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Nel far questa proposta, sì ha da considerare quei beni et quei mali che
ne possono nascere. Male alcuno a me non souniene che ne possa seguire,
perchè quanto al pubblicarsi il disegno di S. M., già egli è pubblico per
tutto per opera dei predetti interessati ; ma ci è questa dilferenza tra il pu-
biicarlo essi et il publicarlo noi, che essi lo hanno pubblicato et dipinto falso
a modo loro et con malignità, et noi lo-publicheremo vero. Et il fatto è in
sè tanto honesio e giustificato, che se l’hauerlo i sopradetti figurato al con-
trario non ha fin hora produtto scandalo, manco lo produrrà quando da’ mi-
nistri di $. M. et di Y. A. verrà publicato con tanta honestà; anzi, pensando
io a la replica peggiore che i genouesi possano fare a questa proposta di
S. M. così amoreuole, io non so veder qual ella si possa essere, se non rin-
graziando $. M. del buon animo suo, et certificarla che essi non pretermet-
teranno fatica nè spesa alcuna, nè alcun pericolo per conseruarsi a sua deuo-
lione et seruigio, senza che $. M. entri per cagion loro in altra sollecitudine
o cura di castello, ete.; et forse sì estenderanno a dire quello che più volte
hanno detto, che ci sì conserueranno per se stessi infin che potranno, et come
più non possino, haueranno ricorso da $. M. La qual offerta già è un caparro
che ci danno di lasciarsi gouernare da V. A. fra qualche tempo, per ciò che
senza dubbio essi uon possono lungamente sostenersi col gouerno presente.
Ma quel bene che nasce da colal proposta, è il caparro et l’arra sopra-
detta, con la quale Ja pratica vien intonata et incominciata per altro tempo.
L’altro bene è, che con quella syncerità et lealtà, et con notificar la mente
di S. M. buona et vera, et non falsa, come forse è stata loro noti-
ficata, viene a leuarsi il credito a tutti i maligni, et a certificare ciascuno che
in animo di $. M. non capì mai desiderio nè sete di dominarli , nè di
far loro forza. Onde disingannato il pubblico che S. M. non vuol altro se non
conseruarli liberi et in pace, ma deuoti suoi et in suo seruigio, in luogo di
biasimarla o di odiarla, la loderìiano et l’ameriano di bontà et di prouidenza
et di amoreuolezza uerso loro; il che sarebbe come un altro caparro. Terzo:
molti particolari cittadini buoni, i quali conoscono di che frutto può loro es-
sere la fortezza, ma non parlano per tema di essere oppressi, et molli altri
che forse non hanno saputo la verità , sapendola, parlerebbono , et se non al
presente almeno ad altro tempo, che tanto giouasse quanto hora; che pur
sarebbe ua terzo caparro di quello che si disegna. Quarto: quei che temessero
di violenza per le persuasioni dei cattiui, et designassero qualche trattato, si
assicurariano a viuere sotto l'ombra di così buono et giusto Principe. Et
quinto alfine: quando si tratterà un’altra volta di questo negocio, dopo la
morte del principo D’ Oria, non parerà nè nuouo (essendo stato di tanto tempo