participatione.
Cominciando adunque dall’ ultimo dei tre capi, a me pare che già non
mi resti altra opera da fare intorno a quei negocii, per la gelosia. che ha
degli Atti di questa Società) ed il Belgrano (Della Vita di Andrea D’ Oria, ecc.,
nell’ Archivio Storico Italiano, Serie III, vol. 1V, par. 1).
Noi dunque mandiamo innanzi al Documento CXXXIX le lettere di Don
Ferrante cihe sono prima del 20 marzo; e faremo quindi seguitare allo stesso
le altre di data posteriore.
Finalmente della relazione del Fanzino ricordata nel Documento succitato,
e che ci manca, possiamo con tutta facilità formarci un concetto, per quello
che nel medesimo ne vien detto. L’ingegnere Giovanni Maria, è l Olgiati,
del quale già vedemmo un cenno nel Documento LXXXIII.
Ecco intanto le lettere :
I. Quanto alla pratica di Genoua, io mi chiarisco ogni dì più dell’animo
del Principe Doria poco dato al disegno della fortezza; nondimeno attendo con
lutti i mezzi che posso trouare a tirarlo innanzi, et a suo tempo auiserò V. M.
di ciò che hauerò fatto. Di Milano, li 18 di genaro 1548.
Il. V. M. hauerà inteso per lettere di D. Diego di Mendozza la pratica
la quale menaua Giulio Cibo contra Genoua. Hor intenderà che essendosi poste
le guardie ai passi, si è ritenuto in Pontremoli, doue era ito alla riuolutione
di quella terra e del paese. Se gli sono trouate le seritture, delle quali mando
ropia con questa, acciochè V. M. faccia quel. giudicio che gli parerà che
possa farsi dell’ animo del Papa e di Francia. Questa mattina partono cento
caualli, per condurlo qua con la riputatione e sicurezza che si conuiene.
Venuto et esaminato, auiserò poi V. M. del ritratto, più chiaro e più parti-
colarmente di quel che. fo hora. Tra le dette scritture si troua una ziffra scritta
di mano di un segretario del Duca Ottauio Farnese; onde sono caduto in con-=
sideralione, che sia possibile che il Papa non solo hauesse parte nel maneggio,
ma che in qualche modo disegnasse delle cose di Parma. Ho spedito subito
un corriero a Pontremoli, per farlo interrogar sopra questo ponto. Di Milano.
li 27 di genaro 1548.
III. Con le mie di 6 del precedente mandai a V.M. un somario di quanto
mi haucua riferto una persona, della quale francesi si sceruiuano per messo di