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Nel 1919 la produzione era salita a mc. 715.000 e
una quantità ancora maggiore si era ricavata nel 1920.
Questo reddito straordinario fu dovuto però alle condizioni
speciali in cui vennero a trovarsi i boschi e il paese, devastati
dalla guerra. Negli anni successivi lo sfruttamento
si è dovuto contenere dentro limiti più stretti, per non
tompromettere l’integrità del patrimonio silvano.
La produzione forestale trentina è consumata per 2/5
dai proprietari dei boschi; dei rimanenti 3/5, parte serve
al fabbisogno interno della provincia e parte (quasi la metà
della produzione) viene esportata nelle vecchie provincie. In
quest’ultimo riguardo tiene il primo posto il distretto di
Cavalese, che esporta da solo circa il 20 °/ del quantitativo
slobale; ad esso seguono Primiero e Tione, ciascuno con
circa il 18 °/o.
Nel 1927, tenuto conto dei prezzi praticati nelle diverse
zone selvicole, il valore commerciale del legno sul posto è risultato
di circa L. 13 milioni: 2 milioni della legna da fuoco
e 11 del legname da opera. Il prezzo medio generale raggiunto
dal legname da opera è stato di L. 75 per me.,
quello della legna da fuoco di poco meno di 12.
In detto anno è cominciata per questa importante risorsa
una forte discesa del prezzo, causata dal ristagno
dell’industria edilizia e dalla forte concorrenza dell’ estero.
Nel 1928, verso la fine, si è avuto bensì una qualche
ripresa e il mercato si è in parte riavuto; ma la ripresa
ha durato poco e la ricaduta non ha poi più smesso ed ancora
adesso il commercio del legname si dibatte fra le più
aspre difficoltà.