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[ terreni a coltura più intensiva si spingono nelle posizioni
più apriche fino a m. 1500 s. m.: coprono la massima parte
delle pendici al di sotto dei 900 m. e quasi per intero la
parte pianeggiante del fondovalle dell’ Adige, della Sarca,
della Brenta.
Soltanto i terreni sul fondo delle maggiori valli sono
di natura alluvionale, gli altri, in massima parte di forma»
zione autositica, sono d’origini assai varie, ma debbono la
loro maggiore o minore produttività, piuttosto che alla loro
origine, alle spessore dello strato lavorabile, alla natura più
o meno tenace o sciolta e, quello che più conta per terreni
di montagna, alla loro esposizione.
La provincia può esser divisa in due zone: una montana
dove predominano la selvicoltura e la pastorizia (dai
700 m. s. m. in su), e un’altra a carattere più spiecatamente
agricolo, con predominio delle colture legnose; questa
copre le pendici più basse e si ‘estende nella parte pianeggiante
del fondo valle. Le due zone non sono nettamente
distinte, ma passano per gradi l’una nell’altra; vi ha la
tendenza della coltura delle piante da frutto a portarsi sino
verso i 1000 m., mentre non di rado boschi cedui coprono
anche i terreni più poveri della base dei monti.
L’agricoltura delle due zone oltre che dalle colture è
caratterizzata dal modo di conduzione delle aziende. In montagna
la piccola proprietà, in media di mezzo ettaro, trova
il necessario completamento dell’ azienda nell’uso dei beni
comuni, boschi e pascoli, generalmente di proprietà comunale
o di frazioni o consortele. Ogni proprietario ha un numero,
spesso notevole, di piccole particelle fondiarie, anche
distanti fra loro, che talora non raggiungono i 200 m°’, e su
queste coltiva di solito piante alimentari, frumento, segala,
orzo, patate e granoturco ; dopo la segala in seconda coltura
il saraceno o le rape. Altri appezzamenti sono coltivati a
prato stabile e la produzione vi è spinta al massimo con
abbondanti letamazioni e, dove è possibile, con l’irrigazione.