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innanzi dalo a considerare et ruminare in pubbiico), nè duro, come parebbe
se si aspettasse a proponer la fortezza al tempo che si volesse fare. Altri-
menti, se questo modo non si tiene al presente, per assicurare il pu-
blico et il particolare, nè adesso nè in altro tempo si potrà hauere speranza
di ottener l’ intento nostro, perchè come noi con Ja sopradetta proposta
leueremo il credito a’ maligni , così i maligni leueranno, tacendo noi, il ere-
dito a’ buoni; dico a quei tali che hora seguono et adheriscono a la voglia
di $. M. et di V. A., onde quante volte $. M. o Y. A., o ministri o gente
di quelle, passeranno per lo luogo, il pubblico, mal informato et sospinto, farà
di quelle insolentie che V. A. vide quel poco tempo che ella stette in quella
città, in pochissima riputatione di amendue (*); et fatto una volta insolente il
popolo, et timido del castigo, la cosa -non ha più entratura nè rimedio alcuno,
se non che per forza bisogna che rouini et precipiti, con quel pericolo de
le cose di $S. M. et di V. A. che più volte si è considerato.
Et per risponder ad ogni capo, dice l’ambassatore Figueroa che potendosi
ottenere dai genouesì che la guardia che tengono la tenessero di alemanni,
si potrebbe star con sicurtà. Dico che io non ho l’ alemanno per buono a
combattere ne la città, perchè ne la città vi ha bisogno principalmente di
arcobugi, et i tedeschi non ne usano se non pochi, et sono piuttosto huo-
mini da campagna. Ma in questo proposito dirò bene quel che mi occorre;
che se i genouesi accennassero che più fossero per essere loro cari i tedeschi
(*) Avendo certi spagnuoli morto un cittadino genovese, il popolo grande-
mente sì commosse; e stava per pigliare aspra vendetta sovra un cinquanta
di que’ mercenarii, che si erano affortificati entro una casa nelle vicinanze del
Molo. Ciò accadeva intorno alla mezzanotle del 3 dicembre; quando, mercè
l’intervento del colonnello Spinola, quel minaccioso attruppamento si sciolse,
Ma non per questio cessarono i rumori; chè anzi, il dì 6, dovendosi condurre
dalle carceri di Palazzo alle galere di don Bernardino di Mendozza un genti-
luomo spagnuolo, per nome Antonio d’Arze, reo d’ omicidio , ed essendosi a
tale effetto presentato al Palazzo medesimo un drappello comandato dall’ algua-
zile Girolamo Vallejo, le truppe del presidio gliene impedirono a mano arimata
l’ingresso, e ne ebbero feriti alcuni ed altri uccisi. Divulgatasi intanto la notizia
del fatto, e credendosi che gli spagnuoli avessero proditoriamente voluta occu-
pare la residenza della Signoria, il popolo die’ tosto di piglio alle armi, e
corse în piazza, deliberato di fare man bassa sulla truppa cesarea. Però l’au-
lorità del Doge e dei Governatori, scongiurò ogni eccesso; e più valse quella
del D'Oria, il quale, facendosi portare in seggiola per la città, ricondusse final-
mente la calma negli animi.