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detto Conte, perchè hauendo egli commesso una ribellione tale contra V. M.,
era giusto che tutto il suo venisse in mano di lei primamente, et che non
essendo stato ribelle a lui, non credeuo che gli fusse lecito il pigliarsi cosa
alcuna di suo; e che per tanto io lo pregaua a non volere impedire quello
che è stato cominciato, potendo esser certo che se così hora si pigliaua la
possessione di delte terre in nome di S. M., quella nondimeno gliele fa-
rebbe dare, subito che egli facesse constare che fossero le sue, come egli dice.
Con questa risposia il suo (leguto?) si è partito, nè so quello che risoluerà
detto Duca; ma del successo V. M. sarà aunuisata.
Scrissi da Alessandria che manderei ad intimar alle terre del detto conte
di Fiesco che si douessero rendere a V. M., et che resistendo userei della
forza. Saprà hora V. M. che alla detta intimatione si è resa Pontremoli, et
ha giurata fedeltà. È vero che tre castelli che ci sono dentro, in uno dei
quali era uno de’ fratelli di detto Conte, che poi se ne è fuggito, si tengono
ancora a nome dei Fieschi da certi soldati che il fuggitiuo vi ha lasciati
dentro. Ho mandato a far loro l’ultimo protesto, et se contrasleranno, vi
manderò gente con artiglieria fin al numero di mille fanti; et già l’artiglieria
è commoda et vicina a quel luogo; et la compagnia dei spagnuoli ch’ è stala
fatta per la guardia di Siena, camminerà a quella volta. La medesima fe-
delità hanno giurata alcune altre terre del detto conte di Fiesco vicine al
T'ortonese, però terre aperte, et al borgo di Val di Taro, occupato come ho
detto dal duca di Piacenza, mi risoluo di mandar pure uno trombetta perchè
si renda a V. M., la quale auuiserò poi di quello che sarà seguito.
Bascio le mani a Y. M., pregando alla sua imperial persona ogni felicità.
Di Milan, alli 19 di Genero 1547.
Di Vostra Sacratissima Cesarea y Catbolica Magestad
humilissimo sobreditissimo seruidor y criado
Fernando Gonzaga.