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cartas de xIx dei pussado, como $. M. hauia oydo todo lo que micer Adam
de parte del Principe le hauia dicho, yv los largos discursos que le hauia
sopra coloro che ardiscono di turbare il buon gouerno. Ma presuposto la
mala sodisfattione che dice Adam Centurione, dico che di qualsivoglia cosa
che si innoui sentiranno disconiento , et esser da stimar meno un poco di di-
spiacere che possono sentire in quei principi per detta fortezza, et assicu-
rarsi, che, volendo guardare alla loro continenza, stare et essi et il seruiggio
di V. M. in continuo e perpetuo pericolo, In questi principii dico, per-
ch’ assai presto conosceranno che la fortezza non è loro giogo, se non soaue
è lieue, poichè gli fa veri padroni, come sopra s'è detto, sopra l' insolenti.
Per queste raggioni, e per altre ch'io so ch'al sano giudicio di Y. M.
S’ offeriscono, la supplico di nuouo che sia consiante nella deliberatione fatta
del Castello, la quale mi pare che faccia di maniera sicure le case di Y. M.,
che moll’anni fa non s’è trattato di cosa che le faccia più sicure, nè che
sia di tanto peso. Et appresso comandi che sia eseguita, perchè , senza |’ es-
secutione, corriamo continuo pericolo d'esser offesi da quella parte, e non è
degna di V. M. potendogli riparare Lei. Il detto Adam, passando per di qua,
hebbe a dire che, per lo suo particolare, egli hauea a desiderare la fortezza,
ma per il pubblico non la desideraua. Dico questo, perchè mi parrebbe che,
trattando con lui della fortezza suddetta, V. M. gli facesse anteporre il suo
particolare in questi due modi: il primo la sicurezza della casa, persona e
facoltà sua; il secondo l’ altezza a che sale, perchè con questo mezzo si fa il
primo huomo di quella città, e puoco meno che Signore, poichè V. M. ricono-
scerà questio seruiggio in gran parte da lui, e si terrà obligato a tirarlo più
auanti in quella Republica che huomo che ci sia. Questo è quanto m’ occorre
da douersi trattare con Adam Centurione, per conuincerlo in quello ch' esso
ragionò con l’ ambasciatore Figueroa.
Quanto al metter in opra ciò che sì desidera, e dissegno della fortezza,
sopra di che Y. M. mi domanda il parer mio, dico che pel conto che
Monsignor di Chantonais mi fece al suo passar di qua, calcolando io che
la venuta del Prencipe mio Signore non potesse esser prima ch'al novembre,
è forse possibile che a quel tempo S. A. non sì mettesse poi in mare,
per esser la stagione troppo innanti. Perciò fui di parere che si dovesse dar
principio alla detta opera, dubitando che la venuta di S. A. si prorogasse
al futuro anno. Ma poichè la venuta sarà, pare, quest'anno, come V, M.
mi fa scriuere , io la suplico humilmente che faccia mettere ogni dilì-
genza e sollecitudine, sì perchè S, A. goda della presente sicurezza del mare,
come per quest’altri sì importanti effetti, che mi pare che non si debba
metter mano alla detta opera se non doppo ch’ il Prencipe mio Signore
sarà gionto , ner le ragioni che prudentemente discorre il Prencipe Doria.