COLTURA DEL BACO DA SETA
L’industria bacologica sorse nel Trentino al tempo della
dominazione della Repubblica di Venezia (1416-1590). 1
primi gelsi furono piantati nella valle Lagarina già prima
del 1500, e la bachicoltura, mercè il clima adatto e la solerzia
degli abitanti, venne a poco a poco sviluppandosi ed
estendendosi anche nelle valli vicine, nella conca di Arco-Riva,
nel resto della valle dell’Adige, fino a raggiungere
nella prima metà del secolo scorso i termini altimetrici più
elevati. La massima intensità fu raggiunta nel periodo
1848-1856, durante il quale il gelso prese in certe zone
il posto di altre colture. Fino a quest’epoca, lo sviluppo
della bachicoltura non aveva subito gravi guai: anche allora
qualche malattia del gelso e del filugello veniva a pregiudicarne
di quando in quando il raccolto; ma non tanto da
scoraggiare gli allevatori.
Una prima grave crisi attraversò la bachicoltura nel
decennio 1857-67 per la diffusione della pebrina; terribile
epidemia che, comparsa già nel 1855, negli anni successivi
infuriò vieppiù non risparmiando alcun allevamento. Gli
allevatori ne furono costernati, tanto che sradicarono buona
parte dei gelsi.
La jattura che travagliò per dieci anni anche il resto
d’Italia e ridusse la produzione a quasi un quinto del normale,
fu affrontata e vinta dalla scienza e da alcuni spiriti
forti (Don G. Grazioli), che con sforzi e sacrifici riuscirono
ad arginare e riparare l’immane flagello. La confezione del
seme e i sistemi di allevamento furono sottoposti a radicali
trasformazioni. che valsero a rianimare la coltura del baco.
I tipi che sono preferiti in questi ultimi anni tanto
dall’industria bacologica quanto da quella serica, e che
sono stati adottati nel Trentino e in altre provincie, sono
gli incroci prevalentemente dorati, ottenuti dall’incrocio di