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Genoua, come le discorsi pochi dì prima che la nouità succedesse. Et certo
quando l’armbassatore potesse condurlo a fine, V. M. non harebbe ad esserli
mancoobligata di questo, che debe esserle delle altre cose passate; il qual
ambassatore non ha comunicato questo suo pensiero con altro che con meco,
perchè il principe Doria in altri tempi non ha voluto sentire che se ne
parli; et dice che quando si troui espediente da fare che il Principe vi con-
discenda (il quale si crede che non contrasterà molto, poichè si vede man-
cato Gianettino; et Adam Centurione ha conosciulo esser necessario pensare
alla segurezza sua propria, et estarsi di altra maniera in quanto alla sigurità
male, et pensa et ha come per fermo che vi consentirà facilmente, come
quello che ha presente il pericolo ancora, et desidera assicurarsi di iutto
quello che potesse nello auuenire occorrere); ma esser necessario operare che
il Principe non solamente concorra senza alteratione, ma aiuti et fomenti ;
perché esso non mancherà poi di porgere la cosa di modo che ron si farà
da canto nissuno replica. Il che a mio giudicio (parlo di farui condescender
il Principe) non si può fare da noi soli fin hora, perchè non habbiamo la
mente di V. M. intorno a questo, et desideriamo hauerla; onde l’ambassatore
ha voluto che io solo la seriua a V. M., acciò che per consequente a me
solo risponda, sì che la cosa non passi ad altre orecchie che di lui et di
me, che gli farò poi intender la mente di V. M. con ogni dissimulatione.
Supplico pertanto V. M. che subito ci anisi della volunià sua circa questo
particolare, ‘acciò che possiamo estringere o allargare la pratica, secondo che
quella ei comanderà. La qual supplico ancora a considerar quanto quella
sittà sia hora soggetta alle innouationi, et quanto pericolo habbino corso le
cose sue, non solamente di Italia , ma quelle che hora ha nelle mani , così
importanti, et non lassi nella occasione che hora i tempi le hanno mandata
(per quel che io credo) da Dio a miglior fine, di far una bona risolutione
sopra le cose di detta città, et conforme ouuero alla sopradetta o ad una
delle altre che nelle mie lettere discorsi, quando, come ho detto, non era oc-
corso il bisogno che è occorso dipoi, ouuero a qualche altra che si appres-
senterà al sapientissimo giudicio di V. M. Et non lasci di rompere questo
camino, che li nimici suoi hanno così facile et aperto , di potere molestarla
in.ogni loco, per essere questo di Genoua comodo a tutti i regni et paesi
suoi, come ella sa. Et quando V. M. si risolua a demandarci che debbiamo
stringer a la detta pratica, mi accade soggiungere che quella succedendo ;
come si spera, conuerria che Agostino Spinola se ne stesse del continuo in
Genoua con maggior spesa et molto più incomodo che hora non sostieze in
sasa sua; onde l’ambassator et io giudicamo, che non potendosi far di manco,